Autore: Lauretta Vignaga
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Pranzo degli auguri per l’Associazione Diabetici di Rovigo
Rovigo, Veneto – Dopo un periodo di difficoltà, legato a problemi di salute dei presidenti, e la conseguente interruzione del programma di attività, l’Associazione Diabetici di Rovigo si è riorganizzata riuscendo a concludere il primo anno di ripresa di attività. Un impegno che ha messo in campo iniziative importanti, a cominciare da quella del 14 novembre scorso che ha registrato il coinvolgimento di circa 400 persone che si sono sottoposte al test di individuazione del diabete, malattia molto diffusa fra la popolazione, di cui troppo pochi cittadini si preoccupano. La campagna di sensibilizzazione guidata dal dottor Francesco Mollo, con il supporto del Centro Antidiabete di Rovigo, ha operato in modo capillare per diffondere la conoscenza della patologia e la partecipazione alle iniziative di prevenzione. La ricorrenza del Natale ha fornito agli iscritti e ai dirigenti l’occasione giusta per incontrarsi, scambiare idee e opinioni, conoscersi e stringere nuovi rapporti di amicizia.Riuniti nella saletta della Polisportiva Tassina San Leopoldo, venerdì 22 dicembre, circa una trentina di persone, soci, simpatizzanti e dirigenti dell’Associazione Diabetici di Rovigo, hanno festeggiato il Natale, ripercorrendo quanto svolto finora e presentando idee e linee guida per il futuro. Ad aprire gli interventi, il segretario, Fedele Rizzo, con una breve sottolineatura del lavoro svolto, conclusa dall’auspicio che molte altre persone, di buona volontà, si aggiungano al gruppo portando idee e conoscenza sull’uso di nuove tecnologie che possono tenere sotto controllo il diabete “Gli iscritti all’Associazione sono quasi scomparsi negli anni 2012/ 2015” – ha ricordato. “Poi, abbiamo riaperto gli uffici e siamo ripartiti con con circa 60 iscritti che, quest’anno, sono diventati quasi 80. Purtroppo non siamo ancora riusciti a stabilire contatti con la dirigenza sanitaria dell’ospedale pur se nella provincia di Rovigo ci siano circa 20.000 diabetici accertati. Purtroppo chi è affetto da questa malattia non lo denuncia. Stiamo facendo il possibile per essere riconosciuti come associazione onlus e abbiamo percorso tutto l’iter burocratico per ottenere tale riconoscimento, poter accedere alla assegnazione del 5xmille e aprire uno sportello pubblico”. Mario Manfrin, presidente dell’Associazione Diabetici di Rovigo e del Polesine, ha ricordato la fatica sopportata per far ripartire il Centro Antidiabete e ridare visibilità all’opera svolta. Insieme alla soddisfazione provata grazie anche all’ importantissimo contributo di visibilità portato da Pino Schiesari, responsabile della comunicazione, che ha fortemente incrementato il dialogo tra ammalati e i medici e dirigenti.I Siti web della Associazione Diabetici di Rovigo.Il Blogspot – https://assodiabeticirovigo.blogspot.it/La pagina Facebook – https://www.facebook.com/assodiabeticirovigo/Il gruppo Facebook – https://www.facebook.com/groups/diabetepolesine/Lauretta Vignaga -
Artisti in mostra al C.C. La Fattoria perchè con un quadro il Natale è più bello
Rovigo, Veneto – Stili e sensibilità diverse, tecniche e temi personalissimi, in grado di soddisfare gusti e sensibilità raffinati e moderni altrettanto che romantici, astratti o iconografici. Ricca la proposta d’arte che accoglie i clienti del Centro Commerciale La Fattoria nello spazio di fronte ai punti vendita Coincasa e Brico. Gli autori, tutti artisti molto noti e apprezzati in Polesine e in Veneto, sono: Doriano Tosarelli, con le sue vedute di città, caratterizzate da particolari architettonici di epoche passate, che si inerpicano su montagne scoscese e colline, quasi a voler toccare il cielo. Stupendi notturni di Venezia con la luna piena, nuovi e più ricchi gli elementi vegetali e floreali che completano lo sviluppo della scena verso la parte inferiore del quadro; Nuova l’aggiunta della cornice geometrica, tonda o quadrata, creata da raggi di luce e colore, che illumina e conferisce vigore al tema rappresentato.Eleganti e raffinatissime le donne che hanno guidato la mano di Giancarlo Brancalion. Signore ‘bon-ton’ in tailleur e camicetta candida e il viso seminascosto dal cappellino blu con la veletta. Deliziosa la ragazza che cammina sulla spiaggia mentre il vento, capriccioso, le solleva la gonna rossa. Un omaggio alla femminilità dolce e riservata che oggi non esiste più. Altrettanto piacevoli le nature morte come quella che accosta alla frutta un pettirosso curioso. L’acqua – di mare, di fiume o di un semplice canale – è elemento connotativo delle vedute paesaggistiche di Brancalion, ricche di luce e colori. La produzione pitto rica di Atina Bardo, quasi esclusivamente su legno, si distingue per le piccole dimensioni delle opere in mostra. Tavole che raccontano le fantasie dei bambini, i loro giochi, e i sogni ad occhi aperti. Piacevolissime le raffigurazioni dei segni dello zodiaco, i ritratti di bimbi e il ritorno al passato con la coppia di una dama e un cavaliere. A completare la gamma di ispirazione di Atina Bardo i paesaggi di acqua e campagna che richiamano il Delta del Po.Paesaggi creati dalla luce che si insinua fra gli alberi e i percorsi scoscesi di boschi e pendii montuosi, atmosfere che evocano lontananze misteriose dove l’elemento umano non compare mai. Inconfondibile la creatività