Pubblicità

Autore: ventaglio

  • Torquato Tasso, una strana omonimia per una storia dimenticata

    Torquato Tasso, una strana omonimia per una storia dimenticata

    a cura di Chiara Beatrice Vicentini e Grazia Zini.

    Ferrara – Il Sistema Museale di Ateneo ospita a Palazzo Turchi di Bagno, C.so Ercole I d’Este. 32 Ferrara,  dal 6 ottobre al 3 dicembre,  la mostra “Torquato Tasso (1765-1842) una strana omonimia per una storia dimenticata”  a cura di Chiara Beatrice Vicentini, Susanna Bertelli e Grazia Zini.

    “Questa mostra è un evento significativo per il nostro Ateneo” – ha dichiarato Ursula Thun Hohestein, presidente Sistema museale d’ Ateneo, in occasione dell’ inaugurazione. ” Il suo scopo è la valorizzazione della Collezione Instrumentaria delle Scienze Fisiche, oggi compresa nel Sistema Museale dell’Università di Ferrara, riportando alla luce la figura e le opere del fine artigiano della Ferrara Sette-Ottocentesca che si firmava ‘Torquato Tasso in Ferrara’, da tempo dimenticato”.

    da sx, Massimo Maisto, vice sindaco di Ferrara, UrsulaThun Hohenstein, presidente sistema museale Unife ; Grazia Zini e Chiara Beatrice Vicentini, curatrici
    da sx, Massimo Maisto, vice sindaco di Ferrara, UrsulaThun Hohenstein, presidente sistema museale Unife ; Grazia Zini e Chiara Beatrice Vicentini, curatrici

    La mostra, ideata da Chiara Beatrice Vicentini, si è man mano arricchita delle ricerche condotte da Grazia Zini,  iniziate dall’analisi di alcuni strumenti scientifici di squisita fattura presenti nella Collezione di Fisica. Strumenti che hanno permesso di  mettere a fuoco il multiforme ingegno di Torquato come:inventore/meccanico/orologiaio/armajolo e come costruttore/regolatore di Orologi Pubblici in quello che, a quei tempi, era il territorio di Ferrara.

    Patrocinata dal Comune di Ferrara, l’esposizione esibisce gli strumenti di Torquato conservati nella suddetta collezione, nonché documenti e libri antichi dell’Archivio Storico Comunale, della Biblioteca Comunale Ariostea e dell’Archivio Storico dell’Università. Tra questi, particolare attenzione è stata dedicata  a un orologio a pendolo da tavolo firmato da Tasso, recentemente restaurato dall’esperto veneziano Simonpietro Carraro. Tra i documenti, poi, merita una citazione e la lettura, la descrizione manoscritta di due Orologi Pubblici: quello  della Torre Marchesana del Castello Estense e quello  della torretta del Palazzo Paradiso, allora sede dell’Università, oggi purtroppo perduti. La complessità del lavoro di Tasso, come costruttore di orologi da Torre, si può, tuttavia, apprezzare con l’osservazione di simili orologi coevi, sette-ottocenteschi, esposti grazie a Gianfranco Acazi, appassionato collezionista padovano.

    Completa la carrellata di opere, uno sguardo sull’ inizio del Novecento con il monumentale meccanismo di orologio da torre della Chiesa di S. Andrea Apostolo di Arquà Polesine, restaurato a cura di don Angelo Gianesella e reso disponibile per la mostra ferrarese dal Parroco di Arquà, don Vincenzo Cerutti.

    Si tratta di un orologio a pesi, con pendolo e scappamento a caviglie. Il costruttore è sconosciuto. Il meccanismo ha il castello in metallo di colore grigio, con 2 montanti verticali in fusione di ghisa; gli ingranaggi sono parte in ferro e parte in ottone. Nella parte sottostante,  ci sono tre treni (due contrapposti e uno centrale appena sopra). Tutti tre i tamburi sono in legno e servono per l’alloggiamento delle corde che sostengono i due pesi. Un tamburo (del tempo) ha la funzione di mantenere in movimento l’orologio; un altro serve per il battito delle ore e mezze, mentre il terzo tamburo serve per una speciale suoneria (chiamata anche meridiana) che faceva partire, alle ore 11,30, una specie di melodia su tre campane, per avvisare le donne che lavoravano nei campi che era arrivata l’ora di andare a preparare il desinare (pranzo del mezzogiorno) per tutta la famiglia. Dispone, infine, di un sistema per suono delle ore su campana grande e delle mezze ore (un solo colpo) su campana piccola. Sulla destra si trovano tre leve per il collegamento dei tre martelli alle campane.

    Ad arricchire l’esposizione ci sono anche campane in bronzo settecentesche, della collezione Acazi, di cui una a semisfera, fuse per il suono a distesa (in movimento) per usi religiosi, ed anche da ferma per il suono a tocchi (battito ore) per uso civile.

    Splendidi e curiosi gli esemplari da tasca, da tavolo e da parete, appartenenti alla collezione del “Centro Studi Etnografici Vittorino Vicentini” di Arquà Polesine, che completano la rassegna sugli orologi. Infatti, il Centro si è distinto,in questi anni, non solo con mostre fotografiche e pittoriche, ma anche con esposizioni di cimeli appartenenti alle raccolte antiquarie della famiglia Vicentini.

    Per concludere, due strumenti didattici: un tellurio e un pendolo di Foucault, sempre della collezione di Fisica, sono utilizzati come base per illustrare lo sviluppo degli strumenti di misura del Tempo, da quelli connessi con i moti periodici degli Oggetti Celesti fino all’avvento degli orologi meccanici.

    Durante il mese di novembre saranno attivati dei laboratori didattici di Fisica, condotti da allievi del Liceo Scientifico “A.Roiti” di Ferrara, e rivolti ai ragazzi dalle Scuole Primarie. L’attività fa parte di un progetto di Alternanza Scuola Lavoro del Liceo Roiti in collaborazione con Sistema Museale d’Ateneo e il Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra che propone un approfondimento dedicato alla divulgazione scientifica e in particolare alla figura  della guida scientifica.

