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Autore: Lauretta Vignaga

  • La rete oncologica veneta. Il miglior sistema assistenziale in Italia

     Rovigo, Veneto –  Concluso l’intenso programma di incontri di informazione e sensibilizzazione, di visite e controlli che hanno caratterizzato ‘Ottobre rosa’, il mese tradizionalmente dedicato alla prevenzione del tumore al seno, Andos onlus, associazione nazionale delle donne operate al seno, ha reso ufficiali i risultati conseguiti, aggiungendo che, come è avvenuto nel 2016, per soddisfare tutte le richieste, il programma di visite e screening proseguirà in primavera, fino a metà giugno. Introdotto dal dott. Fabio De Grandis, il rapporto sulle  visite senologiche gratuite di ottobre 2017 ha evidenziato un totale di 508  visite, eseguite dallo stesso dott. De Grandis (71), dal dott. Valieri (20), dal dott. Pellegrini(23), dottor Gandolfi  ( 275 ) e dalla dottoressa Pastore (119).
      Oltre ai numeri, importantissimi, a dare però una impronta particolare al pomeriggio è stata la presenza del professor Pier Franco Conte, coordinatore tecnico scientifico di ‘Rete Oncologica Veneta, che, sulla struttura ha tenuto una ‘lectio magistralis’. 
     “Come Poli di riferimento della Rete oncologica veneta, (ROV) sono stati individuati: gli ospedali di Treviso, Venezia Mestre, l’Azienda ospedaliera di Padova, ospedale di Vicenza e Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, con un bacino di utenza di un milione di abitanti. Obiettivo principale: garantire un accesso alle migliori cure sanitarie uguale e uniforme, tempestività e continuità nella presa in carico del paziente, appropriatezza prescrittiva e il miglior trattamento attraverso un percorso di cura multidisciplinare e multiprofessionale di continuità di cura ospedale – territorio in tutta la  regione grazie a  innovazione e ricerca” – ha cominciato a spiegare il prof. Conte. E, proseguendo: “La dimensione del Governo clinico è l’unione delle diverse dimensioni della qualità, che concorrono a migliorare il servizio prodotto. Sono date: dalla qualità tecnica, l’efficienza, la gestione del rischio, la qualità percepita. Il governo clinico è la contestualizzarione e l’adattamento del perseguimento della qualità dell’assistenza  nelle singole organizzazioni sanitarie. Il Percorso diagnostico terapeutico assistenziale  – PDTA – riguarda l’iter organizzativo che si realizza nella realtà aziendale, dal primo contatto del paziente con il mondo sanitario alla sua presa in carico totale. Dalla prevenzione alla riabilitazione della persona che ha un problema di salute, il PDTA individua il punto di accoglienza, ricerca clinica, informatizzazione, eventi educazionali, azioni per l’uso appropriato dei farmaci innovativi. Per ogni patologia di cancro, la ROV individua tutti i professionisti presenti in Veneto e le associazioni di volontariato e stila i percorsi diagnostici, terapeutici, assistenziali adatti a ciascuno e gli interventi multiprofessionali e multidisciplinari connessi ai dversi ambiti: psicofisico, sociale e le eventuali disabilità. L’operatività di tutte le strutture riguarda gli obiettivi singoli e quelli comuni, i ruoli di ciascuno, i tempi e gli ambiti di intervento e i compiti degli operatori. Un lavoro preparatorio piuttosto lungo con 14 convegni per presentare le proposte di PTDA e altri 3 convegni per gli aggiornamenti PDTA che hanno coinvolto 4573 specialisti. I risultati hanno stabilito: gli indicatori di PDTA, di struttura, percorso, diagnosi, trattamento clinico, di radioterapia, medico, follow up, fine vita. Per tutti i PDTA è stato stilato un numero di interventi per anno e la qualità è più bassa dove il numero di interventi è più minore. Allo stesso modo è migliore la struttura dove la percentuale di operati inizia la terapia medica entro le 8 settimane dall’intervento. Un dato da rilevare a  livello regionale. codifica In oncologia non c’è il bravo medico ma la brava équipe perché ogni tumore è diverso dagli altri e si deve cambiare il modo di trattarlo. Per gli interventi di cancro alla mammella oggi ci sono centri di primo livello, con 150 interventi chirurgici per anno, e centri senologici di 2° livello – almeno 200 interventi l’anno – dove un medico può fare lo stesso intervento anche per tutta la vita ma in équipe e sarà questa a spostarsi da un ospedale all’altro e non la paziente. Ogni struttura assistenziale, inoltre,  dovrà avere i requisiti minimi per ciascuna patologia oncologica.
        In base ai parametri considerati, la Rete oncologica veneta, valutata dalla Scuola Superiore Sant’Anna, di Pisa, è risultata il miglior sistema assistenziale d’Italia” – ha concluso Conte.
       Un ultimo significativo contributo è stato offerto da Samantha Serpentini, psiconcologa dello IOV di Padova. ” Oggi per combattere il tumore al seno serve la multidisciplinarietà: costruire un rapporto significativo con le donne che si approcciano alle cure, aiutarle a scegliere e  sostenerle psicologicamente, affinche il male diventi fattore di crescita e miglioramento di se stesse. E oltre al problema della terapia c’è quello della relazione di coppia e della ripresa del lavoro. In questa situazione diventa fondamentale chiedersi ‘chi è la donna’  e in base alle sue caratteristiche adottare il tipo di rapporto più adatto” – ha commentato.
    Lauretta Vignaga
  • Per il 1° galà ‘Città di Rovigo’, Missione compiuta

