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UN RICORDO

Il “maestro” Giovanni Ollari

Apprezzato come insegnante, fu promotore di varie iniziative sociali

di Giannina Giunta

Ventaglio Novanta n. 29 2004 pp. 74–75

Pochi, anzi pochissimi, erano ottant’anni fa quelli che potevano permettersi un soggiorno al mare. Una nuotata e l’esposizione temporanea al sole è stata da sempre consigliata per i bambini (oggi bisogna usare le creme perché c’è il buco dell’ozono) per irrobustire il corpo combattendo il rachitismo.

Ma un tempo soltanto i ricchi potevano permettersi di raggiungere il mare con i genitori. Poi, nel periodo Fascista, furono ideate le colonie marine che successivamente con altre organizzazioni continuarono ad offrire un importante servizio anche dopo la seconda guerra mondiale fino a tutti gli anni sessanta.

Ma ottant’anni fa, prima ancora delle colonie marine, a Rovigo nacque l’idea, sostenuta con convinzione dall’avvocato Urbano Ubertone di istituire una “colonia fluviale” sul Po per tutti i bambini che ne avevano bisogno.

Chi organizzò, con entusiasmo e senza badare alla fatica, questa iniziativa a favore dei fanciulli rodigini fu il maestro Giovanni Ollari. Per il trasporto ecco una corriera chiamata “trenino”, guidata dal signor Giusberti dipendente della Provincia. I ragazzi partivano al mattino dalle scuole di via Miani. Col pullman raggiungevano Polesella, indi passavano a piedi il bel ponte di barche per raggiungere la spiaggia golenale di Ro Ferrarese, rifacendo il tragitto contrario nel tardo pomeriggio.

Per molti ragazzini, che non erano mai usciti dal territorio comunale, la colonia fluviale costituiva una vera avventura: c’era aria buona, sole, ginnastica e soprattutto buon cibo.

Questa iniziativa durò cinque estati dal 1923 al 27, ed il maestro Ollari fu sempre in prima fila come organizzatore e sovrintendente. Una persona che seppe conquistare la piena fiducia e la stima degli abitanti di Rovigo, dove ebbe un posto di ruolo dopo aver superato il concorso per insegnante nel 1919 subito dopo la guerra. Chi ha più di 60 anni lo ricorda ancora come “Il Maestro”.

Giovanni Ollari era nato a Calestano di Parma nel 1881. Lo zio sacerdote favorì la sua entrata in seminario dove poté studiare. Ma una volta completato il ginnasio, uscì, con dispiacere dello zio, per frequentare le scuole “Normali”, così allora si chiamava l’istituto magistrale.

Una volta diplomato trovò lavoro in un collegio della città di Parma. Avendo amici a Rovigo, raggiunse poi il capoluogo del Polesine, prestando servizio presso il collegio Ghedini (poi Di Rorai) dove ricoprì la carica di vicedirettore.

Uomo di grandi slanci, partecipò come fante alla Grande Guerra (1815-18) ottenendo la Croce di Guerra al valor militare. Poi, come detto, vinse il concorso che gli assicurò a Rovigo un posto di ruolo nelle scuole statali. Nel 1921 e 22 insegnò in una pluriclasse (quarta e quinta maschile).

Ormai il maestro è a pieno titolo rodigino. Conosciuto da tutti, nel 1925 sposò una sua collega maestra elementare, Maria Beltrame, con la quale avviò a Rovigo un’interessante iniziativa filodrammatica, coinvolgendo varie persone e tanti simpatizzanti. Tra questi l’avvocato Padovan e signora, il giovane e bravo tenore Duilio Mazzetto, una giovanissima e promettente Giulietta Simionato (che allora abitava a Rovigo ed era allieva del maestro Lucatello) e Ferdinando Palmieri, un giovane critico e commediografo, destinato a farsi strada nel mondo del giornalismo.

Tutti insieme misero in scena la commedia “Nina non far la stupida” del librettista Arturo Rossato e di Capodivacca, su musica di Enrico Giachetti. La commedia fu rappresentata con grande successo al Teatro Sociale.

Nei giorni che precedettero la rappresentazione, in casa mia era tutto un continuo parlare di questo avvenimento: mia sorella Antonietta, giovanissima aveva un piccolo ruolo come comparsa. La città partecipò con vero entusiasmo, in un clima di festa. Eugenio Ferdinando Palmieri scrisse sul “Corriere del Polesine” del grande successo, dicendo: “Ollari è stato un ottimo Fulgerio”. Il giornalista Luzzato firmò sulla “Voce del Mattino” un’entusiastica recensione. Slanci di gioventù che poi non si ripeteranno…

Tra gli impegni del maestro Ollari come insegnante, vanno ricordati i diciotto anni in cui prestò servizio presso le scuole serali di via Mazzini. Allora c’erano tanti analfabeti o semianalfabeti e la sua instancabile attività gli meritò il titolo di cavaliere del Regno per meriti educativi.

Nel 1934 i giovani si dovevano preparare per la “conquista dell’Impero”. Nel periodo estivo il maestro venne chiamato per le grandi manovre a Casola Valsenio (sull’Appennino Tosco-Emiliano). Anche in questa occasione Ollari si sentì in dovere di insegnare a leggere e scrivere a quei soldatini.

Fu un insegnante infaticabile; dava lezioni a persone adulte che avevano bisogno della licenza elementare e non diceva mai di no. Con tutti era spiritoso e pronto allo scherzo; con l’adorata figlia era sempre affettuoso.

Amava i giovani e per loro organizzava gite dopolavoristiche. Memorabile fu la visita alla Fiera di Milano, anche perché molti giovani prima di questa occasione non erano mai saliti su un treno.

Per l’insegnamento aveva una concezione moderna, non solo legata ai libri, perciò accompagnava gli alunni a vedere l’ufficio postale perché imparassero ad inviare un telegramma o compilare un vaglia.

Nel 1942, già sessantunenne, venne richiamato alle armi durante la seconda guerra mondiale, con il grado di tenente. Data l’età non partecipò ad azioni militari, ma fu destinato ad Adria e poi a Rovigo all’ufficio SE.PR.A (Sezione Provinciale di Alimentazione).

Dopo la guerra riorganizzò in Provveditorato l’ufficio del Patronato Scolastico, ricoprendo per sei anni la carica di presidente. Per otto anni fu attivo nel Comitato Provinciale Orfani di Guerra.

Nel 1952 accettò la proposta dell’ing. Gasparetto di far parte del Consiglio dell’Accademia dei Concordi e, per un periodo, fu anche consigliere della Cassa di Risparmio di Rovigo.

Il Resto del Carlino lo ebbe per lungo tempo come collaboratore e gli donò un orologio per premiare la sua fedeltà.

Si spense 40 anni fa, nel 1964, assistito dalla moglie Maria e dalla figlia Iolanda. Per dieci anni aveva goduto dei sorrisi e dei baci affettuosi dei nipoti Lorenza ed Alessandro, terminando con loro la sua impareggiabile mansione di educatore.

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Come citare questo articolo

Giannina Giunta. “Il “maestro” Giovanni Ollari”. Ventaglio Novanta, n. 29, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-maestro-giovanni-ollari/

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