di Gian Manet Prina che, recentemente, si è arricchita di elementi floreali e animali, delicati e piacevolissimi. Straordinaria la visione di un interno con un mazzo di margherite dentro una brocca di ceramica e le coloratissime composizioni floreali adatte a portare allegria in ogni ambiente, allo stesso modo che fiori e frutta delle nature morte.Maura Mattiolo racconta la sua realtà attraverso masse di colore che si alternano e si sovrappongono, si sciolgono l’una nell’altra aggiungendo altre porzioni di tonalità spesso completamente nuove, create dall’artista stessa per dare forma ai pensieri e alle associazioni di idee. In ogni tela c’è una storia, semplice o complessa, che il titolo non sempre lascia intuire. La pittura astratta di Maura Mattiolo consente anche, in casi non rari, di avere una lettura del quadro da lati opposti, oppure regala la specularità di quello che le masse di tonalità diversa hanno suggerito. Di recente, l’astrattismo sta lasciando spazio al figurativo, contornando con il pennello le porzioni di colore stese in precedenza. Con Marina Basaglia veniamo introdotti in una dimensione domestica dove cose e ambienti sembrano sciogliersi nella nebbia di un sogno. Sullo sfondo, la costante di una presenza femminile bellissima, che fissa davanti a sé con sguardo vuoto come se nulla avesse più senso. Ad accentuare la negazione di speranza le infinite gradazioni del grigio e del rosa, che formano la tavolozza della pittrice.Con Franco Montanari ritorniamo all’arte del Seicento, alle origini della pittura morta, quando gli oggetti inanimati diventano soggetti di opere prodotte per il godimento privato di collezionisti e uomini ricchi. Fondamentale è la ricerca del particolare, la perfezione di ogni cosa rappresentata e la ricerca coloristica, quanto più possibile vicina alla realtà. Altra fonte di ispirazione per Montanari, la ricerca e la produzione di temi iconografici raccontati con ricchezza di particolari e perfezione del segno e del colore.Lauretta Vignaga -
Mauro Cesaretto alla XX borsa mediterranea del turismo archeologico
A Paestum la XX edizione della Borsa del Turismo Archeologico. Rovigo e il Museo dei Grandi Fiumi non c’erano.Rovigo, Veneto – La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, svoltasi a Paestum dal 26 al 29 ottobre scorso, ha festeggiato i 20 anni richiamando nell’area archeologica, tra le più famose d’Italia, i nomi più celebri della ricerca, gestione e comunicazione dei Beni Culturali e stimolato dibattiti che non mancheranno di raggiungere le rappresentanze dei massimi organismi internazionali. Un ventennale che ha attivato anche la comunicazione in lingua araba, lanciandosi nella sfida di realizzare la più grande rassegna italiana di Archeologia Sperimentale. Via Magna Grecia, che attraversa tutta Paestum antica, è stata invasa da botteghe artigiane che hanno mostrato come, nell’antichità, si lavorassero le pelli, la ceramica, i metalli, preziosi e non, e l’ambra. Di fronte al tempio di Nettuno, i rievocatori hanno fatto marciare gli eserciti dell’antica Grecia e di Roma, gareggiare gli atleti greci e combattere i gladiatori romani. Una passione per la rievocazione che sta coinvolgendo sempre più italiani che arrivano a Paestum da ogni angolo della penisola. Una manifestazione che, nel recente passato, aveva acceso i riflettori sul Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, grazie alla straordinaria scoperta del sito di Campestrin dove, nell’età del bronzo, si lavorava l’ambra prima di esportarla lungo tutte le coste del Mediterraneo.Uniche presenze polesane a Paestum: l’archeologo, organizzatore e coordinatore scientifico Mauro Cesaretto, per decenni l’anima delle attività sperimentali al Museo dei Grandi Fiumi della nostra città e i rievocatori dell’Associazione culturale ‘Legio I Italica’, di Villadose, Rovigo. Con Mauro Cesaretto, e la moglie Francesca che lo ha accompagnato, abbiamo ripercorso le giornate di Paestum, dove Mauro ha coordinato un gruppo di circa 120 partecipanti, tra giovani e adulti, condividendo emozioni straordinarie. “Abbiamo avuto il privilegio di poterci accampare all’interno dell’area archeologica, dentro l’area dei templi ed eravamo talmente coinvolti dalle atmosfere in cui eravamo immersi che non riuscivamo a prendere sonno.Nella zona pedonale dell’area archeologica erano state state collocate 22 casette di legno per gli archeologi che sperimentavano le antiche tecniche di lavorazione dei materiali, iniziando dalla ideazione e produzione degli oggetti da impiegare nella lavorazione stessa, che non esistevano. Una ricerca materiale basata sulla manualità che, passo dopo passo, faceva comprendere quello che non si doveva fare. Quello che troviamo scritto nei testi, spesso non corrisponde alla verità, come capita leggendo i poemi omerici, che sono sempre stati tradotti da chi non sa nulla di tecnologie antiche” – ha affermato Cesaretto, lanciando una stoccata agli studiosi più paludati. “La sperimentazione, quindi, non è solo connessa alla ricerca ma può avere notevoli ricadute turistiche, un fatto che evidenzia il profondo legame con la Borsa di Paestum. Tutto questo è noto da tempo in Europa come testimoniano le ricostruzioni filologiche di villaggi dell’età del bronzo, del ferro, romani, medioevali. “- ha spiegato Mauro Cesaretto. ” La gente paga e impazzisce per fare i lavori più umili : tagliare la legna, zappare