È uno degli aspetti più interessanti del fiume Po: una zona "anfibia", talvolta molto grande e ricchissima di vegetazione tra la sponda e l'argine. È uno spazio che il fiume si è a poco a poco creato per servirsene quando le sue acque aumentano, si alzano e hanno bisogno di espandersi. La golena ha quindi la funzione di ammortizzare le piene, evitando al fiume di fuoriuscire dagli argini creando danni e lutti all'uomo.
Dall'argine maestro lo sguardo spazia su un mondo policromo: da una parte l'immensa campagna dove si alternano i gialli e i verdi delle coltivazioni (una geometria interrotta raramente da alberi o case); dall'altra il fiume che in alcuni tratti scorre quasi nascosto dagli argini golenali secondari, che hanno il compito di contenere le piene minori, mentre agli argini maestri è riservato il compito di reggere alle piene pericolose, dopo che l'acqua ha tracimato dal primo riparo per invadere la golena.
Da queste ampie superfici golenali salgono rumori, fruscii, profumi, e l'occhio attento avverte la presenza di vita. Si trovano infatti tutte quelle piante e quei fiori che nelle varie stagioni danno all'ambiente vivacità di colori.
Sono molteplici le varietà di verde perché numerose sono le varietà di piante: salici, ontani, querce, olmi, frassini, carpini e robinie, arrivate nel '600 dall'America, ma soprattutto pioppi, tanti pioppi, vere e proprie coltivazioni. Il pioppo nero, specie locale originaria, è quasi completamente scomparso soppiantato dai pioppi coltivati. i famosi ibridi canadesi. che ogni dieci anni vengono tagliati per produrre la preziosa cellulosa.
Lo stormire delle loro fronde non può non riportarci alla mente l'antico mito del pianto delle Eliadi per la morte di Fetonte. Una poetessa polesana, Giovanna Modonesi, così li descrive:
"Là su la sponda vissin,
piope e salsi i so spècia
in t'el cielo arbaltà".
(Là sulla sponda vicina, / pioppi e salici si specchiano / nel cielo rovesciato).
Se scendiamo e ci inoltriamo nella golena, possiamo osservare meglio lo strato degli arbusti e quello delle erbe.
Notiamo le graminacee e la cannuccia di palude che hanno una funzione stabilizzatrice delle rive e di protezione contro l'erosione. La cannuccia ha avuto anche un significato economico: veniva raccolta per le graticciate di riparo delle colture o come supporto all'intonaco dei soffitti.
Tanti fiori vivacizzano il paesaggio: il sambuco, il rovo, l'amorpha fruticosa, la veccia, i ranuncoli gialli, la dulcamara, l'iris, la tifa, ecc. Ci sono inoltre piante non di origine nostrana, arrivate dalla zona mesopotamica o dall'area centro americana, come i papaveri e, nascosti, il fiordaliso e la speronella. In golena, specie nella stagione autunnale, si possono cogliere anche diverse specie di funghi, i più comuni sono i cosidetti ''piopperelli".
Se volgiamo lo sguardo all'acqua, negli stagni che si formano nelle golene o nelle anse dove la corrente è più lenta, ci accorgiamo spesso che la superficie liquida si vede appena. Essa è coperta da uno strato continuo di vegetazione che, pure radicata sul fondo, galleggia ondeggiando sotto la spinta dell'eventuale corrente. In questa formazione detta "camineto" riconosciamo la castagna d'acqua, la lenticchia d'acqua e le ninfee con i fiori bianchi stellati: tappeti galleggianti di diverse tonalità di verde.
È questo l'ambiente ideale per la vita di molte specie di uccelli: l'airone bianco o cinerino che costruisce il nido sopra gli alberi fra i rami incrociati, la gallinella d'acqua, le folaghe, i gabbiani, le garzette, eleganti nella loro veste candida, il martin pescatore e ancora merli, passeri e rondini che a stormi si levano in volo nel cielo.
Nell'acqua una volta c'erano molte specie di pesci come la scardola, le anguille, il luccio, la carpa, ma l'inquinamento del fiume e la presenza del pesce siluro hanno portato alla loro scomparsa quasi totale.
