Al Circolo Arti Decorative, ‘Retrospettiva in bianco e nero’: la realtà da un altro punto di vista
Rovigo, Veneto – Il Circolo Arti decorative di Piazzetta Annonaria torna ad ospitare una mostra fotografica di Roberto Bottari. Non immagini seducenti di paesaggi esotici ma una indagine tesa a valutare l’interazione tra bianco e nero, e, di conseguenza, tra luce e ombra, due opposti che si esaltano reciprocamente. Un campo di indagine dalle molteplici sfaccettature sia casuali che create ad arte ed enfatizzate dall’obiettivo e dal flash. Alla base di tutto, il desiderio di cogliere quei dettagli che spesso sfuggono alla prima occhiata per rivelarsi, in seguito, determinanti nel suggerire orizzonti vertiginosi dove piani orizzontali e verticali si intersecano con piani obliqui e la luce si riverbera nell’alternanza di pieni e vuoti. Geometrie di piani e corridoi che si inseguono sulla facciata di un grattacielo, lasciando che la luce penetri dall’alto attraverso le aperture di quello che appare come una specie di imbuto. Ed è ancora la luce che illuminando il profilo dei gradini di una scala curva che scende, ne traccia il percorso.
Illimitato il numero di esempi fotografici di questo tipo che Bottari possiede; pochi quelli che hanno trovato collocazione nella mostra, ma molto significativi. Basta osservare la tessitura lucente della trama di un drappo di seta su cui i fili dell’ordito, completando il tessuto, sembrano gonfiarsi e ondeggiare. Per effetto della neve, una recinzione metallica si è trasformata in una rete ad alveoli romboidali, ciascuno una nicchia per i fiocchi di gelo.
Anche un seno turgido, accarezzato da una lunga collana di perle diventa materia di indagine se colto di lato dal lampo del flash….
Aperta da Franco Montanari, responsabile del Circolo, ‘Retrospettiva in bianco e nero’ è stata introdotta da Dario Barin, amico da una vita di Bottari. Più che positivo il suo pensiero sulla decisione di Bottari di mettere a disposizione dei foto-amatori la sua esperienza e l’opera di ricerca effettuata. Ha sottolineato l’essenzialità del messaggio visivo, l’equilibrio ben dosato tra bianco e nero, l’essenzialità delle scene individuate e catturate. Ha, quindi, posto ai visitatori della mostra la domanda relativa a quanto in quelle foto fosse dovuto alla casualità e quanto alla determinazione del fotografo stesso. Concludendo, tuttavia, che quello che veramente contava era la visione della realtà nella sua esssenza, in modo da poter ‘vivere’l’emozione’ e condividerla con chi avrebbe guardato quella stessa foto. “Dal punto di vista psicologico – ha concluso – ci sarebbe abbondante materia di riflessione su queste foto, a cominciare dall’equilibrio e dalla dinamicità delle scene. Argomenti su cui ci saranno future occasioni di confronto”.
Lauretta Vignaga
da sx il fotografo Roberto Bottari, Paolo Avezzù, Franco Montanari
Rovigo, Veneto – Non più un unico grande evento espositivo che, finora, ha proiettato Rovigo, per pochi mesi, nel novero delle città d’arte per eccellenza, quelle che, annualmente, offrono più appuntamenti, richiamando decine di migliaia di turisti. Nel biennio 2018 – 2019, Palazzo Roverella e Palazzo Roncale si divideranno il compito di arricchire la nostra città con eventi di grande interesse e appeal, adatti a circuitare visitatori da tutte le città del Veneto, riducendo significativamente gli intervalli tra l’uno e l’altro.
Il cambio di passo è stato annunciato mercoledì mattina, 7 febbraio, a Palazzo Roncale, in occasione della conferenza stampa organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, con il presidente Antonio Finotti, al suo fianco, Susanna Garbo, in rappresentanza del sindaco, Massimo Bergamin e Giovanni Boniolo, presidente dell’Accademia dei Concordi. A presentare le novità il presidente della Fondazione, Antonio Finotti, che, circa 12 anni fa, ha dato il via al progetto di promozione dell’arte a Rovigo, con il sostegno della Fondazione. Progetto ormai consolidato che si apre verso orizzonti.
La nuova stagione prenderà il via il prossimo 24 marzo con la mostra ‘Cinema’! Storie, protagonisti, paesaggi’, curata da Alberto Berbera. Un evento che, per la prima volta, documenta il rapporto stretto e stimolante tra il Polesine e il cinema. Le terre del Delta del Po, infatti, sono state le protagoniste di oltre 500 film, cortometraggi, documentari, sceneggiati Tv che portano la firma dei più grandi registi del cinema italiano, da Visconti ad Antonioni, Rossellini, Lattuada, Vancini, Comencini, Mazzacurati, per citarne solo alcuni. L’esposizione, a palazzo Roverella, si concluderà il 1° luglio 2018.
