Una grande area verde, dove sorgono, simmetricamente disposti, quattro moderni capannoni industriali, vigilati da due elevati pennoni sui quali sventolano le bandiere d’Italia e d’Europa. Al loro fianco una vivace insegna reca la scritta “G.F. MECCANICA” sormontata da un congegno elettronico segnante l’ora, la data del giorno, la temperatura del momento. Alle porte di Castelmassa, nata quasi per magia sulla via Eridania, così si presenta l’azienda cresciuta in pochi anni fondata da Francesco Gangini.
All’amico di vecchia data ho chiesto un appuntamento per un’intervista. All’ora stabilita, mi accoglie gentilmente nel suo moderno ufficio: una vasta camera illuminata da due grandi finestre, con pareti quasi tappezzate di fotografie riguardanti visite di altri personaggi all’azienda e attestati di riconoscimento al lavoro. Tra tutti spicca una lettera del presidente della Camera di Commercio, il quale si “felicita” per l’articolo apparso su “Il Resto del Carlino” recante il titolo “L’operaio diventa padrone”. “Scrivi diventa imprenditore” mi suggerisce Francesco “non mi piace la parola padrone”. Poi aggiunge: “Tengo a precisare che forse la mia fortuna è di essere nato durante la guerra da famiglia povera, per cui ho cominciato a lavorare giovanissimo, in piccole officine artigianali della nostra zona”. E inizia così a delineare la sua storia: “Nel febbraio del ’62 sono stato assunto dalla FRAGD (oggi Cerestar) la più grande azienda non solo di Castelmassa, ma dell’ intera provincia di Rovigo.
Dopo alcuni anni, utilizzando lo spazio del mio scantinato, ho avuto la tentazione di cimentarmi in un secondo lavoro, iniziando a produrre in serie diverse forme di tubi in lamiera per una grossa ditta melarese.
In seguito, ho fondato una piccolissima azienda artigiana a nome di mia moglie, dato che io non potevo farlo essendo dipendente, ed assumendo qualche giovanissimo apprendista. Avevo così posto le basi del mio grande sogno: fare l’imprenditore”.
Mentre prosegue il nostro colloquio, qualcuno bussa alla porta, ed entra un giovane che con modi molto garbati chiede di verificare un progetto. "Venga ingegnere" risponde Gangini; ed insieme, dopo aver esaminato un disegno, decidono di modificarlo secondo le esigenze segnalate dall'ingegnere.
Il discorso sulla vita dell'azienda riprende con una mia domanda al titolare della G.F.: "Scusa il gioco di parole, ma nei giorni in cui lavoravi come dipendente, chi dirigeva coloro che a loro volta erano tuoi dipendenti?".
Il mio interlocutore sorride, si distrae un momento visibilmente emozionato, poi risponde: "Devo dare atto a mia moglie di essere stata una brava dirigente oltre che una brava operaia, dato che lavorava come tutti, ed in certi casi insegnava ai giovani apprendisti come eseguire certi difficili lavori. Senza il suo contributo sarebbe stato un sicuro fallimento".
– Come sei passato dall'iniziale minuscola azienda alla bella realtà attuale?
"Dapprima privandomi di orto e giardino ho costruito un piccolo capannone. Nel frattempo ho acquistato nuove e moderne attrezzature, riuscendo anche ad ottenere lavoro dall'azienda della quale ero dipendente. Nel 1988 mi sono licenziato, succedendo a mia moglie nella titolarità. Nel 1990 ho comperato parte del terreno in cui ci troviamo, costruendo poi, il primo capannone".
– Lo dici con molta semplicità, ma penso che non sia stato facile costruire quello che chiami primo capannone.
"Certo è stato molto difficile, ma ero talmente entusiasmato all'idea di realizzare in pieno il mio vecchio sogno, che non ho esitato, forse incoscientemente, ad affrontare debiti anche molto elevati. In seguito, visto che tutto sembrava andare per il meglio, ho comperato la terra confinante, costruendo uno ad uno gli altri tre capannoni".
– Come vedi il futuro della G.F.?
"Attualmente ho alle dipendenze 50 persone e prevedo altre assunzioni. Otteniamo lavoro assicurato dalla locale Cerestar, da quasi tutte le cartiere d'Italia, dalle vetrerie Bormioli, dalla Knorr di Sanguinetto (VR), dalla Sasib di Parma, oltre che da varie piccole aziende. Ma oltre questa esperienza castelmassese devo segnalare la costruzione di una fabbrica per la lavorazione del mais ad Istanbul, un impegno affrontato con grandi sacrifici, che mi ha ripagato con grandi soddisfazioni. Con tutto ciò posso considerare il futuro dell'azienda con ragionevole ottimismo".
Entra frattanto una giovane segretaria chiedendo se "Francesco" può firmare alcuni urgenti documenti.
Noto con piacere che ha chiamato familiarmente il proprio datore di lavoro, e quando esce, chiedo: – I rapporti con i tuoi dipendenti, come sono?
"Come ho detto, non mi sento "padrone": io sono un imprenditore che è stato operaio e non l'ho dimenticato; cerco pertanto di avere un rapporto molto buono, senza rinunciare però, quando è indispensabile, alla necessaria disciplina".
Suona la sirena di mezzogiorno, ed insieme assistiamo alla allegra uscita dei dipendenti, con conseguente movimento di numerose automobili.
Ringrazio il mio intervistato per la schiettezza con cui ha risposto alle mie domande e mi congedo complimentandomi per quanto ho visto e sentito.
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Come citare questo articolo
Vincenzo Bellini. “Il miracolo della G.F.”. Ventaglio Novanta, n. 19, 1999. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-miracolo-della-g-f/