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RECENSIONI

Libri in redazione

Varie le novità editoriali 1995

di Autori Vari

Ventaglio Novanta n. 12 1996 pp. 111–115

Iniziamo la consueta rubrica, che dà notizia dei volumi pervenuti in redazione nel corso dell'ultimo semestre, con brevi recensioni dei libri pubblicati dalla nostra editrice "Turismo & Cultura". Con l'occasione facciamo presente che detti volumi sono reperibili, oltre che nelle principali cartolibrerie della provincia, anche presso la nostra sede, ubicata all'interno della torre mozzata, presso i giardini pubblici di Rovigo – Tel. 0425/26270.

Adolfo Rossi: "Un italiano in America" – ed. T. & C., Rovigo, Aprile 1995.

Il libro, pubblicato in collaborazione con l'associazione "Polesani nel Mondo", ha inaugurato la nuova collana editoriale dell'editrice Turismo & Cultura, denominata "Reprinting", e destinata alla ristampa di opere di rilievo del passato.

Il volume, edito per la prima volta nel 1892, parla in forma autobiografica delle esperienze dell'autore che, fattosi emigrante, lasciò il natio Polesine per il desiderio di conoscere la realtà statunitense, polo di attrazione primario per quanti erano indotti dalle necessità ad emigrare dall'Europa.

A New York, dopo aver esercitato i mestieri più umili e disparati, Adolfo Rossi divenne redattore del periodico "Il Progresso Italo-Americano", che gli aprì la strada ad una brillante carriera, giornalistica prima e diplomatica poi.

Ricco di annotazioni interessanti e di una piacevole carica di humor che vivacizza vari episodi, il libro è scritto con penna agile, che rende la lettura ancor oggi gradevolissima.

Giuliano Scaranello: "Do schei de morbin" – ed. T.&.C., Rovigo, Maggio 1995.

Si tratta di un frizzante racconto in dialetto polesano, ambientato nella Rovigo degli anni cinquanta, cittadina dalle connotazioni ancora marcatamente paesane. Il romanzo è diviso in diciotto capitoli, ognuno dei quali focalizza vari episodi che si susseguono nell'arco di circa un anno, in cui gli interpreti principali si muovono con estro in una società spontanea e priva di artifizi.

Il libro, arricchito da artistici disegni realizzati da Gabbris Ferrari, si presenta come un ampio affresco popolare, dominato da personaggi dal carattere colorito e sempre ricco di umanità. L'utilizzo della lingua dialettale contribuisce non poco a rafforzare il vigore dei motti e delle arguzie, rendendo la lettura del romanzo quanto mai gradevole e spassosa. Scaranello mette dunque in scena un quadro che si ispira ad un recente passato della nostra terra, realizzando un libro di sicuro interesse per tutti ed in particolare per quanti sono legati alle tradizioni e al patrimonio culturale del Polesine.

Grazia Giordani: "Signora a una piazza" – ed. T.&.C. Rovigo, Giugno 1995.

Il romanzo indaga nella psicologia di una donna colta e raffinata, il cui destino sentimentale non le ha concesso stabilità di affetti.

A Badia Polesine, dove è nata ed ha trascorso l'infanzia, Ginevra, la protagonista, vive gli anni dell'età senile, senza perdere il gusto per il bello e i "colori" della vita, avvertendo una suggestione sempre viva per l'antica abbazia. E proprio durante una visita alla cappella della Vangadizza, una presenza maschile (sogno o realtà?) la porta a ripensare al suo passato. Ginevra si improvvisa allora scrittrice per delineare il romanzo della propria vita, segnata dalla personalità di tre uomini dal carattere tanto diverso e contrastante.

La vicenda, tratteggiata con penna scorrevole, dal taglio tipicamente giornalistico, trova la sua ambientazione in Polesine, coinvolgendo nei movimenti degli interpreti l'intera provincia ed altri centri, tra cui Bologna, Venezia e Parigi. La vita sembra dipanarsi in un grande labirinto, in cui si muove la protagonista riavvolgendo la matassa che la porta a rivivere il passato alla ricerca, in definitiva, della propria identità.

