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Autore: Lauretta Vignaga

  • Al Circolo culturale arti decorative un mese dedicato alla Pop Art

    Rovigo, Veneto –    Nell’ambito del nuovo programma sociale e culturale del Circolo Arti Decorative di Piazzetta Annonaria per il 2018, ha trovato spazio una iniziativa di notevole spessore: un intero mese, quello di marzo, dedicato alla conoscenza della Pop Art, corrente artistica tra le più note e discusse della storia dell’arte contemporanea. In parallelo, sono state organizzate le mostre di due artisti che nella Pop Art hanno trovato il loro punto di riferimento: Monica Merlante ed Emanuele Marinaro.
      Nata fra Europa e America negli anni ’50 e ’60 del 20° secolo, la ‘Pop Art’ – Arte della società di massa – è una modalità espressiva che  parla il linguaggio aggressivo e impersonale della società dei consumi e dei mass media. Alle sue radici, la crisi attraversata dall’arte non figurativa, l’espressionismo, in particolare, che spinse gli artisti più giovani a cercare nuove forme di comunicazione, come l’ingrandimento di forme e immagini, tipiche delle strisce dei fumetti, i manifesti pubblicitari, rotocalchi, televisione e cinema.
     Molti titoli commerciali avevano adottato il termine ‘pop’, ma verso il 1960, l’aggettivo aveva assunto una connotazione più circoscritta e precisa riferendosi esclusivamente all’arte, in particolare a quelle opere che si ispiravano alla cultura popolare intesa come cultura di massa.
         Il contesto sociale in cui si sviluppa la Pop Art è fortemente condizionato dalla produzione in serie e dai consumi di massa. Il nuovo movimento artistico, quindi, non è espressione della creatività di un popolo; serve a esprimere il disagio dell’individuo nell’uniformità della società dei consumi. Il luogo in cui si manifesta è la città piena di incongruenze e cose brutte. La città data e non progettata che, per l’artista pop, assume un aspetto familiare; l’orizzonte in cui egli si muove, dove la scena urbana è uno spettacolo visivo le cui immagini contengono una molteplicità di messaggi, di significati emotivi, logici e simbolici. La Pop Art è, quindi, arte essenzialmente realistica in senso moderno, che tiene conto delle trasformazioni dell’ambiente e dei modi di rappresentarlo. La città in cui nasce non è quella sognata dagli urbanisti; è un luogo pieno di incongruenze, imprevisto, oppressivo, inglobante; un luogo che si vorrebbe diverso, ma che è là.  La sua bruttezza, il disordine hanno un aspetto familiare, una allegria vivace; e la scena urbana rappresenta l’orizzonte in cui l’artista si muove. La Pop Art accetta il confronto con l’ambiente proprio al livello del consumo e si misura consapevolmente con quello che è il cardine della vita moderna: il mercato.
         Ogni prodotto diventa un bene di consumo, definito da un prezzo. Il lavoro artistico si trasforma: si inizia inserendo nei manifesti elementi della pittura storica americana: biglietti di banca, bandierine e altro. Poco dopo, protagonisti delle oere diventano le immagini e gli oggetti della vita di ogni giorno: le bottigliette della Coca -Cola, le foto delle dive, immagini di individui anonimi assurti agli onori della cronaca, cifre e lettere dell’alfabeto. L’artista le riprende proprio nel momento in cui stanno per scomparire dalla scena e le fa rivivere con tutta la ricchezza di significati e ricordi che destano nel popolo. Nel 1961, l’artista Robert Rauschenberg dichiarava che la sua opera voleva vivere nel presente e far rivivere il passato nel presente.
       In Europa, il punto di riferimento è il ‘ready made’ di Marcel Duchamp: il prelievo dell’oggetto bell’è fatto e il suo inserimento nel contesto dell’arte. Duchamp stesso, tuttavia, sapeva benissimo che un’oggetto, una volta spostato dal suo ambiente viene percepito in modo inaspettato. Una sua opera del 1913, consisteva in una ruota di bicicletta sorretta da uno sgabell0 di legno. Tornando a Rauschenberg, in ‘Coca- Cola plan’ (1958), l’artista inserisce tre bottigliette di Coca – Cola, uno dei simboli più diffusi della nuova società di massa. E, dal 1962, esegue dipinti serigrafati utilizzando foto tratte da giornali e riviste, che vengono ingrandite e trasferite su schermi di seta inchiostrati in modo vario. Un procedimento combinato in cui l’oggetto, preso dalla realtà, si accompagna a segni manuali che testimoniano, in modo diretto, l’autografia dell’autore, e gli oggetti della vita di tutti i giorni, che vi appaiono, hanno valore di realtà.
       A Karpov si deve la realizzazione del primo Happening: spettacolo in cui gli attori si muovono, suonano strumenti musicali, dipingono sulla scena. A lui si deve anche la realizzazione dell’action painting , atteggiamento pluridimensionale verso la pittura, tentativo, cioè, di sconfinare dal quadro e dalla superficie bidimensionale; con l’Action collage viene messo in atto il tentativo di invadere lo spazio ambientale.
       Anche Andy Warhol, l’artista più famoso della Pop Art, rivolge la sua attenzione alla immagini più tipiche della cultura di massa, da quelle della pubblicità a quelle delle dive del cinema, alle notizie di cronaca di giornali e riviste. Verso gli anni ’60 si dedica ai personaggi dei fumetti e ne trae dei dipinti ingranditi con una tecnica che mima quella dei modelli. Dal 1962, Warhol abbandona la manualità pittorica e si  dedica ai procedimenti meccanici, soprattutto la serigrafia trasferita su tela, con cui rappresenta una serie di personalità molto note: Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor, Jacqueline Kennedy. Accanto a queste, le immagini pubblicitarie più diffuse o réportage di cronache di incidenti stradali. Nel 1936, a Parigi, allestisce la mostra ‘Death in America’ in cui presenta immagini della sedia elettrica, di incidenti mortali, di suicidi. Sempre più spesso ricorre alla ripetizione in serie delle immagini con lo scopo di eliminare ogni sospetto di enfatizzare il modello e di esprimere la serialità che caratterizza non solo la produzione di oggetti ma anche il tipo di informazione della società moderna. Apparentemente il suo sguardo è privo di giudizio ma dalle sue immagini traspare un forte pessimismo. Egli, comunque, tende sempre a destituire le sue idee di significati particolari, conferendo al propio lavoro l’aspetto più banale possibile. La ripetizione, l’intenzionalità, l’uniformità di pensiero e gesti ritenuti esempio tipico di un lavoro individuale, sono considerati dall’artista operazione da mantenere anonima; punti di riferimento del suo lavoro.
      Per concludere citiamo Keith Haring, capo della corrente neo-pop e tra gli artisti più rappresentativi della sua generazione. Nato in Pennsylvania, nel 1958, sull’onda della cultura hippie, nel 1976, inizia a girare per gli Stati Uniti per osservare da vicino le opere degli artisti della scena americana. Tornato a Pittsburg, lo stesso anno, entra all’università e organizza la sua prima esposizione. Figlio della cultura di strada, agli inizi viene emarginato. Raggiunge la notorietà all’inizio degli anni ’80 con i murales realizzati nelle metropolitane. Le sue novità sono esplosive e attirano l’attenzione degli intenditori più smaliziati.
    Sulla falsariga del suo modello inconscio, Andy Warhol, inventa e trasmette un nuovo linguaggio urbano costituito da sagome quasi infantili, caratterizzate da un segno nero continuo che si rifà al fumetto. Dalla metà degli anni’80 le sue mostre si susseguono in tutto il mondo. Con lui la comunicazione contemporanea diventa inseparabile dalla comunicazione commerciale. Muore di Aids nel 1990.
     