    Orari di visita: 9 – 17, da lunedì a giovedì;  10 -18, sabato e domenica.

  • Sagra di San Bortolo: da 173 anni, sempre un successo

    Sagra di San Bortolo: da 173 anni, sempre un successo

    Rovigo, Veneto – Si è conclusa da poco la rinomata Sagra di San Bortolo, simpaticamente definita  “La Sagra della Famiglia” dal momento che, con i vari eventi, si impegna a organizzare  serate piacevoli per tutta la famiglia. Ad organizzare le manifestazioni hanno collaborato quasi ottanta volontari, che si sono spesi per far sì che ogni cosa potesse svolgersi al meglio. Tutti pieni di entusiasmo, dai ‘Carega Boys’, i  ragazzi che si sono  occupati dell’organizzazione degli spettacoli, al personale dello Stand Gastronomico, fino a quelli che si sono dedicati alla gestione della “Pesca di Beneficenza”. La Sagra di San Bortolo, quest’anno, ha visto alcuni cambiamenti molto  importanti, come il nuovo sistema di ordinazioni digitali  per lo Stand Gastronomico e il nuovo palcoscenico su cui si sono esibiti artisti di fama locale e internazionale. E’ il caso di Elahida Dani, vincitrice della prima edizione di ‘The Voice of Italy’. Lo spettacolo della cantautrice è stato quello che ho preferito. Grandi applausi anche per  Aldo Nicolini, alias ‘Mago Zio Potter’, concorrente alla prima edizione di ‘ Italia’s got Talent’ e per il duo comico dei padovani Marco e Pippo. Senza dimenticare il successo dello spettacolo ‘ Sulle tracce di Lucio’, tributo a Lucio Battisti del complesso ‘I Bagliori di luce’.

    Novità di questa edizione della Sagra anche l’anteprima del 17 agosto che ha regalato agli abitanti del quartiere un assaggio di musica ‘Christian rock’ con i ‘Reale’. Ritmi elettrizzanti sul tema dell’amore di Dio per le sue creature. Scopo della serata raccogliere fondi per il Comune di Amatrice, colpito dal terremoto. Unico inconveniente l’annullamento dello spettacolo ‘Mina Mia’, con Sabrina Paglia, a causa della pioggia. E non sono stati dimenticati neppure i più piccoli, per i quali era stato allestito un mini ‘luna park’.

    Ogni proposta è stata molto apprezzata dal pubblico partecipante, tanto che, in gran numero, si è congratulato più volte con gli organizzatori: Luigi De Falco, Fabiano  Pizzo e Giuseppe Cipriani.
    Il successo più eclatante, tuttavia, secondo le dichiarazioni del presidente della Sagra, Luigi De Falco,  è stato registrato dallo stand gastronomico, frequentato da oltre cinquecento persone ogni sera.

    Come tradizione, la festa del quartiere San Bortolo si è conclusa con l’estrazione della lotteria, primo premio: una crociera nel Mediterraneo per due persone. ‘Dulcis in fundo, cena finale con mega torta per tutti i collaboratori, il lunedì seguente.

    Roberto Verza

  • Festival di Filosofia a Rosolina Mare

    Festival di Filosofia a Rosolina Mare

    Seconda edizione dell’iniziativa “ Saperi di Mare”

    Quest’estate, la cultura e la Filosofia approdano a Rosolina Mare. L’ultima settimana di luglio, infatti, avrà luogo la seconda edizione della rassegna ‘Saperi di Mare’, dopo il fortunato esordio dell’anno scorso che già le aveva garantito un notevole successo in termini di affluenza ed apprezzamento.                                                     Gli ospiti di questa stagione sono tre professori dell’Università degli Studi di Milano: Gianfranco Mormino, docente di Storia della Filosofia Morale, Andrea Zhok, professore di Antropologia Filosofica ed Eleonora Sparvoli, professoressa di Letteratura Francese Contemporanea. Di particolare lustro, inoltre, la partecipazione del filosofo Massimo Cacciari, ex deputato e sindaco di Venezia e attualmente professore all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Quattro prestigiosi ospiti, quattro serate dai temi tanto importanti quanto intriganti. La prima data, dal titolo ‘Il Desiderio in prestito’ è fissata per lunedì 24 luglio, in cui il prof. Mormino affronterà il tema dell’imitazione e del desiderio, dall’individuo alla massa. Il secondo appuntamento avrà per protagonista Massimo Cacciari, il quale, giovedì 27, si interrogherà sul significato, le risorse e la fragilità della democrazia nella contemporaneità – ‘Democrazia senza Ragione’ titola provocatoriamente il suo intervento. Non meno provocatorio il tema dibattuto da Andrea Zhok nella data di sabato 29, che recherà il nome ‘La superstizione della scienza’. Infine, lunedì 31 la professoressa Eleonora Sparvoli chiuderà la rassegna con la sua riflessione sull’importanza della lettura nella formazione personale individuale in un ultimo appuntamento dal titolo ‘Leggo, dunque sono’.                                                                                                                                                                                                          Tutti e quattro gli incontri si terranno alle ore 21:15 presso il Centro Congressi di Rosolina Mare in Piazzale Europa. Al termine di ciascuno, della durata di circa un’ora, un ‘brindisi filosofico’ arricchito da prodotti tipici del territorio del Delta del Po allieterà la permanenza dei presenti, i quali avranno la possibilità di discutere informalmente dei temi affrontati. Questi momenti di chiusura non sono pensati, in ogni caso, come svago da far seguire all’attenzione intellettuale prestata, bensì fanno parte a pieno titolo della discussione filosofica, consentendo di confrontarsi liberamente, anche con i professori, ed esporre dubbi, perplessità oppure spunti e riflessioni personali.