Ora nell'acqua, troviamo la biscia, rane e rospi, il cui gracidare contrasta con il canto dolce dell'usignolo. E poi chiocciole, locuste, lucertole, ramarri che segnano con le impronte delle zampe e della coda i loro spostamenti.
Non dimentichiamo gli insetti: libellule e farfalle, ma d'estate anche nuvole di zanzare, moscerini, tafani e fra gli acari i ragni.
In questo ambiente, ricco di vegetazione arborea, l'uomo aveva inserito la propria abitazione, quasi sempre povera, semplice, con poveri elementi di servizio. Si notano tuttavia resti di case, alcune non prive di certe pretese artistiche, esempi di uno stato sociale agiato. Tutte queste costruzioni, ormai abbandonate, rappresentano una eloquente testimonianza del rapporto d'amore e d'odio tra l'uomo e il fiume: prima la scelta per la propria dimora, poi l'abbandono forzato. Nella golena si possono notare anche avanzi di attività lavorativa ormai scomparse da catalogare oggi nell'ambito dell'archeologia industriale: le fornaci. Era lì che si poteva reperire l'argilla, lavorarla con un ingegnoso procedimento e caricarla poi su piccoli natanti per il trasporto diretto nei luoghi di consumo.
Dalla fine del secolo scorso fino agli anni cinquanta le fornaci erano in piena attività, poi nell'arco di un ventennio hanno finito per chiudere. Perché? Vari i motivi: erano scomparsi i trasporti via acqua, si impiegavano macchine che potevano utilizzare altre argille per produrre laterizi e inoltre si vietavano modifiche e aggiornamenti delle fabbriche situate nelle golene decretandone la morte, e ciò perché si riconosceva la funzione vitale delle golene, quali insostituibili bacini liberi di espansione delle acque fluviali nei periodi delle grandi piene.
Si tratta di una decisione giusta, in coerenza con le leggi della natura, ma un po' triste se si pensa che già i Romani sfruttavano l'argilla del Po, e Venezia stessa fu costruita con mattoni provenienti dalle fornaci del Po. L'architettura delle fornaci, semplice e priva di decorazioni, favoriva il loro inserimento nell'ambiente polesano, lungo il Po.
Ora queste fornaci potrebbero diventare "musei attivi" dove poter illustrare dal vivo le antiche tecniche di lavorazione.
Ma se riconosciamo l'importanza della golena per l'equilibrio del grande corso d'acqua, dobbiamo convenire che questo insediamento fu causa di squilibrio per quell'area nata come cassa di espansione delle acque.
Lasciamo invece che qualcuno, come l'artigiano di Grillara, costruisca con questa argilla le "ocarine" da cui ricavare note che imitano il canto degli uccelli¹.
Ma se le fornaci sono ora avvolte nel silenzio, l'uomo non ha smesso di sfruttare il fiume. Grossi escavatori riempiono camions che vanno e vengono per portare la sabbia tanto richiesta in questi ultimi anni. È dall'alveo, a torto ritenuto inesauribile, che se ne estraggono imponenti quantità ad alimentare un commercio assai redditizio.
È auspicabile che l'uomo non modifichi più negativamente questo ambiente, ma che cerchi di tutelarlo in modo che appartenga completamente al fiume. A questo proposito va segnalata la positiva esperienza degli "Amici del fiume" di Villanova Marchesana, che hanno fatto della golena un rifugio di pace.
Qui si può trovare serenità guardando un gregge che ancora pascola in questa zona, oppure osservando una barca che aspetta il pescatore, o ancora fissando il corso dell'acqua, dove scivola talora una bettolina, "vedere – come ha scritto Zavattini – compiersi il miracolo che state lì immobili non meno dei salici e dei pioppi, e intanto liquidamente andate oltre e oltre ancora … ". O ancora la golena si può godere andando a cavallo, oppure in bicicletta fra sentieri che odorano di menta, o passeggiando sulle improvvisate spiagge, o infine ammirando il sole al tramonto che nascondendosi fra i pioppi sembra immergersi nell'acqua, conferendo all'ambiente un color porpureo che, a poco a poco, nel silenzio che precede la sera sfuma nel viola, mentre nel cielo compaiono le prime stelle.
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Come citare questo articolo
Sandra Cignoni. “La golena”. Ventaglio Novanta, n. 12, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-golena/