Molti sono stati i legami culturali fra Ferrara ed il contiguo Polesine; per restare negli ultimi due secoli basti solo pensare a quei validi artisti operanti al di qua e al di là del Po, come i Baseggio, Nardi, Colognesi, Capuzzo, Veronese, i Fioravanti¹.
Fratelli e cugini d'arte, accomunati dall'idea di formare una sorta di "testa di ponte" culturale fra Emilia e Veneto, questi artisti polesano-ferraresi hanno mescolato virtù e tendenze autoctone, creando fascinose commistioni stilistiche. Ma il momento di maggior aggregazione, sin qui insondato, è stato forse la creazione, negli anni '70 del secolo scorso, della filiale rodigina della "Società Promotrice di Belle Arti" sorta a Ferrara nel nome di Benvenuto Tisi. L'associazione ferrarese sin dal 1868 organizzò importanti mostre a livello nazionale, rafforzò la locale scuola d'arte, protesse gli artisti con premiacquisto e sorteggi².
Istituita una collaborazione diretta con l'ambiente polesano in occasione del centenario garofalesco del 1872, la Società Promotrice, volendo incoraggiare questo legame (sorta di fratellanza tendente a scavalcare pregiudizi campanilistici in nome dell'arte), pensò di costituire qualche tempo dopo una "succursale" a Rovigo: e così il 2 aprile 1876, presso la Residenza Municipale rodigina, fu inaugurata ufficialmente la "società figliale" della B. Tisi nel Polesine, che nel contempo rappresentava la sezione artistica dell'Accademia dei Concordi.
Alla fondazione erano presenti nobili e artisti ferraresi (dai conti Prosperi e Giglioli ad Augusto Droghetti e Ambrogio Zuffi) e vari intellettuali rodigini, come l'editore Antonio Minelli e i pittori Riccardo Cessi e Giovanni Biasin. Presidente effettivo fu eletto il dottor Remigio Piva (quello onorario fu indicato nel celebre scultore Giulio Monteverde, autore di monumenti commemorativi a Rovigo e Lendinara) e fu subito costituito un comitato per organizzare una mostra nazionale l'anno successivo, pubblicizzata da un vivace manifesto di Cessi.
La Società ferrarese godeva di buon prestigio un po' in tutta Italia e convogliò quindi soci iscritti, onorari e "corrispondenti" nell'esposizione, che fu inaugurata il 27 settembre 1877, grazie soprattutto all'impegno di Droghetti, direttore della Commissione ordinatrice. Il catalogo (stampato da Minelli) annoverò ben 517 "pezzi", provenienti da Veneto, EmiliaRomagna, Toscana, Lombardia, Lazio, Campania, Piemonte, Sicilia, Marche, Umbria e persino dall'Impero austro-ungarico. Tra gli espositori risultano molti artisti famosi: fra questi, Fattori, Gelati, Querena, Favretto, Bignami, Dall'Oca Bianca, Ussi, Induno, Ciardi, Battaglia, Branca, Calvi, Fontana, Previati e Mentessi.
Ben prima quindi di quel 1911, indicato da Antonio Romagnolo come anno della prima mostra ufficiale d'arte nel Polesine³, Rovigo si trovò ad essere un importante centro espositivo: anche se questa prerogativa dovette essere allora condivisa con Ferrara. Durante la rassegna, agli artisti espositori fu difatti inviato un modulo prestampato da parte della Presidenza ferrarese della "Benvenuto Tisi", in cui veniva loro richiesto di riesporre i lavori alla Mostra Permanente di Ferrara nell'autunno 1877: e quasi tutti aderirono di buon grado alla richiesta (all'infuori, in pratica, dei soli autori delle opere vendute in mostra a Rovigo, ammontanti a 41 titoli).
La più importante esposizione rodigina del secolo scorso aveva al suo interno una "sezione provinciale", dove furono presentati i dipinti degli artisti polesani più valenti (Biasin, Diodato, Nezzo, Baroni, Provini), ma anche i disegni degli allievi delle scuole d'arte pubbliche e private.
Ci ha colpito, fra queste, la "Scuola di disegno di Lendinara", con professoreinsegnante Rinaldo Saporiti e opere a penna, carboncino, penna e "chiaroscuro" di Guidorizzi, Foà, Sgobbi, Fracassetti: nonostante le ricerche, non siamo però riusciti a rinvenire tracce della presenza di Saporiti a Lendinara, neppure nei registri anagrafici del Comune (e tantomeno, nei repertori lendinaresi bibliografici più noti)⁴.