la terra, spaccare pietre, fondere il bronzo sotto la guida e gli ordini degli archeologi. Oggi abbiamo bisogno di manualità, di capire davvero come le cose venivano fatte. L’archeologia sperimentale è, quindi, anche un business che dà lavoro a tanti archeologi. In Italia non l’hanno ancora ben capito. La Borsa di Paestum può diventare un volano di promozione per l’archeologia sperimentale nel nostro paese, facendo nascere idee buone e innovative”.Nel ricco programma di Archeoexperience della XX Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, da giovedì 26 a domenica 29 ottobre, con il coordinamento scientifico di Mauro Cesaretto, sono state inserite le esibizioni di 120 archeotecnici e rievocatori provenienti dalle diverse regioni italiane. I laboratori hanno fatto rivivere le antiche tecniche di produzione e lavorazione degli oggetti adoperati dai nostri lontani antenati, ora conservati nelle vetrine dei musei archeologici, testimoni della cultura materiale che ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo. Nei laboratori viene ricostruita la cultura antropologica e materiale dell’antichità grazie alla riproduzione delle tecniche usate dall’uomo per realizzare manufatti di uso quotidiano. Nel laboratorio tutti diventano protagonisti, sperimentatori che formulano ipotesi di ricostruzioni, osservano e analizzano, manipolano oggetti e strumenti, applicano, reinventano o riproducono, riflettono sui risultati e sugli errori attraversando le tappe dell’evoluzione umana, culturale e sociale. Nel laboratorio l’oggetto viene analizzato e ricostruito, sviluppando abilità manuali oggi scomparse. Tutte le attività, con le loro materie prime – pietra, osso, tendini, pelli, argilla, metalli,sono state proposte ai visitatori per sperimentare in prima persona gli antichi mestieri che hanno dato impulso determinante all’evoluzione dell’uomo.Della lavorazione dell’ambra nella preistoria ha dato dettagliata ricostruzione l’archeotecnico rodigino, ricostruendo i presunti strumenti e la sequenza operativa dell’età del bronzo per creare manufatti in ambra del Mar baltico , come è stato testimoniato dalla straordinaria scoperta archeologica avvenuta a Rovigo nel sito di Campestrin di Grignano Polesine, il più importante sito di lavorazione dell’ambra di tutto il bacino del Mediterraneo del XIII secolo a.C.Lauretta Vignaga -

Papua Nuova Guinea al Caffettiamo
Al Caffettiamo Photo Room un reportage sulla Papua Nuova Guinea, il paese dei cannibali .
Rovigo, Veneto – Dopo le straordinarie immagini di New York e le meraviglie della ‘Terra del Fuoco’, Roberto Bottari presenta, negli spazi del Caffettiamo Photo Room, le immagini di un reportage fotografico realizzato nella
Papua Nuova Guinea, paese dove, pur proibito, il cannibalismo è ancora praticato dalle tantissime etnie indigene. Isola dell’Oceano Pacifico, parte della vicina Oceania, prossima all’Asia sud-orientale, la Papua Nuova Guinea è la seconda isola al mondo per estensione dopo la Groenlandia. Politicamente è divisa tra lo stato della Papua Nuova Guinea, appartenente all’Oceania, e la regione dell’Irian Yaya , parte dell’Indonesia , appartenente all’Asia. Il territorio si trova a nord dell’Australia, da cui è sepatato dal mare degli Arafura. dal mar dei Coralli e dallo stretto di Torres. In senso orizzontale è attraversato da rilievi montuosi con vulcani attivi. La vegetazione è di tipo tropicale con notevoli foreste pluviali. Gli animali acquatici e terrestri costituiscono l’8% delle specie del mondo. Fra gli invertebrati, le farfalle rappresentano il 4,2% del totale mondiale .Si ritiene che gli attuali abitanti siano parenti genetici degli australidi e dei melanesiani; forse imparentati con le razze dravidiche dell’India. E’ probabile che i primi contatti con l’Europa risalgano al 1526/ 1527, quando l’esploratore portoghese Jorge de Meneses diede al luogo il nome di ‘Ihlas des Papuas’, ‘ Isole dei capelli crespi’.Per diversi secoli l’isola non attirò l’attenzione delle potenze coloniali , fatta eccezione per i Paesi Bassi, la Prussia e il Regno Unito.
Nel 1906, La Nuova Guinea Britannica, diventata nel frattempo Papua, fu ceduta all’Australia, diventata da poco indipendente. Durante la 2^ guerra mondiale, le isole settentrionali e gran parte delle coste del nord caddero sotto il controllo del Giappone. Finito il conflitto, la parte sud – orientale della Nuova Guinea fu restituita all’Australia e diventò il territorio della Papua Nuova Guinea. La parte nord – orientale fu affidata all’Australia come amministrazione fiduciaria dell’ONU. Nel 1962, la metà occidentale dell’isola fu annessa all’ Indonesia, di cui oggi forma la provincia di Irian Yaya. Nel 1975, la metà orientale, con il nome di Papua Nuova Guinea, divenne indipendente. La NuovaGuinea occidentale rimase legata all’ Indonesia.Sull’isola abitano 800 gruppi etnici con lingue e costumi diversi. Molta l’istabilità politica ed economica in un paese considerato tra i più corrotti al mondo. Per il turista, il problema più importante è la sicurezza personale, dato che, pur proibito, il cannibalismo è ancora diffuso fra gli indigeni. La popolazione abita in campagna per l’84 %, mentre i giovani sotto i 15 anni sono oltre il 40%.La forma artistica più diffusa è la scultura in legno con soggetti antropomorfi , maschere, oggetti sacri custoditi nelle case cerimoniali. che si trovano al centro dei villaggi.