    L’iniziativa, realizzata con il patrocinio ed il contributo del Comune di Rosolina, è stata ideata dallo studente di Filosofia polesano Cristiano Vidali, il quale introdurrà e modererà i quattro appuntamenti. Il progetto, da molti anni meditato, è stato conseguito con la profonda convinzione che la cultura ed il pensiero critico non possano essere delle forme di svago o delle occupazioni occasionali ed arbitrarie, bensì l’elemento costitutivo della personalità umana, dei cittadini politici e, di conseguenza, della Democrazia stessa. Gli spazi specificamente destinati al dibattito di temi intellettualmente impegnativi sono sempre di meno, e, quando persistono, lo fanno come horti conclusi di minoranze o specialisti. La volontà di sottrarre la Filosofia dagli ambienti accademici e lasciarla respirare nel confronto con un pubblico più ampio risponde quindi alla sincera persuasione che, (solo) trasformando se stessi, è possibile trasformare il mondo – enfatizzando, con ciò, la responsabilità di ciascuno nelle proprie azioni anche quotidiane. Proprio per questo, la vocazione di ‘Saperi di Mare’ è universalistica, rivolta a tutti, e cerca di affrontare delle tematiche di interesse comune con toni accessibili anche a coloro che sono estranei al pensiero filosofico, offrendone una pubblica testimonianza per educare ed invogliare ad accogliere questa pratica anche nella vita di tutti i giorni. Anche per questo, la sede è inaspettatamente una località balneare, a testimonianza del fatto che “il pensiero non va in vacanza”!

    Il format del Festival di Filosofia, il cui rappresentante più autorevole è il Festival della Filosofia di Modena, è già stato sperimentato in altre realtà italiane, ma nella Regione Veneto rappresenta un’esperienza isolata, più unica che rara. La volontà nel corso degli anni è quella di intrecciare maggiormente la rassegna con il territorio e con le tipicità del Delta del Po, fornendo un contributo al turismo in un’area così ricca di risorse ed estendendosi al di fuori della sola Rosolina Mare, lambendo nuovi spazi, con il vivo auspicio di rivolgersi ad un pubblico sempre maggiore e di diventare un evento di riferimento nel panorama nazionale.

  • La Dante Alighieri ha il suo ‘Comitato Giovani’. La presentazione in occasione della ‘Giornata della Dante’

    La Dante Alighieri ha il suo ‘Comitato Giovani’. La presentazione in occasione della ‘Giornata della Dante’

      Federica Zannarini e Leonardo Bologna sono, rispettivamente presidente e vicepresidente del neo costituito Comitato giovani dell’assoziazione ‘Dante Alighieri, Comitato di Rovigo, presieduto da Mirella Rigobello. La vittoria di un sfida, lanciata dalla presidente Rigobello ai giovani degli Istituti Superiori della città, per raccogliere forze, entusiamo e passione a cui trasmettere valori e ideali dell’alta cultura. Un traguardo tanto più significativo in quanto, in Italia, esistono solo altri due Comitati Giovani della Dante Alighieri entrambi nel sud dellla penisola. La notizia è stata divulgata in occasione della conferenza stampa, tenuta nel salone d’onore del Comune cittadino, per divulgare il programma della ‘Giornata della Dante’, il tradizionale appuntamento che conclude l’annata della Dante.
      Studentessa del  Liceo Celio – Roccati, Federica Zannarini ha spiegato le ragioni della sua adesione: “Io e alcuni compagni ci abbiamo pensato un
    pò prima di accettare. La cosa appariva impegnativa ma, nello stesso tempo, offriva la possibilità di metterci in gioco e abbiamo accettato con il proposito di coinvolgere ragazzi di altri istituti. Ora siamo in 17, con la prospettiva di crescere ed essere ‘ponte’ tra i giovani e l’alta cultura e le persone che la rappresentano. Importante è invogliare i giovani a fare ed essere portatori di nuove idee e iniziative; programmare cose nuove, anche in collaborazione con il Forum dei giovani, rappresentato da Giacomo Gasparetto. Il 31 maggio, in occasione della Giornata della Dante, presenteremo il nostro gruppo. La differenza dei corsi di studio che frequentiamo ci da la possibilità di crescere nelle proposte e farci conoscere anche mettendoci in rapporto con gli altri comitato già costituiti”.
       Studente universitario a Ferrara, nella Facoltà di Lingue e Letterature straniere, leonardo Bologna ha dichiarato che il suo obiettivo è: “Fare di Rovigo qualcosa di speciale, anche a livello nazionale; con tanti giovani che, finalmente, vogliono raggiungere obiettivi e realizzazioni anche considerando, per Rovigo, il ruolo di capitale della cultura, senza aspettare che siano gli altri a fare proposte. Con Mirella abbiamo valutato il traguardo di aggiungere giovani e fini e scopi. Poi, con la passione che ho per la cultura, arricchire gli obiettivi con l’idea di diffusione in Europa”
       Mirella Rigobello si è, quindi, inserita nel tema presentando le diverse iniziative messe in campo per festeggiare ‘La Giornata della Dante’.
         La mattina del 31 maggio, alle 11, incontro, allargato a tutti gli istituti, nell’Auditorium del Liceo scientifico ‘P.Paleocapa’ per ascoltare Michele Fioretto, commissario capo della Questura, parlare di ‘Bullismo’. Gli farà seguito Alessio Arena con ‘Orgogliose fragilità’: il valore della parola come gesto’. Nel Pomeriggio, alle 17.30, nel Salone dei  concerti del Conservatorio ‘Venezze’, incontro con i soci Dante e la cittadinanza per ascoltare Alessio Arena che presenterà le sue opere: ” Cassetti in disordine’ e ‘Lettere del terzo millennio’.Interventi musicali a cura del Conservatorio. Concluderà il pomeriggio la presentazione delle tre migliori locandine sul tema ‘Dante e il bullismo’ e la presentazione del Comitato Giovani, della Dante.
        Soddisfatto l’assessore alla Cultura, Andrea Donzelli, presente alla conferenza stampa, che ha sottolineato il forte rilievo dato alla cultura rodigina delle iniziative della Dante Alighieri, una presenza importante nel contesto delle manifestazioni che promuovono il territorio e la sua identità. Una realtà da sostenere con forza assieme a nuovo Forum dei Giovani, per l’entusiasmo e lo spirito di novità che sapranno portare in questa città.
    Lauretta Vignaga
  • ANOTHER LANDSCAPE  # 2  nuovi sguardi sul Delta del Po

