Per quanto il Monastero Olivetano di San Bortolo, sede del Museo Civico delle Civiltà in Polesine, sia da diversi anni interessato da complessi interventi di restauro, anche nell'anno 1995 sono state svolte attività in stretta relazione con le funzioni di ricerca, conservazione, divulgazione che caratterizzano le istituzioni di questo tipo.
Nelle varie attività è sempre emerso il particolare rapporto di collaborazione con le competenti Soprintendenze, con Istituti Universitari, con Associazioni Culturali (CeDi, C.P.S.S.A.E., G.A.V.) e con non pochi volontari che trovano nel Museo Civico un continuo riferimento per i loro interessi nei confronti della storia locale.
Con questo spirito ha preso l'avvio l'aggiornamento della banca dati Atria, un progetto realizzato nel 1989 che ha permesso il censimento dei siti di interesse archeologico in territorio polesano, attraverso la catalogazione computerizzata di oltre 500 emergenze archeologiche. Negli ultimi anni il quadro delle conoscenze archeologiche si è sensibilmente allargato per merito soprattutto delle ricerche di superficie condotte dal G.A.V. di Villadose e da alcuni appassionati.
Per Atria 2, così è denominata la fase di aggiornamento della banca dati, l'Amministrazione Comunale di Rovigo ha incaricato Alessandra Toniolo che ha provveduto alla prima schedatura di una parte dei nuovi siti individuati nel territorio ad est di Gavello, estrapolando verso l'area più a nord, interessata dalla centuriazione romana. Il lavoro complessivo prevede, entro l'anno prossimo, la pubblicazione della carta archeologica del Polesine, attraverso il coinvolgimento di altri qualificati studiosi.
Le attività di ricerca sono state coronate dai risultati emersi dalle campagne di scavo condotte a S. Cassiano di Crespino e a Chiunsano, tra Gaiba e Ficarolo, svolte rispettivamente in collaborazione con le Università di Pavia e Ferrara e quella tedesca di Bochum. Alle indagini hanno offerto un sensibile contributo anche le Amministrazioni Comunali di Crespino e Ficarolo.
A San Cassiano Maurizio Harari ha parzialmente esplorato l'area interessata da una capanna etrusca, portando alla luce la base perimetrale della stessa, costituita da un manufatto di blocchi di trachite su cui doveva poggiare la struttura portante in assi di legno e graticcio intonacato di argilla. Sono state individuate anche tracce di pavimentazione e livelli di carboni, attribuiti ad incendi. Marginalmente alla capanna, in un secondo settore di scavo, si è potuto evidenziare un luogo interessato da buchi di palo (forse una recinzione o una seconda capanna a pianta ovale) e da ridotte fosse in cui erano stati gettati frammenti di ceramiche e di ossa in relazione all'attività domestica ed artigianale dell'insediamento. Il materiale recuperato è per lo più rappresentato dalla ceramica con tipologie di forme rientranti nell'aspetto culturale etrusco-padano del V sec. a.C., anche se alcuni elementi porterebbero a far datare l'inizio dell'insediamento alle ultime fasi del VI sec. a.C. Non mancano, per quanto in numero ridotto, alcuni pezzi di ceramica importati dalla Grecia, tra questi i frammenti di coppe attiche a figure rosse e il puntale di un'anfora corinzia.
A Chiunsano, da metà luglio a tutto agosto, Hermann Büsing ha continuato le indagini archeologiche che nel 1992 hanno portato alla scoperta di una villa rustica romana e della sorprendente sepoltura di una donna ostrogota vissuta tra il V e il VI secolo d.C. Le ricerche hanno messo in evidenza una serie di plinti su cui dovevano poggiare i pilastri di sostegno di una tettoia, nel contesto di un'area destinata ad attività artigianali per la lavorazione del ferro e dell'argilla. I riscontri emersi dallo scavo riconfermano la particolare importanza del luogo, soprattutto per quanto riguarda le complesse vicende di antropizzazione, registrate dalle prime fasi dell'impero romano fino all'alto-medioevo.
Sotto l'aspetto informativo-didattico, notevole successo ha riscosso il corso di aggiornamento L'antico Polesine. Storie di uomini, terre ed acque rivolto agli insegnanti delle Scuole di ogni ordine e grado della Provincia, svolto tra il 5 e l’8 settembre presso il Teatro Don Bosco di Rovigo. Il corso, organizzato dal Museo Civico di Rovigo in collaborazione con il Ce Di e approvato dal Provveditorato agli Studi, ha visto la massiccia partecipazione di circa 300 insegnanti che nelle quattro giornate di incontri hanno avuto modo di approfondire le conoscenze sul territorio polesano nell'antichità dalla viva voce di qualificati studiosi: Elisa Avezzù, Enrico Zerbinati, Paolo Bellintani, Simonetta Bonomi, Pierluigi Tozzi. L'iniziativa, come emerso dal dibattito finale coordinato da Donatella Girotto e dalle successive visite guidate ai musei locali, ha creato le premesse per una costruttiva collaborazione tra istituti culturali e mondo della scuola in funzione di una capillare azione didattica.
Restano da segnalare, infine, altre due iniziative sostenute dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Rovigo tramite il Museo Civico. La prima, prettamente scientifica, riguarda la pubblicazione degli Atti del 1° Convegno Nazionale di Archeozoologia svoltosi a Rovigo, presso l’Accademia dei Concordi, nel marzo ’93. Trentacinque interventi di ricercatori (preistorici, zoologi, antropologi) che collaborano in ricerche archeologiche sono stati raccolti nel consistente volume Padusa – Quaderni n. 1, la nuova collana di studi monografici del C.P.S.S.A.E. Il volume rappresenta il primo esempio in Italia per una disciplina specificatamente naturalistica che si lega con l’archeologia per fornire informazioni sull’ambiente zoologico in cui vissero i nostri antenati, su ciò che cacciavano e mangiavano, su quanto fu determinante l’allevamento nella loro alimentazione e nelle loro economie.
La seconda iniziativa riguarda la mostra La Meraviglia del Consueto allestita presso la Pescheria Nuova ed esaminata in questo numero di Ventaglio 90 da Luciano Scarpante. Ci si augura che quest’ultima rassegna sia di buon auspicio per avviare la riorganizzazione del Museo nel suggestivo Monastero di S. Bortolo. I restauri hanno già delineato l’elevato valore storico e culturale dell’edificio, da cui Rovigo e il Polesine attendono adeguati riscontri con proiezioni a livello nazionale ed europeo.
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Come citare questo articolo
Raffaele Peretto. “Non solo “Atria 2””. Ventaglio Novanta, n. 12, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/non-solo-atria-2/