Le fotografie esposte al Caffettiamo riportano le immagini di giovani donne abbigliate con indumenti ottenuti con foglie, fiori e fibre vegetali, i capelli riccamente intrecciati e ornati con conchiglie e bacche. Per gli uomini sono frequenti collane di conchiglie, di unghie di animali, il corpo, in parte coperto da pelli di animali, e dipinto con colorazione vegetale con sovrapposizione di disegni su tutta la pelle.Lauretta Vignaga -
Alla ricerca del presepe più bello!
Al Circolo arti decorative una esposizione concorsoRovigo , Veneto – Uno sfavillio di luci nello spazio vuoto e disadorno della Piazzetta Annonaria, ha inaugurato, sabato pomeriggio, due dicembre, al Circolo arti decorative, l’apertura del concorso dedicato ai presepi.Una manifestazione aperta a tutti, perché tutti hanno la possibilità di esprimere la propria preferenza segnalandola in un foglietto messo a disposizione dagli organizzatori. Scritto il numero assegnato al presepe preferito, il foglietto viene inserito in un contenitore, in attesa dello spoglio dei voti, dopo che la giuria si sarà riunita il 23 dicembre prossimo.Incuriositi dalle luci e dagli allestimenti dei presepi, collocati davanti alla vetrina della galleria d’arte, gli acquirenti che arrivavano per gli ultimi acquisti del sabato pomeriggio, sono entrati ad ammirare le piccole meraviglie che mani laboriose, ricchezza di fantasia e capacità di individuare e riciclare materiali poveri hanno saputo realizzare.Una quindicina i presepi esposti, tutti molto originali e, spesso insoliti, per l’umanizzazione conferita al tema sacro. Così, la famiglia di Gesù ha trovato accoglienza fra le case di Erto, il Comune aggrappato agli strapiombi della diga del Vajont, distrutto dalla valanga d’acqua fuoriuscita dalla diga, nel 1963.O fra le cose raccolte e accatastate dentro una barca da pescatore, con le corde e le reti, rami e corteccia d’albero, penne di uccello e un fondale di cartone dipinto a tempera. Ma Gesù ha condiviso anche il destino dei più poveri ed è nato in un villaggio del Burundi dove, al, posto dei magi, lo hanno adorato uomini e donne di pelle nera, i piedi scalzi e vestiti di umili stoffe colorate.In un altro caso, la piccola capanna è stata rappresentata su un trapuntino imbottito e attorniata da personaggi realizzati con cartoncino e abbigliati con minuscoli abiti e berretti fatti a uncinetto. Poco oltre è il comignolo di una stufa a trasformarsi in capanna e mangiatoia, mentre, attorno, minuscoli ometti sono intenti alle faccende di ogni giorno. Straordinario il presepe realizzato nel guscio di una noce.Sono solo alcuni esempi della varietà di creazioni esposte, tutte in attesa di essere guardate, ammirate nei particolati e valutate.A rendere ancora più intensa e coinvolgente l’atmosfera che connota lo spazio del Circolo, le numerose icone della Madonna che adora il Bambini divino o lo regge in grembo mostrandolo ai popoli del mondo.Lauretta VignagaIl Circolo arti decorative è aperto dalle 11.30 alle 12.30, di mattina; dalle 17.30 alle 19.30 del pomeriggio; domenica e mercoledì pomeriggio esclusi. -
S.O.S. SALUTE. A Palazzo Casalini un incontro sulla prostata e le sue malattie. Prevenzione e cura
Rovigo, Veneto – Proseguendo con il ciclo di conferenze dedicate alla salute maschile e femminile, organizzate dal Circolo Culturale ‘Fors Fortuna Vesta’ ‘Il Quadrivio’, presieduto da Maria Teresa Nadia Rossi, e da RovigoBanca, Credito Cooperativo, diretta da Ruggero Lucin, l’attenzione del pubblico, presente nel Salone d’Onore di Palazzo Casalini, lo scorso 17 novembre, è stata convogliata su un tema/problema di grande attualità che riguarda una schiera sempre più numerosa di uomini: ‘La prostata e la sue malattie. Prevenzione e cura’. Relatore il dott. Dionisio Schiavone, direttore U.O.C. di Urologia, Ospedale ‘S.M. della Misericordia’ di Rovigo.Punto di partenza per il dott. Schiavone alcune domande fondamentali: ‘Che cos’è la prostata’ ? ‘Dove si trova’? ‘Cosa fa?’. “Si tratta di un organo interno che produce una secrezione” – ha iniziato a spiegare. ” La sua posizione è la causa delle malattie. Si trova vicino alla vescica e per analizzarla basta spingerla con un dito e premerla per valutare se è dura o molle. Il secreto della prostata entra nel liquido seminale e serve a proteggere gli spermatozoi nell’ambiente in cui si trovano. Molto vicino alla prostata decorrono i nervi ‘erigentes’ che, se danneggiati, provocano disfunzione erettile. Nella zona si trova anche lo sfintere striato che espelle l’urina con le sue contrazioni. Se queste vengono a mancare, insorgono problemi di incontinenza. Le contrazioni dello sfintere liscio, a loro volta, producono l’espulsione del liquido seminale”.Passando alle malattie della prostata, il dott. Schiavone ha elencato: le prostatiti, l’ipertrofia prostatica benigna, le prostatiti acute come quella batterica, la prostatite abatterica, la prostatodinite, la prostatite granulomatosa. La prostatite batterica acuta è caratterizzata da dolore, febbre, disuria ( difficoltà a orinare), secrezione dell’uretra. Nella prostatite acuta, la prostata aumenta di misura, è molliccia, il dolore è acuto e diffuso e c’è presenza di secreto. Sono consigliati esami clinici e colturali dell’urina, dello sperma e del secreto prostatico; l’ecografia”.