    Per il 1° galà ‘Città di Rovigo’, Missione compiuta

      Rovigo, Veneto –  L’ ammistrazione comunale ha chiamato e la cittadinanza ha risposto. Posti esauriti, tanto entusiasmo e divertimento uniti a una ottima raccolta fondi per Telethon. E’ il risultato del primo galà ‘Città di Rovigo’ organizzato lo scorso sabato 11 novembre al ristorante ‘Don Bosco’ di viale Marconi. Un bilancio che ha messo in secondo piano i disguidi, i ritardi del servizio, la cena non esattamente da gourmet.
    Il premio a Roberto Bottari

    Tante le cose messe in programma: flash di pochi minuti per publicizzare attività diverse, destare curiosità, dare risalto a momenti belli del vissuto di alcune signore. Da encomiare il comportamento dei politici che si sono spesi tra pubbliche relazioni e i fornelli della cucina raggiungendo lo scopo preventivato, con oltre 4.000 € raccolti.

    Riconoscimento a Giancarlo Gulmini

    Evento a parte è risultata la consegna di riconoscimenti a tre personaggi di Rovigo che hanno dato lustro alla città con le loro iniziative: Teresina Giuliana Pavan, autrice di diverse raccolte di poesie dove ricordi, emozioni, pensieri e sentimenti di pietas umana gettano raggi di luce e speranza sul vissuto quotidiano e sulla realtà del mondo, troppo banale ed egoista per dissipare la tristezza che si annida nell’anima. Giancarlo Gulmini, artista, che ha portato stimoli nuovi alla città con la sua innovativa mostra dedicata a Frida Kahlo e i ritratti eseguiti. Infine un riconoscimento aRoberto Bottari, fotografo per passione, che ha aperto un nuovo spazio in città a disposizione gratuita per gli appassionati di questa arte.

    Lodevole l’impegno profuso per la conduzione della serata della spumeggiante Nevia Rasa e della inossidabile Angioletta Masiero.
    Lauretta Vignaga
  • Nutrirsi consapevolmente: il complesso rapporto tra cibo e psiche

    Nutrirsi consapevolmente: il complesso rapporto tra cibo e psiche

    Rovigo, Veneto –   Aperto da Simonetta Pregnolato, responsabile CNA Impresa Donna, il convegno ‘Cibo e Psiche’, svoltosi lo scorso 8 novembre in Gran Guardia, in collaborazione con Andos, Associazione donne operate al seno, può  considerarsi un secondo capitolo del convegno che mise a confronto, circa un anno fa, CNA Impresa Donna e l’Associazione Andos sul tema delle attenzioni da rivolgere al corpo femminile quando ha affrontato il problema del cancro al seno. Un confronto sull’ importanza di nutrirsi consapevolmente, scegliendo in totale libertà cibi genuini, di stagione e del territorio. Un percorso non semplice né facile – come ha evidenziato Samantha Serpentini, psicoterapeuta e dirigente psicologo all’Istituto Oncologico Veneto, di Padova –  a causa dei tanti aspetti fisiologici e psicologici che entrano in campo.
      ” Non esiste società in cui ci si nutra solo delle risorse del territorio” – la considerazione di partenza della dottoressa Serpentini. Elementi condizionanti restano la disponibilità e la commestibilità del cibo che si aggiungono alle influenze legate alla cultura, la religione, le tradizioni e i diversi simbolismi della nutrizione. La necessità di mangiare per sopravvivere è una motivazione come tante altre. All’inizio della vita, l’allattamento è il filo diretto di comunicazione tra la mamma e il bebè. Da adulti il cibo è consolatore, mediatore nei rapporti interpersonali, mezzo per mettere in evidenza il rango sociale. Nutrire un anziano  trasmette cura e affetto. Negare il cibo significa punire per qualche colpa.  Nutrirsi in maniera autonoma equivale a indipendenza e prosecuzione della propria vita. Il senso di fame, tuttavia, è, oggi, travisato dalla grande disponibilità di cibo in circolazione, a cui  sono collegate, tuttavia, pure  numerose problematiche: bisogno di affetto, non accettazione di se stessi, senso di inadeguatezza. L’alimentazione è, infine, punto di riferimento per le diverse ore della giornata; è collegata ai riti della religione  e alla nostra emotività” – ha aggiunto.
      Poi, è stato sottolineato il rapporto complesso tra alimentazione e cancro durante la chemioterapia, quando le diete sono consentite solo se consigliate da esperti. Il cibo, inoltre, può anche favorire l’ insorgere del cancro, sia a causa della coltivazione, sia per l’esagerato consumo. La chemioterapia, a sua volta, modifica l’appetito, i gusti, le reazioni. Bisogna, dunque,  imparare a conoscere veramente se stessi e liberarsi dai condizionamenti della società; saper reagire alle situazioni avverse, cercando di accettarsi e piacersi come si è, cercando di  migliorarsi  senza stravolgere la propria natura. “Chi si sente più giovane dell’età che ha, migliora il proprio livello di benessere psicologico; chi sente curiosità verso altre persone e situazioni nuove, chi è in grado di cambiare le proprie abitudini non invecchia mai”- è stato detto.
      Di ‘benessere fisico, mentale e sociale’ ha trattato Monica Cibin, dietista all’ospedale di Adria, sottolineando l’importanza di essere consapevoli di ciò che mangiamo. In merito ha citato l’iniziativa dei panificatori polesani di produrre, durante il periodo dedicato alla prevenzione del cancro al seno, il mese di Ottobre rosa, un pane biscotto ottenuto con farine diverse, ricche di sostanze nutritive e sottoposte a lievitazione lenta per mantenere integre tutte le qualità organolettiche e recuperando sapori ormai perduti. “Il benessere fisico – ha ricordato ai presenti – non è solo l’assenza di malattie. Significa, anche, non lasciarsi influenzare da modelli fisici molto diversi dal nostro. In passato un corpo formoso era simbolo di bellezza e ricchezza. Oggi ‘magro è bello’. La percezione di essere magri migliora l’autostima, senza valutare che ‘mangiare’ equivale a soddisfare la fame, l’appetito, le emozioni.
       “Ma da cosa dipendono le scelte alimentari?” – ha chiesto rivolgendosi alle persone in sala. “Da fattori biologici: fame, appetito, sazietà. Fattori economici, istruzione, capacità, tempo, cultura, famiglia, umore, stress, senso di colpa, atteggiamenti e convinzioni sugli alimenti. Il cervello ha bisogno di sostanze nutritive altrimenti insorgono malesseri, disattenzione e mal di testa” – ha concluso. E’ seguita la proiezione dell’immagine della piramide alimentare: alla base frutta e verdura fresche  da consumare in abbondanza nel corso della giornata, poi, procedendo verso la cima, gli alimenti da consumare saltuariamente nel corso della settimana, condendo, all’occorrenza, con spezie poco sale e olio extravergine di oliva.
       Ultima a inserirsi nel tema dell’alimentazione, l’imprenditrice agricola ed esperta di alimentazione Annalisa Malerba, chef e insegnante di cucina naturale, che ha suscitato molto interesse trattando di erbe spontanee presenti in campagna nei vari periodi dell’anno, di pane e delle farine con cui può essere prodotto; dell’importanza della lievitazione lenta e in luogo fresco, del valore dei cibi integrali e del sistema di macinatura usato.    A conclusione del convegno un delizioso buffet offerto da Andos a base di centrifughe di frutta, creme di verdure da spalmare su fette di pane con cereali, torte salate alle verdure  e dolcetti a base di ricotta e biscotti secchi.
    Lauretta Vignaga
  • Il Polesine in un album. Al Caffettiamo il racconto fotografico di Luigi Piombo.