         Artisti in mostra: Monica Merlante, Emanuele Marinaro.
          Diplomata ‘Maestro d’Arte’ all’Istituto D’Arte  ‘Dosso Dossi’, di Ferrara, Monica Merlante è stata l’artista che ha inaugurato il mese della Pop Art, all’inizio di marzo. La sua esposizione contava undici opere, a china e a colori acrilici. Alcuni tele e ritratti, in perfetto stile Pop, ispirati alla splendida Marilyn, uno di schiena, con le spalle nude e una scintillante gonna di paillettes. Un suo autoritratto, dove il colore alternando le zone chiare e scure, intensifica lo sguardo e i tratti del viso. Delizioso il ritratto a china eseguito per la figlia che tiene in braccio il suo gattino.  Al filone dei fumetti, uno dei temi più diffusi nel panorama della Pop Art, si collega la tela ispirata a Valentina, la protagonista delle storie di Guido Crepax. Fra tutti merita una citazione la tela che mostra il viso dell’artista parzialmente coperto da una velatura di colore tenue che regala al personaggio una intensità pensosa. In mostra anche il ritratto del padre, realizzato in tre varianti di colore. Come è nata la passione per la ‘Pop Art’? – chiediamo a Monica Merlante. “La pittura c’è sempre stata nella mia vita” – risponde – “pur se la prima passione è stata la fotografia. Come lavoro, però, mi piacerebbe insegnare tecniche pittoriche ai ragazzi, aiutandoli a scoprire la bellezza che è in ogni cosa”. In quanto alla Pop Art, l’ho scelta perché, perchè richiede di fotografare il soggetto prima di dipingerlo, per essere aderenti alla realtà. Il colore trasforma il ritratto in una icona, gli attribuisce un ruolo, un carattere, ne fa un personaggio”.
         La produzione di Emanuele Marinaro non è arte pittorica in senso stretto. Il suo è un lavoro di recupero di oggetti abbandonati. Arte povera trasformata dall’abbinamento con altri oggetti, fogli di giornali, riviste, manifesti pubblicitari; Colla e colore trasformano il tutto in collage con effetto tridimensionale. Volutamente, dai diversi strati emergono i protagonisti di fatti di cronaca, personaggi della Tv, Titoli di eventi, foto e cronaca di cose che hanno suscitato curiosità, clamore, divertimento. Per Marinaro, ogni manifesto prodotto, cartellone, istallazione custodisce una storia o invita a scoprirla. E’il caso di ‘Libera il tuo sogno’, dedicato al contrasto della violenza sulle donne. Alla figura e alla vita di Maria Callas è stato ispirato una realizzazione complessa e carica di simboli. Il volto della soprano è riprodotto sui quattro lati di una croce. Negli spazi intermedi immagini cariche di erotismo e sessualità.
    Lauretta Vignaga
  • Cinema! A Palazzo Roverella il Neorealismo italiano scopre il Delta del Po

