Pubblicità

STORIA - TRADIZIONI

Il castello di Adria

Era stato eretto a protezione della Cattedrale la cui prima costruzione risale all’XI secolo

di Aldo Rondina

Ventaglio Novanta n. 18 1998 pp. 50–55

Che Adria abbia avuto se non proprio un castello nel senso tradizionale quanto meno una consistente fortificazione a difesa della Cattedrale e dei pubblici edifici (la Loggia, il palazzo Pretorio, il Fondaco, i Pubblici Granai), è fuori dubbio.

In tutto il Polesine, attorno al sec. X, fiorirono castelli e fortificazioni, a partire da quello di Rovigo la cui costruzione fu avviata nel 920, per dare ospitalità al vescovo fuggito da Adria dopo la distruzione della sua Cattedrale per mano di "perfidi cristiani" (verosimilmente ungari e malandrini ad essi associati). Una bolla pontificia, un tempo oggetto di dispute feroci ed ora accolta come autentica dagli studiosi, scritta da Papa Giovanni X l’11 giugno 920, chiarisce tutta la vicenda. Il vescovo Paolo de' Cattanei (920-944), chiese ed ottenne dal papa l'autorizzazione alla costruzione del castello in Rovigo per motivi di difesa.

La bolla papale, nel dare l'assenso alla costruzione del castello in Rovigo, impegnava però il presule a ricostruire in Adria la sua Cattedrale. Prima che si trovasse il modo di adempiere a quest'ultimo impegno trascorsero, tuttavia, 30 anni e si succedettero ben 7 Vescovi.

Solo nel 1050 il vescovo bolognese Benedetto I, avviò ad Adria i lavori per la riedificazione della chiesa madre della diocesi, completata nel 1067 e consacrata, secondo alcune testimonianze, nel 1184 dal Papa Lucio III.

In quell’epoca le cattedrali venivano edificate fuori dal centro abitato, probabilmente per dare ai sacri edifici maggiori spazi e consentire la costruzione di adeguate difese. La nuova Cattedrale, dunque, sorse a nord dell’antico nucleo urbano, nella zona opposta a quella detta della Tomba.

Quest’area fu ben presto circondata da fortificazioni, e per questo denominata “Castello”.

Adria, dunque, si trovò con due quartieri divisi tra loro da due rami del Canalbianco: il quartiere della Tomba, sulla riva destra del ramo sud del fiume, occupava in pratica l'area dell'antico insediamento etrusco e romano, mentre il quartiere di Castello, di epoca medievale, sulla riva sinistra del ramo nord del Canalbianco, si stringeva attorno alla cattedra vescovile, sempre tanto amata e strenuamente difesa dagli adriesi.

Con una soluzione urbanistica suggerita più da motivi pratici che da altre cause, i due quartieri furono uniti tra loro da una strada abbastanza retta, la via Maggiore (o Strada Granda) con la costruzione di due soli ponti, di cui uno levatoio, sul ramo di Castello (Canal Magnum Castri).

Normalmente, una città fluviale si sviluppa lungo il corso del fiume. Questo comporta la costruzione di numerosi ponti per collegare le opposte rive abitate. La singolarità della costruzione urbanistica adriese, sta proprio nell'aver tenuto unita per molti secoli la città con due soli attraversamenti del Canalbianco.

La separazione così netta dei due quartieri ha creato, nel tempo, qualche problema nella gestione amministrativa della città: problemi, tuttavia risolti con l'applicazione dello Statuto Municipale approvato dalla Magnifica Comunità di Adria il 14 gennaio 1442 con il beneplacito di Leonello d'Este, Signore di Ferrara e del Polesine. Detto Statuto prevedeva un Consiglio Municipale composto da 12 Consiglieri, di cui sette eletti dagli abitanti di Castello (“a latere castri”) (due Consoli, il Massaro e quattro Consiglieri) e cinque dagli abitanti della Tomba (“a latere Tumbae”) (il Sindaco, un Console e tre Consiglieri). Le elezioni dovevano essere effettuate ogni anno inderogabilmente il 15 luglio.

Nulla rimane oggi ad Adria dell’antico Castello la cui denominazione viene però ancora utilizzata dagli abitanti per identificare la piazza della Cattedrale ed il ponte che vi dà accesso.

Spesso è capitato che, in città ricche di storia, gli antichi monumenti siano stati abbattuti per creare spazi più ampi idonei a soluzioni urbanistiche diverse. Anche ad Adria, dopo il trasporto della sede municipale a Palazzo Tassoni, per allargare di più del doppio Piazza Castello, attorno al 1815, furono abbattuti gli edifici più significativi dai quali, per secoli, è stata governata la Magnifica Comunità Adriese. Per consentire il transito sulle Riviere, fu persino abbattuta nel 1794 la "Torre delle ore", ovvero la torre civica con orologio.

A testimonianza dell'antico assetto della Piazza e dei citati monumenti, sono rimaste fortunatamente alcune incisioni risalenti all'incirca alla metà del’700. Le più interessanti sono le due vedute di Giovanni Carlo Zanolivani; una incisa nel 1767 da anonimo, l'altra nel 1770 da Antonio Zaballi.

L'ubicazione del ponte levatoio, che consentiva l’ingresso nella zona di Castello, e la Torre delle Ore, risultano inoltre chiaramente documentati in una magnifica incisione in rame eseguita intorno al 1779 da Marco Sebastiano Giampiccoli, tratta da un disegno di Angelo Franciosi.

Entrambi i manufatti furono demoliti: la Torre, nel 1794, il ponte nel 1840, per lasciare spazio a quello attuale in pietra (denominato “Ponte di Castello”) con la caratteristica forma veneziana.

A testimoniare la storia rimane ora, in piazza Castello, il complesso monumentale della Cattedrale nel quale si saldano, anche visibilmente, le quattro chiese che, nell’arco di quasi due millenni, hanno custodito la cattedra vescovile di Adria.

Esse contengono preziose reliquie della fede del popolo adriese. Tra queste: un bassorilievo copto con iscrizioni in greco, che ricorda il Concilio di Efeso (431); alcuni frammenti di altare in cotto, costruito attorno al 1440 da Mino da Firenze, allievo di Lorenzo Ghiberti; i meravigliosi armadi in legno della sacrestia, provenienti dalla Scuola della Carità di Venezia, scolpiti nel 1683 da Jacopo Piazzetta detto Brustolon, padre del celebre Giambattista. Memorie antiche di una comunità cristiana rimasta sempre fedele, con il suo Vescovo, alla Chiesa di Roma.

L’articolo nella sua veste originale

Leggi questo articolo come sulla rivista

Ritrova l’impaginazione originale, con fotografie e didascalie. Con Il mio Ventaglio puoi acquistare una raccolta anche di un solo articolo e consultarla online nella tua Biblioteca.

Vai a Il mio Ventaglio →

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Aldo Rondina. “Il castello di Adria”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-castello-di-adria/

Pubblicità