A conclusione dell’anno scolastico 1997/98 la scuola media “G.B. Casalini” di Rovigo ha allestito una mostra dei lavori più significativi prodotti dagli alunni in relazione a tre progetti così denominati.
1. Arte e Architettura come ricerca di Immortalità
2. Riconoscere alberi e arbusti nell’ambiente polesano
3. Educazione alla multiculturalità. La “Casalini” incontra l’Africa
Il primo progetto, supportato dal CPSSAE nella persona della prof.ssa Alberghini aveva lo scopo di far comprendere agli allievi che l’uomo fin dagli albori della civiltà ha manifestato il bisogno di sopravvivere oltre i limiti imposti dalla morte fisica. Per questo è ricorso non solo ai miti, alla religione, alla filosofia, ma anche all’arte e all’architettura attraverso le quali ha concretizzato nella materia un’esigenza profonda dello spirito.
Mediante un lavoro comparato sono state prese in esame le espressioni artistiche ed architettoniche create dagli uomini delle diverse epoche e civiltà in rapporto al tema della sopravvivenza. Prima di passare alla realizzazione di lavori pittorici e plastici, è stata effettuata una ricerca storica e una raccolta di immagini successivamente presentate e commentate dagli allievi di tre classi terze nel corso di una serata tenutasi nella chiesa di Santa Maria dei Sabbioni annessa al cimitero di Rovigo.
Nella stessa occasione sono state illustrate le immagini delle Cappelle funerarie più significative del camposanto cittadino, parecchie delle quali abbisognano di restauro. Si sono pertanto sollecitate le competenti autorità locali a prendere in seria considerazione questa opppportunità.
Con la seconda fase del progetto gli allievi hanno realizzato dipinti su tavola e tela e manufatti in terracotta e polistirolo. In questo lavoro sono stati aiutati dagli insegnanti: Pugina, Milan, Marotta, Zerba, Cavallari e da due esperti esterni, il maestro ceramista Paolo Bolognini e la studentessa dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia, Silvia Sigolo, collaboratrice del CEDI.
Tra le creazioni più significative spicca la produzione in scala dell’esercito di XIAN, scoperto nel 1974, il quale, con i suoi settemila soldati, seicento cavalli e diecimila armi in bronzo, costituisce solo una parte della tomba del primo Imperatore della Cina, QIN SHI-HANGDI. (III sec. a.C.).
Di notevole valore artistico è anche la riproduzione a grandezza naturale del sarcofago di un certo Artemidoro (I sec.), un giovane romano vissuto e morto in Egitto, la cui mummia fu riposta entro un sarcofago e personalizzata tramite un ritratto realistico su tavola, che ben evidenzia l’alto livello raggiunto dai pittori dei primi secoli della nostra era.
Il ritratto di Artemidoro e gli altri mille trovati nella maggior parte nell’oasi di El Fayun a sessanta Km. dal Cairo costituiscono il più straordinario “corpus” pittorico che sia giunto a noi dal mondo antico. Essi rappresentano la “Carta d’identità” di corpi altrimenti indistinguibili l’uno dall’altro e per questo gli artisti insistevano nell’evidenziare la penetrazione dello sguardo. Sembra infatti che i defunti raffigurati puntino gli occhi sugli osservatori per dialogare con loro.
Grazie a tale realismo, è possibile stabilire anche l’identità etnica della figura effigiata e dedurre che la società egiziana dell’epoca era multietnica per la presenza di tratti tipici dell’egiziano, ma anche del levantino e dell’etiope. Gli allievi hanno riprodotto questi tratti nel rispetto delle dimensioni proprie degli originali (15cm x 18cm) e con la tecnica della tempera che era stata utilizzata assieme a quella dell’encausto.
Tra questo progetto e quello avente per tema “Alberi e arbusti dell’ambiente rurale polesano” si collocano le venti rappresentazioni degli “Alberi della vita” raccolte dagli allievi in cartelloni e corredate da didascalie, le quali mettono in evidenza che l’albero della vita è, come sostenevano Mircea Elide e Joung, un archetipo, perciò è presente presso i popoli più diversi nei vari continenti. L’albero è sempre stato visto come simbolo delle forze che legano terra e cielo, le quali sono poste in relazione alla morte, alla rinascita, alla trasformazione e distribuzione di saperi e doni. A questo riguardo, nell’ambito della cultura giudaico-cristiana, sono universalmente noti gli alberi biblici della “vita” e della “conoscenza del bene e del male”, posti al centro dell’Eden. Adamo ed Eva, avendo colto i frutti del secondo, non poterono più nutrirsi di quelli del primo che avrebbero donato loro l’immortalità. Furono inoltre cacciati dal Paradiso terrestre e condannati ad esperire la sofferenza e la morte.
