Anno memorabile questo per la basilica del Pilastrello di Lendinara, caratterizzato dalla coincidenza di tre importanti anniversari: il IV Centenario della Consacrazione della città alla Madonna, il III Centenario della prima Incoronazione e il Novantesimo anniversario del Ritorno al Santuario dei Padri Benedettini Olivetani.
In una cornice festosa e nel contempo solenne si è svolto domenica 10 settembre il rito della Incoronazione della Sacra Immagine della Madonna, conosciuta da tutti i polesani come la Madonnina nera del Pilastrello.
La solenne incoronazione è avvenuta nella centrale piazza Risorgimento. Su un palco protetto da una grande tenda, il cardinale Ersilio Tonini ha presieduto al rito sacro, aperto con la santa messa, concelebrata assieme al Cardinale, dal vescovo di Adria-Rovigo, Mons. Martino Gomiero, dall'abate generale dei monaci Benedettini Olivetani Michelangelo Maria Tiribili, dal vescovo di Chioggia mons. Alfredo Magarotto, dall'abate di S. Miniato di Firenze e dal vicario generale della diocesi di Adria-Rovigo, mons. Giuseppe De Stefani, e compartecipata da ben 80 sacerdoti.
Attesa da oltre cinquemila persone e dalle autorità civili e religiose, la statuetta della Madonna è giunta nella grande piazza lendinarese trasportata su un'antica carrozza sormontata da un baldacchino intagliato, accolta da una folla plaudente.
Il cardinale Ersilio Tonini nella sua omelia molto seguita si è rivolto ai presenti con toni affabili, richiamandosi ai valori della famiglia, sollecitando la necessità di agire avendo come costante riferimento la voce divina e contando sulla protezione della Madonna.
Si è quindi proceduto al rito dell'incoronazione: il Cardinale Tonini ha posto sul capo della Sacra Immagine di Maria e del Bimbo due corone d'oro (gioielli di oreficeria finemenente lavorati, arricchiti di pietre preziose con al centro una pietra marina).
Le due corone, che simboleggiano la regalità di Maria, frutto della devozione dei fedeli, sono state realizzate esclusivamente con l'oro degli ex voto, fuso insieme con grande maestria dagli orafi di Arteoro di Ferrara.
Il gesto dell'incoronazione è stato sottolineato da un lungo applauso e dal suono delle campane della città.
Al termine della Messa il sindaco della città ha rivolto parole di ringraziamento al Cardinal Tonini, e alle altre autorità religiose, civili e militari, esprimendo il desiderio che la città di Lendinara continui a custodire la speranza e la devozione filiale alla Vergine Maria, consolidatesi nei secoli.
A sua volta l'Abate generale dei Monaci Olivetani, P. Tiribili, in un suo intervento ha sottolineato come la Congregazione Olivetana deve la sua origine alla devozione mariana, ed ha inoltre ricordato la presenza dei monaci di Monteoliveto a Lendinara: giusto novant'anni fa essi sono tornati ad essere i fedeli custodi del Santuario.
Per ricordare questo avvenimento è stata allestita presso il chiostro della basilica una mostra fotografica (curata dal dott. P.L. Bagatin, direttore della biblioteca cittadina), di cui riproduciamo alcune sequenze in queste pagine.
GLI OLIVETANI CUSTODI DEL SANTUARIO
Nel XVI secolo, quando la costruzione del Santuario di Lendinara stava per essere completato si provvide a scegliere a chi affidare quel luogo sacro, indirizzando l'attenzione verso una congregazione che avesse in sè il carisma del culto della Santissima Vergine.
Il maggior Consiglio di Lendinara, il 25 marzo 1578, stabilì di affidare il miracoloso luogo alla Congregazione Benedettina di Santa Maria di Monte Oliveto.
Alla scelta concorsero anche motivazioni di ordine storico, determinate dai legami esistenti tra le nobili famiglie lendinaresi con gli Olivetani, in quanto diversi monaci olivetani provenivano da nobili famiglie di Lendinara.