    Cinema! A Palazzo Roverella il Neorealismo italiano scopre il Delta del Po

    Terra sconosciuta ai più, un dedalo di acquitrini, canali e valli da pesca, dove i rami del Po, imbrigliati dall’uomo per contenere la furia distruttrice delle piene, si allargano a ventaglio verso il mare, ha favorito il nascere dell’immagine di un luogo indefinito, dove la vita degli uomini è sudore e fatica, lotta contro situazioni spesso disperate. Territorio che si distingueva per la povertà e l’arretratezza, ignorato di proposito dalla cinematografia del Regime fascista, il Delta del Po, cosi diverso da tutti gli altri scenari possibili, cominciò ad attirare l’attenzione dei cineasti verso gli anni ’40 del secolo scorso, quando, per reazione al Regime, registi e autori si volgevano verso la nuova realtà che emergeva dallo sfascio civile e dalle distruzioni causati dalla guerra.
        Il neorealismo italiano guardava alle fatiche, i pericoli, le passioni, alle storie degli uomini che riprendevano a vivere. ‘Cinema! Storie,  Protagonisti, Personaggi, la nuova mostra di Palazzo Roverella, inaugurata il 24 marzo e visitabile fino al prossimo 1° luglio, è tutto questo.     Curata da Alberto Barbera, al nono mandato come direttore del Festival del cinema di Venezia, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo assieme all’Accademia dei Concordi e al Comune di Rovigo, ‘Cinema!’ raduna oltre 500 testimonianze, tra film, documentari, fiction televisive, foto, cortometraggi e molto altro, in cui il paesaggio del Delta del Po è stato protagonista più che semplice scenario naturale. Un percorso espositivo ricostruito con materiali diversi, in originale o in copie, stampe e ingrandimenti realizzati per l’occasione, foto di scena e di set, manifesti, locandine, materiale pubblicitario, documenti originali, documentari e sceneggiati Tv, sequenze di film e altro. In merito si deve ringraziare Alberto Barbera, il curatore della mostra,  per lo spazio riservato all’ Archivio ‘L’Immagine in movimento’, di Adria, per aver fatto restaurare numerosi affissi che avevano bisogno di essere salvati e recuperati e, oggi, sono esposti al pubblico. Manifesti considerati fra i più belli del mondo, molti inseriti in collezioni private. 
        
      Oltre 80, e del genere più vario, le pellicole ambientate in Polesine, e decine e decine di documentari visivi che rievocano il secondo conflitto mondiale e, in particolare, la guerra di Liberazione. Anni di cui si passa in rassegna ogni fase, in particolare il disagio insopportabile dell’ultimo periodo del Regime. I registi che li hanno firmati sono tra i più noti della seconda metà del ‘900 e d’inizio 2.000. Scandita dal percorso cronologico, la mostra si apre con l’esordio di Michelangelo Antonioni, autore del breve documentario ‘Gente del Po’, progettato nel 1939 e terminato nel dopoguerra. Racconto per immagini della discesa lungo il fiume di un barcone con il suo carico di uomini e merci. Segue ‘Cronaca di un amore’, del 1950, e, nel 1957, ‘Il grido’, il suo lavoro magistrale.  Un contesto dove il successo non deriva tanto dal nome dei protagonisti, quanto dai caratteristi: barcaioli di fiume, pescatori di storioni, cacciatori di frodo, figure, oggi quasi del tutto scomparse. La mostra di Palazzo Roverella include anche pellicole ambientate sulla sponda sinistra del Po e nelle valli di Comacchio. 
     Il Polesine e il Delta del Po entrano di diritto nel grande cinema italiano nel 1943 con ‘Ossessione’, di Luchino Visconti. Segue: ‘Uragano sul Po’, di Horst Hachler, del 1963. Seguono: ‘Aiutami a sognare’, di Pupi Avati, del 1980; ‘La vela incantata’, Gianfranco Mingozzi, del 1982; ‘Miranda’, di Tinto Brass, anno 1985; ‘I piccoli maestri’, di Daniele Lucchetti, 1998; ‘Baciami piccina’, Roberto Cimpanelli, 2006.
      La guerra in Polesine tra la fine del ’44 e la primavera del’45 è l’ambiente dell’ultimo episodio di ‘Paisà’,il più tragico dei sei che compongono il capolavoro di Roberto Rossellini e del Neorealismo. Pellicola che presenta una straordinaria continuità tra realtà e finzione filmica. Nel 1976, Giuliano Montaldo porta sullo schermo: ‘L’Agnese va a morire’, ricostruzione accurata e antiretorica della Resistenza nel Delta padano. Nel 1960 esce: ‘La lunga notte del’43’, di Florestano Vancini, seguito da: ‘Tutti a casa’, di Luigi Comencini. Qualche anno più tardi, il Grande fiume è il protagonista della trilogia: ‘Il Mulino del Po’, di Riccardo Bacchelli.
     Da un fatto di cronaca accaduto nel Delta, il regista polesano Renato Dall’Ara trae il documentario: ‘Scano Boa’, su cui, nel ’61, Gian Antonio Cibotto realizza un romanzo con lo stesso titolo. Dal romanzo, Dall’Ara trae un lungometraggio. ‘Scano Boa – violenza sul fiume’, descrizione della vita miserabile degli ultimi pescatori di storioni sulla lingua di sabbia che separa il Po dall’Adriatico. Nel 1966, una terza edizione del lavoro:’Scano Boa – Dannazione’ viene girato da Giancarlo Marinelli, ispirandosi di nuovo al romanzo di Cibotto.
        Il periodo post-bellico cambia il Neorealismo inserendovi la commedia e il melodramma. Sono gli anni de: ‘La donna del Fiume’, 1954, ‘ La ragazza del Bersagliere’, 1967, ‘La casa dalle finestre che ridono’, di Pupi Avati. Dei tanti film girati nel Delta Veneto da Carlo Mazzacurati. Accanto ai film ci sono circa 60 documentari dedicati a questa terra, da gustare in due salette da proiezione per 3 ore e mezza complessive. Di notevole interesse i cinegiornali del periodo frascista e quelli dedicati all’alluvione del Po del 1951 che hanno fatto conoscere la tragedia del Polesine oltreoceano.
    Lauretta Vignaga
  • Giacomo Ditano. La materia che si fa scultura; il colore che diventa spazio e forma