“Per una buona prevenzione – ha aggiunto – evitare sollecitazioni, non stare seduti troppo a lungo ma alzarsi e fare alcuni passi di tanto in tanto; non usare selle troppo dure sulla bicicletta, fare attenzione all’igiene sessuale ed, eventualmente, fare una terapia con antibiotici e antinfiammatori, anche a cicli ripetuti. L’ipertrofia prostatica benigna – tumore benigno – si manifesta con lo sviluppo di noduli dentro la prostata, di tessuto ghiandolare, fibroso e muscolare; un processo dovuto anche alle variazioni degli ormoni sessuali. Inizia prima dei 50 anni e ha incidenza elevata. Le conseguenze sono: ostruzione del flusso dell’urina; incapacità di svuotare completamente la vescica, dilatazione progressiva della vescica e delle alte vie urinarie con conseguente insufficienza renale. Ritenzione acuta di urina. I sintomi sono: urinare frequentemente con bassa emissione di liquido, stimolo urgente; difficoltà a iniziare, minzione prolungata ma gettito ridotto con gocciolamento alla fine.Ipertofia prostatica benigna, sintomi: aumento delle dimensioni e consistenza fibrosa. Diagnosi: anamnesi ed esame obiettivo; uroflussometria, ecografia vescicale postminzionale; ecografia addominale. Si puo fare prevenzione ma non si può impedire il manifestarsi della patologia pur se si può rallentare l’ipertrofia. Si può prevenire la ritenzione di urina evitando di stare troppo seduti, evitando abbondanti ibagioni, il freddo. Si può intervenire con terapia medica, che può durare anche per anni, resezione endoscopica della prostata, adenomectomia, cateterismo. In alternativa alla resezione endoscopica della prostata c’è la vaporizzazione con laser.Per concludere, Dionisio Schiavone ha portato questi dati: “Il cancro alla prostata è il tumore più diffuso nei maschi oltre i 70 anni e non è mai benigno; ha origine dalle ghiandole prostatiche e si manifesta dopo i 50 anni; la familiarità ne raddoppia l’incidenza. Le cellule tumorali crescono il doppio delle altre, non muoiono ma continuano ad ingrandirsi e poi cominciano a invadere i tessuti attorno, si infiltrano negli organi vicini e diventano metastasi nelle ossa, nel bacino e così via. Sono piccoli noduli dentro la prostata che non danno segnali ma crescendo infiltrano le vie urinarie e cominciano i problemi. Non esistono programmi di screening specifico. L’esame del PSA – Antigene Prostatico Specifico – non essendo definitivo – si deve abbinare ad altri marcatori. Infine, scarso consumo di alcol, niente fumo, regolare attività fisica e una dieta sana ed equilibrata.Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Padova, Dionisio Schiavone, nel 1987, si è trasferito a Verona dove ha conseguito il diploma di Specializzazione in Urologia. Dal luglio 2009 dirige l’Unità operativa complessa Urologia dell’ospedale di Rovigo, dove si occupa di tutti i capitoli della patologia urologica, in particolare di quella oncologia e funzionale.Lauretta Vignaga -
Insieme per dire ‘No’ alla violenza sulle donne
A Castelguglielmo, l’incontro promosso da Andos Rovigo e Centro Antiviolenza del PolesineCastelguglielmo, Rovigo – Veneto. La violenza sulle donne, barbarie che sembra non trovare barriere, è stata tema di incontri e riflessioni in numerosi comuni del Polesine. Promossa da Andos Rovigo, in collaborazione con il Comune di Castelguglielmo e il Centro Antiviolenza del Polesine, la ricorrenza del 25 novembre,Giornata Internazionale per contrastare ed eliminare la violenza di genere, scelta dall’ Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel 1999, ha registrato la convinta presenza di un folto gruppo di signore nel Teatro Parrocciale di Casteòguglielmo. Un incontro ricco di stimoli che hanno spaziato dalla musica alla recitazione, dalla poesia alla testimonianza viva delle donne, raccolta nel libro: ‘Quello che le donne non dicono’, di Samanta Serpentini, dirigente psiconcologo Iov – Irrcs Padova.Ad accogliere gli ospiti e scandire i vari momenti del pomeriggio, l’assessore ai Servizi Sociali di Castelguglielmo, Patrizia Pradella. “Questa manifestazione nasce dal successo della ‘camminata rosa’, azione adottata durante ‘Ottobre rosa’, il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, per coinvolgere le donne nella assunzione di stili di vita più sani” – ha sottolineato. Quindi, la presentazione dei protagonisti dell’incontro iniziando dalla presidente Andos, Anna Maria Cavallari Monesi, da oltre 30 anni al fianco delle donne contro la patologia tumorale al seno. “Ci sono 64 centri Andos in Italia ma quello di Rovigo è il più importante – ha dichiarato – perchè, oltre a parlare di tumore al seno, facciamo anche: arte, musica e letteratura. E, da poco, è tornato attivo lo ‘Sportello donna’ per contrastare il fenomeno della violenza sulle donne”.Con la voce dell’attrice Barbara Grande la poesia ha dispiegato le ali. Prima, una lirica malinconica e toccante, scritta da Cesare Stella, presente in sala, ispirata al tempo che fugge e cancella ogni ricordo, ogni emozione che ha dato luce alla nostra vita. Si intitola: ‘ Nel tempo’ , di cui riportiamo alcune frasi. ” Vorrei dirti ancora / che sei un brivido al cuore, / che sei un raggio di sole , / il chiarore nel buio, / che riscalda la vita. /Che sei parte infinita / del tempo, / che sei un bene vivo, / presente e lontano. / /Avec le temps, / avec le temps, va tout s’en va./ On oublie le visage/, et l’on oublie la voix….. Un gentile omaggio consegnato a tutte le donne presenti. Dopo la poesia, la musica con brani eseguiti dai maestri: Livia Casetta al pianoforte; Fabio Gibbin, alla chitarra e Luigino Monesi al flauto traverso. Piu tardi la poesia è ritornata alla ribalta con un reading intenso e coinvolgente, scritto e interpretato da Barbara Grande.” Non amo le giornate dedicate a temi come questo, ma la violenza è ancora una realtà troppo presente e diffusa in tutti i paesi” – ha dichiarato Samanta Serpentini prendendo la parola. “Una ricorrenza istituita per non dimenticare l’assassinio, nel 1960, delle tre sorelle Mirabal che cercarono di contrastare il regime di Rafael Leonidas Trujillo, il dittatore che tenne la repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni”.E ha proseguito: ” La violenza sulle donne è connessa alla cultura della gente, al rispetto di ogni essere umano; è il frutto dell’ educazione che abbiamo ricevuto in famiglia. Le bambine vengono cresciute con le favole e diventano adulte credendo nei sogni, mentre la realtà è molto diversa. La donna è troppo spesso considerata alla stregua di un oggetto di cui si è proprietari. Una situazione legata alla cultura, la religione, all’educazione e molto conta il fattore lavoro. Alle donne è, normalmente, riservato un futuro di moglie e madre e la cura della famiglia. Per superare tutto questo si devono educare i maschi a rispettare le donne, cominciando da quelle della famiglia. C’ è differenza tra uomo e donna ma non esistono cose fatte dal’uomo che anche la donna non riesca a fare. Nonostante tutto, però, le discriminazioni continuano: nel lavoro, nella carriera, nella parità dei diritti. La violenza inizia quasi per caso: il complimento di un play boy e i commenti per l’abbigliamento un pò audace. Tanti uomini sono mostri per problemi personali: non accettano un rifiuto, l’idea di essere abbandonati. Durante il mio lavoro di psiconcologa ho affrontato spesso problemi di relazione tra uomo e donna. Ho raccolto confessioni e testimonianze difficili e dolorose, inserite nel mio libro ‘Quello che le donne non dicono’. Quando mi relaziono con una donna operata al seno cerco di capire la sua storia e quello che l’attende alla conclusione della malattia. Una donna su 7 viene lasciata o tradita dopo un episodio di cancro. Per diversi mesi ci sono problemi legati alla sessualità, l’incapacità di essere amante, di avere figli, di essere considerata una donna completa e bella come prima. Si deve ricorrere ad altre cose: all’ amicizia che ci deve essere in una coppia, ma troppo spesso non basta”.La serata, intensa e coinvolgente, si è conclusa in allegria con la cena gustosa e semplice consumata nel ristorante della sede dell’Auser di Castelguglielmo.Lauretta Vignaga -

Una mostra per due. Al Circolo Arti Decorative le foto di Dario Barin e Roberto Bottari

Foto di Dario Barin dedicate al Palio di Siena Rovigo, Veneto – Amici da lungo tempo ed entrambi appassionati di fotografia, pur con scelte tecniche e tematiche profondamente diverse, Dario Barin e Roberto Bottari, in questi giorni, espongono le loro opere nello spazio del Circolo Arti Decorative di Piazzetta Annonaria. Dario Barin propone una serie di immagini anni ’70 che hanno valore di documentario. Raccontano, con la precisione e la sobria incisività del bianco e nero, le attese e le emozioni che vive il popolo di Siena, ogni anno, in occasione della storica corsa di cavalli per la conquista del Palio, a cui partecipano tutte le contrade della città. Viene mostrato il posizionarsi del pubblico nelle aree assegnate, lo sventolio dei vessilli con i simboli delle contrade, la vestizione dei cavalieri, l’arrivo del Palio in piazza del Campo e la benedizione che viene impartita ai contendenti. Poi, la corsa sfrenata sull’antico selciato che spesso provoca incidenti ai focosi destrieri. Lo spasmodico accompagnare dei presenti, assiepati attorno al circuito, con urli e incitamenti ai loro beniamini. Infine, la conclusione: entusiasmo sfrenato per i vincitori e lacrime e delusione cocenti
per tutti coloro che hanno perso la contesa.
