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POESIA

POESIE ROVENTI

di Remo Dalla Villa

Ventaglio Novanta n. 12 1996 pp. 107–110

E RITROVO LA STESSA CROCE

Così, senza forza,
ma d’amore che arde in cuore,
mi piego sull’anima,
cercando libanze e cibi
d’etèrei sapori di speranza.

E ritrovo la stessa croce
che dirama in ferite
verde sangue avvelenato,
bisogno, simbolo sospeso
su acque di lacrime.

È lotta la vita,
e di me aperta piaga
che scuòte perpetua
sgualciti panni di sogni
che arrivano in ritardo
ad arrossar, impii,
bisogni tormenti
di verdi anni.

ARBORESCENZA

Come l’albero ho radici profonde,
fissate là,
dove son nato e cresciuto.
Nel trapianto
non mi hanno lasciato le salde radici,
e in ricordi io vivo.

La mia vita ad ogni ritorno
è inaffiata di forza…
per rifiorire.

E questo mio ciclico andare
è arborescenza.

E quando cadono le foglie,
io ricerco la primavera
progettando il ritorno
a terra antica,
a lasciate radici
sprofondate in famiglia,
terra, amici
e mancati amori.

Ogni ricordo è un fiore,
di cui racchiudo colore,
profumo e vita,
in versi nuovi.

È questo il mio proposito:
“ARBORESCENZA”…
in rami fiorita.

ATTESA
Alla mamma

E tu aspetti seduta sul sofà
coi piedi alti…
assopita
e le mani incrociate sul ventre…
rilassata
fra spasimi d’allegria in brevi visite…
concentrata
nell’attesa del consumo d’energia di vita…
impegnata
ad allungare i tempi…
e rifiorire
attimo a attimo…
e poi morire.

E tu aspetti facendo i letti
e dai balconi di sopra
porgere il capo
e il guardo al ponte.

E tu aspetti seduta sul sofà
coi piedi alti…
senza richiami:
solo aspetti.

ROVENTI FERRI

Roventi ferri, che il cuore
del marchio mio impresso avete
di terra ed aria, or non potete
lasciare in dimora altrui
i palpiti miei.

È pace l’ansia; è sapere a oggi.
È rifare strade e case e campeggi.
È lasciato sforzo stancato
nel voler sciogliere la traccia.
È frèmito d’altro ambiente
non già d’oggi, non già vero.

Chi sapesse, quando eterno
sembra il tempo avvenire
e nulla parrebbe dover cambiare.

Si sgretolano, con lo scivolare
soave dell’ore,
palpitanti figure al cuore.
Colui che il bagaglio preme in mano,
la presa un dì avrà cangiato in morsa
che stringerà pian piano
fino al soffocar dell’alma.

E l’aria di respiro verrà
soltanto nel ritorno.
Ah, quel giorno!, roventi ferri,
della partenza antica,
il marchio mio eterno
all’alma farà soggiorno.

IL TUO NOME
Fiume Canal Bianco

Chi t’ha dato il nome
ha saputo rispecchiare
il tuo brillante aspetto
d’acque lucenti e chiare.

Bianco come la luce,
che ognuno brama e sazia,
e col nascere del dì
rinnova la sua grazia.

E chi non ti ha apprezzato
in tempi d’or più lieti
tirando canne, filze,
e sommergendo reti?

E chi non è venuto
a scioglier una sua pena
cogliendo la tua mano
della natura piena?

E chi non ha giocato
al tiro all’altra sponda
e a volte, con le scaglie,
saltar di te sull’onda?

E chi non s’è nascosto
in mezzo ai tuoi boschetti
per ritrovare un posto
ai sogni suoi diletti?

Ma infin che v’è rimasto?
Un cartello arrugginito
appeso sul tuo fianco
con un nome ormai stranito,

il nome d’un fantasma:
FIUME CANAL BIANCO…
or d’acque senza luce,
in un letto grigio e stanco.

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Come citare questo articolo

Remo Dalla Villa. “POESIE ROVENTI”. Ventaglio Novanta, n. 12, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/poesie-roventi/

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