Dal 13 aprile al 1° luglio, Palazzo Roncale,a sua volta, sarà la sede de ‘Le Mummie a Rovigo’ mostra della collezione di reperti egizi, numericamente più cospicua del Veneto, custodita nei depositi dell’Accademia dei Concordi. Tra i reperti emergono per importanza due mummie che saranno oggetto di una complessa indagine scientifica prima dell’esposizione, per un restauro condotto di fronte ai visitatori.Accanto a ‘Meryt’ e ‘Baby‘, nomignoli dati alle due mummie, saranno esposti i reperti dell’intera collezione Valsé Pantellini, formata da oltre 500 pezzi.
La tradizionale grande mostra d’autunno di Palazzo Roverella sarà imperniata su ‘Arte e magia’, Esoterismi nella pittura europea dal Simbolismo alla Avanguardie Storiche. L’inaugurazione è fissata per il 29 settembre 2018 e la conclusione il 27 gennaio 2019. L’attenzione e l’attrazione per le dottrine esoteriche esplode nell’Europa di fine Ottocento, in coincidenza con lo sviluppo dell’arte Simbolista, allo stesso modo che la teosofia e le teorie ermetiche sono connesse alla nascita dell’astrattismo. Gli artisti, spesso, sono membri di comunità che praticano culti solari, nudismo, e vegetarianesimo, tutto in una mostra che diventa percorso di iniziazione. In contemporanea alla mostra del Roverella, a Palazzo Roncale verrà affiancata una mostra di approfondimento su cui la Fondazione mantiene ancora il riserbo.
Dal 2019 le mostre di Palazzo Roverella cambiano stagione passando dall’autunno all’inizio della primavera. Ad inaugurare la novità sarà. ‘Il Giappone in Europa. Il mondo fluttuante e l’arte europea del XIX e XX secolo, curata da Francesco Parisi. Ad affiancarla sarà una esposizione molto originale e divertente dedicata alle #Giostre! #Fotografia #Pittura #Cinema # Giocattoli. Un omaggio alla grande tradizione rodigina delle ‘giostre’ che vengono prodotte in Polesine per divertire giovani e ragazzi nei parchi di divertimento di tutto il mondo.
A conclusione dell’incontro sono stati presentati i dati relativi alla Mostra ‘Le Secessioni europee, Vienna, Monaco, Praga, Roma’, da poco conclusa a Palazzo Roverella. Visitatori 42.000, la seconda in assoluto per presenze registrate. Studenti e insegnanti 10.000 in tutto; 6.000 le presenze a Palazzo Roncale per la mostra dedicata ai capolavori dell’Accademia dei Concordi.
Dati molto positivi l’aumento dei giovani che hanno visitato la mostra, di persone che sono gia venute a Rovigo per altre mostre e hanno sostato più a lungo per ammirare le opere. Grande affluenza per i ristoranti, i bar e i caffè pur se la disponibilità degli operatori del commercio e dei servizi non è ancora ottimale.
Rovigo, Veneto – La festa della protettrice, Sant’Agata, celebrata domenica 4 febbraio, nella chiesa della Madonna Pellegrina, a Rovigo, è stata occasione di incontro per le tante socie e simpatizzanti di ‘Andos Rovigo’, Associazione donne operate al seno. E, nello stesso tempo, mesta rimembranza di don Giuseppe Fogagnolo, deceduto a giugno 2017, per tantissimi anni guida spirituale dell’associazione ‘Centro di aiuto alla vita’ e di Andos’. A celebrare la messa,don Bruno Cappato che, all’omelia, ha ricordato le parole con cui don Giuseppe Fogagnolo, presente alla celebrazione della messa per la festa di San’Agata, nella chiesa della Rotonda, il 3 febbraio 2017, si era rivolto al gruppo Andos e alla sua presidente, Anna Maria Cavallari Monesi, con queste parole: “Andos ha più di 30 anni e il suo valore e tradizione sono consolidati. Siete un gruppo importante che si occupa di un male del nostro tempo. Voi siete la luce e il sale della terra – come dice il Vangelo di oggi. Il sale, uno degli elementi più importanti nel mondo antico, prodotto lungo le rive dell’Adriatico. Il sale, ricercatissimo nel mondo antico, è indispensabile perché dà sapore ai cibi e per la sua capacità di conservarli. Siete coloro che danno l’esempio della grandezza e bontà della nostra fede. San Paolo è andato in Grecia per uno scopo molto preciso: per il pensiero che si stava sviluppando con i grandi filosofi e per il diffondersi dei primo germi del diritto romano. Perché la chiesa doveva nascere nel diritto che impegnava tutti gli uomini e, quindi, la nostra fede è legata anche alla Ragione, alla grandezza del pensiero umano. Beati, dunque, coloro che portano con sé il sapere della Giustizia, della Fede e della Verità”.