    Giacomo Ditano. La materia che si fa scultura; il colore che diventa spazio e forma

        Rovigo, Veneto  –   Ultimi giorni per visitare la mostra di pittura e scultura di Giacomo Ditano, allestita in Pescheria Nuova fino al 28 marzo.
     Una raccolta di oltre sessanta opere che raccontano gli ultimi 10 anni di attività dell’artista di Guarda Veneta, da sempre attento e interessato alle cose che testimoniano la vita vissuta e il tempo trascorso.
       Una esposizione che colpisce per la peculiarità di quello che si vede e le modalità di intervento dell’artista.  Si tratta di recuperi, oggetti rovinati, buttati via senza tener conto che sono la storia di ieri, il passato da cui deriva il presente. Legni consumati dal vento e dal sole, chiodi, catenacci, spranghe di ferro arrugginiti, pezzi di rete, catene, sbarre di cancelli divelti, trasformati in qualcosa di completamente diverso dalle mani e la fantasia di Giacomo Ditano.
    Sculture in legno da appendere al muro come sostegno di un orologio; assi tarlate, ornate da minuscole sculture, dorate o argentate, avvolte in spirali di anelli, che cambiano l’aspetto delle pareti di un soggiorno moderno. Materiale trattato con il fuoco, annerito e ripiegato ai bordi, che diventa arte materica grazie a pennellate di rosso intenso che si allargano dal foro praticato al centro, dove una lampadina indica una via di fuga verso l’ignoto.
        Il legno è anche la materia prima della pittura di Ditano: tavole trattate con colori acrilici, distribuiti con pennellate irregolari, più o meno dense, per dare rilievo alla base. Poi entrano in gioco altri elementi: fogli di giornale strappati e stropicciati che mostrano foto dei protagonisti della cronaca; puzzle di titoli e geometrie che emergono dagli strappi delle pagine sovrapposte  che la colla ha fissato insieme. E in un processo che alterna aggiunte e sottrazioni si scoprono pezzi di sacchi di iuta sfilacciati, ripassati con vernice dorata;  pezzi di cartone che emergono dalla parte più bassa e poi si ripiegano gettando ombre sulle cose attorno. Opere dove il colore non è solo il mezzo per definire il contenuto, gli oggetti rappresentati, ma diventa esso stesso spazio e forma. A concludere le sue pitture Ditano spesso aggiunge sottili pennellate a spirale di colore bianco che abbracciano la scena quasi fosse l’intero universo.
    Solo alcuni esempi di una creatività ricchissima che non trova ostacoli; sempre pronta a stupire e coinvolgere.
    Lauretta Vignaga
  • Donne tra arte e prevenzione

    A Ceregnano un incontro per diffondere la cultura della prevenzione
    Rovigo, Veneto –   L’evento, programmato alla Biblioteca di Ceregnano, sabato 17 marzo, aveva lo scopo primario di sensibilizzare le donne a prendersi cura del proprio corpo e del proprio seno, ponendo attenzione a qualsiasi piccolo segnale, che possa far supporre la presenza di malattia oncologica. Organizzatrice dell’evento l’Associazione Andos che, da oltre 30 anni, con la presidente Anna Maria Cavallari Monesi, organizza, in Polesine, l’annuale campagna di prevenzione di ‘Ottobre rosa’. Relatrice ospite la psiconcologa Samantha Serpentini, referente della ‘Breast Unit’ e direttore psicologo dello IOV IRCCS di Padova.
          Tema scelto, e non poteva essere diversamente, il grande impegno, svolto con tutti i Comuni del Polesine, a sostegno della prevenzione, unico e fondamentale punto di partenza per individuare e combattere il tumore al seno. “Pur se quasi il 90% delle casistiche vengono risolte definitivamente anche nel caso di recidive, per cui la speranza è sempre più diffusa – ha affermato Samantha Serpentini – e se pure, nonostante tutto, continuino a presentarsi eventi molto drammatici, ci sono fasi di crescita e di speranza che, grazie alle risorse personali, ai rapporti affettivi e ai legami di famiglia rendono le difficoltà più affrontabili. La prevenzione è anche questo: un insieme di attività, azioni e interventi attuati con lo scopo primario di promuovere e conservare lo stato di salute, contrastare l’insorgere della patologia e individuarne l’insorgere precoce”.
        Citando il dettato della ‘Carta di Ottawa’, infatti, stilata dopo il Congresso mondiale del 1986, la promozione della salute non è responsabilità esclusiva del settore sanitario ma va al di là degli stili di vita di ciascuno, puntando al benessere dell’individuo. Ne sono requisiti fondamentali: la pace, la casa,  l’istruzione, il cibo, il reddito, un ecosistema stabile, la continuità delle risorse, la giustizia e l’equità sociale. ” Il paziente deve essere visto come persona su cui concentrare l’attenzione della medicina, facendo in modo che egli comprenda e possa fare scelte consapevoli” – ha aggiunto Serpentini.
      ” Ma qual’è il vissuto emozionale della donna rispetto alla prevenzione? Ogni volta che si attende il risultato di una mammografia è come vedere la propria vita passare davanti agli occhi. Si prova ansia, preoccupazione, depressione, invidia, gelosia…. e ci si chiede ‘Perchè proprio a me? Al contrario, si dovrebbe cambiare atteggiamento, reagire con forza e coraggio, convincersi che possiamo, vogliamo e dobbiamo farcela; la positività aiuta a combattere lo stress e la paura, ad affrontare le prove e combattere le situazioni e sensazioni negative. Il seno….. non è solo il seno, ma l’emblema della femminilità; è erotismo, intimità, affettività, sensualità, relazione sessuale, rapporto di coppia, maternità. L’importanza del seno appare nelle espressioni artistiche di ogni popolo, cultura, religione. Ma chi è la donna? E con quale donna abbiamo a che fare? Ma se il senso della femminilità è vissuto in maniera diversa dalle donne che vivono nelle diverse parti del mondo, donna, prevenzione e arte sono legate insieme da un unico concetto: la bellezza, che è sempre e solo negli occhi di chi guarda”.
       A confermare tutto questo è stata la lettura di un paio di poesie dell’indimenticabile Alda Merini a cui ha fatto seguito la recita di un monologo, composto da Barbara Grande, e accompagnato dal sax di Marco Monesi e dalla base registrata di ‘Imagine of the people’.
        In occasione dell’incontro sulla prevenzione, alla Biblioteca di Ceregnano era stata allestita una mostra di pittura con opere di sole donne. Testimonianza della creatività, fantasia e sensibilità che ogni donna racchiude nel cuore e nella mente. L’esposizione, intitolata ‘Donne che guardano alle donne’ che si potrà visitare fino al 31 marzo, in orario di apertura della Biblioteca, è stata introdotta e brevemente commentata da Paola Munaro, poetessa e pittrice del Comune polesano.
    Lauretta Vignaga
  • La squadra del ‘Paleocapa’ si aggiudica anche la gara a squadre interprovinciale ‘Citta di Rovigo 2018’

