







Alla poesia, Luciano Bonvento ha abbinato, per 12 anni, la partecipazione al gruppo ‘Cante & Ciacoe’, di Rovigo, che si dedicava a far conoscere le tradizioni polesane con concerti di musiche popolari, poesie e brevi racconti conditi di facezie e ironia. Luciano aveva il ruolo di corista e poeta e incantava il pubblico con le liriche in dialetto e i ricordi della vita di una volta.
La produzione poetica di Luciano Bonvento è raccolta in due volumetti: ‘Se lo potesse il cuore…..’ per le poesie in italiano; ‘Se ga sarà nàntro belcò ‘ per le composizioni dialettali. Iniziando dalle liriche in italiano ci colpisce la particolare ‘comunicazione per immagini’ che l’autore costruisce prendendo a prestito gli elementi del cielo e della terra, li unisce e trasforma con le specificità di ciascuno e le emozioni che guidano il suo pensiero.

Parole piene di nostalgia del passato, dei sogni di un ragazzo che aspettava un domani diverso, dove la gente era onesta e sincera e la vita meno dura. Con il passare degli anni, quel ragazzo, invecchiato, si ferma a riflettere sulla realtà della vita. I sogni svaniti, si volge a guardare quanto era bella la sua terra e quanto profondo il sentimento che ancora prova per lei. Emozioni e parole si intrecciano e si fondono, nei versi citati, regalando stupore e magia a chi legge.


Rovigo, Veneto – Diversamente da quanto comunemente si crede, il cancro alla mammella non è malattia specifica dei nostri tempi, pur se è la patologia più diffusa in assoluto e la più frequente cagione di morte. A tracciare la presenza di questa terribile patologia nel corso dei secoli, è stato il dottor Enzo Facci, nuovo direttore della Struttura complessa di Chirurgia Generale dell’ULSS 5, intervenendo all’incontro di apertura di ‘Ottobre Rosa 2017’, sabato 30 settembre, nella sala S. Bellino del seminario vescovile. Una lettura magistrale seguita con grande interesse dai tanti sindaci donne, presenti in sala che, unitamente a tutti gli altri sindaci dei Comuni polesani, sostengono il progetto del Comitato Andos di Rovigo ‘Donne…..il seno di poi’ per diffondere la cultura della prevenzione. Presenti all’incontro anche numerose volontarie Andos – Associazione donne operate al seno – sempre pronte e disponibili a collaborare con la presidente, Anna Maria Cavallari Monesi, nella sua inestimabile attività di aiuto e sostegno alle donne con patologia mammaria.
“Oggi i trattamenti sono sempre più personalizzati perché i tumori alla mammella sono diversissimi tra loro e la chirurgia si limita a togliere un quarto del seno e una parte del tessuto cutaneo attorno. Il resto è affidato alle cure dei radiologi” – ha spiegato Enzo Facci avviandosi alla conclusione. “Se la mastectomia è necessaria si provvede a inserire delle protesi o membrane durante l’intervento ma la decisione di intervenire chirurgicamente viene presa coralmente da un pull di esperti che valutano il percorso migliore per quel tipo di cancro e quel tipo di paziente”.
Il pomeriggio ha registrato, inoltre, la presenza e l’intervento di don Giulio Bernardinello, in rappresentanza del vescovo, Mons, Pierantonio Pavanello, con la sottolineatura dell’ importanza del pane, come nutrimento per il corpo che, nell’ostia consacrata, si fa cibo per lo spirito. I saluti dell’ assessore ai Servizi Sociali, del Comune di Rovigo, Patrizia Borile; di Antonio Bombonato, presidente della Conferenza dei Sindaci e sindaco di Costa; di Samantha Serpentini, psicooncologa dello IOV di Padova che si è definita: “Compagna di viaggio delle donne che devono affrontare il tunnel della malattia, affinchè il ‘dopo’ sia, per quanto possibile, meglio del prima”.
In collegamento con la precedente esposizione, ora, nella sala consigliare del Comune, e in bella vista dalla piazza antistante, dato che i pannelli di supporto alle foto sono a doppia faccia, c’è una una interessante rassegna di fotografie della fauna stanziale e migratrice, che nidifica o è di passaggio, nell’area umida del Delta del Po. Le immagini, realizzate da Roberto Bottari e da Umberto Bindi, sono, nella maggior parte, ‘scatti dell’attimo fuggente’, quelli che, quasi sempre, nascono da un colpo di fortuna dopo un’attesa più o meno prolungata. Scatti dedicati a numerose delle 370 specie che vivono nel Delta del Po, tra le più vaste zone umide d’Europa. Una zona privilegiata perchè ancora poco conosciuta e frequentata; caratterizzata da folti canneti, valli e lagune, scanni e lembi di sabbia finissima in continuità con il mare.
La diversità di ambiente determina anche la diversità delle specie che lo caratterizzano. Aironi, garzette e cormorani si distribuiscono lungo il corso del fiume. L’airone rosso e il falco di palude nidificano fra i canneti; tra valli e lagune vivono e fanno il nido: gabbiani, cavalieri d’Italia, l’avocetta e la spatola. In inverno gli ampi specchi d’acqua si popolano di folaghe, di varie specie di anatre, il germano reale, il mestolone, beccacce e beccaccini. Sorprendente il paesaggio dove ogni ambiente ha caratteristiche diverse. Particolare l’ attenzione che i due fotografi gli hanno dedicato per cogliere ogni soggetto nel suo ‘habitat’. C”è la lepre che scappa fra l’erba di un campo con gli occhi girati ai lati; il riccio, immobile, che fissa l’obiettivo puntato su di lui. Sul nodo di un ramo ancora verde si scopre la cavalletta che cerca di mimetizzarsi e, accanto, il frullo d’ali di un uccello che spicca il volo. Stormi d’anatre che sorvolano specchi d’acqua e formazioni di aironi rossi che solcano il il cielo con le lunghe ali spiegate. Piccole meraviglie da guardare, fino al 1° ottobre, con il piacere che ogni nuova scoperta regala.