    Il Polesine in un album. Al Caffettiamo il racconto fotografico di Luigi Piombo.

        Rovigo, Veneto –  La mostra di foto che Luigi Piombo espone attualmente al Caffettiamo Photo Room – visibile fino 13 novembre prossimo – è un percorso  che racconta del presente e del passato della nostra terra, il Polesine. Della gente e delle stagioni, dei campi e delle acque, dei fiori e degli uccelli, della bellezza e dell’armonia che lo governano. Un piccolo album, data la dimensione delle immagini, che Luigi, con la sua innata modestia  ha scherzosamente definito ‘ Fotografie alla chetichella’ come se le avesse scattate per caso, quasi di nascosto, mentre, in realtà, sono state inseguite e cercate con la costanza di un innamorato.
        Sono scatti che percepiscono atmosfere lontane da quelle di oggi; un tempo in cui uomo e ambiente erano in sintonia, e l’uno rispettava l’altro che garantiva la sua vita. Indescrivibili i tramonti che chiudono il giorno con bagliori di fuoco; le lagune azzurre e i fossati che si insinuano fra i campi gialli di grano maturo. Testimoni di un passato non troppo lontano, i casoni di valle, con il tetto di canna palustre e il pavimento in terra battuta, resistono sulle insenature del fiume, punti d’appoggio per pescatori e cacciatori. Le barche riparate negli scanni in attesa del nuovo giorno. Le facce rugose della gente del fiume e, ancora, le poesie che accompagnano alcuni scatti con visioni di intimità domestica o la descrizione di un’alba che anticipa il nuovo giorno con il miracolo della luce.
        A sorpresa, la mostra di Gigi Piombo ha voluto rendere omaggio a due personaggi che, più e meglio di tanti altri, hanno raccontato e rappresentato il Polesine con la loro arte e i loro scritti: Gabbris Ferrari scomparso da qualche anno e Sergio Garbato,venuto a mancare mentre questa mostra è in allestimento.
       A conclusione di questa piacevole incursione nel Polesine che Luigi ama, abbiamo voluto trascrivere due delle tre poesie che completano altrettante sue fotografie, per cogliere la sensibilità che lo anima quando ritrae questo territorio che è la sua terra.
            UN CAMINO CHE FUMA.
         E’ giunta la sera e le prime nebbie d’autunno; // un camino che fuma rivela l’intimità di una casa: // una mamma che prepara la cena, // un bambino che fa i compiti; //un fratellino che gioca con la sua macchinina, // un papà che si riposa e aggiusta un attrezzo o legge il giornale. //La mamma chiama: “A lavarsi le mani che la cena è pronta!” //Un camino che fuma rivela una ‘casa’, dolce casa.
           ALBA SUL DELTA. 
          La notte sta per finire;// le tenebre si dissolvono. // Il faro della Pila, ancora acceso // guida i pescherecci nel mare //al largo del Delta. //Ecco il chich del dì. Il sole sta per sorgere // e infiamma il cielo all’orizzonte.// Nasce un nuovo giorno; // verrà la sera, il tramonto, //ma ora il sole si alza nel cielo // e diffonde luce, calore, energia e vita.
    Lauretta Vignaga
  • Al via il nuovo Laboratorio teatrale di Minimiteatri