    ANOTHER LANDSCAPE # 2 nuovi sguardi sul Delta del Po

    Il progetto Another Landscape, ideato e promosso dall’associazione culturale Città Invisibili, nasce dalla volontà di raccontare, attraverso l’indagine fotografica d’autore, un territorio complesso e articolato quale il Delta del Po.

    Iniziato nel 2014 con la partecipazione di Marco Zanta nell’area delle dune fossili e dell’antica linea di costa, il progetto è proseguito nel 2016 con la seconda edizione che ha visto come protagonista William Guerrieri, fotografo noto per le sue indagini sulle trasformazioni dell’economia e dell’idea di progresso in epoca moderna. L’area di riferimento su cui è stato invitato a lavorare Guerrieri è l’ambito dell’agricoltura e della bonifica, tema che in qualche modo gli era già vicino grazie al recente lavoro, The Dairy (il caseificio),  realizzato nella zona di produzione del  Parmigiano Reggiano.

    Dal 22 aprile al 28 maggio 2017 presso il Museo Regionale Veneto della Bonifica di Ca’ Vendramin, a Taglio di Po (Rovigo), saranno esposte le opere di Guerrieri e dei partecipanti al laboratorio – Antonio Idini, Renato Gasperini, Flavio Castellani, Denis Giusti, Barbara Munerato, Flavi Rossi, Alessia Cervini, Maria Nella Marangon, Simone Gandolfi, Angela Meneghello, Nicola Tramarin, Marco Favali -.

    Con la presenza dell’autore, in occasione dell’inaugurazione verrà presentato il catalogo, edito da Linea di confine.

    La mostra sarà l’evento di anteprima del RURAL LAB FESTIVAL, un progetto culturale rivolto ai giovani e alla valorizzazione delle aree rurali del delta, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito del bando Culturalmente 2016.

    Per informazioni sull’esposizione:
    Museo Regionale Veneto della Bonifica
    Strada Provinciale 38, loc. Ca’ Vendramin –Taglio di Po (RO)
    www.fondazionecavendramin.it
    T 0426 81219

     

    Organizzazione :
    associazione culturale Città Invisibili
    c.so risorgimento  45/1 –  Porto Viro (RO)
    www.citta-invisibili.it
    asscittainvisibili@gmail.com
    T  328 4152665

  • Inaugurata il 2 aprile la mostra “Coloratissimi incontri”

    Inaugurata il 2 aprile la mostra “Coloratissimi incontri”

    Al Museo Archeologico Nazionale di Adria
    fino al 25 aprile con il biglietto di ingresso del museo
    Orario: tutti i giorni 8.30 – 19.30.

    “COLORATISSIMI INCONTRI. Dal gruppo Mosaico’s friends una colorata rielaborazione della ceramica attica” . Questo il titolo della mostra che è stata inaugurata Domenica 2 aprile presso il Museo Archeologico Nazionale di Adria. L’esposizione, curata da Sandra Bedetti, è organizzata dal MiBACT – Museo Archeologico Nazionale di Adria in collaborazione con il CPSSAE e con l’Associazione Onlus Pianeta Handicap – Sezione Mosaico’s friends e ha il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Adria.

    Fino al 25 aprile con possibilità di proroga, è possibile vedere in cinque vetrine del museo appositamente allestite un’originale accostamento tra alcuni pregevoli frammenti di ceramica attica a figure rosse e a figure nere, veri capolavori del Museo adriese, e la loro vivace interpretazione a mosaico, che ha come autori i disabili che frequentano il laboratorio Mosaico’s friends dell’associazione Pianeta Handicap.

    Il folto pubblico intervenuto ha apprezzato la mostra e i lavori a mosaico complimentandosi con gli autori : Maverik Vetri, Luca Zanforlini, Mery Mosca, Elisa Lodo, Giovanni Domeneghetti, Giovanni Vallese, Fabio Freguglia, Andrea Pedriali, Denis Garbi, Tommaso Duò , Andrea Portieri, Chiara Cobianco, Camillo Forero, Giorgio Zancan, Giorgio Cester, Thomas Zampirollo, Giada Portieri.

    I lavori, realizzati con il supporto di volontari del gruppo, sono frutto di un più ampio progetto, “I Colori dell’antico”, curato dal CPSSAE e finanziato dalla Fondazione CARIPARO nell’ambito del bando Culturalmente 2015, che è già stato apprezzato nel corso della mostra dedicata tenutasi a Palazzo Cordella ad Adria nello scorso autunno. Il progetto finalizzato a rendere i musei del territorio luoghi d’inclusione sociale, ha previsto una serie d’ incontri di divulgazione dei temi dell’antico, seguendo processi di tipo empatico ed emozionale.