    Dopo l’ottimo risultato della squadra femminile del Liceo Scientifico ‘P. Paleocapa’, di Rovigo, che, il 19 gennaio 2018, ha concluso la gara ‘Città di Rovigo’ classificandosi al 2° posto assoluto della batteria e, di conseguenza, conquistando la partecipazione alla finale nazionale delle ‘Olimpiadi di Matematica’ di Cesenatico, un altro grande traguardo è stato raggiunto. La squadra dello scientifico ha conquistato il primo posto nella gara a squadre interprovinciale ‘Città di Rovigo 2018’, aggiudicandosi il diritto di accedere alla finale nazionale di Cesenatico. Un risultato davvero straordinario. 

  • Giacomo Ditano, l’artista che regala vita alle cose.

      Il 16 marzo, ore 18, in Pescheria Nuova, l’inaugurazione della sua mostra di pittura e scultura 
       Rovigo, Veneto – Pugliese di origine, Giacomo Ditano ha mostrato, già da ragazzino, la sua passione per il legno e le possibilità creative che offre. All’uscita dalla scuola materna, in attesa che la mamma passasse a prenderlo, si recava nella bottega di un falegname lì vicino e osservava, con grande attenzione, il lavoro che eseguiva. Restava incantato davanti a quei pezzi di legno che, un po’ alla volta, prendevano forma seguendo il progetto dell’artigiano. La frequentazione della falegnameria continuò anche negli anni seguenti, di pari passo con la frequentazione della scuola e a 16 anni  fu assunto come apprendista.  Il desiderio di mettersi alla prova era grande e cominciò riprodurre i giocattoli  che vedeva nei negozi: fucili, mobili per le bambole, flipper e altro. Cose che regalava agli amici.
       A 18 anni, il desiderio di cambiamento lo indusse  ad entrare nella Polizia di Stato. Più tardi, un trasferimento lo portò in Veneto e in Polesine, a Guarda Veneta, dove attualmente risiede. Qui, ha realizzato il suo sogno: gestisce una falegnameria che è anche laboratorio di ricerca e produzione di opere che uniscono la passione per la pittura e il recupero, restauro e riuso di oggetti smessi o abbandonati in cui Giacomo Ditano sente ancora pulsare la vita. Testimonianze di un tempo trascorso ma non cancellato, che le sue mani trasformano in qualcosa di originale e piacevole, adatto a nuove collocazioni. Oggetti che  dialogano  con il presente negli ambienti dove vive l’uomo, trasmettendo il calore delle cose fatte  con pazienza e abilità. La celebrazione della annuale ‘Giornata della Polizia di Stato’ è stata per Giacomo Ditano l’occasione giusta per far conoscere   il suo talento e la fantasia nel mettere insieme materiali e forme diverse trasformandoli con decorazioni scolpite e colori acrilici . Oggetti unici dal sapore antico, adatti ad ogni ambiente.
       Conclusa la carriera in Polizia, Ditano si è dedicato completamente alla scultura e alla pittura, altra sua grande passione e terreno  di indagine. Qui, la ricerca formale viene espressa dall’armonia del rapporto tra la struttura portante dell’opera e gli elementi che la  compongono: parti metalliche, recuperate da oggetti dismessi, rete e filo di ferro, assi in legno, tubi di plastica e altro. Strutture, spesso aperte  nel mezzo, per inserire parti  scolpite e dipinte con  argento e oro, su cui la luce si riflette. Intere assi dalla superficie scabra, trasformate in elemento decorativo di lusso grazie alla scultura applicata  nel mezzo e completata da una lampadina argentata.
        Nei quadri, solitamente realizzati su tavole di legno, la materia di recupero diventa il soggetto dell’opera stessa, applicata sulle pennellate dei  colori acrilici stese in maniera irregolare. E’ la quotidianità ad emergere, a sovrapporsi e confondersi rendendo la superficie rilevata. Pezzi di corda, cartone, pagine di giornale, brani di tessuto strappato, di pizzo, catene e cartone catramato, bigiotteria recuperata chissà dove. Parti di un collage tenuto insieme da colla e chiodi che assume il ruolo di un palcoscenico dove si racconta una storia di vita vissuta. Sentimenti e relazioni affidate alla mente e al cuore di chi osserva.
    Lauretta Vignaga
  • Minimiteatri, pronte le date per il ciclo di conferenze in Accademia: negli altri mondi le donne