La circostanza è alquanto curiosa, soprattutto considerando che Saporiti ricoprì un ruolo interessante nell'ambito del paesaggismo lombardo del tardo-Ottocento: tenteremo quindi di riepilogarne gli agganci polesano-ferraresi.
Nato a Milano il 27 aprile 1840, Rinaldo Saporiti studiò all'Accademia di Brera (dove conseguì il diploma d'abilitazione all'insegnamento), formandosi in quel gusto tardo-romantico tipico degli epigoni di Hayez, ma anche in rapporto con le novità sull’analisi paesaggistica che veniva da oltralpe. Si stabilì in giovane età sul Lago Maggiore, ai confini tra Lombardia, Piemonte e Svizzera, tanto che risulta domiciliato ad Angera (Varese) allorché, nel 1870, partecipò all’Esposizione Nazionale di Parma, vincendovi una medaglia di bronzo. Subito dopo, a quanto pare, si trasferì a Lendinara, chiamatovi a dirigervi la scuola di grafica: sicuramente ciò avvenne prima dell’8 ottobre 1873, allorché il pittore, autodefinitosi “di Milano, ma domiciliato presentemente a Lendinara”, scrive alla “Benveuto Tisi”, chiedendo di poter esporre alla Mostra Permanente di Ferrara due suoi quadri. Si tratta de “L’autunno (Riva del Lago Maggiore)” e “Gli sposi (Savoia)”: entrambi erano valutati dall’autore “300 lire italiane”⁵.
In realtà egli applicò uno sconto di 50 lire, allorché il Comune di Ferrara, su sollecitazione del pittore-collezionista Enea Vendeghini (che addirittura ne eseguì una copia), acquistò “L’Autunno” per la Pinacoteca di Palazzo dei Diamanti⁶: il dipinto è identificabile in quel delizioso “Riva di Ranco”, che si ammira ora nel Museo Civico d’Arte Moderna a Palazzo Massari⁷.
Nel 1875 Rinaldo presenta alla mostra ferrarese allestita in concomitanza del IV Centenario dell’Ariosto, i quadri “Bosco di Quasso (Lago Maggiore)”, “Cenisio” e “Colpo di mare” e, dopo aver fatto partecipare la sua scuola lendinarese (che non sappiamo esattamente dove avesse la propria sede) alla mostra del 1877, il lombardo aderisce l’anno seguente ad una simpatica “piaggeria”: la Tisi appronta difatti un album da inviare alla nuova regina Margherita, con lavori dal formato di cm. 15×25. Saporiti invia da Lendinara il suo schizzo nel febbraio ’78 ed è in buonissima compagnia: fra gli altri illustratori dell’album reale troviamo difatti Fattori, Querena, Roesler Franz, Galletti, Botti, Coleman.
Nella Lendinara degli anni ’70 Saporiti andava riscontrando un’interessante fioritura in senso decorativo-architettonico: di quegli anni è difatti la risistemazione del Teatro Ballarin ad opera di Carlo Invernici, altro milanese a cui si deve l’attuale facciata, mentre nel 1878 fu inaugurato il Monumento a Lorenzo Canozi, scolpito dal padovano Natale Sanavio. Continuava nel contempo l’attività degli intagliatori della scuola di Luigi Voltolini, esponenti di un talentuoso eclettismo, che affondava le sue radici nel perenne revival rinascimentale (ma anche negli ornati neobarocchi).
In questo periodo l'ambiente polesano divenne per Saporiti fonte di ispirazione iconografica, tralasciando gli amatissimi soggetti lacustri e montani: alla mostra ferrarese del 1879 egli spedisce difatti i quadri "Laguna veneta" e "Caccia ad una nidiata", che ritira dalla Permanente l'anno seguente.
Presumibilmente allora termina anche il suo periodo lendinarese, trasferendosi come docente in altra località, forse a Bergamo, nella cui Accademia Carrara è reperibile un suo frastagliato, atmosferico "paesaggio" con alberi e una casa collinare⁸, oppure a Milano, dove morirà il 29 marzo 1913.
Contemporaneamente al suo trasferimento, termina anche l'attività rodigina della "Benvenuto Tisi": la filiale viene infatti sciolta nell'ottobre 1880, sia a causa dello scarso numero di soci che per la "miope", angusta scelta di riservare spazio unicamente agli artisti polesani.
Si concluse così un felice, sperimentale periodo in senso artistico, che tra i suoi protagonisti vide anche il lombardo-lendinarese Rinaldo Saporiti, petit-maître sin qui totalmente ignoto alle fonti locali.
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Come citare questo articolo
Lucio Scardino. “Rinaldo Saporiti”. Ventaglio Novanta, n. 12, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/rinaldo-saporiti/