Ha, poi, ricordato la sua esperienza di povero prete inviato tra i poveri più poveri, senza casa, senza chiesa. ” Ho dovuto entrare in contatto con tutti loro. Tra loro, però, ho trovato tanta pace e serenità e la capacità di superare la fatica. Ho trovato la forza e il senso della mia vita. Qui, oggi, c’é un mondo di altruismo, valori, condivisione; il gusto del donare. Questo è lo scopo dell’incontro che celebriamo ogni anno nella ricorrenza di Sant’Agata”.
La cerimonia è proseguita con la recita della preghiera a Sant’Agata, patrona di Catania e di tutti coloro che soffrono per tumori al seno, perché Dio dà ai suoi figli la ragione per superare la sofferenza e trovare nuova gioia.
Rivolgendosi ai tanti sindaci dei Comuni della provincia di Rovigo, presenti alla cerimonia e tutti aderenti alla campagna di prevenzione del tumore al seno, promossa da ‘Ottobre Rosa’, Anna Maria Cavallari Monesi, presidente Andos, ha espresso parole di ringraziamento per la collaborazione e la grande disponibilità che riscontra. Poi ha letto i messaggi di saluto, incoraggiamento e apprezzamento per la sua opera, inviati da amministratori, politici e rappresentanti nazionali di Andos. Profondamente commossa, ha rivolto, quindi, il suo pensiero alla figura e all’opera di sostegno morale che don Giuseppe Fogagnolo ha svolto per tanti anni nell’ambito di Andos. La profonda umanità che riservava a coloro che entravano nel tunnel della malattia e ha concluso ringraziando coloro che gli sono stati vicini e lo hanno assistito fino alla fine.
Rovigo, Veneto – Pittura e scrittura accompagnano da sempre la personalità ricca e sensibile di Stefania Mazzetto.
Colori e pennelli entrano in gioco quando lei è ancora una ragazzina. L’esempio viene dal padre, Dino Mazzetto, fabbro per mestiere, che alla pittura dedica le ore della notte, quando la famiglia riposa. All’inizio, tuttavia, la pittura per Stefania é solo una parentesi, presto sostituita dalle matite colorate che tracciano storie a fumetti.
” Ho ripreso a dipingere – racconta la protagonista di questo articolo – nel 2007, con uno spirito diverso, più serio e convinto. Sollecitata da un amico, che esponeva le sue tele ad una edizione della ‘Sagra di San Bortolo’, ho cominciato a mettere in mostra la mia produzione. A Este ho partecipato ad un concorso per mini quadri con due tele, cm 20×20, che sembravano miniature ed ebbero un certo successo. Poi, altre esposizioni in Comuni della provincia di Padova. Adesso che ho raggiunto una certa maturità artistica e tecnica, mi piacerebbe organizzare una mostra a Rovigo o in Polesine, dove, finora, sono stata presente solo a Villadose, a una rassegna d’arte. A Rovigo, in Pescheria, ho partecipato alle rassegne conclusive dei corsi di pittura organizzati dall’Associazione ‘ R. Barbujani’” .
Che cosa significa per te dipingere? – chiediamo. Cosa ti fa provare? “Dipingere significa creare qualcosa dal nulla; dare forma a una emozione, ad un pensiero che le parole possono solo provare a interpretare. Vedere un sentimento assumere contorni e vita propria”.
C’è un momento preciso della giornata che dedichi alla pittura? “Nessuno in particolare; dipingo solo quando mi sento nella condizione di farlo. Ho smesso di dipingere per quasi un anno, in un periodo di grande dolore e sofferenza a causa della malattia e della morte di mio padre. Poi, da settembre a fine dicembre 2017, ho realizzato oltre 20 tele, quasi cercassi di far tornare mio padre accanto a me. Lui dipingeva a olio per ottenere colori brillanti, ma, in una occasione, su mio impulso, ha usato i colori acrilici, e il risultato è stato molto bello. Con la pittura ho superato il dolore”.
L’8 dicembre dell’anno scorso è stato un giorno molto importante per la tua vita, lo vuoi raccontare?
“Sì, è stato un evento davvero unico. Ho allestito la mia prima personale di pittura, con gli ultimi 20 quadri realizzati, nella sala del Museo di Stanghella. Mostra che, per mia scelta, è durata solo lo spazio di quella serata. Nella mia esperienza, infatti, mi sono resa conto che la gente è presente a una mostra soprattutto per l’inaugurazione e non volevo che ai miei quadri fosse riservato lo stesso trattamento. All’esposizione era abbinata la presentazione del mio primo romanzo: ‘Labbra di corallo’, di cui sono molto fiera”. Ce ne vuoi parlare?
