In occasione della IX Settimana dei Beni Culturali in Polesine, svoltasi dal 6 al 14 dicembre 2003, il Museo dei Grandi Fiumi ha aperto al pubblico i propri laboratori per illustrare le fasi e i risultati delle campagne di scavo archeologico effettuate nei siti polesani di Zanforlina di Pontecchio (2002) e di Larda di Gavello (1998-1999; 2003). I visitatori hanno potuto così essere ammessi “dietro le quinte” del Museo e conoscere, al di là del consueto percorso espositivo, i metodi e le finalità della ricerca e del restauro, toccando con mano i reperti di recente riportati alla luce dagli archeologi.
I due nuovi siti dell’età del Bronzo indagati negli ultimi anni costituiscono le testimonianze antropiche più antiche finora individuate nel medio e basso Polesine e si inseriscono nell’ambito di un ridotto numero di insediamenti localizzati per lo più in area altopolesana, nel comune di Castelnovo Bariano, mentre i siti mediopolesani già noti di Frattesina di Fratta Polesine, Villamarzana e Saline di S. Martino di Venezze si collocano cronologicamente nell’età del Bronzo finale (fig. 1).
Zanforlina di Pontecchio Polesine. Un nuovo sito dell’età del Bronzo medio
In località Zanforlina di Pontecchio Polesine (Rovigo) le ricognizioni di superficie effettuate dal Gruppo Archeologico di Villadose avevano accertato che, insieme con laterizi di epoca romana, affioravano dal terreno anche frammenti ceramici databili all’età del Bronzo. Il Museo dei Grandi Fiumi, in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto, ha ritenuto opportuno approfondire le ricerche, eseguendo nel settembre 2002 alcuni saggi stratigrafici esplorativi nel podere agricolo di Gino Braga.
Il sito archeologico è al centro di un’area tra i Comuni di Pontecchio Polesine e Guarda Veneta, limitata a nord dal Canal Bianco e a sud dal Po. L’attuale ripartizione agraria fu impostata nella seconda metà del XV secolo, durante gli ultimi decenni del governo estense. L’indagine archeologica ha potuto individuare, a circa un metro di profondità dal piano campagna, uno strato di circa 50 cm di limo scuro, organico, ricco di frammenti ceramici e di carboni, con cumuli ridotti di ceneri e grumi di argilla alterata dal fuoco, sicuramente residui di pavimentazioni e di focolari.
Lo strato sottostante, fino a circa 2 metri di profondità, è costituito da limi argillosi grigio verdastri con deboli tracce superficiali di ceramiche e di carboni. Netto infine è il passaggio al livello inferiore, argilloso e di colore grigio chiaro, sterile, base molto probabilmente di un’area paludosa.
I dati raccolti, pur nei limiti di un’indagine non estesa, riconducono quindi a un insediamento impostato ai bordi di una palude. I livelli interessati dai reperti archeologici sono la testimonianza di una bonifica del suolo acquitrinoso, realizzata attraverso l’accumulo di materiale di butto proveniente dalla stessa attività insediativa e dalla vita domestica.
Anche se lo scavo non ha esplorato aree pertinenti a capanne o a strutture abitative, esse sono sicuramente da ricercare nelle immediate vicinanze attraverso un’estensione areale delle indagini. Le forme vascolari recuperate permettono di datare il sito alla prima fase dell’età del Bronzo medio, tra il 1650 e il 1550 a.C.
Si tratta di una scoperta importante: allo stato attuale delle conoscenze, infatti, l’insediamento di Zanforlina risulta essere il più antico del territorio medio–basso polesano e collocabile tra quelli dell’età del Bronzo antico-medio dell’area di Castelnovo Bariano e quello del Bronzo recente di Larda di Gavello. La sua cronologia fornisce nuovi interessanti elementi per la storia dell’antropizzazione nell’antica area deltizia.
Il villaggio arginato di Larda di Gavello (XIV-XIII sec. a.C.)
Le ultime settimane di settembre e le prime di ottobre 2003 hanno visto impegnati il Museo dei Grandi Fiumi e la Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto nell’approfondimento e nell’ampliamento dell’indagine archeologica in località Larda di Gavello (Rovigo).
Il sito, individuato nel fondo agricolo di Valter Ferrari, era stato oggetto di preliminari saggi stratigrafici negli anni 1998-1999, che avevano documentato la presenza dell’uomo nell’età del Bronzo recente. Con gli scavi del 2003 ci si proponeva di raggiungere i livelli iniziali dell’insediamento e di appurare la presenza di un argine già individuato da indagini geofisiche e verosimilmente eretto a protezione del villaggio. I risultati delle ricerche sono stati soddisfacenti, tanto da poter chiarire le sequenze di vita del nucleo insediativo, riconducibili sostanzialmente a due fasi principali:
– la prima fase, inquadrabile tra la fine dell’età del Bronzo medio e gli inizi dell’età del Bronzo recente, fu caratterizzata dall’impostazione del villaggio, con la bonifica del suolo e la costruzione di un argine a difesa dell’insediamento dalle esondazioni di un attiguo corso d’acqua, la cui traccia è ben visibile nelle restituzioni della fotografia aerea. La fase iniziale si concluse con un incendio di vaste proporzioni;
– la seconda fase, evidente per i cumuli di carboni e ceneri in una matrice limosa scura con abbondanti ceramiche, resti di fauna e semi combusti, vide lo sviluppo di strutture palafitticole nell’età del Bronzo recente, con l’ampliamento e il rafforzamento dell’argine.
Gli scavi di Larda e di Zanforlina rivestono un notevole interesse per la comprensione della più antica storia del popolamento del Polesine, sia per l’integrità dei depositi archeologici, sia per la relazione territoriale dei luoghi con il delta padano e con il vicino mare Adriatico.
I materiali provenienti dai due siti sono confrontabili prevalentemente con quelli della coeva facies culturale dell’area romagnola piuttosto che con l’ambito veneto, e confermano il particolare ruolo di confine di questo territorio interessato dalle diramazioni finali del Po.
Gli scavi di Zanforlina e di Larda sono stati codiretti da Raffaele Peretto (Museo dei Grandi Fiumi) e Luciano Salzani (Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto).
Alle ricerche hanno partecipato: Alberto Rosato e Rita Bulgarelli (Società Archeologica Padana); Gianfranco Vigato, Mauro Cesaretto, Elena Masiero (Museo dei Grandi Fiumi).
Sensibile è stato il contributo di volontari e collaboratori: Gianni Caniato, Lauro Albieri, Giuseppe Segato, Marco Boscolo, Anna Previato (Gruppo Archeologico di Villadose); Maurizio Manzato, Franco Cecchetto, Elisa Ghisellini, Elisa Garavello, Maria Elena Zennaro (Associazione Barbujani); Francesca Boschetti, Lisa Santato, Lucio Verza, Nerino Giuliani, Lauro Rasconi, Carlo Cesaretto, Elena Zuolo (Museo dei Grandi Fiumi).
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Come citare questo articolo
Elena Masiero. “Recenti scoperte. Dallo scavo al Museo”. Ventaglio Novanta, n. 29, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/recenti-scoperte-dallo-scavo-al-museo/