    Rovigo, 4 marzo 2018

    Due nuove date arricchiranno l’offerta della Rassegna Donne da Palcoscenico, realizzata da Minimiteatri a maggio. Si tratta di incontri e tavole rotonde che si svolgeranno rispettivamente nel Ridotto del Teatro Sociale e nella Sala Arazzi dell’Accademia dei Concordi sulle problematiche messe in scena dagli spettacoli, Nell’Inferno le donne-persone e personalità femminili nell’Inferno dantesco e Balkan Burger, che andranno in scena al Teatro Sociale il 12 e il 20 maggio.

    Mercoledì 9 maggio dalle ore 17 al Ridotto del Teatro Sociale di Rovigo, avrà luogo un workshop con tavola rotonda dal titolo Oltre Beatrice, realizzato in sinergia con la Società Dante Alighieri-Comitato di Rovigo.
    L’eco e la fortuna dei personaggi femminili danteschi nel corso dei secoli verranno esplorati e discussi attraverso linee guida come: passioni, sentimenti, idealizzazioni e tensioni proibite.

    All’incontro, coordinato da Anna Zoppellari (docente di Letteratura Francese della Università di Trieste), interverranno l’Assessore alla Cultura del Comune di Rovigo Alessandra Sguotti; Marilena Parlati, Prof.ssa di Letteratura Inglese dell’ Università di Padova; Ivana D’Agostino, docente di Storia del Costume dell’ Accademia di Belle Arti di Venezia; Fabio Finotti, Prof. di Letteratura italiana dell’Università di Trieste ed Emilio Torchio, docente di Filologia e critica dantesca dell’Università di Padova.
    Il secondo appuntamento, che costituisce anche evento di apertura del Festival Biblico, dal titolo Donne e Religioni: sfide del futuro, si svolgerà giovedì 17 maggio, sempre dalle ore 17 in Accademia dei Concordi di Rovigo. Il tema prende lo spunto dal monologo Balkan Burger del drammaturgo Stefano Massini e dal libro Islam in Love e verterà sulla convivenza fra “le religioni del libro” e il ruolo delle donne nella prospettiva di un futuro di integrazione possibile.
    Anna Zoppellari modererà la conferenza che vedrà la partecipazione di Alessandra Cislaghi, Prof.ssa di Filosofia Teoretica della Università di Trieste e di Rania Ibrahim, giornalista ed autrice del libro.
    Concluderà il pomeriggio l’incontro con l’autore e la presentazione del libro Islam in Love, a cura di Valentina Berengo, Personal Book Shopper.

    I movimenti scenici entrano a far parte dello spettacolo

    Avrà inizio venerdì 9 marzo alle ore 20.30 presso il Museo dei Grandi Fiumi a Rovigo con entrata da via G. Giro, il nuovo laboratorio teatrale sui movimenti scenici della compagnia Minimiteatri.

    E’ una collaborazione con Claudio Ronda, rinomato coreografo e direttore artistico di Fabula Saltica, che andrà a supportare il laboratorio teatrale già iniziato lo scorso novembre. Il nuovo progetto artistico, sempre inerente alla tematica “La Voce, la Parola, il Corpo”, avrà frequenza settimanale fino alla data del debutto, il 12 maggio, durante la stagione di prosa del Teatro Sociale di Rovigo. E’ un laboratorio di movimento scenico di gruppo, finalizzato alla rappresentazione dello spettacolo Nell’Inferno le donne – persone e personalità femminili nell’Inferno dantescoe che vedrà protagonista chiunque voglia iniziare un percorso di studio e formazione, senza limiti di età.

    La quota per partecipare è costituita dalla quota associativa a Minimiteatri. Non sono necessarie particolari competenze e abilità, ma solamente la voglia di intraprendere una crescita personale, entrando a far parte di una nuova, grande avventura.

  • ‘Savane africane’, mostra fotografica di Pierluigi Rizzato al Museo dei Grandi Fiumi

    ‘Savane africane’, mostra fotografica di Pierluigi Rizzato al Museo dei Grandi Fiumi