“E’ un testo di pura fantasia ma verosimile come può esserlo l’incontro casuale tra due persone in un contesto di vita quotidiana. Per la protagonista significa guardarsi dentro con occhi diversi e individuare gli errori commessi. Il libro rappresenta il risultato finale di un laboratorio di scrittura creativa organizzato dall’Associazione ‘R. Barbujani’., a cui ho partecipato”. Il romanzo – precisiamo noi – è accompagnato e concluso da raffinati testi poetici, un dato che attesta una ulteriore ricchezza d’animo in Stefania. “La scrittura e la poesia sono sempre state dentro di me – ci risponde – ma non ho mai permesso ad alcuno di leggerle. Scrivevo d’impulso e non mi sono mai sentita pronta per condividerle. ‘Labbra di corallo’ rende tangibile il ‘mio cuore di carta’, dentro c’è l’amore grande che ho ricevuto dalla mia famiglia d’origine e oggi ricevo dalle persone che amo”. Tra scrittura e pittura cosa ti rappresenta meglio? “Ho scritto poesie e le ninne-nanne che inventavo quando mio figlio era piccolo. Nelle prime si riflettono i quadri che poi realizzo; c’è la mia impulsività e entrambi raccontano la mia personalità”.
A conclusione di questo colloquio lasciamo che a parlare di Stefania Mazzetto siano i suoi quadri, ora delicati e romantici, come quello intitolato ‘La sposa’, o quello che l’autrice ha chiamato ‘Dentro la poesia’. Un grande foglio di carta su cui scorrono frasi ed emozioni, pensieri e incertezza, timori e speranze. Sopra le parole il profilo a china di un viso di donna. Sulla nuca, i capelli neri raccolti in un aristocratico chignon su cui si appoggia con orgoglio un lucido cappello a cilindro.
Arte di nicchia quella che Stefania offre ai nostri occhi; mai uguale a se stessa, nessun cliché consolidato. Stefania sperimenta tutte le tecniche, a tutte aggiunge il suo tocco personale di mistero o le avvolge in una inquietante atmosfera d’attesa. C’è l’acquerello in grigio ispirato ai monumenti di Rovigo, concluso da una rosa rossa; il ritratto di due innamorati che si baciano, mentre tre figure malvagie li stanno spiando. Enigmatica la margherita che dai petali candidi sparge sul mondo gocce di rugiada che diventano occhi per spiare. Quasi un incubo lo sfondo nero su cui brillano gli occhi di un gatto messi in evidenza da una lampadina accesa. Inquietante l’immagine di un cavallo imponente che cammina in una tormenta di neve, tenuto per la briglia da un omino vestito di rosso. Poi tripudi di colori che si allargano su tutta la tela emanando allegria da ogni pennellata.
Rovigo, Veneto – A Natale del 2004 Franco Callegaro si mise in luce nella cerchia dei poeti polesani con la pubblicazione della sua prima raccolta di poesie: ‘Come panni stesi al sole’. Una novità nel panorama dei cultori dei sentimenti, della fantasia e dei battiti del cuore.Con la poesia Franco Callegaro rimetteva in circolazione le quartine a rime alternate, infondendo pacata dolcezza ad ogni tema trattato. La prima strofa annunciava l’argomento e lo sviluppava con la terza; la seconda aggiungeva i particolari e rimando con la quarta concludeva il pensiero.
Le parole salivano dal profondo, regalavano emozioni, facevano riflettere sul senso della vita e della morte, sul dolore e le ingiustizie del mondo; sugli sfregi che ogni giorno l’uomo infligge alla natura per egoismo e smania di denaro. E c’erano i momenti belli della vita di ogni giorno: l’amore che si dona e dona la vita, i figli, le ricorrenze festose.
Ad accompagnare tutto questo, l’osservazione attenta e la registrazione dei cambiamenti nella società, l’impoverimento e le difficoltà economiche di tanti, il malaffare che opprime i deboli, le guerre e la tragedie che insanguinano il mondo.
Altre raccolte di poesie hanno fatto seguito, nove in tutto, ciascuna formata da composizioni diverse, nate da pensieri, da circostanze vissute, da valutazioni personali sul mutare dei tempi e della società; i vizi e la corruzione che hanno snaturato l’uomo e il suo rapporto con la natura e i suoi simili.