    L’inaugurazione avviene in concomitanza con la Giornata Mondiale della consapevolezza dell’autismo (2 aprile) ha affermato la direttrice del Museo Archeologico Nazionale Alberta Facchi, illustrando i temi della mostra e ricordando il prezioso contributo di tutto il personale del Museo all’allestimento della mostra, in particolare dei tecnici. Ha inoltre ringraziato il Comune di Adria, rappresentato dalla consigliera con delega alla cultura, Mara Bellettato, per la positiva accoglienza del progetto e per il rapporto di fattiva collaborazione tra i due enti. Sono intervenuti all’inaugurazione anche Raffaele Peretto, presidente del CPSSAE che si è complimentato per il lavoro svolto e ha ricordato la coincidenza con la mostra ‘Mythos. Percorsi dell’immaginario‘ con lavori ispirati alla mitologia di Sergio De Bon, che nella stessa giornata ha previsto l’ultimo giorno di apertura presso il Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo. Adelia Ciciliato del gruppo Mosaico’s friends ha espresso soddisfazione per la sede prestigiosa e insieme ai soci ha apprezzato particolarmente l’effetto scenografico dell’allestimento. Sandra Bedetti ha concluso ricordando la collaborazione dei giovani Sara Del Barco, Elisa Garavello, Edoardo Manzin, Alessandra Papuzzi, e Roberta Rossi che l’hanno affiancata nei laboratori con i disabili e ringraziando il personale del museo, le direttrici precedenti Maria Cristina Vallicelli e Giovanna Gambacurta che come l’attuale Alberta Facchi, hanno accolto con entusiasmo l’idea di avviare percorsi specifici per disabili all’interno del Museo.

    Nel suo discorso, la curatrice Sandra Bedetti ha evidenziato che il titolo della mostra è evocativo degli INCONTRI tra antichità e mondo di oggi, tra i toni classici della ceramica e i coloratissimi mosaici, tra il mondo dell’archeologia e quello dell’associazionismo e della disabilità. L’accostamento inedito tra l’esplosione di colori dei mosaici e le tonalità più sobrie della ceramica attica è bene rappresentato nella locandina dove , il momento dell’incontro tra l’eroe Eracle e la dea Atena raffigurato su di un’anfora a figure nere di più di 2500 anni fa diventa, nella fantasia del mosaicista, un vivido profilo con elmo e scudo dai colori cangianti. La civetta dai grandi occhi, cara alla dea e simbolo di Atene, dipinta su fondo nero in una coppa per il vino, è stata riprodotta a grandi dimensioni e con il piumaggio colorato. E mille colori riempiono ora le cinque vetrine della mostra, accanto ai più sobri capolavori dell’antichità, per i quali Adria e il suo Museo sono conosciuti in tutto il mondo. L’ardito accostamento permette inoltre di apprezzare gli splendidi dettagli degli antichi frammenti, che ancora oggi trasmettono sensazioni profonde e sono ambasciatori di culture lontane nel tempo, ma sempre vive nel nostro vissuto quotidiano.

    La piccola esposizione fa parte della rassegna museale EVASIONI, una serie di mostre iniziata a novembre 2016 con l’evento “…quattro salti nel tempo”.

    INFO: Museo Archeologico Nazionale di Adria
    via Badini, 59 –  
    Tel. 0426 21612

    www.polomusealeveneto.beniculturali.it

     

  • Corso di conoscenza del Polesine

    Corso di conoscenza del Polesine

    Iniziativa interessantissima per conoscere aspetti vecchi e nuovi del nostro territorio. È organizzato con serate in aula ed

    escursioni sul campo. Tematica principale di questa edizione sarà il Medio e Alto Polesine.

     

  • Il segreto della Comuna

    Il segreto della Comuna

    tratto da Ventaglio n. 47 

    Una suggestiva passeggiata per capire l’originale storia della Comuna di Grignano, da secoli attiva all’interno del territorio del Polesine

    Quello che proponiamo in queste pagine del Ventaglio è un itinerario sulle tracce del passato di una tra le zone più originali del territorio provinciale, ovvero Grignano Polesine. Lo facciamo sulla scorta di un’esperienza attuata con successo nell’autunno dello scorso anno, che ha visto giungere in paese una quarantina di persone guidate dal Dott. Giuseppe Marangoni e dal Sig. Cristiano Fenzi, rispettivamente presidente regionale e provinciale del C. T. G.

    Appuntamento: davanti la sede degli Antichi Beni Originari (A.B.O) di Grignano Polesine. Obiettivo: conoscere il territorio e nel contempo capire il segreto della “Comuna”, ovvero il perdurare di una tradizione secolare, le cui origini si allacciano all’ordine dei Benedettini di Pomposa.

    Ad attendere il gruppo, il Presidente dell’Amm.ne della Comuna, l’ing. Stefano Previatello, il M.o Carlo Alberto Rossi con alcuni affezionati “compartecipi”, ovvero alcuni residenti che tuttora hanno diritto al godimento della loro porzione di terreno (attualmente c.a. 3300 mq “a testa”) all’interno della vasta area rurale della comunità.

    La visita, dunque, non inizia dal territorio agrario, ma dalla sede dell’A.B.O., ovvero dall’edificio in cui sono conservati i documenti e i libri contabili della Comuna. Si accede alla Sala Consiliare, abbellita da numerosi quadri, fra i quali il più significativo quello che rappresenta un benigno Abbate, attorniato da alcune figure maschili e femminili, nell’atto di firmare solennemente un’investitura.

    La scena si svolge in una giornata particolare, quella in cui il massaro1 sta riscuotendo le “prediali”, ossia i tributi che ogni due mesi i compartecipi, conduttori delle “comune” (ovvero i lotti di terreno assegnati), sono vincolati a versare a fronte delle varie spese sostenute dall’Amm.ne che, di anno in anno, diventano sempre più onerose.

    Ai presenti all’escursione, finalizzata a conoscere l’originale storia della Comuna di Grignano, viene esibita la vecchia urna di vetro che il 21 Marzo di ogni cinque anni serve per l’estrazione dei bossoli sotto il Pavajon per l’assegnazione dei lotti di terreno da coltivare a quanti ne hanno diritto, quali discendenti delle antiche famiglie originarie del luogo. Viene anche mostrata un’originale urna di legno a forma di imbuto che serviva per le votazioni segrete all’interno del Consiglio immettendovi dei fagioli. Appeso al muro il prestigioso fucile del guardiano o camparo ormai ridotto a perenne innocuità.