Monaco, Vienna, Praga e Roma per una mostra unica e straordinaria

Rovigo, Veneto – Un lungo colloquio per ripercorrere tutta la vita. Ho incontrato Giancarlo Moschin perchè affascinata dalla sensibilità che emana da ogni sua poesia; la delicatezza del pensiero nel raccontare quanto è bello il mondo, quale senso di grandezza comunica all’uomo che lo guarda con lo stupore di un bambino. Una passione nata all’improvviso, spontaneamente, quando, libero dalle contese e dagli affanni della politica, ha deciso di vivere per se stesso, riappropriandosi del proprio tempo e viverlo con semplicità assieme alle persone care. Naturalmente, nulla nasce per caso, come nulla di quello che si affronta nella vita passa senza lasciare traccia. E le vicende vissute da Giancarlo Moschin sono state molte.
Proseguendo la nostra chiacchierata, Giancarlo Moschin ha ripercorso il suo cammino in politica, la grande passione della sua vita. “Sono nato a Fratta Polesine, il paese di Matteotti, e verso i vent’anni, seguendo l’esempio e il comportamento con gli scolari del professor Luigi Tomasi, che insegnava all’Istituto per Periti’, mi sono iscritto al Partito Socialista. Da allora sono passati 55 anni e la mia idea non è mai cambiata. Ho militato nella sezione giovanile del partito e, successivamente, nel 1975, mi sono candidato per la prima volta e sono risultato eletto nel Consiglio Comunale di Rovigo” – ha ricordato con orgoglio.alla gestione pubblica. Il referato all’Urbanistica, dal 1985 al 1991, gli ha permesso di promuovere gli incarichi all’architetto Vio, proto della Basilica di san Marco di Venezia, per i progetti di recupero del Monastero degli Olivetani, di Palazzo Roverella e palazzo Angeli. E affidare il recupero dell’ex Ghetto ebraico all’architetto Romano Chiriti. Momento di particolare orgoglio la firma del piano regolatore generale, adottato dal Consiglio Comunale il 21 marzo 1990.