Il piacevole romanzo si presenta con una veste grafica accurata, impreziosito dalla riproduzione in copertina di una tela del pittore rodigino Franco Romano Lazzari. (Lino Segantin)

Raffaele Ridolfi: "La chiesa arcipretale di Melara. Primi rinvenimenti archivistici sulla costruzione", 1994 – "Conosciamo la nostra chiesa. Breve guida a carattere storico-conoscitivo", 1995.

Due pubblicazioni, a distanza di poco meno di un anno, con le quali Ridolfi si dimostra ricercatore d'archivio attento e preparato. La sua qualità più evidente è l'umiltà, con la quale egli cerca, prima di tutto, di sensibilizzare i lettori all'approfondimento storico, all'osservazione, lasciando sempre il campo sgombro da certezze assolute, aperto alla possibilità di ampliamento dei suoi lavori.

"La chiesa arcipretale di Melara" è la ricostruzione storica dei lavori di edificazione della parrocchiale alto polesana, intrapresi nel 1709 ed ultimati nel 1797. Ridolfi va alla ricerca di dati particolari, curiosità storiche: l'opera fu commissionata dal parroco di Melara Giovanni Battista Montini, melarese di nascita, parroco del proprio paese dal 1704, omonimo di colui che due secoli e mezzo dopo diverrà papa Paolo VI; la chiesa precedente del 1593 era troppo piccola, per l'aumentato numero della popolazione, e fu demolita nel 1732; nel 1754, durante i lavori, crollò un'impalcatura e da circa diciotto metri d'altezza caddero al suolo dieci persone, di cui tre morirono sul colpo. La chiesa non venne mai intonacata benché ciò fosse previsto dal progetto redatto dall'architetto Vincenzo Santini; il campanile non venne mai costruito ed il suo disegno fu utilizzato per il campanile della chiesa di Bergantino; l'opera costò alla comunità di Melara 29 mila scudi, circa 800 milioni attuali, e via di questo passo. "La chiesa arcipretale di Melara" vede la luce dopo quattro anni di ricerca ed è lavoro ricco e ben curato.

La seconda fatica di Ridolfi, invece, rappresenta idealmente un completamento del lavoro precedente. Si tratta di una guida storico-artistica sui tesori della chiesa di S. Materno di Melara e sugli aspetti legati al culto del santo vescovo, patrono della comunità melarese. "Conosciamo la nostra chiesa" non è un elenco di opere d'arte, bensì una fonte preziosa di informazioni storiche, anche minute, com'è nello stile di Ridolfi, un percorso attraverso il bello, un itinerario di fede. Ridolfi descrive, annota e segnala, con precisione, statue, dipinti, pale, altari, paliotti, lapidi, arredamenti sacri, il fonte battesimale del '400, il vecchio organo ed il pulpito della metà dell'800: tutto è fatto oggetto d'osservazione e di riflessione semplice e precisa.

Piacevole e curiosa l'appendice. Perché a Melara si venera S. Materno? In quali altre parrocchie si trova tale devozione? Come si è diffuso il nome Materno a Melara dal 1599 al 1945? Quali famiglie hanno contribuito in particolare a tale diffusione? Sono domande alle quali Ridolfi dà una risposta grazie ad una paziente ricerca d'archivio.

È veramente auspicabile che lavori come quelli di Ridolfi trovino un seguito anche in altre parrocchie della nostra diocesi, per poter valorizzare un tesoro d'arte unico e prezioso che, al di là della fede, educa alla bellezza ed eleva lo spirito. (Corrado Ferri).

Aldo Rondina: "Polesine 1944-45, Guerra e Liberazione" – Ed. Arti Grafiche Diemme, Taglio di Po, Aprile 1995.

Il corposo volume si presenta come un ampio dossier che, con riferimento al Polesine, documenta i drammatici momenti della storia nell'arco del biennio caratterizzato dalla caduta del regime fascista e dalla successiva guerra di liberazione.

Il libro si apre con un agile profilo che delinea i momenti più salienti del tragico biennio, cui fa seguito il vero e proprio dossier ricchissimo di immagini fotografiche di cui molte inedite. L'opera è il frutto di una lunga ed appassionata ricerca, realizzata dall'autore presso archivi italiani e stranieri, nonché di preziose testimonianze raccolte dalla viva voce di alcuni protagonisti, che hanno fornito dettagli inediti su importanti azioni.