    Si scende quindi al piano inferiore dov’è allestita una piccola ma significativa mostra museale: sulle pareti sono affisse, in ordine cronologico, le fedeli riproduzioni delle antiche investiture livellarie che illustrano il glorioso e travagliato percorso della Comuna durante la sua storia più che millenaria. Una storia che trae origine dalla prima investitura del 15 Novembre dell’anno 976, con la quale l’abbate Gherardo dell’abbazia di Pomposa concede ad alcuni “petitori” del luogo di godere “ad meliorandum” per 29 anni di un fondo unico, integro, chiamato Granarius, con terreni, viti, campi, prati, pascoli, boschi, arbusti scelti da far legna, nonché spazi per la caccia e pesca. Un fondo dunque che apparteneva all’abbazia pomposiana, ceduto transitoriamente (29 anni) agli abitanti della zona2.

    I visitatori sono attenti ed incuriositi: alla domanda se dopo la prima investitura o petizione ne siano seguite altre, il Presidente precisa che si è a conoscenza di quelle del 1015, 1035, 1252. Aggiunge inoltre che, dopo due secoli di mancanza assoluta di documenti, si ha finalmente modo di incontrare il primo documento in diretta relazione con la Comuna di Grignano: è l’investitura livellaria del 17 febbraio 1454.

    Tale atto si richiama ad un precedente livello3 del 1426, il cui testo però è conosciuto solo in sintesi e contiene un dettagliato elenco dei beni concessi dall’Abbazia agli Uomini ed al Comune di Grignano4. Fra questi una valle peschereccia di c.a. 130 ettari, malsana, acquitrinosa, interamente da bonificare detta la Communa. Nel documento è inoltre stabilito che al Monastero doveva essere corrisposto un modico canone annuo di 6 pesci cavedani e tre denari dei piccoli e, dalla scadenza ventinovennale, 45 soldi dei piccoli.

    Acquisite le nozioni storiche fondamentali, la comitiva lascia la sede dell’A.B.O. per raggiungere il vicino Pavajon, lo storico edificio, emblema della Comuna, dove ogni cinque anni, nel giorno di San Benedetto, avviene l’estrazione delle sorti, ovvero l’assegnazione delle parcelle del territorio agrario agli aventi diritto.

    Procedono frattanto le informazioni sulla storia della Comuna, ricordando come il territorio era stato concesso anche affinché si procedesse ad un miglioramento (ad meliorandum). Ed in effetti, dopo la suddetta investitura, gli uomini di Grignano si impegnarono con intensa laboriosità al prosciugamento della valle, raggiungendo il loro scopo in un tempo relativamente breve, considerando i rudimentali mezzi a disposizione.

    E è a questo punto che sorgono dei contrasti tra gli Uomini di Grignano e l’Abbazia. La quale (preso atto dell’avvenuta bonifica) pretende, con l’investitura del 12 marzo 1494, un canone maggiore: il “terraticum” ossia l’ottava parte dei raccolti. Dal canto loro i compartecipi chiedono la suddivisione quinquennale dei terreni pur mantenendo integra tutta la proprietà. Questa investitura è fondamentale per la storia della Comuna di Grignano, anche perché per la prima volta sono menzionate le famiglie – in numero di sedici – degli aventi diritto all’assegnazione quinquennale degli appezzamenti rurali. Ma il nuovo canone è considerato troppo gravoso ed induce i coloni a sottrarsi al pagamento regolare. Ne nasce un’annosa controversia tra la comunità di Grignano e l’Abbazia (ora non più di Pomposa ma di S. Benedetto in Ferrara, che ne aveva raccolto l’eredità).

    Lite rimasta pendente davanti al Pretore di Rovigo fino al 23 Aprile 1544, quando si addiviene ad una transazione, coincisa con una nuova investitura: viene fissato il canone annuo in due scudi d’oro, più 45 soldi dei piccoli alla scadenza ventinovennale, inoltre gli Originari devono versare, a titolo di risarcimento, 150 scudi d’oro per i precedenti canoni non pagati. Un altro motivo di controversia nasce frattanto tra i discendenti delle famiglie originarie e i nuovi arrivati a Grignano, che, a torto o ragione, pretendono di entrare a far parte dei diritti della Comuna. La questione si trascinò per circa due secoli dando luogo a varie rissosità. Un atteggiamento di scontro, questo, al quale è legato l’uso rusticano della “coltellina”, per cui Grignano è conosciuto ancor oggi come il paese della micidiale arma da taglio. Anche questa vertenza ebbe alla fine la sua conclusione, allorché il supremo tribunale dei Quarantia di Venezia, esaminate le investiture precedenti, con delibera del 29 marzo 1729 sentenziò l’esclusivo e legittimo godimento dei Beni ai discendenti maschi degli Originari aventi “loco et foco” in Grignano e di età superiore ai sedici anni, come riconosciuto dallo Statuto del 1642. Ma le traversie non sono finite. Non si può dimenticare il minaccioso quanto effimero esproprio napoleonico e l’infausta legge sugli “usi civici” del 17 giugno 1927 e seguenti.