A novembre del 2017 Franco Callegaro ha dato alle stampe ‘Momenti’, l’ultima silloge, quella che attraversa tutta la sua vita nel proseguo degli anni. Pagine che radunano attimi, sensazioni, emozioni già vissute davanti alla bellezza del creato che ogni giorno racconta la bontà del Signore; riflessioni sul destino dell’uomo, sulla gente che fugge da guerre e dalla fame, che muore nel mare cercando un futuro diverso. La tristezza che opprime il cuore davanti alla natura ammalata, all’acqua inquinata, alla terra fertile avvelenata. Lo sdegno per le violenze sulle donne indifese, per gli innocenti che non apriranno mai gli occhi alla vita. E ritornano i ricordi del tempo passato: i giorni felici vissuti in campagna, quando ci si addormentava guardando le stelle. La gioia del primo amore.
Poi arriva l’autunno della vita e si comincia a tracciare il bilancio dei giorni fuggiti. La tristezza avviluppa il cuore riportando alla mente i visi delle persone conosciute e di quelle amate perdute per sempre. Le ferite lasciate dalla guerra e l’orgoglio per le bellezze della nostra Italia. Ogni cosa, ogni evento che sollevi la mente o spenga il sorriso, viene da Franco Callegaro tradotto in poesia; ordito e trama di un arazzo intessuto con i suoi pensieri e la sincerità di un bambino.
Rovigo, Veneto – La Squadra femminile del Liceo Scientifico ‘P.Paleocapa’, di Rovigo, ha conquistato il 2° posto assoluto della batteria, nella gara ‘Città di Rovigo’disputata lo scorso 19 gennaio 2018. Una gara avvincente contro avversarie locali e da altre province italiane: Udine, Reggio Emilia, Roma, classificandosi per la finale nazionale delle olimpiadi di Matematica che si terranno a Cesenatico all’inizio di giugno.
Quindici le squadre femminili che hanno staccato il biglietto per la finale di Cesenatico: oltre a quella rodigina, in lista ci sono le squadre di Messedaglia (VR),Paschini (UD),Gobetti (TO), Majorana (TO), Cassini (GE), Moro (RE), Leonardo (BS), Calini (BS), Golgi (BS), Marconi(MS), Copernico (FI), Romita (CB), Battaglini (TA), Marconi, (FG).
Alla squadra rodigina i più vivi complimenti dagli studenti e dai docenti dell’Istituto.
Rovigo, Veneto – Coreografa, insegnante di danza contemporanea e, soprattutto, ballerina ricca di fantasia e inventiva, Romina Zangirolami ha dato prova delle sue potenzialità con una serie di iniziative, tra autunno e inizio del nuovo anno, che hanno coinvolto adulti e bambini.
Le novità iniziano con l’autunno quando, con grande entusiasmo e soddisfazione, Romina da il via ai suoi corsi di danza contemporanea e a un nuovo laboratorio nello spazio accogliente di PoleRina Delta Pole. Alla fine di novembre, sul palcoscenico del Teatro Studio di via Oroboni, porta in scena il primo studio di: ‘Tempi duri richiedono danze furiose’, realizzato dall’Associazione Cantieri Culturali Creativi, di cui è presidente, in collaborazione con Simona Argentieri e Marta Tabacco. La performance, il cui titolo originale è: ‘Alice Walke’, è tratta dal libro: ‘Donne che corrono coi lupi’, dove si parla della collera come di un fuoco capace di cuocere, non solo di distruggere. Nel capitolo dedicato alla collera femminile, l’autrice, Clarissa Pinkole Estés, racconta come le donne abbiano bisogno di imparare a gestire ed esprimere la propria giusta collera e far rispettare i propri confini. Ci vuole pazienza e attesa per portare a guarigione le proprie emozioni. Lo spettacolo di danza contemporanea è stato ideato e realizzato in partnership con Giorgia Businaro nell’ambito del progetto ‘Città segreta’, promosso da ARCI provinciale e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, nell’ambito del bando ‘CulturalMente. Sulla scena, la collera delle donne diventa arte e diventa danza; si trasforma in monito contro la violenza e l’emarginazione che le donne hanno subito in passato e di cui continuano ad essere vittime anche oggi.
‘Città segreta’, ricerca inserita nel programma della Settimana dei beni culturali, artistici e ambientali della provincia di Rovigo, per il 2017, va alla scoperta dei segreti di Rovigo, riportando alla luce eventi, fatti, luoghi e palazzi dell’emarginazione femminile nel ‘500. Storie, cronache e leggende che riportano alla mente storie realmente accadute nella nostra città. Il tutto legato da un unico filo conduttore:la violenza perpetrata sul genere femminile. Scopo finale da raggiungere, la conoscenza di vicende e luoghi dimenticati da trasferire in una pubblicazione cartacea e applicazione sofware arricchita da materiale fotografico e dispositivi mobili per una valorizzazione e promozione culturale e turistica di luoghi e spazi urbani.