      Rovigo, Veneto –    Al Museo dei Grandi Fiumi, saletta Rotary, lo scorso 3 novembre, Minimiteatri ha presentato il nuovo Laboratorio teatrale intitolato: ‘La voce, la parola, il corpo’. Iniziativa che ha preso il via l’8 novembre alle 20 ed è aperto a chiunque desidera accostarsi all’arte teatrale anche come principiante. Il laboratorio si concluderà il 12 maggio quando, al Teatro Sociale andrà in scena lo spettacolo: ‘Nell’Inferno delle donne’, che farà parte della rassegna ‘Donne da palcoscenico’. La direzione artistica è di Letizia E.M. Piva che si avvarrà di altri validi docenti quali: Claudio Ronda, Marino Bellini, Paolo Rossi, Andrea Zanforlin, Licia Navarrini e Luciano Borin.
       Presente all’incontro l’assessore alla Cultura del Comune di Rovigo, Alessandra Sguotti, che ha espresso entusiasmo per la nuova avventura e portato il sui augurio. Presenti alla serata, oltre a Letizia E.M. Piva, direttore artistico e regista di Minimiteatri,  Claudio Ronda, direttore artistico e coreografo di Fabula Saltica e gli insegnanti che condurranno il Laboratorio.
       ” Si tratta di un percorso approfondito che porta a teatro con senso di responsabilità e consapevolezza, dato che i nostri studenti si esibiranno al Sociale durante la stagione di prosa.  Lo spettacolo metterà in scena un dialogo impossibile in quanto,  nella Divina Commedia, non esiste alcun dialogo tra le donne citate nell’Inferno” – ha dichiarato la regista
       “Un nuovo stimolo, un inizio di studio approfondito dall’interazione tra la voce e il corpo , un valore aggiunto che viene dato alla parola. Un viaggio fatto di incontri, prima a carattere generale e poi più finalizzati allo spettacolo vero e proprio che ha come vero obiettivo la crescita di un gruppo di riferimento per nuove idee e progetti ” – ha concluso Claudio Ronda.
    Lauretta Vignaga
  • Artisti in mostra per Telethon

    Artisti in mostra per Telethon

     In Pescheria Nuova pittori, scultori, poeti per un grande evento di solidarietà
    Rovigo, Veneto – Un importante evento di solidarietà reso ancor più significativo dalla partecipazione di artisti noti e apprezzati, di poeti e di tante persone generose che sostengono la ricerca scientifica. In Pescheria Nuova, a Rovigo, ‘Bagliori d’arte’ ha acceso i riflettori  sulla campagna di raccolta fondi a favore di Fondazione Telethon per curare e sconfiggere le malattie genetiche e rare. Oltre 60 le opere pittoriche messe a disposizione del pubblico da 11 artisti per l’acquisto a offerta libera, partendo da una base prestabilita.
    Tele che spaziano dal figurativo all’astratto, dal concettuale, all’informale, dal ritratto al post moderno. E poi sculture di FeliceTagliaferri, artista non vedente che crea lasciandosi guidare dal tatto,  e le creazioni in ferro battuto di Enzo Griguolo.
     A impreziosire la manifestazione, la bellezza delle liriche di una decina di poeti del territorio che si sono ispirati all’arte e ai benefici che regala all’anima. L’evento, patrocinato dal Comune di Rovigo e da diverse associazioni, ha registrato la partecipazione di Doriano Tosarelli, noto per la particolare costruzione delle sue città ideali, Valentina Maniezzo artista che incuriosisce per l’introspezione psicologica a cui sottopone i suoi soggetti,

    Marina Basaglia, affascinata da creature femminili sfuggenti ed enigmatiche, Gian Manet Prina, artista di paesaggio e  dei maestosi velieri che, in passato, solcavano i mari e gli oceani. E, ancora, Gianfranco Zenerato, Graziano Duò, Jessica Ferro, Mario Sicchiero, Mario Tosi, Oriana Ferro, Raffaele Pellizzari.
    Poeti partecipanti: B. Gentile, D. Donegà, F. Altieri, S. Caranti, A. Cristini, N. Venuto, T.G. Pavan, T. Caruso, C. Lorefice, R. Menarello. Commenti musicali del violinista Paolo Ghidoni. Presentazione di Angioletta Masiero.
    La mostra rimane allestita fino al 16 novembre prossimo.
    Lauretta Vignaga
  • Al Teatro Duomo il processo per l’eccidio di Villamarzana

