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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

La meraviglia del consueto

Una mostra di ceramiche dal XIII al XVIII sec. allestita a Rovigo presso la Pescheria Nuova

di Luciano Scarpante

Ventaglio Novanta n. 12 1996 pp. 116–119

Il consueto di scodelle, piatti, boccali di uso quotidiano e la meraviglia delle decorazioni, dalle quali riaffiora il rapporto dell'uomo con simboli astrologici e propiziatori di origine orientale: è quanto ci ha offerto la bella mostra allestita a Rovigo presso la Pescheria Nuova dal 16 settembre al 29 ottobre 1995.

Tranne alcuni prestiti provenienti da collezioni private, sono esposti i pezzi più significativi disponibili nelle raccolte del Museo Civico delle Civiltà in Polesine di Rovigo. Si tratta di ceramiche rinvenute a Rovigo e in Polesine a partire dai primi anni sessanta, ad opera di appassionati locali, e specialmente del dott. Gian Battista Siviero, al quale idealmente questa mostra è dedicata.

Fondatore nel 1964 del Centro Polesano Studi Storici, Archeologici ed Etnografici (C.P.S.S.A.E.), è certamente anche per merito suo se negli ultimi decenni è venuto crescendo tra gli studiosi l'interesse per la ceramica pre e post rinascimentale dell'area veneta e, in particolare, per quella di fabbricazione locale, per tanto tempo trascurata. Fu il C.P.S.S.A.E. che, con la mostra della Ceramica Graffita Veneta del XIV-XV-XVI secolo, organizzata nell'ottobre del 1965 presso l'Accademia dei Concordi di Rovigo, suggerì una prima ricostruzione delle produzioni locali e degli apporti commerciali veneti.

Esattamente trent'anni dopo, il Prof. Gabbris Ferrari, Assessore alla Cultura del Comune di Rovigo, ha proposto questa rassegna, curata dal Direttore del Museo Civico di Rovigo, dott. Raffaele Peretto, con la consulenza scientifica del Prof. Michelangelo Munarini e della dott.ssa Anna Maria Visser Travagli.

I pezzi più antichi provengono quasi tutti da sterri eseguiti per l'ampliamento della sede municipale di Rovigo nel 1974. Si tratta per la maggior parte di materiali arcaici che testimoniano i commerci e le influenze con l'area veneta e quella emiliano-romagnola in un momento in cui nel Ferrarese si andava consolidando il dominio della Casa d'Este, il libero comune di Padova raggiungeva la massima espansione e Venezia cominciava a guardare la terraferma con maggior interesse.

Dalla fine del XIV secolo, specialmente nella produzione minore destinata all'uso quotidiano, si impose la ceramica graffita, caratterizzata in tutta l'area padana da una certa uniformità di modelli e iconografie molto simili, riconducibili ad un linguaggio simbolico comune, manifestazione del gusto corrente e testimonianza di un'epoca che aveva stretti rapporti sia con la magia che con le tradizioni e i miti religiosi. Molto spesso le ceramiche erano decorate con segni e simboli di origine orientale e contenuto augurale; anche gli ornati vegetali e le raffigurazioni di animali avevano in qualche modo riferimenti allegorici o propiziatori, seppure, col tempo, si sia persa la memoria del loro significato riducendoli ad elementi unicamente decorativi.

In questo periodo, pur essendo documentata una certa produzione locale, Rovigo è da considerare un importante centro di consumo e meta di mercanti veneti ed emiliani, che giungevano qui sia attraverso le strade che collegavano il capoluogo polesano con Ferrara, sia per vie d'acqua, seguendo il corso dell'Adigetto, che permetteva facili comunicazioni dall'interno della pianura al mare.

Alle ceramiche decorate con la tecnica del graffito si sono sempre affiancati materiali ingobbiati, invetriati e dipinti, a volte con qualche pretesa decorativa ad imitazione della maiolica.

Ceramiche ingobbiate dipinte in blu sono presenti in gran numero tra quelle provenienti dal Palazzo Roverella; qui, nel 1990, i lavori in tre sale poste al piano nobile portarono al ritrovamento di oltre diecimila frammenti databili dal XVI al XVII secolo, utilizzati insieme ad altro materiale inerte come riempitivo delle volte. Quella di usare cocci come sottofondo per livellare il piano d’uso era una pratica abbastanza diffusa in passato, tanto che il termine “pignatta” identifica ancora oggi i laterizi utilizzati nella costruzione dei solai.

Per la produzione locale particolare importanza assume il centro di Badia Polesine, dove viene ipotizzata la presenza di fornaci a partire dal XV secolo, con fabbriche ancora attive nel settecento e nell’ottocento. Ceramiche riferibili a Badia Polesine sono state trovate in quantità notevoli anche nell’area urbana di Rovigo e nelle località di Frassinelle e Villanova del Ghebbo; la loro presenza in questi luoghi è legata alla possibilità di distribuzione lungo i percorsi idroviari che univano Badia Polesine a Legnago, Rovigo, Adria ed il Po.

Il restauro del Convento di S. Bortolo, attualmente ancora in corso, è costantemente seguito dalla direzione del Museo Civico che in questi anni ha raccolto un’ampia e dettagliata documentazione, con nuove scoperte quasi quotidiane. Accanto a prodotti locali, sono stati rinvenuti pezzi di altissima qualità artistica, tra cui maioliche provenienti da botteghe di Faenza e di Deruta, oltre a una serie di piatti e boccali completamente bianchi, probabilmente fabbricati a Lodi, in Lombardia nel XVII secolo.

La straordinaria qualità di alcuni esemplari ceramici in uso nel convento è testimonianza della cultura e dell’importanza sociale ed economica della comunità monastica degli Olivetani. Stupendo un catino in maiolica compendiaria faentina con una figura di viandante, tracciata con grande maestria in azzurro e giallo, databile al 1580-1590; di grande interesse anche un altro catino con un busto di turco con turbante, sempre in compendiario faentino, ma databile agli inizi del XVII secolo.

Da Deruta proviene invece un'alzata di maiolica databile alla prima metà del XVII secolo, decorata a "minuto grottesco", con un ornato di particolare qualità e al centro un amorino con arco e freccia.

Il catalogo che accompagna l'esposizione, edito dalla Minelliana, non rappresenta soltanto una guida per un più facile approccio al percorso espositivo: i contributi di Michelangelo Munarini, Raffaele Peretto, Luisa Servadei, Anna Maria Visser Travagli esaminano, mediante lo studio inedito di sei secoli di produzione ceramica, un aspetto fondamentale della storia del territorio polesano, di cui il monastero di S. Bortolo è testimonianza preziosa e vivente.

Il catalogo costituisce inoltre il primo passo per lo studio sistematico e la completa catalogazione delle collezioni di ceramiche conservate presso il Museo Civico delle Civiltà in Polesine di Rovigo, con anche qualche proposta di revisione critica di alcuni studi del passato, sia per le datazioni, sia per i riferimenti territoriali.

Ci si augura che entro breve termine l'intero nucleo venga esposto in permanenza nell'ex monastero di S. Bortolo, e che quest'ultimo, completato il restauro, possa assumere per Rovigo il ruolo di centro culturale di riferimento, oltre a diventare, in parte, anche museo di se stesso.

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Come citare questo articolo

Luciano Scarpante. “La meraviglia del consueto”. Ventaglio Novanta, n. 12, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-meraviglia-del-consueto/

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