    Questioni risolte sempre tramite azioni legali (e a suon di quattrini). Giungiamo così ai giorni nostri, ovvero all’emendamento, risolutivo, approvato dalla Regione Veneto il 20 marzo 2012, che dichiara tutte le proprietà collettive presenti nel Veneto terreni inalienabili, inusucapiabili, inespropriabili, invendibili e immutabili, dalla destinazione prevalentemente agrosilvopastorale ossia, senza alcuna enfasi, “terreni sacri”. Preso atto con soddisfazione di questo riconoscimento di sacralità del luogo, gli escursionisti si accingono a raggiungere il territorio della Comuna. Mentre si procede lungo le carreggiate della Comuna, i visitatori vengono informati sul significato di certi toponimi come il termine “braia”5, fasce di appezzamenti separate dai relativi fossi e disposte in senso longitudinale da est a ovest. Si passa poi alla denominazione dei corsi d’acqua: la “fossa dei sabbioni” è antico paleoalveo del Po di Adria; la “fossa maestra” è il bacino maggiore con la funzione di ricevere e distribuire le acque agli altri invasi a cominciare dalla “fossa delle pioppelle” (un tempo fiancheggiata da pioppi), la “fossa dei salici” (così detta per la presenza di salici), la “fossa del moraro” (per la presenza di gelsi), lo “stagno dei maghi” (dal soprannome di una famiglia originaria vicina), il “fosso del dossello” (da dosso, zona alta) ecc.…; ed infine il “varco dei ladri”, vecchio passaggio furtivo di ladruncoli dei prodotti agricoli incustoditi. Quella della Comuna è dunque un’area che da secoli si mantiene pressoché inalterata, priva di costruzioni, dedicata esclusivamente all’agricoltura, con divisione in appezzamenti consegnati (dopo l’estrazione delle sorti) agli aventi diritto. Un’area che va tutelata, ed il progetto dell’attuale Consiglio d’Amm.ne e successivi sarà quello di realizzare una seconda bonifica: l’escavo e la pulitura generalizzata dei fossi esistenti con relativa piantumazione lungo le rive di piante autoctone come in origine. Un esperimento di recupero ambientale già avviato 20 anni orsono lungo la fossa maestra, ma che purtroppo i soliti ignoti balordi hanno vanificato tagliando di notte ben 50 rigogliosi aceri campestri, vergognoso scempio contro la natura e la buona volontà dei compartecipi, che si spera non abbia più a ripetersi.

    NOTE

    1. Massaro: economo della “pars massaricia” di una proprietà signorile, qui sta per segretario, amministratore.

    2. Storicamente è noto che nell’alto medioevo gli imperatori di casa Sassonia, specialmente Ottone III (983-1002) gratificarono l’abbazia di Pomposa di tutta una fascia di terra compresa fra il Po e l’Adige, dal mare Adriatico fino a Mantova, in special modo il dominio eminente su Raccano e Grignano.

    3. Livello o enfiteusi: dal lat. Libellum, contratto feudale relativo ad un fondo agricolo, contenente da una parte la domanda del postulante e dall’altra l’assenso del concedente a tempo indeterminato e con l’obbligo di pagamento annuale di un modico canone, anche in prodotti del fondo stesso.

    4. Comune di Grignano: probabilmente è sorto intorno al XIV sec. Si trattava di un comune rustico con limitata libertà d’azione in quanto soggetto all’autorità ed alla tutela del comune di Rovigo. E’ sopravvissuto fino al 1927, quando con R.D.L. del 29 Luglio n. 1452 divenne frazione del capoluogo.

    5. Braia: è una fila di appezzamenti, che parte dalla massicciata della linea ferroviaria per giungere fino ai limiti del paese, composta in media di 150 pertiche cioè di 50 comune. La comuna è divisa a partire dalla via Romana detta “Arginone” nelle seguenti braie: Argine, Braia Bassa, Braia Alta, Dossello, Val del Pra’, Val Martina, Moraro.

    Carlo Alberto Rossi

  • MYTHOS Percorsi dell’immaginario

    MYTHOS Percorsi dell’immaginario

    Acqueforti e dipinti di Sergio De Bon
    Museo dei Grandi Fiumi – Spazi polivalenti
    dal 18 marzo al 2 aprile 2017

     

    La mostra Mythos, percorsi dell’immaginario, è stata curata da Renza Fiori e Raffaele Peretto in collaborazione con Sandra Bedetti. E’ stata ideata dal CPSSAE e realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Rovigo, il Liceo “Celio-Roccati” di Rovigo e la Magnifica Comunità di Cadore che la ospiterà nella sede di Pieve di Cadore nell’agosto 2017.

    La mostra, nell’ambito del progetto “Alternanza Scuola-Lavoro”, ospita accanto alle opere del cadorino Sergio De Bon (1926-2013) elaborazioni grafiche, installazioni, fotografie realizzate dagli studenti delle classi III E – III F e sculture in ceramica policroma delle classi V E – V F del Liceo Artistico. Inoltre gli studenti della classe III A del Liceo Classico hanno predisposto animazioni e visite guidate.

    Nel percorso espositivo figurano richiami a leggendarie vicende tramandate dalle fonti classiche ambientate nell’antico Delta del Po, come il mito di Fetonte insieme alle sorelle Eliadi.

    Tali miti avvalorano il particolare ruolo assunto dal territorio negli attivi traffici commerciali lungo la via dell’ambra. Tutto ciò è ben documentano dalle ricerche archeologiche e paleoambientali condotte in Polesine a partire dalla scoperta del villaggio pre-protostorico di Frattesina, avvenuta il 23 marzo 1967.

    Questa mostra apre una serie di iniziative programmate per celebrare il cinquantenario dell’importante scoperta di Frattesina, nonché del primo scavo condotto dal CPSSAE nel 1968.

    Progetto “Alternanza Scuola-Lavoro” Liceo “Celio-Roccati” Rovigo – Dirigente Anna Maria Pastorelli – Docenti III A Liceo Classico: Teresa Capucci (Coordinatrice), Chiara Bartolozzi, Guidalberto Gregori, Bertilla Lazzari – Docenti III E, III F Liceo Artistico: Mirella Boso, Geremia Cocozza, Roberto Pugiotto, Stefania Zerbinati.

    [metaslider id=862]


    Sergio De Bon: un uomo, un artista e l’eredità del padre

    “Cadorino non natione, sed moribus, Sergio De Bon ha tratto dalle rocce ferrigne ed aspre della sua terra di elezione, un carattere dall’apparenza spigolistro e ribelle, ma che si rileva quanto mai umano e generoso, allorché, aprendosi alle confidenze e all’amicizia, egli palesi i moti, e le tensioni più intime, dell’animo. Un animo che ha sofferto, per molte e lunghe vicissitudini, in dignitosa e tacita fierezza l’esilio in terre straniere. Un uomo che ha conosciuto lo sfibrante lavoro della miniera e dell’altoforno. Un artista che dalla propria esperienza ha visto sbocciare una tensione, pulita e fresca, verso l’arte.”