Il ‘Primo studio’, citato sopra, dal titolo ‘Tempi duri richiedono danze furiose’, è costruito su coreografie di Romina Zangirolami. Le tre protagoniste – Zangirolami, Argentieri e Tabacco – incarnano tre diversi corpi, tre anime, tre vite bloccate
e confuse che non si sentono mai abbastanza brave e preparate, allo stesso modo di tutte le donne dei nostri giorni. Concetti espressi con movimenti rallentati che raccontano di fatiche e pesi da portare. Braccia che si alzano verso l’alto, schiene che si curvano e mani che si aprono, si cercano e poi si allontanano. Sullo sfondo scuro della scena un’occhio che fissa le tre danzatrici mentre si odono frasi che condannano le cattiverie commesse contro le donne. Poi, la scena cambia, la musica prende un ritmo più veloce, le movenze si trasformano in scatti, decisi, sicuri; le figure interagiscono: si avvicinano, formano un gruppo, si tengono per mano quasi a stabilire un’alleanza che le aiuti a prendere coscienza del proprio vero io.
Il prossimo 8 marzo 2018, in occasione della festa della donna, il ‘Primo studio’ sarà portato in forma definitiva al teatro di Copparo, Ferrara, al De Micheli Danza Festival.
Per concludere, ricordiamo le simpatiche iniziative, dedicate ai bambini, che la nostra protagonista ha realizzato in un ambiente pubblico in occasione del Natale e della festa della Befana.
Lendinara, Rovigo – Veneto. Inaugurata l’8 dicembre 2017, nella chiesa di Sant’Anna a Lendinara, la mostra di sculture di Carmine Tisbo dedicata al volto dell’uomo della Sindone, prorogata fino al 31 gennaio prossimo, esprime il coinvolgimento profondo ed emozionale che l’artista vive e sente dentro di se per quella immagine di estrema sofferenza che il credente ricollega al Gesù dei Vangeli.
Un impegno di fede che verrà riconosciuto con l’esposizione di un’opera di Tisbo nel Museo della Sindone a Torino.
Alla mostra era stato abbinato un incontro sulla Sindone e sul mistero che, all’alba del terzo millenio, quel corpo che vi sta impresso, ancora rappresenta. La domanda:’L’uomo della Sindone è davvero il Gesù dei Vangeli?’, tormenta da secoli la coscienza e l’intelligenza dell’uomo ma, a Lendinara, in una saletta della Biblioteca ‘G. Baccari’, venerdì, 5 gennaio 2018, le cose sono cambiate. La risposta inoppugnabile e definitiva è arrivata da uno scultore, Sergio Rodella: “La Sindone ha davvero avvolto il corpo di Cristo, morto sulla croce, nelle 36 ore della deposizione nella grotta”.
Da sx Emilio Lazzarin con Pierangerlo Giarola
A partire dalla fine dell’800, con lo sviluppo della scienza, della ricerca scientifica e le nuove tecnologie, la Sindone è diventata l’oggetto più indagato da scienziati
e ricercatori di tutto il mondo senza che nessuno abbia ancora capito come si sia formata l’immagine del corpo dell’uomo che vi sta impressa. Ricreate tutte le condizioni che hanno caratterizzato le ultime ore di Gesù sulla terra, prima della resurrezione, il telo della Sindone che avvolgeva il corpo di Cristo nel sepolcro, si è comportato come il primo rullino fotografico della storia: c’era l’immagine di un corpo ma non c’era il corpo. All’esperimento mancava anche la luce, perché la luce si sprigionava direttamente dal volto; nessuna altra luce era presente ai lati del corpo.
Allo scultore Sergio Rodella, da tempo interessato all’uomo della Sindone, Giulio Fanti e Gian Maria Concari, autori di numerosi articoli sulla Sindone, hanno proposto di provare se era possibile ricostruire la posizione del corpo sul sacro lino.
” All’inizio, pur se credente, ero piuttosto perplesso” – ci ha dichiarato lo scultore nel corso di un breve colloquio telefonico che abbiamo avuto con lui. “Dovevo capire come erano avvenute le distorsioni. La ricerca è durata due anni e alla fine mi ha dato ragione sulla tesi primitiva: l’uomo deposto nella Sindone era effettivamente Gesù”.
Una scoperta davvero imprevedibile, destinata a cambiare molti punti di vista e a suscitare polemiche e discussioni all’infinito ma la verità è e resta una sola.