Altre immagini di ‘Ruggine’ Foto a colori quelle esposte da Roberto Bottari nate dalrecupero di materiali ferrosi o di rame su cui il tempo e l’ uso hanno lasciato le loro tracce. Lastre di ferro con i bordi slabbrati, buchi, corrugamenti e la ruggine che vi ha impresso i suoi ricami. Ooppure borchie d’ottone e d’acciao fissate ad un supporto colorato su cui è stata tracciata una specie di scia. Rottami trasformati in piccole meraviglie, oggetti misteriosi che stuzzicano la fantasia e inducono a ipotizzare una tempesta di meteoriti o mappe di pianeti persi nello spazio. Deserti senza fine e nubi che si estendono a coprire lo spazio celeste. Slendidi le tonalità cromatiche di questa irrealtà sognata e sognante che ben si presterebbe a incorniciare un racconto di fantascienza.
Lauretta Vignaga
Altre fotografie di Bottari al Circolo Arti Decorative -
Maria Teresa Nadia Rossi, una vita per l’arte e la cultura
In Pescheria Nuova la sua recente produzione pittoricaRovigo, Veneto – La passione per le arti, la cultura e il bel canto ha contrassegnato tutta la sua vita. Tra questi ‘amori’, la pittura è quella che scandisce, quasi quotidianamente, il suo tempo. Maria Teresa Nadia Rossi ama i colori forti e decisi; le pennellate larghe e dense che creano velocemente scene e immagini essenziali. Nessun indugio nella ricerca del particolare, sia in relazione al paesaggio che nella composizione dell’opera. Quello che conta è l’effetto cromatico, l’accostamento dei colori che si impone all’osservatore al primo sguardo, choccante come uno squillo di tromba durante un concerto di violino. Efficace nel dimostrare la totale indipendenza dell’autrice da modelli o correnti artistiche, del tutto estranei al suo raccontare di getto, con foga quasi primordiale. Figure e situazioni talmente essenziali da essere, a volte, incomprensibili. E lo spazio attorno, che si allarga fino ai bordi della cornice, si arricchisce di una miriade di minuscole pennellate di tonalità diverse. Cornice nella cornice per affermare che la piacevolezza si può trovare dovunque. A volte, sulla tela, accanto al soggetto principale, Nadia Rossi traccia altre piccole scene, ciascuna con un suo spazio ben definito, indipendente dal resto, come appendici di un racconto finito ma non concluso. Questo è il percorso espositivo della parete al piano terra, a sinistra dell’entrata della Pescheria Nuova, a Rovigo, dove le creazioni pittoriche di Maria Teresa Nadia Rossi, quasi tutte realizzate nel 2017, si possono vedere fino all’inizio di dicembre. Unica eccezione una pittura dai colori cupi e dall’atmosfera che parla di morte. Un funereo richiamo al periodo dei ‘desaparecidos’, le vittime della dittatura nei paesi dove la democrazia non ha casa.La parete di fondo e quella a destra dell’entrata, espongono un percorso di genere del tutto diverso: non tele dipinte ma fotografie dibambini e di tanti personaggi della cultura, spettacolo e anche dello sport, stampate sulla tela e incorniciate da decorazioni tracciate con grande fantasia e varietà di colori e motivi. Una galleria di ricordi ispirata ai tanti protagonisti insigniti del ‘Premio Quadrivio’ Città di Rovigo, negli anni dal 1979 al 2002. Circa 250, in tutto, che, in molti casi, hanno istaurato rapporti di affettuosa amicizia e stima con Nadia Rossi e ricordano con piacere la nostra città.Solo per dare un’idea di quello che Nadia era riuscita a realizzare, citiamo i nomi di: Pippo Baudo, e Katia Ricciarelli, Valentina Terrani e Piero Angela, Luciana Savignano e Giulia Lazzarini, Raina Kabaiwanska e Nello Santi, Valentina Cortese e Lina Sastri, Rina Malatrasi, Gabriele Lavia,Giulietta Simionato, Pupi Avati, Francesco Moser, Giuliana De Sio, Cecilia Gasdia, Carla Fracci, Mariangela Melato tantissimi altri. Alcuni di loro, belli e affascinanti come negli anni del loro massimo successo, ci sorridono dalle foto di Nadia, appese in Pescheria. Il suo sogno è di organizzare un altro ‘Premio Quadrivio’ e noi, con tutto il cuore, le auguriamo di riuscirci.Lauretta Vignaga -

Al Manegium di Fratta Polesine i mille volti della ‘Libertà’
Rimane aperta fino al 3 dicembre prossimo, nei giorni di sabato e domenica, con orario 15 -18, al palazzo del Manegium di Fratta Polesine, la straordinaria mostra: ‘ Aspirazioni alla libertà, nel rispetto dell’individuo e dell’umanità’. Un tema trattato liberamente da pittori noti e da principianti, ciascuno con la forma espressiva più congeniale. Il risultato è una raccolta di 52 opere pittoriche, 18 scultulture, realizzate con materiali diversi: legno, creta, ferro. Due opere in vetro della ditta Tomanin, di San Bellino; 10 foto tratte dal Book fotografico di Dino Bonfante; 3 dittici fotografici di Paola Mischiatti; testi di narrativa, poesie, articoli giornalistici.