      Rovigo, Veneto –    Inaugurata il 24 febbraio scorso, nelle sale al piano terra del Museo dei Grandi Fiumi, ‘Savane africane’, straordinaria raccolta di immagini fotografiche di Pierluigi Rizzato, rimane allestita fino al prossimo 15 marzo. Campione del mondo di fotografia naturalistica, l’esposizione di Pierluigi Rizzato rappresenta la registrazione naturale e perfettamente aderente alla realtà della vita degli animali selvaggi e delle caratteristiche del paesaggio in cui vivono. Racconti della quotidiana lotta per la vita e la sopravvivenza delle creature delle savane dell’Africa, dove l’unica legge che vale è quella del più forte. Nessun ritocco è stato apportato alle atmosfere dei luoghi, alla polvere e alla sabbia che offuscano le scene di combattimento tra pari per imporsi nel branco e garantirsi il diritto a riprodursi. Nessun intervento per ‘alleggerire’lo strazio delle carni delle vittime, il sangue, l’agonia. Per i cuccioli l’esistenza è una prova di coraggio fin dal primo respiro fuori dal ventre della madre. Subito in piedi, cominciano a correre, con gambe malferme, in mezzo al branco per non diventare preda degli avvoltoi. Straordinari gli scatti dedicati ai ghepardi arrampicati sugli alberi a osservare la pianura, o mentre divorano la pista sterrata con falcate impossibili per tutti gli altri felini. E al calar del giorno, sullo sfondo rosso del tramonto, è la sete a segnare la tregua. Mandrie di gnu, gazzelle, elefanti, giraffe, bufali, e le tante diverse specie del territorio, si ritrovano attorno agli specchi d’acqua per saziare la sete prima del riposo. Le loro sagome riflesse dall’acqua, sullo sfondo verde dell’erba, creano l’illusione ottica di animali immersi a testa in giù. E non è raro che coccodrilli e ippopotami, nascosti fra le canne palustri, approfittino dell’occasione per lanciarsi in un’ultima contesa. Scatti quali si ammirano solo nei grandi reportage del National Geographic, utili a dare un notevole contributo alla conoscenza del nostro pianeta e dei suoi abitanti.
       Padovano di Borgoricco, Pierluigi Rizzato, fotografo, da oltre 35 anni, con particolare passione per i soggetti naturalistici, con le sue immagini esprime la profonda conoscenza del mondo animale che ha acquisito, sia con studi e ricerche che con il suo particolare spirito di osservazione diretta. Le sue riprese risultano perfette sia dal punto di vista estetico che per la varietà dei colori e la scelta compositiva. Straordinaria la capacità di congelare i soggetti nel loro movimento naturale. Ha vinto 12 coppe del mondo FIAP, di cui 11 nella sezione ‘Natura’. Innumerevoli i premi in concorsi fotografici internazionali in Italia e nel mondo
        Organizzata dal Comune di Rovigo in collaborazione con Associazione culturale Athesis, il Circolo di Rovigo, Athesis Museo Veneto Fotografia, la mostra di Rizzato è stata aperta dalla proiezione dell’audiovisivo fotografico: ‘E fu l’inizio’. Nelle serate di venerdì 2  e 9 marzo, si terranno due incontri con l’autore.
    Lauretta Vignaga
  • Fascino e Magia delle ‘Alte Cime’ nella Biblioteca di Ceregnano

    Ceregnano, (Rovigo),  Veneto –    Proseguono gli appuntamenti con l’arte e la fotografia organizzati dalla Biblioteca del Comune di Ceregnano. Grazie all’impegno dell’assessore Elisa Chinarello e alla disponibilità del fotografo Roberto Bottari, più volte protagonista con le sue straordinarie collezioni fotografiche,sabato, 24 febbraio, è stata inaugurata una mostra dedicata alla montagna. Paesaggi straordinari di cime innevate, rocce e pareti a strapiombo e picchi che si protendono verso il cielo, quasi a volerlo toccare. Pareti di ghiaccio e cascate di ghiaccioli, nati dalla neve sciolta dal sole alla mattina  e ricompattati dal freddo della notte incipiente.
      Scenari incantati che lasciano senza parole chi vi si trova davanti: la luce che s’irradia tra i rami degli alberi all’alba e il globo infuocato del sole  che, con il trascorrere delle ore, sale rapido nel cielo donando vita ad ogni cosa. Di frequente, nel pomeriggio,  cumuli di nubi tempestose ‘oscurano l’orizzonte mentre tuoni e scrosci di pioggia costringono a cercare un  riparo. Passata la tempesta, nel quadrante del cielo appare l’arcobaleno a siglare la pace tra l’uomo e l’universo.
      L’asprezza dei luoghi, tuttavia, i pericoli che nascondono, le insidie sempre in agguato per l’esposizione della roccia al sole e al gelo, non bastano a frenare
    l’  entusiasmo degli appassionati scalatori. Intrepidi e caparbi, non esitano a cimentarsi con situazioni estreme in cui assumono il ruolo di una formica che sfida un gigante. E non sempre si vince. Chi viene colpito dalla ‘Mal di montagna’, difficilmente guarisce; vittorie e sconfitte si alternano mettendo in campo tutte le forze fisiche e morali di uomini e donne che si aggrappano alla roccia dopo averla spezzata, ferita, violata a colpi di piccone per fissare i chiodi, le corde i ferri e le imbracature per continuare a salire, un passo dopo l’altro, verso un traguardo da ricordare per tutta la vita.
     Una carrellata di emozioni quello che regala la mostra allestita, fino al 10 marzo nella Biblioteca di Ceregnano,  capace di coinvolgere anche coloro che guardano alle alte cime   con lo spirito del ‘turista della domenica’ perché le immagini dei luoghi fotografati  sono davvero belle.
    Lauretta Vignaga
  • ‘Mummie’, Meryt e Baby ospiti di Palazzo Roncale dal 13 aprile al primo luglio