Ed ecco come Rodella ha portato avanti la sua ricerca: ” Con del fil di ferro ho misurato le varie parti del corpo impresse sul lenzuolo, riscontrando numerose anomalie: la testa è risultata più grande di due centimetri rispetto a tutte le altre parti del corpo. Un braccio è risultato 6 cm più lungo dell’altro. Ho fatto l’impronta del volto di Cristo che avevo in studio e poi l’ho fotografato, cominciando a intuire che il volto sul telo è deformato per la distorsione dell’immagine. Misuro il volto di Cristo con il fil di ferro – 24 cm – poi segno i punti di riferimento delle labbra e del naso ed emerge che la misura del volto è 22 cm. e 24 quella della circonferenza cranica. Trovo altre misure sul corpo, soprattutto sulla linea che lo divide a metà”. Misure analoghe vengono eseguite sulla parte posteriore del corpo ed emerge che solo in una certa posizione di questo le misure corrispondono. Creo, quindi, corpo con la plastilina e vi sovrappongo la Sindone e la corrispondenza risulta perfetta. Rifaccio il modello diverse volte, impiegando sempre il fil di ferro, e mi accorgo di aver risolto il mistero e di poterlo dimostrare”. ;
“Ho fatto una mappatura della flagellazione – ha aggiunto – e ho capito che il flagello usato per colpire la parte anteriore è sempre stato lo stesso. Sulla parte posteriore, invece, i 91 colpi inferti sono opera di flagelli diversi; manca però la proiezione laterale delle ferite fatte sul corpo di Cristo. Il foro sulla mano, inoltre, è sul metacarpo rispetto alla testa e ci sono ferite sul cranio e sulla fronte. Rimettendo insieme tutte le tracce di sangue sul corpo, tutte in piccola quantità, si intuisce che derivano da un lavaggio che ha sciolto il sangue e reso di nuovo fresco. E’, quindi, evidente che la Sindone ha avvolto un corpo vero, alto circa 180 cm. con una gamba più lunga dell’altra di 7 cm.”.
I risultati raccolti da Sergio Rodella saranno, a breve, presentati in una conferenza organizzata dall’ Associazione dei Cavalieri Templari e poi in giro in Italia e all’estero. ” Che cosa si aspetta dalla pubblicazione della sua ricerca? ” – chiediamo ancora. “Ho dimostrato che la Sindone è autentica; per i credenti sarà una ulteriore conferma. Per chi non crede , mi basta aver dato il mio contributo dimostrando che non può trattarsi di un falso in quanto è impossibile realizzare un bassorilievo su un corpo in questa posizione. I due studiosi Giulio Fanti e Matteo Bevilacqua pubblicheranno la scoperta sulle riviste internazionali. Lendinara ha avuto una anteprima ma non ho potuto portare i reperti perché la ricerca non è ancora di dominio pubblico . E la chiesa? – insistiamo. “O ne prendono atto o la rifiuteranno, ……ma se questo succede dovranno trovare un altro percorso per dimostrare il contrario , confutando la rigorosità del sistema geometrico e l’applicazione dei teoremi.” – ha concluso.
Presente all’incontro, di venerdì 5 gennaio, anche Emilio Lazzarin, delegato per il Triveneto del Centro internazionale di Sindonologia di Torino, che ha precisato che dalle risposte del medico legale, è emerso che sulla fronte dell’uomo della Sindone ci sono tracce di sangue venoso e arterioso, che la ferita sul costato è stata prodotta da un colpo di lancia inferto ad un cadavere e che nella testa sono stati confitti più di 60 aghi – le spine della croce. non si tratta quindi di un dipinto ma dell’impronta di un corpo vero impresso in negativo. Altro ospite del pomeriggio, Pierangelo Giarola che ha tracciato il percorso storico della Sindone da Gerusalemme a Torino, dove oggi è custodita.
Rovigo, Veneto – Due atomi di idrogeno legati ad un atomo di ossigeno: l’ACQUA, il miracolo più straordinario della natura. Impetuosa, irrefrenabile, inafferrabile, plasmabile, magicamente mutevole e infinitamente ingannevole. Elemento di vita e fonte di bellezza per tutte le creature e le specie viventi.
All’inizio è un rigagnolo che si fa strada giù dal pendio scosceso della montagna. Poi diventa ruscello che gorgoglia fra i sassi e le rocce; cascatella che rimbalza spruzzando attorno gocce di luce mentre si affretta verso la pianura. Acque sorelle la raggiungono e a lei si mescolano nel viaggio verso il mare.
All’acqua, alle straordinarie immagini che nascono dal suo impatto con la luce, all’ambiente acquatico e alle specie animali e vegetali che sostenta e protegge, Roberto Bottari ha dedicato innumerevoli fotografie, una piccola parte delle quali è oggetto della mostra Akkadueo attualmente allestita al Caffettiamo Foto Room, a Rovigo.
Acque di lago e di fiume, di mare e di palude; acqua che scroscia e zampilla, che si accende di luci nelle fontane delle più belle città del mondo. Acqua dolce che lambisce le insenature dai bassi fondali ricchi di molluschi. Fossi e acquitrini dove sguazzano anatre e cigni. Acque che si tingono dei colori del cielo nelle diverse ore del giorno, nel mutare delle stagioni; che s’infiammano al tramonto e si tingono di smeraldo quando gli alberi vi si rispecchiano.