    Al Teatro Duomo il processo per l’eccidio di Villamarzana

          Contro il fiorire di nostalgie fasciste, xenofobe e razziste, che cercano di farsi largo in alcuni paesi dell’Europa Unita e per condannare in maniera assoluta l’apologia del fascismo che sta rialzando il capo sulle piazze di numerose città, Rovigo ha riproposto il processo celebrato dal Tribunale locale contro i responsabili dell’eccidio di Villamarzana del 15 ottobre 1944.
    La rappresentazione, tenuta al Teatro Duomo, ha trovato interpreti di eccezione: l’avv. Gianfranco Munari, nel ruolo di Presidente della Corte, l’avv.  Lorenzo Pavanello, il Pubblico Ministero, l’avv. Ezio Conchi, il difensore.
    Voce narrante il prof. Giuseppe Muroni, storico. Sceneggiatura di Lorenzo Pavanello, presidente ANF Rovigo. Regia di Giuliano Scaranello e musiche d’epoca, a cura di Erasmo Bordin. L’opera è una fedele ricostruzione dei fatti sulla base della sentenza pronunciata dalla Corte Straordinaria d’Assise di Rovigo il 5 dicembre 1945. Per ricreare l’atmosfera di quei giorni terribili, Muroni
    ha letto un breve riassunto della situazione politica dell’Italia in quei giorni e del clima che vi si respirava.
     Il 10 luglio del 1943 le truppe alleate avevano iniziato lo sbarco in Sicilia e il 19 Roma era stata bombardata per la prima volta.L’incapacità di Mussolini di sganciarsi dalla Germania e la consapevolezza che la sua presenza ostacolava qualsiasi trattativa con gli Alleati provocò la caduta del suo governo, il 26 dello stesso mese, e, per lui, l’arresto e la prigione. Re Vittorio Emanuele III affidò la guida del paese al  maresciallo Badoglio. Spiazzati dal colpo di stato i fascisti rimasero inerti e l’esercito  occupò  i palazzi del potere. Destituito Mussolini,  Badoglio proclamò di voler continuare la guerra al fianco dei tedeschi i quali, dal canto loro, pianificavano l’occupazione della penisola. Per mantenere l’ordine, Badoglio impose la legge marziale. Gli antifascisti, usciti dal carcere o rientrati dal confino, nel frattempo,  si riorganizzavano gettando le basi del Comitato di Liberazione nazionale. A sorpresa, Badoglio firmò l’armistizio con gli Alleati, diffondendo la notizia via radio la sera dell’8 settembre, quando  il re, il maresciallo e gran parte dei membri del governo avevano abbandonato la Capitale per sfuggire alle ritorsioni tedesche che, in breve tempo occuparono gran parte del territorio nazionale. Senza ordini e senza direttive, l’Italia fu preda del caos mentre si delineavano due schieramenti antagonisti: i partigiani e i fascisti. La guerra civile era alle porte. In un clima di accuse di tradimenti reciproci, gli esponenti dell’antifascismo fondarono il Primo comitato di Liberazione nazionale; contemporaneamente, in diverse zone della nazione  si formavano  le brigate partigiane.
    Mentre il professor Muroni concludeva la sua breve relazione, in teatro apparivano alcuni personaggi agitati e spauriti, costretti a prendere posto davanti al Presidente della Corte e al Pubblico Ministero. Il processo agli aguzzini nazifascisti di Villamarzana era cominciato.
     Puntuale e precisa, la relazione del Pubblico Ministero ha messo in luce tutto l’orrore e la bestialità  di quelle menti assassine che non trovarono pietà neppure per i ragazzi innocenti.
    Questa la sequenza dei fatti: All’inizio di ottobre del 1943, l’Ufficio investigativo di Rovigo aveva infiltrato 4 spie all’interno del gruppo partigiano comandato da ‘Loris’ dall’Aglio, per stanarlo e sopprimerlo. I partigiani li scoprono e li giustiziano nei pressi di Villamarzana, dove i cadaveri vengono sepolti. La reazione dei nazifascisti  è terribile: nella notte tra il 13 e 14 ottobre, raggiungono diversi Comuni della zona con sei compagnie delle Brigate nere del medio e alto Polesine, convergendo tutte verso Castelguglielmo che diviene il centro del rastrellamento. Più di 100 le persone catturate, 80 di loro sono partigiani. Dopo ore di torture alcuni confessano. Undici persone muoiono durante le sevizie. La mattina del 15 ottobre, 42 partigiani vengono condannati a morte, trasferiti a Villamarzana e rinchiusi nella ‘casetta del barbiere’ in attesa della fucilazione. Con loro anche 6 detenuti accusati di antifascismo. Quarantadue è il numero che incarna le rappresaglie: 10 X 1. Le parole ‘Primo esempio’compaiono sul muro davanti al quale avviene l’esecuzione. Poco dopo le 16, inizia l’eccidio: 7 gruppi di prigionieri, ciascuno con 6 condannati, vengono fucilati alla schiena, uno per volta. Nel plotone di esecuzione ci sono solo 28 italiani. Il massacro avviene davanti agli occhi della gente di Villamarzana mentre le madri supplicano e i frati chiedono di risparmiare la vita dei più giovani, tra loro 27 ragazzi che hanno meno di 18 anni. La carneficina termina alle 17.30 “.
    gli imputati al processo
    Gli imputati al processo

     

