Sostituì subito il manubrio da turismo con quello da corsa. Questo fece il piccolo Natale quando da papà e mamma Uliari gli fu regalata la prima biciclettina al compimento degli otto anni di età.
E’ indubbio: l’istinto del ciclista-corridore ce l’aveva nel DNA. Da quel giorno ha percorso, tra allenamenti e competizioni, un numero di chilometri equivalente a più di dieci volte il giro del mondo. Ha saputo sfruttare ciò di cui una natura benevola l’ha dotato: un fisico particolarmente sano con gambe possenti unitamente ad un’intelligenza tattica di gara. Aspetti fondamentali che hanno fatto e fanno di lui un grande del ciclismo amatoriale.
Ha iniziato tesserandosi con la “Tre Valli” di Lendinara guidata da Umberto Giacometti, ma poi ha cambiato varie società che se lo contendevano per la sua bravura.
Nella sua lunga carriera ha vinto centinaia di corse che ora sarebbe noioso elencare. Non possiamo però ignorare quelle che più di altre hanno dato lustro a lui e al ciclismo lendinarese, per avere egli raggiunto il podio col titolo di primo classificato. A cominciare da vari Giri del Polesine, Campionati Provinciali, e i sette trionfi nel Campionato Veneto. E poi le vittorie di grande prestigio: Criterium degli Assi di Copparo (FE) 1985, Pedale d’Argento nel 1987, Campionato Italiano 1985, un secondo e terzo posto agli Europei disputati a San Marino, il Master e il Superprestige nel 1994 e, dulcis in fundo, ben quattro titoli iridati conseguiti a St. Johann in Tirol (Austria) nel 1987, 1996,1998 e 2004. Da notare che queste ripetute affermazioni sono state conseguite lottando contro atleti particolarmente preparati e di valore.
In particolare ai Campionati del Mondo Natale Uliari si è sempre trovato in competizione con pedalatori agguerriti, addirittura anche parecchi ex professionisti, provenienti da Paesi lontani, quali la Russia, la Polonia, la Germania, il Belgio, l’Olanda, la Francia, gli Stati Uniti, l’Australia, tutti intenzionati a vincere e non solo a partecipare. Questo percorso iridato è molto bello: si snoda tra paesaggi incantati e suggestivi nei pressi della suggestiva città di Kitzbuhel e comprende salite molto impegnative con pendenze del 12% e discese in cui si possono toccare anche i 90 km/h.
All’ultima sua vittoria, quella del 2004, ho avuto il piacere di assistervi personalmente. Natale, partito con altri 83 corridori, ha dato una vera lezione di tattica, gestendo con intelligenza le proprie risorse fisiche. Ho visto un finale che non dimenticherò facilmente: negli ultimi 450 metri, il ciclista lendinarese ha messo in fila tutti gli altri dopo una volata entusiasmante, tanto da sembrare sospinto da quel vento furioso che soffia dalle parti di Trieste.
Risultati di eccellenza, che, come detto, sono dovuti sì ad un fisico atletico, ma anche ad una grande forza di volontà per quanto riguarda gli allenamenti che Natale effettua da solo o con altri ciclisti, ma soprattutto con Franco Magosso, uno dei pochi che riescono a seguirlo e farlo faticare per bene. Sì perché di fatica si tratta, e tanta: la pressione del sangue sale, i battiti cardiaci superano le 180 pulsazioni al minuto, gli avversari che non ti danno tregua, la salita che non finisce mai.
Quando sei in gara, cerchi, se ne hai il modo ed il tempo, di guardare gli avversari in viso con l’obiettivo di capire il loro stato d’animo, le condizioni fisiche, la capacità di reazione; valuti quanta energia possano avere ancora in corpo per attendere o per dare, in quel momento, la stoccata decisiva con lo scatto che ti permetta di andare in fuga o vincere la volata.
Durante i suoi trasferimenti, Natale Uliari è spesso seguito dalla sua più fedele fan, la moglie Maria alla quale, assieme a tante gioie, ha dato parecchie preoccupazioni per le cadute, a volte rovinose, verificatesi in varie occasioni, ma dalle quali si è sempre brillantemente sollevato uscendo, per dirla col poeta, “a riveder le stelle”.
E Natale non poteva non influenzare e portare a questo sport il figlio Simone, ora medico operante in quel di Ferrara, il quale ha però dovuto interrompere l’attività ciclistica per impegni professionali. E’ recente la notizia che è stato ingaggiato in qualità di medico sportivo a far parte del “Team Astana”, la notissima squadra del Kazakistan che partecipa agguerrita alle più importanti competizioni in campo internazionale, quali il Giro d’Italia, la Vuelta de Espana, il Tour de France.
Soddisfazione ulteriore quindi per il ciclista lendinarese che ha incontrato una sua realizzazione nello sport delle due ruote, amato in tutto il mondo da milioni di persone; uno sport che ti mette a confronto con gli elementi della natura, la pioggia, il freddo, il vento e il sole, col proprio simile e con te stesso. Ad majora Natale!
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Come citare questo articolo
Renzo Remondi. “Due ruote di eccellenza”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/due-ruote-di-eccellenza/