Ma tutto questo non basta. Roberto Bottari non si accontenta di cogliere la realtà in situazioni di particolare fascino date dal riverbero della luce, dai colori delle nubi che nascondono il sole, dai riflessi delle cose che ondeggiano sull’elemento liquido. La passione per il dettaglio, la capacità di vedere oltre la semplice occhiata e attendere con pazienza quello che l’attimo fuggente potrebbe regalare trasformano, spesso, uno scatto in qualcosa di speciale. Ne sono eloquenti esempi il propagarsi e dilatarsi di forme e colori di oggetti che si specchiano su qualsiasi superficie liquida; il deformarsi dello scafo di una barca che si dondola all’ormeggio, delle facciate delle case che sull’acqua si sporgono. E come descrivere i getti d’acqua verso il cielo che ricadono in miriadi di gocce nelle vasche delle fontane che illuminano la notte nelle città più belle del mondo.
Immagini che sorprendono e affascinano, che spesso richiedono una riflessione quelle che Roberto Bottari ha selezionato per la sua prima mostra del 2018, visibili fino alla fine di gennaio. Sono piccole meraviglie i raggi di sole che si disperdono in lingue di fuoco allontanandosi da un’unica girandola multicolore. Ed è una meraviglia lo scorrere sinuoso e morbido di lucenti masse trasparenti che traboccano da una vasca all’altra, sempre più grande, per realizzare un laghetto in cui le ore del giorno si rispecchiano con il tremolio del campanile di una chiesa e le cime degli alberi che punteggiano le aiole attorno. Illusioni che fluttuano sul marciapiede inondato dalla pioggia mentre un passante schiva le buche procedendo a testa all’ingiù. Un piccolo enigma le marezzature che si allargano e rimpiccioliscono, che ribollono sul filo dell’acqua per frantumarsi e ripresentarsi più chiare o più intense seguendo l’umore del cielo e delle nubi. E procedendo sulla riva di un canale veneziano, protetta da una ringhiera di ferro, abbellita da motivi floreali, ci accompagna il profilo sghembo della struttura, spinto e trascinato dalla brezza come la trama sfilacciata di un antico e prezioso tappeto.
Rovigo, Veneto – Si è conclusa, con notevole successo, la prima edizione del concorso dedicato ai presepi, organizzato da Vincenzo Stella nell’ambito delle manifestazioni del Circolo Culturale Arti Decorative per il Natale 2017. Una iniziativa avviata per ridare valore e attualità all’antica arte del presepe, ormai troppo spesso tralasciata nelle case di oggi per dare spazio all’albero natalizio, luccicante di addobbi e contornato di pacchetti regalo che nulla hanno a che fare con il mistero della nascita di Gesù fra gli uomini.
“Nello spazio ristretto del Circolo, durante il mese in cui i presepi partecipanti al concorso e le immagini sacre appese ai muri sono rimasti esposti, circa 700 persone, adulti e bambini, sono entrati ad ammirare i diversi contesti realizzati per accogliere Gesù nella Notte Santa” – ha dichiarato Vincenzo Stella che ha trascorso mattine e pomeriggi ad accogliere i visitatori e il loro voto sul presepe preferito.
La culla del Bambinello, infatti, é stata ambientata nei luoghi più disparati: dal guscio di una noce ad una barca di pescatori; dal villaggio di capanne di un paese africano, al paese di Erto, aggrappato alle pendici del Vajont; dal comignolo di una stufa ad un soffice trapuntino affollato di buffi ometti di cartone con vestitini e berretti lavorati ad uncinetto. Il pubblico ha ripagato tanto impegno esprimendo 509 preferenze che hanno avuto il loro peso sulle decisioni della giuria esterna.
Il 23 dicembre la premiazione ufficiale con i giurati Silvio Jaconis, Giancarlo Brancalion, Ambra Betonte, Giovanni Zerbinati. A ciascun concorrente, una ventina in tutto, un attestato di partecipazione. Ai primi tre classificati artistiche targhe di merito. Al presepe di Rossano De Grandis sono andate le preferenze della giuria popolare mentre la giuria interna ha assegnato il terzo premio all’opera di Luciano Sparapan; il secondo all’Istituto delle Serve di Maria Ausiliatrice e primo premio a Rossano De Grandis. A introdurre e guidare la manifestazione, Franco Montanari, presidente del Circolo Arti Decorative di Piazzetta Annonaria. Partner dell’ evento: ‘Il Circolo’, Rovigo, ‘ Rete solidale, culturale, Rovigo’.
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