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UN RICORDO

Adalgisa Calzaverini

Scrittrice apprezzata, ottenne molti riconoscimenti in tutta Italia

di Paolo Zambonin

Ventaglio Novanta n. 29 2004 pp. 76–78

L’avevo incontrata due volte, Adalgisa Calzavarini.

La prima volta sulla corriera di linea per Rovigo una quarantina di anni fa. Lei era salita a Bagnolo di Po, il suo paese, io in quello successivo, Castelguglielmo. Trovai il posto vuoto accanto al suo e chiesi di sedermi. Ambedue eravamo diretti a Rovigo. Non ci conoscevamo personalmente ma, visto che il viaggio sarebbe durato un’oretta, sembrò logico a entrambi fare un po’ di conversazione.

Quando la signora mi disse il suo nome, compresi chi era perché avevo sentito parlare di lei ed avevo letto alcuni suoi scritti. Anche lei si ricordava di me perché leggeva le cronache che da poco avevo iniziato a fare dal mio paese per il Gazzettino, il quotidiano sul quale anche lei scriveva fin dal 1943.

La comune passione favorì una buona intesa ed io ebbi modo di avere da lei dei preziosi consigli. In quell’occasione mi sollecitò anche a scrivere di Pio Mazzucchi, lo scrittore di Castelguglielmo, a fare uno studio sulla sua vita e sulle sue opere che ella riteneva importanti.

La seconda volta incontrai Adalgisa nel dicembre 1987 presso la Casa di riposo di Badia Polesine, dove alloggiava dall’estate precedente poiché, ormai avanti negli anni, aveva bisogno di assistenza. Volevo fare un articolo su di lei. Era amareggiata per aver dovuto lasciare il suo paese e la sua casa di Bagnolo di Po dove aveva vissuto per oltre novant’anni e che non aveva mai voluto abbandonare nonostante gli impegni di giornalista e scrittrice che l’hanno portata a viaggiare per tutta l’Italia.

Durante il nostro primo incontro sulla corriera avevo avuto modo di conoscere la vera “Gisa”, così firmava i suoi scritti. Una donna dinamica, vitale, intraprendente, piena di interessi e di attività nel campo letterario. Aveva suscitato la mia curiosità per cui volli in seguito documentarmi sul suo lavoro.

Ricostruii così le tappe più significative della sua vita iniziata il 17 novembre 1896 a Bagnolo di Po, paese a cui Adalgisa Calzavarini rimase sempre legata, abitando nella vecchia casa avita, immersa tra i fiori e nel verde di grandi alberi, in un paesaggio che è sempre stato lo scenario dei suoi racconti.

Conseguita la licenza d’onore all’Istituto Magistrale di Rovigo, compì studi universitari a Padova. Iniziò a scrivere nel 1933 “cercando, nel dare sfogo alla sua ansia inesauribile, di scoprire e di interpretare l’anima divinatrice del suo popolo, come poi la esalta nel suo continuo e commovente canto sciolto alle bellezze e alle tradizioni della sua terra”, come scrive di lei Carmine Manzi.

“Gisa” ambienta le sue narrazioni tra nostalgia di tempi passati e rimpianti di cose perdute, di tipi e di costumi, di personaggi presi dalla sua gente e dal suo ambiente, di passioni e sofferenze. “Le sue pagine sono molto di più di una confessione, intrise di ricordi di guerre e delle alluvioni, o di visioni di verde e di azzurro, come acquerelli rapiti alla sua terra in momenti di sublime elevazione” (Manzi).

Adalgisa si iscrisse all’Ordine dei giornalisti pubblicisti dal 1949, fu redattrice della “Vita scolastica” di Firenze per 24 anni, de “La settimana” di Rovigo dal 1950, de “La Carrozza dei piccoli” e collaborò a circa una cinquantina tra giornali e riviste.

Ha dato alle stampe anche diversi volumi: “San Gottardo vescovo”, “Il mostro dalla sette bocche”, “San Sebastiano”, “Bagnolo di Po: storia e leggenda”, “L’ombra della casa”, “Polesine, dolce terra di mesopotamia”, “Ansia di pellegrinare” che sono i resoconti di pellegrinaggi compiuti all’estero; “Cronache racconti – incontri” e una raccolta di racconti premiati e pubblicati in antologie anche straniere. Per questi ricevette moltissimi premi a Rovigo, Bologna, Como, Firenze, Viareggio, Roma, Napoli, Cosenza, Paestum, Catania e in altri numerosi concorsi letterari.

Inclusa nei più importanti Dizionari, fece parte di diverse Accademie italiane e straniere e dal 1956 di quella dei Concordi di Rovigo. Partecipò a Commissioni per l’assegnazione di premi letterari e fu nella giuria dei 300 lettori del Campiello 1971. Fu nominata Cavaliere al merito della Repubblica e ricevette una Commenda al merito letterario.

Sembra opportuno lasciare a chi l’ha meglio conosciuta il commento sulla sua opera.

Antonio Cappellini scrisse: “Predilige i componimenti storici e descrittivi e sa rivestirli di una forma letteraria limpida e piacevole”. Rosolino Borella: “Le sue pagine sono fatte d’anima e di colore: in esse ritrovi gli orizzonti che chiudono argini e campanili della sua terra generosa: un capitello abbandonato in un crocicchio o un’eco di festose campane basta a dare vita alla sua penna”.

Bepi Bonafin ne ammira lo stile limpido ed elegante e dice che Gisa “è una scrittrice chiara, ricca di umanità, di solidarietà nel dolore”.

Norma Tincani su “Il Resto del Carlino”: “E’ come la terra polesana che descrive con tanto amore coi suoi alberi e le sue rogge, i suoi campi feraci, le albe e i tramonti solenni, le nebbie e le piogge insistenti, il suo bene e il suo male che pel cuore di lei sono ugualmente sacri, come sacri sono, per chi ne capisce il senso, la gioia e il dolore. Lei è tutto questo e di più”.

Adalgisa Calzavarini morì presso la Casa di riposo di Badia Polesine il 4 agosto 1992 all’età di 96 anni.

Ricordare questa scrittrice come un’importante figura del nostro Polesine (e non soltanto sul piano letterario) non è soltanto un dovere, ma costituisce un motivo di orgoglio. Opportuno sarebbe dedicarle quanto meno un premio di prosa o poesia, in grado di stimolare nuove produzioni letterarie ambientate nella terra che tanto amò.

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Come citare questo articolo

Paolo Zambonin. “Adalgisa Calzaverini”. Ventaglio Novanta, n. 29, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/adalgisa-calzaverini/

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