Pubblicato in occasione della ricorrenza del 50° anniversario della Liberazione, il volume, di indubbio interesse documentale, è stato concepito dall'autore come una ricostruzione realizzata con spirito del giornalista-reporter, al fine di riconnettere le tragiche vicende verificatesi nella nostra provincia con la più grande traccia della Storia, che mezzo secolo fa ha sconvolto il mondo. (L.S.)

Pier Luigi Bagatin: "Museo Polesine" – ed. Nike Kai Dike, Fiesso Umbertiano, 1994.

Indossa una raffinata veste grafica "Museo Polesine" di Pier Luigi Bagatin, raccolta antologica di 70 frammenti di arte e storia di un angolo di Padania, fra i grandi fiumi e il mare – come si legge nel sottotitolo – tratti dagli articoli che l'autore ha pubblicato nell'omonima rubrica de "Il Resto del Carlino".

Questo prezioso florilegio, piuttosto che una guida ragionata, può essere considerato: "una circumnavigazione intorno ad alcuni aspetti salienti della storia e del patrimonio culturale polesano. Una serie di incontri con temi e protagonisti che hanno segnato in profondità il passato della nostra terra. I quali, a prescindere dalla loro maggiore o minore notorietà, sono tessere significative del muséion delle memorie polesane: quell'insieme cioè di voci, di esperienze, di reperti e di oggetti d'arte che non ha contenitori privilegiati, né confini cronologici se non in quell'organica unitarietà che è possesso fondamentale per chi vuol vivere coscientemente negli stessi luoghi calcati dai suoi progenitori, remoti e prossimi.

La penna colta di Bagatin, e l'elegante servizio fotografico di Antonio Guerra, ci offrono uno spaccato artistico della nostra terra, qualche volta inedito (vedi: Un minatore ritrovato: Antonio da Villafora), in altri casi quale approfondimento e riscoperta di temi noti (vedi: I colori del mito nella Badoera, Gli aristocratici colori di Marco Cavaglieri, ecc.).

Comunque Bagatin non cade mai nel déjà vu, possiamo rilevare nella sua opera una continua voglia di rendere più complete e solleticanti le notizie storico-artistiche che assumono l'aspetto di elzeviro colto, ma non pedante, come in "Una Venere piena di vanità" – anticonformista presentazione della Vanitas di Gossaert detto "Mabuse", una delle perle della rodigina pinacoteca in Accademia dei Concordi e nello spaccato Paesaggi d'anima, in cui l'autore rivisita con penna vibrante la Rovigo ottocentesca di Eugenio Piva e sa entrare, con animo commosso, dentro la magia elagiaca di quelle atmosfere. (Grazia Giordani)

Paolo Bellintani: Breve Guida al Museo Civico di Fratta Polesine.

L'Oratorio di San Liberato a Fratta Polesine ospita una collezione di materiale archeologico proveniente da raccolte di superficie compiute nei vicini abitati protostorici di Frattesina, Villamarzana e dagli scavi nella necropoli di Narde.

Il Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici di Rovigo ha collaborato all'allestimento museale curato da Paolo Bellintani, autore anche della breve guida.

Di taglio divulgativo, senza peraltro rinunciare alla precisione ed al dettaglio dei dati, offre un facile approccio alla protostoria in Polesine attraverso un ampio excursus sulla storia delle ricerche e degli scavi archeologici che hanno interessato il territorio di Fratta ed in particolare l'abitato di Frattesina, di cui viene delineato il contesto storico-ambientale e la quattro principali fasi individuate a partire dal XII secolo a.C.

L'organizzazione museale, attraverso le sue vetrine tematiche (ceramica, lavorazione corno e osso, lavori metallici: forme di fusione e prodotti, lavori avorio ambra e vetro) propone un aspetto di particolare rilievo dell'abitato di Frattesina quale le sue diffuse attività artigianli.

A corredo della descrizione del materiale, riproduzioni fotografiche dei reperti archeologici, schemi delle diverse fasi di lavorazione dei materiali e un'aggiornata bibliografia completano l'interessante ed utile pubblicazione. (Luisa Servadei)

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Autori Vari. “Libri in redazione”. Ventaglio Novanta, n. 12, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/libri-in-redazione-10/

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