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MUSICA & TEATRO

Una innovativa Traviata

Ampi consensi per la rappresentazione dell’opera verdiana al Sociale di Rovigo

di Sofia Teresa Bisi

Ventaglio Novanta n. 38 2009 pp. 124–125

La “Traviata” secondo Denis Krief e Tiziano Severini ha lasciato un segno forte nella cultura e nel costume del capoluogo polesano. Per inaugurare la stagione lirica numero 193 del Teatro Sociale, nel contesto dell’Ottobre rodigino, è stato scelto il celebre melodramma di Verdi tratto dalla novella di Alexandre Dumas “La dame aux camélias”.

Una versione assolutamente coraggiosa e innovativa, quella messa in scena al Sociale, in cui le originarie crinoline (che i melomani più legati alla tradizione avrebbero di certo preferito) sono state sostituite da abiti attualissimi, così come i mobili del secondo Impero Francese hanno lasciato spazio ad ariosi arredi e contaminazioni di grande effetto, che, dopo lo stupore iniziale, hanno conquistato il pubblico rodigino.

L’attualizzazione non si è manifestata solo negli oggetti di scena, ma anche e soprattutto nell’indole, negli atteggiamenti e nella vita intera dei protagonisti. E’ stato dunque recuperato proprio quell’elemento assolutamente innovatore che il genio di Verdi aveva voluto proporre. E ciò a costo del fiasco alla prima veneziana del 6 marzo 1853, trasformatosi però ben presto nel successo dell’opera: in scena temi di eterna modernità come l’amore, la sofferenza, la gelosia, la morte.

A Rovigo, secondo le brillanti intuizioni di Krief, “seppure nel rispetto dei canoni formali del teatro, l’opera è stata proposta guardando la vita dei giovani di oggi, viziati, benestanti, ma spesso privi della solidità morale e familiare”. Anche costumi e luci sono stati firmati da Denis Krief, artista romano di formazione cosmopolita, musicista e uomo di teatro, che nel corso della sua carriera si è dedicato al repertorio sia classico che contemporaneo realizzando regie di opere distanti nel tempo. Ospite regolare dei principali teatri d’opera italiani, ha lavorato anche all’Opéra Bastille di Parigi e allo Staatstheater di Karlsruhe, dove ha realizzato una tetralogia wagneriana completata nel 2006. Nel giugno 2007, per l’apertura della stagione estiva dell’Arena di Verona, ha messo in scena Nabucco di Verdi, che è stato ripreso nel 2008. Nel 2000 ha ricevuto il Premio Abbiati quale migliore regista per i suoi allestimenti di Turandot di Puccini e Busoni, Carmen di Bizet e Lucia di Lammermoor di Donizetti.

Tutti i protagonisti al Sociale di Rovigo hanno avuto un lusinghiero successo sia per le qualità vocali e interpretative che per la capacità di adattarsi alle scelte sceniche spesso inusuali: Violetta, ad esempio, ha chiuso il primo atto, dondolandosi in modo apparentemente spensierato su un’altalena appesa al soffitto, dopo i festanti brindisi nella scena affollata di bicchieri e bottiglie, i gesti fin troppo allegri dei presenti, che si sono lasciati andare anche a qualche avance azzardata. Ma il suo stato d’animo già mostrava la profonda tensione che è connaturata all’opera e che la accompagna fino all’ultima nota. È stata Gladys Rossi a vestire i panni della tormentata e sfortunata Violetta: dopo un incipit leggermente sottotono, ha dato prova di duttilità timbrica e dinamica, realizzando le scene drammatiche e quelle più sensuali con notevole versatilità scenica.

La triste storia d’amore di Violetta ed Alfredo si è caricata di un’attualità che non stonava, ma al contrario consentiva allo spettatore di indulgere su abbigliamenti, stoffe e aspetti scenici apparentemente minuti, ma in realtà determinanti per la percezione del mondano milieu che ispirò l’opera verdiana. Il tenore Antonio Gandia, nei panni di Alfredo, svelando da subito potenza vocale e fraseggio articolato, ha contribuito efficacemente a creare duetti di suggestivo e trascinante impatto. Notevole il baritono Dario Solari, in scena padre di Alfredo Germont, acclamatissimo dal pubblico perché capace di comunicare in modo persuasivo il senso dell’autorità morale del genitore che tiene alla felicità del figlio e che non si sottrae all’incontro ripetuto con Violetta in due struggenti colloqui, rispettivamente nella seconda scena del secondo atto (Siate felice, Addio) e nell’ultima del terzo (Cara, sublime vittima).

Nel cast c’erano anche David Sotgiu (Gastone, Visconte de Letorières), Kulli Tomingas (Flora Bervoix), Donato Di Gioia (Barone Douphol), Giuseppe Nicodemo (Marchese d'Obigny), Gianluca Breda (Dottor Grenvil), Valentina Corradetti (Annina, cameriera di Violetta), Dario Magnabosco (Giuseppe, servo di Violetta), Sergio Vitale (Domestico di Flora e Commissionario)

Sul podio, Tiziano Severini (che ha firmato la sua interpretazione della stessa opera anche nelle produzioni rodigine del 1985 e 1995) ha guidato con fedeltà alla partitura l’orchestra Filarmonia Veneta Malipiero, che ha dato una buona prova ma ha peccato in alcuni tratti di eccessiva fretta rispetto alle voci, impedendo in alcuni passaggi di agilità tecnica un’interpretazione dal fraseggio libero e più naturale.

Soddisfacente la parte impegnativa del coro lirico Veneto della Li.Ve, preparato da Stefano Colò, che ha interpretato numerosi brani difficili sia per la sonorità che per il ritmo. Assistente alla regia è stato Nicola Zorzi; assistente ai costumi Marco Nateri; assistente scenografa Ombretta Iardino; datore luci Roberto Lunari.

Traviata è stata il primo importante risultato del progetto Li.Ve. (Lirica Veneto) con il quale i teatri di Rovigo, Padova, Treviso e Bassano del Grappa, sostenuti dalla regione Veneto, hanno deciso di rafforzare quella collaborazione che da anni li unisce, attraverso un coordinamento stabile delle attività di produzione e di promozione, con l’obiettivo di favorire l’apprezzamento della lirica e di esportare le nuove produzioni ben oltre i confini del territorio regionale.

Legittimo l’entusiasmo finale del pubblico rodigino, che dalla platea e dai palchi ha applaudito a lungo il melodramma verdiano riproposto da Denis Krief. Nel segno di questa corale ovazione, La Traviata andrà nuovamente in scena a dicembre nei Teatri di Bassano del Grappa e di Padova.

Da sottolineare pure la novità del botteghino, finalmente tornato nella sede originaria ristrutturata, completando l’aspetto signorile e accogliente del prestigioso ente culturale del capoluogo polesano.

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Come citare questo articolo

Sofia Teresa Bisi. “Una innovativa Traviata”. Ventaglio Novanta, n. 38, 2009. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-innovativa-traviata/

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