    “Il processo si svolge tra novembre e dicembre dello stesso anno, davanti a un solo giudice e le condanne richieste non tengono  conto di alcuna attenuante. Questi i capi d’accusa contestati: uccisione anche di persone che non avevano alcuna relazione con i partigiani e molti minorenni innocenti. Gli interrogatori si sono  svolti di notte e molte rappresaglie hanno  colpito anche i parenti dei rastrellati. Le guardie repubblicane hanno messo in atto  ogni mezzo per scovare e arrestare presunti colpevoli. Molti dei processati si erano distinti per la particolare crudeltà.
    Davanti alla Corte d’Assise straordinaria di Rovigo si sono presentati 135 testimoni, parecchi dei quali parenti delle vittime. Per molti dei colpevoli venne chiesta la pena di morte per fucilazione, per altri il carcere a vita e l’interdizione dai pubblici uffici”.
     Al pubblico Ministero, sul palcoscenico del Teatro Duomo, si è, quindi, sostituito l’avvocato difensore. “Per i fatti che hanno insanguinato l’Italia sottoposta al regime della Repubblica Sociale si deve tenere conto dell’impossibilità di sottrarsi a qualsiasi imposizione del fascio e del comando tedesco” – dichiara a discolpa dei condannati. ” Nel 44 per molti italiani l’amore di patria e la fedeltà al fascio erano un’unica cosa. Alcuni fascisti non presero parte nè ai rastrellamenti né alle fucilazioni, altri si trovarono sul luogo dell’eccidio per caso, quando tutto era già stato deciso. A costoro devono essere riconosciute le attenuanti generiche”.
      Di rimando, il Pubblico Ministero ha ricordato, con sdegno, l’indifferenza dei condannati verso le donne che chiedevano pietà per i figli innocenti.
      Ritiratasi, quindi, la Corte in Camera di Consiglio venne emesso il verdetto di colpevolezza, per omicidio continuato, per i 42 imputati, con le aggravanti della crudeltà e di altre esecuzioni perpetrate  in zone contigue lungo il Canal Bianco.
     Le pene inflitte, tuttavia, non vennero eseguite; nel ’46, l’amnistia voluta da Togliatti portò alla pacificazione nazionale e le responsabilità di tanto dolore rimasero impunite.
    Lauretta Vignaga
  • Aperte le iscrizioni al nuovo Laboratorio teatrale di Minimiteatri

    Aperte le iscrizioni al nuovo Laboratorio teatrale di Minimiteatri

     Rovigo, Veneto –   Si intitola: ‘La voce, la parola, il corpo’  il nuovo Laboratorio teatrale, organizzato dalla compagnia rodigina Minimiteatri, a cui sono già state aperte le iscrizioni per il corso 2017.  Il Laboratorio si tiene a Rovigo, con incontri settimanali, a partire dal mese di novembre fino alla primavera 2018, e si pone in continuità con il progetto realizzato in occasione delle due precedenti edizioni della rassegna ‘Donne da palcoscenico’.
     Dopo l’esplorazione del mito e la sua incarnazione nel corpo individuale e collettivo ( Arianna, Teseo e il Labirinto – 2015), l’approfondimento della forza comunicativa ed evocativa del corpo, in relazione a singole parti di esso (Il teatro nel corpo – 2016), la proposta attuale esplora la voce come intenzione materializzata, come corpo invisibile che cresce e si sviluppa, come suono creatore di forme reali e immaginate nella prospettiva del personaggio scenico. 
       La voce può rappresentare un sistema vitale intelligente, costituito da vari livelli ( tra i quali:  quello neurofisiologico, sonoro, vibrazionale, energetico, emotivo, immaginifico ) capaci di influenzarsi e integrarsi a vicenda. La voce è anche l’espressione della nostra sensibilità e del modo di essere presenti a noi stessi e alla vita. La voce è ‘richiamo’ di sé a se stessi e agli altri.
      Il lavoro è anche finalizzato all’inserimento degli allievi nello spettacolo: ‘Nell’Inferno le donne’ con cui, il 12 maggio 2018, verrà inaugurata la quarta edizione della rassegna: ‘Donne da palcoscenico’, inserita nella Stagione di prosa 2017- 2018, del Teatro Sociale di Rovigo.
      I docenti del corso sono: Marino Bellini, Luciano Borin, Licia Navarrini, Andrea Zanforlin; Letizia E.M. Piva e Claudio Ronda saranno sia docenti del laboratorio che, rispettivamente, regista e responsabile dei movimenti scenici dello spettacolo ‘Nell’Inferno le donne’.
     L’attività del laboratorio, aperta a tutti gli interessati, sarà presentata durante un incontro informativo, programmato per il 2 novembre alle 21, nella saletta Rotary  del Museo dei Grandi Fiumi ( ex Monastero degli Olivetani) di Rovigo.
       Per saperne di più  info@minimiteatri.it   cell. 327 5789336.
    Lauretta Vignaga
  • Ritratti in galleria. Ricordi, conversazioni e fotografie di dieci anni di amicizia.

    Ritratti in galleria. Ricordi, conversazioni e fotografie di dieci anni di amicizia.

