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EDITORIALE

Quattrocento anni dopo il taglio del Po

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 29 2004 pp. 3–7

Quattrocento anni fa, nel settembre del 1604, giungeva a compimento la più straordinaria impresa di assetto idrogeologico del delta del Po, nota come “il taglio di Porto Viro”. Un’opera di ingegneria idraulica quasi titanica per il tempo, che vide centinaia di cavatori guidati dai tecnici della Serenissima impegnati per quattro anni, a partire dal giugno del 1600, per realizzare un canale in grado di accogliere le acque del grande fiume, deviandolo a sud per allontanarlo dalla laguna di Venezia.

Fu un’iniziativa di grande portata, che dovette confrontarsi non solo con le asperità del suolo, le insidie dell’ambiente infestato da insetti perniciosi e con le avversità del clima caratterizzato da estati torride e da freddi e piovosi inverni contrassegnati da travolgenti mareggiate, ma anche con l’opposizione del confinante Stato Pontificio più volte sul punto di intervenire con il proprio esercito per impedire la realizzazione dell’impresa.

Se l’abilità dei diplomatici della Serenissima riuscì più volte a scongiurare il confronto armato, si deve alla preparazione e alla tenacia dei tecnici la conclusione dei lavori, portati a termine superando il confronto con le difficoltà ambientali ed infondendo nelle maestranze il fervore necessario per superare i non infrequenti momenti di crisi.

Con la realizzazione del “taglio del Po” si originò pertanto il delta moderno, in cui non mancarono altri frequenti interventi dell’uomo per favorire o frenare lo sviluppo dei nuovi rami e per bonificare le nuove terre nate dai copiosi depositi del grande fiume, utilizzando tecnologie sempre più idonee per dare sicurezza al territorio nato dalle acque.

Il delta moderno prende dunque vita grazie ad un connubio tra l’opera della natura e quella dell’uomo, il quale, quando agisce in modo corretto, ottiene risultati significativi. In caso contrario determina effetti disastrosi: tra tutti da non dimenticare le perniciose conseguenze dell’estrazione del metano che negli anni del dopoguerra provocò estesi fenomeni di subsidenza con alluvioni originatesi sia dai rami del fiume che dal mare.

Ed il futuro del delta? Purtroppo non mancano motivi di preoccupazione per alcuni grandi progetti, da qualche anno ben noti, nei confronti dei quali si è da tempo levato l’allarme non solo delle forze ambientaliste, ma anche di vari studiosi ed opinionisti che mettono in guardia per le irreversibili ferite che verrebbero inferte al territorio.

La Serenissima prima di dare attuazione al “taglio” fece valutare l’opera anche ad una commissione di Saggi, la cui ricostituzione oggigiorno potrebbe essere quanto mai opportuna per un esame dei progetti in corso.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Quattrocento anni dopo il taglio del Po”. Ventaglio Novanta, n. 29, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/quattrocento-anni-dopo-il-taglio-del-po/

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