L’equivalente biblico dell’ “albero della vita” tra gli antichi egizi era il Sicomoro, il cui latice, offerto dagli dei al defunto, gli donava l’immortalità.
I tre alberi succitati sono stati riproposti dagli allievi che hanno creato pure un quarto albero ai cui rami hanno appeso le immagini ad alto rilievo delle specie arboree ed arbustive più diffuse nel Polesine fino all’anteguerra. Ciascuna di esse era accompagnata da un acrostico per illustrarne caratteristiche e proprietà. I medesimi alunni hanno curato anche un libello intitolato “Offerte di vita”, una raccolta di ricerche su miti, leggende, oltre a poesie da essi stessi composte sugli alberi che un tempo dominavano la pianura padana.
Lo stimolo per realizzare tali approfondimenti è stato offerto da un corso di aggiornamento per insegnanti indetto dall’associazione “Giovani Famiglie” della Coltivatori Diretti.
Il terzo progetto di Educazione alla Multiculturalità “La Casalini incontra l’Africa”, si inserisce in un progetto pilota esteso a una decina di classi delle scuole medie rodigine per favorire l’integrazione degli extracomunitari nel territorio. Elaborato da alcuni membri della Consulta per la Pace e i Diritti Civili del Comune di Rovigo su invito della Regione Veneto e finanziato dall’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Rovigo, il progetto è stato attuato mediante la collaborazione di un gruppo di mediatori culturali provenienti da vari Paesi africani e residenti nel territorio, i quali, con lezioni teorico-pratiche su usi, costumi, tradizioni, religione, arte, musica, letteratura, cucina della propria terra d’origine, hanno saputo coinvolgere con competenza e simpatia gli allievi che hanno risposto con entusiasmo. Anche le loro famiglie hanno dimostrato di apprezzare l’esperienza proposta allo scopo di far conoscere l’altro, il diverso, inteso come portatore di eguali valori e a volte di tradizioni che un tempo erano proprie anche della nostra stessa cultura.
Per evidenziare tali aspetti interculturali sono state create in cartapesta e in terracotta delle maschere rituali africane, ponendole in relazione con maschere usate con finalità analoghe dagli antichi Greci, Romani, Celti, ma anche dagli Atzechi e dai Maya.
E, sempre per cogliere altre caratteristiche che accomunano culture diverse, è stato messo in scena uno spettacolo imperniato principalmente su di un mito che illustra come l’uomo sia riuscito a farsi donare dagli dei il sacro fuoco, un mito che rievoca quello greco di Prometeo. Con lo spettacolo si è voluto inoltre far capire ai ragazzi come taluni valori quali il rispetto per gli anziani, della natura e della vita siano attualmente ancora vivi presso quei popoli che noi occidentali, superficialmente e con estrema presunzione, consideriamo inferiori solo perché non possiedono il nostro livello tecnologico.
Per l’allestimento della rappresentazione teatrale sono state realizzate (a cura degli insegnanti Ferrari, Zerba, Magon, Cavallari) bellissime scenografie esposte nella mostra, nonchè costumi e arredi propri dell’ambiente africano.
È opportuno sottolineare, infine, che i tre progetti sono serviti a risvegliare nei ragazzi una sana curiosità, il desiderio del confronto e della ricerca e nello stesso tempo il bisogno di tradurre in qualcosa di tangibile le nozioni apprese.
La mostra è stata quindi la naturale conclusione di un percorso conoscitivo e nello stesso tempo ideativo e creativo; ha rappresentato una sintesi che ha consentito di valutare il lavoro fatto e quello che ancora rimaneva da fare per rispondere a pieno a quanto ipotizzato nei progetti stessi.
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Come citare questo articolo
Autori Vari. “La Casalini in mostra”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-casalini-in-mostra/