     Rovigo, Veneto –   Il rapporto decennale di frequentazione dello scrittore Gian Antonio Cibotto con il Gallerista Vincenzo Baratella, titolare dello Studio Arte Mosé, in via Piave, a Rovigo, è diventato materia e sostanza del libro-catalogo che lo stesso gallerista, in collaborazione con la moglie, professoressa Emanuela Prudenziato, ha realizzato in occasione della recente scomparsa dello scrittore.  
     Introdotto da Vincenzo Baratella in occasione della presentazione del volume in Gran Guardia, presente anche Antonio Zanforlin, personaggio della politica rodigina, l’opera si apre con brevi notizie sul clima che si respirava a Rovigo in quel maggio del 1925, quando Gian Antonio venne al mondo, in pieno regime fascista. Il padre, il deputato Carlo Cibotto,  era antifascista convinto e, avuta  la soffiata di una retata imminente, fece allontanare, in fretta e furia dalla città il figlioletto,  nato da pochi giorni. Un esilio che si prolungò per diversi anni della vita, con gli studi svolti sempre in istituti religiosi, in città diverse. L’uscita del primo libro, ‘ La coda del parroco’, fu uno scandalo che compromise le rielezione del padre nella Camera dei Deputati.
      La carriera di  Gian Antonio si svolse, egregiamente, nelle diverse branche dello scrivere: fu giornalista di razza, uomo di teatro, scrittore di grande cultura che ha lasciato una impronta profonda nell’identità culturale del Veneto. Determinanti per la sua formazione e affermazione furono gli anni trascorsi a Roma, la frequentazione di scrittori, registi, attori, la scoperta e il lancio di nuove promesse della letteratura, l’istituzione di premi quali il ‘Campiello’ e il ‘Comisso’.
    Alle parole di Vincenzo Baratella si è aggiunto il ricordo di Emanuela Prudenziato che, con il marito, conduce lo Studio arte Mosé. “Parlare di Cibotto significa ricordare un intellettuale a tutto campo, sempre pronto a nuovi progetti e iniziative. Nello Studio Arte Mosé si è subito trovato a suo agio perché le finalità che esprime sono quelle di diffondere la cultura. Questo volume vuole testimoniare la nostra stima e amicizia  assieme all’amicizia che lui ci ha dimostrato. Molti sono gli aneddoti che abbiamo raccolto sull’uomo e il suo rapporto con gli altri perché quando si conquistava la sua amicizia, era amicizia vera”.
       ” Lo conoscevo fin da ragazzo” – ha ripreso Vincenzo”. “Lo vedevo spesso davanti al ‘Gazzettino’. L’amicizia è iniziata nel 2005, quando era di ritorno dal Campiello, da Venezia. Fino al 2015 la sua mente è stata vivace; in seguito la compilazione del volume che gli abbiamo dedicato è diventata difficile”. Quindi, Baratella ha citato alcuni passaggi della vicenda umana di Cibotto, determinanti, forse, a chiarire scelte e contraddizioni di un personaggio dalla profonda religiosità che provava  astio contro ‘i religiosi’. Ammirava le donne ma non ha trovato mai il  ‘coraggio’ di impegnarsi. Con la malattia della madre, Cibotto è rientrato  definitivamente in Veneto, prima a Venezia e, poi, a Rovigo, dove si è spento il 12 agosto 2017.
    Lauretta Vignaga
  • L’ARTE CHE AIUTA A MIGLIORARE LA NOSTRA MENTE

    L’ARTE CHE AIUTA A MIGLIORARE LA NOSTRA MENTE

    GIANNI CAGNONI SPIEGA LE TECNICHE PER CONOSCERSI E STARE MEGLIO CON SE STESSI

    Intervista con Gianni Cagnoni, artista e dottore in Psicologia Clinica e Arteterapia 

    Rovigo, 18 ottobre 2017. –  Artista e responsabile di una galleria d’arte che, negli anni, ha ospitato artisti noti a livello internazionale, Gianni Cagnoni, di recente si è laureato in Psicologia clinica e si è interessato di arteterapia, approfondendo le tecniche che aiutano le persone a migliorare la conoscenza di se stesse, la capacità di comunicare con gli altri e di vivere in gruppo.

    Dottor Cagnoni, com’é nato questo interesse, sempre connesso con l’arte, ma rivolto a soggetti del tutto diversi dai quadri e dalle sculture?  

    “Cinque anni fa, conclusa la docenza all’Università di Padova e terminato l’incarico di Consigliere di amministrazione in Antonveneta, mi sono ritrovato una inaspettata disponibilità di tempo e ho deciso di dedicarmi agli studi di psicologia per cui ho sempre nutrito forte interesse. Ho frequentato il corso di laurea triennale in Scienze e Tecniche psicologiche all’Università di Milano, conclusosi con la discussione di una tesi in neuropsicologia dal titolo ‘ I correlati neuronali dell’esperienza estetica’ . Ho, poi , proseguito con il biennio di specializzazione all’ Università ‘G. Marconi’ di Roma, laureandomi in Psicologia Clinica e discutendo una tesi in psichiatria  dal titolo “Analisi della relazione tra psicopatologia e creatività” ottenendo anche qui il massimo dei voti e la lode. La creatività e la psicologia sono sempre stati due campi che mi hanno affascinato sia dal punto di vista neurologico che psichiatrico”.

    Ci spiega, in particolare, le tecniche applicate in arteterapia e gli effetti perseguiti? 

    “Tralasciando le prime esperienze pittoriche tribali, risalenti a moltissimi anni fa, e il loro effetto sulla psiche umana, di cui non c’è evidenza scientifica, le prime ricerche sugli effetti dell’arteterapia risalgono agli anni ’50 in Inghilterra e poi negli USA. In Italia si è iniziato a parlare di arteterapia in maniera molto soft a partire dagli anni ’80. Una tecnica di intervento che si avvale di tutte le attività artistiche visuali esistenti: musica, teatro, danza, spettacoli di marionette, ideazione e narrazione di storie, per un sostegno non verbale all’individuo, attuato con l’uso di materiali artistici, che si presuppone possano influire sul suo benessere e la sua qualità della vita. E’ noto che il linguaggio dell’uomo si è sviluppato, dal punto di vista ontologico, solo recentemente per cui, in molte situazioni di vita, risulta limitato e non in grado di esprimere con chiarezza le nostre emozioni. Spesso, in occasione di eventi tragici che investono la sfera emotiva della gente, si sente dire: ‘Non trovo parole per esprimere quello che provo’

    Il ‘Laboratorio di arte terapia’, di cui dirò in seguito, si avvale del disegno e della pittura. E’ stato, infatti, dimostrato che, attraverso il disegno, i soggetti riescono ad esprimere aspetti del loro vissuto che la parola non riesce a fare. Un altro aspetto rilevante è la notevole differenza che si riscontra tra il dipingere ciò che vediamo davanti a noi e ciò che vediamo dentro di noi. Il disegno diventa, quindi, una via di accesso ai nostri vissuti inconsapevoli o, con termine di derivazione psicoanalitica, ‘all’inconscio’.