    Così Guido Laghi in una sua recensione marcò i tratti essenziali della figura di Sergio De Bon, nato a Legnago (Verona) nel 1926 da Alessio, cadorino e noto al mondo archeologico per i suoi studi sulla topografia dell’antico Veneto, e da Alda Gasparini da Castagnaro, nella Bassa Veronese.

    Furono gli eventi bellici e il ritorno della famiglia a Rizzios di Calalzo nel 1943 ad impedire a Sergio di continuare gli studi classici che con particolare interesse e profitto aveva intrapreso, tanto comunque da segnare una profonda impronta culturale nella sua formazione, che saprà più tardi egregiamente esprimere in apprezzate opere artistiche.

    Le necessità gli imposero fin dall’adolescenza lavori disparati ed anche pesanti. Fu boscaiolo, cavatore fornaciaio, operaio ottico. Nel 1948 emigrò nel nord della Francia dove fece il minatore nei bacini carboniferi, ed anche in patria operò lontano dal suo Cadore, fu in Sardegna come verniciatore di impianti industriali prima di intraprendere la sua sentita ed innata professione di decoratore e pittore, giungendo ad essere presente, negli ultimi cinquant’anni, in diverse mostre collettive o personali, con positivi riscontri nelle varie recensioni critiche.

    Negli ultimi anni incisero profondamente il suo spirito le vicissitudini della malattia della moglie Noemi, venutagli a mancare nel 1995. Fu in questo periodo che Sergio si concentrò nel riordino dei lavori di topografia antica curati dal padre, alcuni mai giunti alle stampe, stimolato dai positivi riscontri emersi nel convegno svoltosi a Rovigo nel 1989. In collaborazione con Renza Fiori, organizzò anche a Calalzo di Cadore nel 1998 un secondo convegno La topografia dell’antica Italia settentrionale da Alessio De Bon ad oggi con la pubblicazione degli atti nel 2000. Sostenendo direttamente le spese e sempre in collaborazione con Renza giunse a pubblicare pure gli studi sulla via Claudia Augusta Altinate (2010). Delineò inoltre l’impaginazione dell’epistolario tra il padre e qualificati studiosi del tempo, ma non vide la stampa delle Lettere, avvenuta nel 2015. Morì infatti nel 2013, quando l’ormai fragile cuore aveva cessato di sostenere la sua forza e la sua volontà, fino all’ultimo “ferrigne”, sempre indirizzate a perseguire obiettivi culturali per valorizzare, in particolare, storie, tradizioni, identità della sua terra.

    Resta ad attendere ancora un altro sogno di Sergio: la ripresa dei lavori del padre sulla via Annia. Questo è un impegno che alcuni suoi amici vorrebbero perseguire.

  • Il 9 Marzo, Ventaglio 90 a Badia Polesine

    Il 9 Marzo, Ventaglio 90 a Badia Polesine

    Giovedì 9 Marzo, a Badia Polesine, presso la Sala Soffiantini della Vangadizza, alle ore 17,30 sarà presentato l’ultimo numero della rivista Ventaglio Novanta che si apre con l’editoriale del direttore Lino Segantin intitolato “All’insegna dell’arte”. Molti sono infatti gli articoli di questo volume (il 54.mo della serie) che fanno riferimento ad importanti opere d’arte presenti nel territorio polesano. Tra queste la ammiratissima “Madonna con Bambino” di Giovanni Bellini, eminente artista del Rinascimento, ricordato nella rivista in occasione del 500.mo anniversario della morte. Opera questa che, con altre importantissime realizzazioni pittoriche dei maestri del ‘500, ha lasciato temporaneamente il Polesine per l’importante evento d’arte allestito a Conegliano col titolo “Bellini e i belliniani dell’Accademia dei Concordi di Rovigo”.

    L’interesse di questo numero della rivista per Badia Polesine è incentrato soprattutto su un testo proposto da Giorgio Soffiantini relativo ad una sua scoperta, nella chiesa di Bosco di Rubano in provincia di Padova, di una importante lapide dedicata a San Teobaldo, un tempo posta presso la tomba del Santo nell’antica chiesa della Vangadizza.

    Lo scritto di Soffiantini si pone alcune domande su come l’importante reperto sia giunto a Bosco di Rubano ed inoltre invita a ripercorrere alcune tappe della vita del Santo, soffermandosi anche sulle vicende che hanno interessato, dopo la sua morte, la conservazione delle sue spoglie, rocambolescamente sottratte dal duomo di Vicenza e giunte a Badia Polesine per essere conservate nella chiesa della Vangadizza ed oggi presenti nella parrocchiale. Nel contempo lo scritto auspica iniziative per rinsaldare i rapporti con le tre comunità in Italia particolarmente legate alla memoria di San Teobaldo, ovvero, oltre a Badia e Bosco di Rubano, la cui chiesa è dedicata al Santo, anche Sossano nel vicentino, nella cui frazione di Saianega è conservata la cella dove dimorò.

    Altri interventi proposti dalla rivista, su cui verrà soffermata l’attenzione nel corso della presentazione badiese, riguardano episodi relativi alla Terza guerra di Indipendenza in relazione anche al 140.mo anniversario delle vicende che videro il Polesine quale primo lembo del territorio Veneto liberato nel corso del conflitto. In particolare si richiamerà l’attenzione sulla figura di Alberto Mario, giunto in Polesine a conclusione delle ostilità con la moglie Jessie White dopo un esilio quasi ventennale che forzatamente lo tenne lontano dal Veneto e dai suoi affetti.

Pubblicità