Diversissime le immagini scelte per rappresentare la ‘Libertà’. Per qualcuno è il galoppo sfrenato di cavalli con la criniera al vento; per un altro il volo dei gabbiani nell’azzurro infinito. Un altro, ancora, lo identifica con una mongolfiera che, placidamente, s’innalza fra le nuvole, oppure con la Statua della Libertà che mostra la sua fiaccola verso i cittadini del mondo.Libertà significa vivere seguendo le proprie idee e aspirazioni, nella sicurezza della propria persona e del proprio ruolo.Per i popoli governati da dittatori, libertà significa uguali diritti e doveri. E c’è la libertà economica, la libertà da violenze e soprusi in ambito domestico. Molto presente nella società di oggi, ma poco percepita, la libertà dal consumismo, dalle consuetudini e convenzioni sociali che ci avvolgono come una ragnatela. Libertà è anche il contatto senza limiti con la natura, l’espressione spontanea di noi stessi attraverso la creazione artistica.La libertà traccia il confine tra comandanti e comandati; tra il territorio degli indiani e le praterie degli uomini bianchi. Può essere assassina e può essere un sogno a cui ci si aggrappa per non morire di disperazione. Per Ofelia, che decide di abbandonarsi alla morte, la liberà si trasforma in un cambiamento di prospettiva: scendendo verso il fondo del lago, la gonna del vestito si gonfia e la riporta verso la superfice dove acqua e cielo si confondono, eliminando il confine che li separa. Per Doriano Tosarelli, libertà è anche un sogno dove ogni cosa può accadere e, attorno al letto della ragazza che sogna, c’è tutto un proliferare di cose, oggetti, animali imprevedibili, illusioni, ricordi di un tempo passato che solo nel sogno possono rivivere. Concludiamo con l’immagine di un gabbiano infortunato che plana con difficoltà verso la superficie dell’acqua per riposarsi o per cercare cibo. Il suo volo è giunto al capolinea e con quello anche la sua agognata libertà.Le due vetrosculture di Sandro Tomanin sono opere di raffinata eleganza in cui l’artista elabora sfumature cromatiche, linee e forme di grande piacevolezza che raccontano sensazioni ed emozioni. Nella prima, alla base di un cerchio, che simbolicamente racchiude l’Universo, c’è un diamantino luminoso e, più in alto, sopra, il profilo ondulato di unamontagna e uno spicchio di cielo con nuvole e punti di luce. Tra la terra e il cielo un vuoto tortuoso, simbolo dell’erto cammino che porta alla vetta e del loro confondersi con il cerchio nella perfezione e nella luce. La strada è aspra e difficile ma a portata di mano per coloro che non temono di sacrificarsi e soffrire per giungere alla meta.
Opere di Natale Calesella La seconda scultura rappresenta l’allegoria della vita e della libertà individuale. A tracciarla un gioco di luce e cromatismi preziosi e una rete di forma umane stilizzate. Verso il basso, la composizione è squarciata da una crepa i cui margini sono connessi da una meteora tondeggiante, esplosa nella parte superiore dell’opera, dove rimane una specie di oblò a offrire una possibile via di fuga verso l’ignoto. La vita ordinata e tranquilla protegge e aiuta gli individui ma, allo stesso tempo, ne incatena le aspirazioni e gli
ideali. Quando i tempi cambiano, però, tutto questo non basta più. Si torna a cercare la libertà, anche a prezzo di forti rinunce, Come avvenne per Icaro, anche le nostre ali si bruciano e ci fanno scoprire una nuova libertà di pensiero e la capacità di tornare ad essere noi stessi.
Nella seconda sala del Manegium, le molte riviste, libri e scritti raccolti raccontano altri aneliti di libertà a cui ciascuno può ispirarsi o condividere. Al centro del tavolo c’è una scultura in legno che rappresenta un’aquila reale, simbolo di forza, lungimiranza e libertà. Di particolare interesse il materiale relativo al ’68, anno di grandi contestazioni sociali e politiche da parte dei giovani che volevano cambiare l’intero assetto del paese. In primo piano anche la rivendicazione delle giovani donne di decidere liberamente della propria vita.L’esposizione, infine, ospita 10 opere dell’architetto Natale Calesella, ispirate ad eventi storici nei Comuni del territorio del ‘Manegium’, dal Risorgimento ai giorni nostri. Da ammirare, inoltre, le sculture di Gianfranco Andreoli, ispirate alla fratellanza fra i popoli, collocate all’esterno del Manegium e all’interno. Opere di forte simbolismo e impatto visivo per la maestria nel forgiare e trattare i diversi materiali impiegati.” Il progetto della mostra – ha spiegato la prof. Vitalina Altafini che si è assunta il compito, non indifferente, di interpretare, in accordo con gli autori, il pensiero sotteso ad ogni creazione partecipante – risale alla primavera di questo 2017. Tuttavia, la consegna delle opere da parte dei 41 partecipanti, avvenuta in massa allo scadere del termine dato, ci ha obbligato a spostare la manifestazione. Predominano i dipinti mentre scarseggiano i testi letterari. Chi visita la mostra, quindi, deve tener presente che non si tratta di una rassegna d’arte ma della libera interpretazione che ciascuno ha dato al concetto di ‘libertà’ e al valore che per ciascuno rappresenta. Idea o icona di quel bene universale e inestimabile che la libertà rappresenta per tutte le creature viventi. Ai visitatori viene, così, lasciata piena libertà di condividere il tema proposto o dissentire sulle ragioni della scelta. Personalmente, è stata una esperienza molto significativa e gratificante che mi ha arricchito di tanti nuovi amici”.Lauretta Vignaga