Fissare un appuntamento con lui è quasi impossibile. Disturbarlo durante una delle sue tante riunioni di lavoro, è pressoché inevitabile. Ma io insisto e, visto che mi trovo a Mosca per studio, non mi lascio scappare l’occasione di incontrarlo. Alle telefonate ricevute agli orari più strani Andrea Lucchin, 42enne ormai moscovita di adozione, ci ha fatto l’abitudine.
“L’unica cosa alla quale qui a Mosca non mi sono ancora abituato – racconta – è la totale mancanza di puntualità dei russi. Spesso, poco prima di un appuntamento, telefonano per avvisare che stanno arrivando. ‘Tra cinque minuti sono li’ dicono. Ma poi passano interi quarti d’ora”.
Seduto in un raffinato ristorante italiano a pochi passi dal suo ufficio a Liubianka, uno dei quartieri più belli di Mosca, dove tra l’altro si trova l’edificio che un tempo ospitava la sede del Kgb, Andrea racconta la sua storia. Una storia, a dir la verità, dal copione ormai ben noto: ciò che non si trova in Polesine, e più in generale in Italia, lo si va a cercare all’estero, dove “le opportunità sono infinitamente più ampie, e su questi mercati, dinamici e interessanti, si investe molto di più”.
“L’Italia, e soprattutto il mio Polesine, sono ancora troppo fermi e irrigiditi – spiega – Le teste migliori infatti se ne scappano all’estero, e non le biasimo. Anche se è un dispiacere grande, perché in questo modo il nostro territorio non crescerà mai. L’Italia, e il Polesine, dovrebbero lavorare per tenersi più stretti i nostri talenti”.
Laureato in economia e commercio a Verona, nel 2000 Andrea lascia Rovigo e i suoi affetti per trasferirsi a Mosca, dove oggi vive con la moglie Victoria (giovane russa conosciuta qualche anno prima grazie ad un gemellaggio tra università) e due vivacissimi bambini di 10 e 5 anni, Antonio e Giorgio.
Dopo aver acquistato nel 2002 le quote di una società di ricerca di personale, rilevata nel 2004 dall’olandese Brunel, ora Andrea lavora come general manager all’interno della stessa Brunel, una grossa ditta specializzata in gestione e ricerca di personale, top manager nel settore energetico, con una trentina di dipendenti e un fatturato che raggiunge i 30 milioni di euro l’anno.
“Il nostro lavoro – spiega – è quello di gestire tecnici altamente specializzati, come ad esempio ingegneri meccanici o ingegneri elettrici, che vanno a lavorare in loco per realizzare piattaforme petrolifere o gasdotti. Tra le altre cose – aggiunge, aggiustandosi la cravatta – abbiamo da poco iniziato un nuovo progetto per mettere in piedi un gasdotto di collegamento tra Mar Caspio e Mar Nero. Mentre tra qualche anno daremo il via a un progetto off shore nel Mar Bianco, che sarà uno fra i progetti più grossi al mondo”.
Un lavoro di grande responsabilità che costringe Andrea ad avere la valigia sempre fatta, pronto ad imbarcarsi su un volo diverso ogni settimana. Da Tjumen, sugli Urali, a Sakhalin, sull’estrema costa orientale della Russia. Passando poi per Amsterdam, Novosibirsk, Jakutsk. Per un totale di oltre 80 viaggi d’affari nel 2010. 13 solamente negli ultimi tre mesi.
“La scelta di trasferirmi a Mosca l’ho fatta poco tempo dopo il matrimonio. Mia moglie Viki voleva tornare in Russia, e io sono venuto qui con lei”.
Una scelta, come racconta lui stesso, non facile.
“All’inizio questa città non mi faceva per niente impazzire: il caos della capitale, il clima, le abitudini così diverse dalle nostre. Col tempo però ho capito che intorno a questo paese ruotano moltissimi pregiudizi che dovremmo invece sfatare: innanzitutto – dice mentre il cameriere gli serve un piatto di gnocchetti ai quattro formaggi – innanzitutto Mosca non è poi così lontana come al contrario si crede: il volo aereo dura solo poco più di due ore e mezza. Anche la gente ha abitudini non troppo diverse dalle nostre”.
E il clima?
“Anche in questo va fatta chiarezza. Non è vero che c’è sempre freddo. Ad aprile e a maggio, con l’arrivo della primavera, c’è un’esplosione di colori e di profumi incredibile, che rende unica questa città. Insomma, nel corso di questi ultimi undici anni ho imparato a rivalutare Mosca, innamorandomi di zone come Patriarshie Prudi: uno dei quartieri secondo me più poetici, dove tra le altre cose è stato ambientato l’inizio del celebre libro di Bulgakov ‘Il maestro e Margherita’”.
E così con Andrea Lucchin si scopre che, diversamente dall’immaginario comune, la capitale vanta un gran numero di parchi e spazi verdi.
“E’ l’ideale quando si hanno dei bambini” spiega Andrea. E confessa: “A dir la verità un po’ mi dispiace che i miei figli si sentano più russi che italiani. Ovviamente, vivendo qui è inevitabile. Ma spero che riescano comunque ad assorbire quelle eccezionali qualità che solo noi italiani abbiamo: dalla fantasia all’intuizione, dalla strabiliante capacità di comunicazione alla perseveranza. Pregi che ci vengono riconosciuti in tutto il mondo, e che ci permettono di arrivare laddove molti altri non arrivano”.
A Mosca dunque Andrea Lucchin ci sta bene, ed è giustamente orgoglioso della posizione che occupa. Una posizione che fa onore all’Italia e soprattutto al Polesine: la sua terra d’origine dove Andrea tornerà in estate, insieme a moglie e figli, visto che proprio a Rovigo vivono i suoi genitori, desiderosi tra l’altro di riabbracciare quei nipoti così lontani, che crescono a vista d’occhio.
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Come citare questo articolo
Lucia Bellinello. “Un polesano a Mosca”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-polesano-a-mosca/