Il fatto era legato anche al grandioso monastero di S. Bortolo di Rovigo.
Gli Olivetani, giunsero così a Lendinara il 7 settembre del 1578, e presero giuridicamente possesso del costruendo Santuario, il giorno seguente l’8 settembre del 1578. La festività della natività di Maria, fu celebrata con grande solennità e i monaci diedero così inizio al loro servizio nel Santuario del Pilastrello.
Terminata la chiesa, si pensò alla costruzione del monastero che sorse a fianco del Santuario, una semplice costruzione a due piani.
Per quasi duecento anni i monaci Olivetani furono custodi del Santuario diffondendo la più profonda devozione alla Vergine, fino al 1771, quando le scelte politiche messe in atto dalla Repubblica Veneta portarono alla soppressione degli Ordini Religiosi, e a tal decreto dovettero sottostare i Monaci Olivetani del Santuario di Lendinara, costretti ad abbandonare il luogo sacro. Allontanati i monaci, la cui comunità fu retta quasi sempre da Abati, tra i quali molti lendinaresi, la Repubblica concedeva il titolo di giuspatronato del Santuario al Municipio della città, che vi nominava un custode.
Nel 1905, dopo 134 anni di assenza, i monaci Olivetani potevano far ritorno a Lendinara quali custodi del Santuario; fu una scelta ancora una volta compiuta dalle autorità civili e dal popolo, e il 19 settembre del 1906, con immenso concorso di clero e popolo, fu incoronata la Sacra Immagine.
Nel 1911 con Bolla di Pio X il Santuario fu innalzato alla dignità di basilica, nel 1920 con Bolla di Benedetto XV fu riconferita al Santuario la dignità di Abbazia.
Ricorre quest'anno il novantesimo anniversario del ritorno dei monaci Olivetani al Santuario, è questa una data significativa non solo per la vita del Santuario, ma per tutta la diocesi di Adria-Rovigo che riconosce nella basilica mariana di Lendinara un fondamentale riferimento di fede.
GIOVANNI TOLOMEI (1272-1348) FONDA LA CONGREGAZIONE DEI PADRI BENEDETTINI-OLIVETANI
Rileggendo la storia della Congregazione monastica di Monte Oliveto, si comprendono le motivazioni che spinsero i lendinaresi ad affidare il loro Santuario agli Olivetani.
Anzitutto bisogna dire che il culto della Vergine è strettamente legato alla storia dell'Ordine Olivetano.
È il nobile senese Giovanni Tolomei, (1272-1348) che, seguendo l'invito di Maria, entra a far parte della confraternita di S. Maria della Notte, operante nell'ospedale cittadino detto "Della Scala", che aveva come finalità la venerazione alla Madonna, con veglie di preghiera, con la penitenza e con l'esercizio della carità nel medesimo ospedale.
Dalla Madonna il Tolomei viene guarito dalla totale cecità, e la Vergine indica al nobile senese un luogo solitario ove ritirarsi. Seguito da un buon numero di compagni e guidato dallo Spirito Santo, darà inizio ad una nuova famiglia monastica. Giovanni Tolomei assumerà il nome di frate Bernardo, al quale Maria appare e indica la Regola di San Benedetto quale norma di vita; viene suggerito l'abito bianco; e il luogo di Accona, ove il gruppo si era ritirato, a trenta chilometri da Siena, si chiamerà Santa Maria di Monte Oliveto.
I monaci olivetani daranno vita nei secoli allo sviluppo del culto della Vergine, in particolare della natività di Maria. Per loro l'anno Liturgico è così caratterizzato da particolari solennità in tutte le festività della Vergine. Ed è fiorita presso i monasteri olivetani una vastissima iconografia Mariana.
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Come citare questo articolo
Settimio Rigolin. “Incoronazione della Madonna”. Ventaglio Novanta, n. 12, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/incoronazione-della-madonna/