    Il disegno non accademico ma emozionale va a pescare in quel contenitore delle nostre emozioni che devono essere portate alla luce favorendo il sorgere o il miglioramento della consapevolezza di se stessi. L’aspetto terapico sta proprio in questo. Se io faccio disegnare ad un gruppo un oggetto posto al centro della stanza, terminata la prova, viene spontaneo confrontare gli elaborati e premiare quelli che meglio riproducono le caratteristiche dell’oggetto proposto. Questo confronto crea sicuramente un conflitto fra i soggetti che hanno partecipato alla prova e potenzialmente si possono sviluppare forze dinamiche negative. Imparare, invece, a rappresentare con il disegno i propri “oggetti” interni, i vissuti di ciascuno, rende ogni elaborato prezioso e unico come il soggetto che l’ha eseguito. Questo è un grande valore dell’arteterapia: rende tutti protagonisti alla pari “.

    Per quale categoria di soggetti è indicata l’arteterapia? 

    “Per tutti coloro che hanno motivazioni e necessità di conoscersi meglio. Innanzitutto, però, occorre precisare che questa tecnica non è una forma di psicoterapia in quanto non intende modificare il funzionamento disturbato della mente di un soggetto. E’, piuttosto, una modalità tesa a favorire, migliorando, la narrazione personale, partendo dalla rappresentazione grafica dei propri vissuti con matite colori messi a disposizione dei partecipanti. Nessuna gara e nessun vincitore. Il più bravo è quello che con le sue capacità è riuscito a far emergere vissuti, nascosti nella profondità dell’io, che lo hanno segnato nel corso della vita. Grazie alla narrazione e al confronto con i vissuti degli altri del gruppo, e con la guida dello psicologo, tali vissuti sono stati superati acquisendo consapevolezza di sé e dell’ambiente in cui vive. L’arteterapia è una forma di comunicazione che può arrivare dove non arrivano le parole; strumento di conoscenza che allarga il campo visivo del nostro binocolo interno, troppo spesso puntato su una sola parte ristretta di ciò che ci circonda. Aiuta anche ad integrare la ormai superata, ma sempre attuale nel pensiero comune, divisione fra mente e corpo. Due aspetti inscindibili della persona, troppo spesso vissuti in maniera separata”.

    Dottor Cagnoni, siamo a conoscenza del suo progetto di tenere un “Laboratorio di Arteterapia” a Rovigo, il primo ad essere organizzato in Polesine. Lo può presentare? 

       “Volentieri. E’ una idea originata dalla positiva esperienza che sto facendo, ormai da parecchi mesi, con un gruppo di detenuti della Casa Circondariale di Rovigo. Un gruppo molto vario sia per età sia per nazionalità, e devo confessare che non credevo in risultati così lusinghieri. L’iniziativa che ho invece ideato per Rovigo – e non solo a dire il vero, poiché ci sono già due adesioni di persone di Padova – è rivolta a soggetti di età non inferiore a 20 anni e numero di partecipanti che varia da un minimo di 5 a un massimo di 15. Luogo di incontro è la saletta riservata messa a disposizione dalla Galleria Il Melone, in via Oberdan, 25, Rovigo. Sono previsti 15 incontri, per 30 ore di attività, sempre al mercoledì, dalle 17,00 alle 19,00.  Le iscrizioni dovrebbero pervenire possibilmente entro il 24 ottobre anche mediante invio di una semplice e-mail a:  info@galleriailmelone.com  o telefonando al cellulare 329 4463837.  Il costo dell’intero laboratorio è di € 150 ed è comprensivo di tutto il materiale necessario. Tale importo potrà essere versato anche con rate mensili da 50 € ciascuna. Io mi auguro che questa iniziativa, sicuramente nuova per il nostro territorio, trovi il consenso di tutti quelli che vogliono riflettere su se stessi ed imparare a mettere in comunicazione – I Pensieri, Le Emozioni e I Comportamenti- al fine di allargare la loro visione del mondo.

    Un ringraziamento sincero a ventaglio90 Focus web per l’attenzione che mi è stata riservata, unito alla speranza di un nuovo incontro di aggiornamento alla conclusione del Laboratorio.

    Gianni Cagnoni.

    Temi di attenzione del Laboratorio

    Imparare il disegno cieco e quello emozionale. Verranno illustrate le principali funzioni del cervello, la plasticità neuronale, i disturbi di personalità, la differenza fra umore, emozioni e sentimenti e i relativi disturbi. Gli assiomi della comunicazione, la comunicazione paradossale e a doppio legame. Il funzionamento della psiche, in particolare quello border – line ( bello – brutto) nei pensieri automatici e disturbanti. Il conduttore del laboratorio utilizzerà una serie di tecniche consolidate e aiuterà i partecipanti a comprendere meglio i pensieri e le convinzioni che stanno alla base della espressione pittorica. Nel laboratorio si svilupperanno anche dei sentimenti positivi di gruppo e un senso di accettazione e comprensione dell’altro. Il tutto per rafforzare la propria individualità e dare un senso alla propria vita.

    Lauretta Vignaga

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