Erano gli anni Novanta. All’ultimo anno del Liceo Scientifico Paleocapa di Rovigo, Mattia Negrello confida fiducioso ai suoi professori l’intenzione di intraprendere il corso di Laurea in Fisica, ma ben presto l’entusiasmo gli si smorza sulle labbra. Infatti alcuni insegnanti lo consigliano di lasciar perdere e di optare per una laurea in ingegneria, più adatta a trovare un lavoro anche in banca, male che vada, piuttosto che restare disoccupato.
Negrello, però, non ci sta e fa di testa sua.
Dopo vent’anni il Gruppo Astrofili Polesani, guidato da Jerry Ercolini, ha accolto il suo ritorno a Rovigo, all’auditorium del Liceo Scientifico, per una conferenza. E Mattia Negrello ha riportato in Polesine parte del proprio immenso sapere, parlando dei contenuti delle sue ricerche: dall’identificazione delle lenti gravitazionali di cui esistono pubblicazioni sulle più importanti riviste scientifiche mondiali, al funzionamento dei grandi telescopi spaziali (Hubble, Planck e Herschel) e terrestri (Keck, Mauna Kea) a cui ha avuto accesso per i suoi studi e per illustrare efficacemente il funzionamento delle lenti gravitazionali, come previste dalla teoria della relatività di Albert Einstein.
Una conferenza dotta e coinvolgente alla cui conclusione, il professor Stefano Periotto, consigliere del Gruppo Astrofili Polesani e il presidente Jerry Ercolini, hanno ufficialmente nominato Negrello socio onorario del Gruppo Astrofili Polesani.
Diplomatosi proprio al Paleocapa e successivamente laureato in fisica, sezione astronomia, all’università di Padova, Negrello sta attualmente compiendo studi molto apprezzati in una delle frontiere dell’astronomia del XXI secolo: lo studio dell’universo nel campo del lontano infrarosso e delle onde sub millimetriche.
“Nello studio dell’Universo è fondamentale non limitarsi alla parte visibile nella sfera dell’ottico, visto che l’analisi della radiazione infrarossa e delle altre lunghezze d’onda permette di “vedere” miliardi di galassie altrimenti non visibili e, soprattutto, troppo distanti per essere percepibili con i normali telescopi” così esordisce l’astronomo.
“Da quattro anni sto lavorando a un progetto che utilizza il Telescopio Spaziale Herschel che ha come obiettivo l’osservazione di una vasta area di cielo nel submillimetrico per poter identificare anche i rari eventi cosmici tra cui quelli di lensing gravitazionale – spiega Negrello -. Sono coinvolti oltre 150 astronomi, per la maggior parte dalla Gran Bretagna. Come promotore del progetto, sono componente della commissione esecutiva che conta una decina di professori universitari o meglio “lecturer”, l’equivalente di un ricercatore a tempo indeterminato, in Italia”.
La prestigiosa rivista americana “Science”, punto di riferimento mondiale in materia, ha pubblicato un articolo di Negrello riguardante un lavoro, sulla ricerca delle lenti gravitazionali, portato avanti coordinando una equipe di novanta scienziati di cinquantacinque istituti dislocati in più di dieci nazioni. Per fare queste ricerche ha avuto accesso al grande telescopio spaziale “Herschel”, che orbita a un milione e mezzo di chilometri di distanza dalla terra.
Negrello, attualmente lavora alla Open University di Milton Keynes, in Inghilterra, vicino a Londra, dove continua a seguire alcuni progetti di ricerca sullo studio del cielo profondo.
Ma perché Mattia Negrello ha scelto l’Inghilterra per perfezionare i propri studi?
“La ragione per cui ho voluto “emigrare” proprio in quel paese è strettamente correlata all’argomento di ricerca che ho affrontato durante il dottorato: la cosmologia nel sub-millimetrico; la Gran Bretagna ha una posizione di leadership mondiale in questo settore. Comunque – prosegue, ricordando come in Italia la ricerca pura attraversi una profonda crisi, nonostante i cervelli abbondino, per le scarse prospettive di carriera – l’insegnamento che ho ricevuto al liceo scientifico Paleocapa è stato davvero molto buono”.
Il giovane astronomo ricorda con piacere quel periodo di studi: “Al tempo ho frequentato un indirizzo sperimentale di fisica-matematica-informatica che mi ha dato ottime basi soprattutto di informatica, per affrontare l’Università”. Poi guarda in avanti osservando che il futuro dei telescopi sarà su due fronti: si lavorerà in cielo ma anche con strumenti terrestri.
“Esistono diversi progetti in cantiere per telescopi sia spaziali che da terra” – chiarisce Negrello -. Ad esempio il James Web Telescope (il successore del Telescopio Spaziale Hubble) previsto in esecuzione per il 2014/2015 e l’Atacama Large Millimeter Array, una batteria di 66 antenne nel deserto cileno di Atacama (a 5000 metri di quota), che dovrebbe essere inaugurato nel 2012, rappresentano ottimi strumenti. Ovviamente i telescopi spaziali hanno il vantaggio di operare al di fuori dell’atmosfera terrestre e non sono limitati dalla turbolenza atmosferica, quindi offrono immagini molto più nitide. Inoltre – conclude – nell’infrarosso e nel submillimetrico le osservazioni dallo spazio risolvono il problema dell’assorbimento atmosferico che è notevole a tali lunghezze d’onda. Ritengo che i telescopi a terra siano però più gestibili. Ad esempio, il telescopio spaziale Herschel si trova a 1,5 milioni di chilometri dal nostro pianeta: se si verificasse un malfunzionamento, sarebbe impossibile provvedere a una riparazione in sito”.
Mattia Negrello fa dunque parte di un ristretto team a livello mondiale interessato ad ampliare le nostre conoscenze sull’universo di cui siamo piccolissima parte. E quando alzeremo i nostri occhi al cielo ci verrà forse di pensare all’impegno di questo giovane polesano, senza però dimenticare l’insegnamento di Bob Marley: “Se esprimi un desiderio è perchè vedi cadere una stella, se vedi cadere una stella è perché guardi il cielo, e se guardi il cielo, è perchè credi ancora in qualcosa….”
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Come citare questo articolo
Elisabetta Zanchetta. “Professione astronomo”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/professione-astronomo/