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STORIA - TRADIZIONI

Quella lista sbilanciata

Per la moglie soprattutto doveri di obbedienza e sottomissione

di Wadis Ferracini

Ventaglio Novanta n. 18 1998 pp. 82–83

Fino ad almeno cinquant'anni fa, la donna, sposandosi, veniva a trovarsi, grazie anche al condiscendente atteggiamento della chiesa, in uno stato di conclamata inferiorità di fronte al marito; doveva altresì soggiacere silenziosamente ad una situazione di mortificante sudditanza nei confronti dei consanguinei parenti del suo "signore".

Tutto questo è abbastanza noto, ma stupisce particolarmente la lettura di una duplice lista di raccomandazioni riportate in una specie di pergamena a stampa, diffusa nella prima parte del nostro secolo. Si trattava di un promemoria da incorniciare che veniva consegnato dal prete ai novelli sposi, poco prima di pronunciare il fatidico "Sì".

Non sappiamo però se ciò fosse dovuto all'iniziativa di qualche sacerdote o se costituiva invece una regola per tutti i parroci della nostra Diocesi. Questo, comunque, è quanto avveniva a Fiesso Umbertiano negli anni in cui la parrocchia fu retta da Mons. Eraclio Mazzocco (1903-1939), tanto più che il ben contornato modello del caso veniva stampato a Fiesso, dalla Tipografia Cittante.

La testimonianza, (di cui pubblichiamo una riproduzione) casualmente rinvenuta tra vecchie scartoffie e intitolata "Ricordi" (che sta quasi per "memento"), riguardava il matrimonio tra Ugo Pellegrinelli e Maria Davì, celebrato a Fiesso, esattamente il 16 giugno 1938. Il relativo testo, costituito da 12 raccomandazioni, era suddiviso in due parti, una per "lui" e una per "lei". In quella riguardante il marito, c'era scritto:

1 – Amare la moglie come Cristo e la Chiesa;

2 – Rispettarla come sua uguale;

3 – Dirigerla come sua inferiore;

4 – Vegliare sovr'essa come suo custode;

5 – Mantenerla con decenza;

6 – Soffrirla con pazienza;

7 – Aiutarla con carità;

8 – Correggerla con amorevolezza;

9 – Esortarla al bene e precederla coll'esempio;

10 – Guardarsi dal maltrattarla co' fatti e con parole;

11 – Non fare o dire cose, che possono essere di scandalo;

12 – Darsi ogni cura per la cristiana educazione della prole.

Queste erano invece le "regole" per la moglie:

1 – Amare il marito;

2 – Rispettarlo come suo capo;

3 – Obbedirlo come suo superiore;

4 – Ammonirlo con prudenza;

5 – Rispondergli con mansuetudine;

6 – Tacere quando lo vede adirato;

7 – Sopportare i difetti con pazienza;

8 – Serbare inviolata la fede coniugale;

9 – Attendere al buon governo della famiglia;

10 – Essere sottomessa ai suoceri;

11 – Essere umile colle cognate, discreta con tutti;

12 – Darsi ogni cura per la cristiana educazione della prole.

Quanto riportato va naturalmente interpretato tenendo conto degli usi e dei costumi ben radicati all'interno della famiglia a rigida condizione patriarcale e quasi sempre formata da 15-20 e anche più componenti di almeno tre generazioni. In essa la "rezadora", moglie del fratello più anziano, era delegata a dirigere la casa e a provvedere al vettovagliamento. Costei, oltre che a prevalere sulle cognate, era quella che poteva liberamente consultarsi con il capofamiglia, che costituiva a sua volta un autorevole padre-padrone che incuteva soggezione e che, tanto per tenere le distanze, andava trattato con il "voi".

A tener conto di tutto ciò che appartiene ormai ad un passato senza ritorno, vien da dire che i passi compiuti dal “gentil sesso” sulla strada della parità coniugale e altresì in campo sociale ed economico, sono stati di notevole entità, anche se tali conquiste appaiono ancora in troppi casi, più fittizie che reali.

Bisogna inoltre aggiungere che anche la Chiesa, adeguandosi alla sempre più galoppante trasformazione della società, si è fatta via via più tollerante, tant’è vero che fino a mezzo secolo fa nessuno avrebbe mai immaginato che la donna potesse un giorno andare a messa senza velo o addirittura in minigonna. Giusto ricordare pure che, rispetto ad una volta, anche i parroci di campagna hanno adottato al riguardo una nuova filosofia, istituendo opportuni corsi culturali per fidanzati in cui vengono trattate tematiche ben diverse rispetto al “documento” proposto nella foto, ormai anacronistico specchio d’altri tempi.

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Come citare questo articolo

Wadis Ferracini. “Quella lista sbilanciata”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/quella-lista-sbilanciata/

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