    ‘Mummie’, Meryt e Baby ospiti di Palazzo Roncale dal 13 aprile al primo luglio

    Rovigo, Veneto – Mentre palazzo Roverella ospiterà la mostra ‘Cinema’!, Storie,protagonisti, paesaggi, un evento che riaccende i riflettori sul territorio del Delta del Po e l’attrazione che i più famosi registi italiani hanno provato per il Grande Fiume che lo attraversa e rende unico prima di gettarsi nel mare Adriatico, in un arco di tempo che va dal primo dopoguerra all’inizio degli anni Novanta e proseguire fino al 2015, Palazzo Roncale ospiterà la ricca collezione Valsè Pantellini che conta oltre 500 pezzi. Una vera sorpresa per la città, messa a disposizione dall’Accademia dei Concordi che la custodisce nei suoi depositi. Una raccolta di reperti egizi tra le più consistenti in Veneto.  Tra i reperti  anche Meryt e Baby, i nomignoli dati alle due mummie. I reperti, provenienti da Alessandria d’  Egitto, sono giunti in città tra il 1878 e 1879 in cinque grandi cassoni per una fortunata coincidenza oltre che per la volontà dei responsabili dell’Accademia di arricchire le collezioni della loro istituzione.
      Le due mummie saranno oggetto di  una complessa indagine scientifica prima di essere esposte, per un restauro condotto di fronte al visitatori, dal 13 aprile al primo luglio.

    Per moltissimi cittadini  sarà una vera sorpresa scoprire che la nostra città possiede tutto questo, grazie a un rodigino  esiliato per aver partecipato ai moti di insurrezione del Polesine nel 1848. Fuggito al Cairo, Giuseppe Valsè Pantellini prese in gestione e poi in possesso il Grand Hotel, rinominato New Hotel, che, grazie alle qualità organizzative di Pantellini, divenne il punto di riferimento per i viaggiatori del tempo, nobili, agenti dei consolati e persone ricche di tutto il mondo. Al Grand Hotel si affiancò presto l’Hotel d’Europe, meta ideale per i viaggiatori in arrivo e transito e per alcuni egittologi di grande fama. In occasione dei festeggiamenti per l’apertura del Canale di Suez,  Valsè Pantellini venne scelto dal Vicerè d’Egitto per alloggiare e assistere gli illustri ospiti internazionali.

    La fama dell’imprenditore è tale da indurre, nel 1877, l’allora Presidente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, Lorenzoni, a rivolgersi  al concittadino per tentare di realizzare un museo egizio nella sua città natale.

     Tra il 1878 e il 1879,  Valsé Pantellini riunisce e invia a Rovigo i preziosi reperti a cui vennero ad aggiungersene altri di minore consistenza:   un numero imprecisato di reperti dal Basso Egitto da parte di Lodovico Bassani, sette frammenti di statuette donate dall’ingegner Eugenio Piva nel 1893 e sette reperti appartenuti alla famiglia Silvestri.

    Le due mummie, una di giovane donna (“Meryt”) e l’altra di un ragazzo (“Baby”), vennero conservate in una teca nella posizione che avevano al loro arrivo dall’Egitto: “Baby” adagiato su “Meryt”,  come se la donna, anche nell’Oltretomba, volesse proteggere il cucciolo d’uomo.
    Per gli esami a cui  saranno sottoposti, Meryt e Baby saranno per la prima volta separati. Entrambi oggetto di una precisa campagna diagnostica che prevede la loro la datazione col metodo del carbonio C14, la tomografia computerizzata (TAC), la scansione con laser scanner 3D. Il prelievo dei campioni sarà effettuato negli ambienti dell’Accademia da personale specializzato. Subito dopo le mummie saranno trasferite nella struttura ospedaliera di Santa Maria della Misericordia, per la TAC.L’importanza dell’operazione è evidente ed errori non sono concessi. Per gli interventi sulle due mummie sono stati mobilitati i maggiori specialisti.
    La curatela scientifica è stata affidata al gruppo di lavoro Egitto Veneto, con il coordinamento del prof. Emanuele Ciampini e della dott.ssa Paola Zanovello, che ha studiato e catalogato, negli anni passati, il fondo archeologico dell’Accademia dei Concordi.
    Partner del progetto sono l’Università degli Studi di Padova e l’Università Ca’ Foscari di Venezia, con il supporto scientifico nei vari settori di competenza: medicina e antropologia, in particolare, essendo due corpi umani l’oggetto di studio. Sui tessuti delle bende che avvolgono il corpo e su quelli che lo accompagnano, verrà fatta una campagna diagnostica che comprenda la datazione al carbonio e che sarà eseguita dal laboratorio di riferimento del Museo Egizio di Torino.


    A conclusione di questa complessa fase di indagine, sarà avviato il restauro di Meryt e Baby. L’intervento è stato affidato a Cinzia Oliva, attiva  al Museo Egizio di Torino e con una importante  esperienza pregressa.
    Per scelta di Accademia dei Concordi e di Fondazione Cariparo,  il restauro sarà aperto al pubblico e avverrà in Palazzo Roncale dove diverrà il fulcro attivo di una esposizione che presenterà ai visitatori l’intera Collezione Egizia rodigina.
    La visita alla mostra “Le Mummie a Rovigo” sarà, quindi, una esperienza davvero unica alla scoperta di una città e di un territorio dalle mille sorprese culturali, paesaggistiche e gastronomiche. Rovigo sarà il fulcro di un percorso  tutto da scoprire, che si allargherà al Delta del Po, dove storia e natura, tradizione e innovazione  sono la vera ricchezza.

     
    Info: www.rovigoconventionbureau.com o scrivete a eventi@rovigoconventionbureau.com
    Informazioni e prenotazioni: www.palazzoroverella.com
    Relazioni con i media:
    dott.ssa Alessandra Veronese – Responsabile
    dott.ssa Rebecca Olivotto
    Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
    Telefono: 049 8234800

    Ufficio Stampa: STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo
    Tel. 049 663499; www.studioesseci.net; gestione2@studioesseci.net, referente Simone Raddi

    Lauretta Vignaga
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