Arrivare a Vescovana, a nord dell’Adige nella bassa padovana, è molto facile poiché in essa convergono numerose strade che la collegano ai paesi vicini: Stanghella, Granze, S.Elena, Boara. Posta in una conca delimitata dai corsi d’acqua che ne hanno determinato la storia, questa località padana mantiene un aspetto che la rende ancor oggi testimone di un passato ricco di storia e di vicende che non vanno dimenticate.
La vita di Vescovana ha radici lontane. Nel 1249 il suo nome è VESCHEVANA in “Cronica in factis et circa facta trevixane”. Erano i tempi in cui le incursioni di Ezzelino da Romano rendevano difficile l’esistenza nei territori padani sovente castigati e ridotti alla prostrazione col ferro e col fuoco.
Secondo il Gloria pare che la denominazione fosse poi tramutata in EPISCOPANA dai Pisani che ne divennero i Signori proprietari. Ed in ogni caso il toponimo si lega anche alla natura del territorio ed all’operosa umiltà della sua gente. “Vesca” è infatti la pianta palustre che abbonda lungo i corsi d’acqua e nelle paludi che caratterizzavano queste zone. Terra ricca di vesche, simbolo di una laboriosità insita nel DNA di questa popolazione che conserva ancor oggi un rispettoso legame con la terra e le acque che la solcano.
E non mancano le costruzioni che in paese testimoniano un trascorso di alto valore storico. Dalla piazza a villa Pisani-Scalabrin (vedasi a tal proposito in Ventaglio 43 pag. 22 e successive: L’Impronta della Serenissima), dalla fontana al tempio del Selvatico vi sono richiami ad un trascorso di tutto rispetto.
Vi è inoltre a Vescovana, una originale e a molti sconosciuta chiesetta realizzata all’interno della chiesa Parrocchiale (sita nel cuore del paese e vigilata da una torre campanaria che richiama leopardiane reminiscenze). E’ la riproduzione esatta della Santa Casa di Loreto nella quale è venerata la Vergine con la solennità del 10 dicembre.
Si tratta, senza retorica, di un autentico gioiello incastonato all’interno della chiesa; alla quale la piccola costruzione sacra conferisce una connotazione particolare poiché è una perfetta evocazione della Santa Casa lauretana. Situata nella parete settentrionale, la struttura è stata realizzata, secondo la lapide commemorativa, “dalla pietà del N. H. Vincenzo Pisani e restaurata dal marchese Carlo Guido Bentivoglio D’Aragona per sciogliere il voto della contessa Evelina (1902) dopo un viaggio in Terrasanta”.
Vent’anni prima, nel 1882, la nobildonna si era infatti particolarmente adoperata per far intervenire l’esercito affinché fosse costruito un argine protettivo che scongiurasse la rotta dell’Adige e l’inondazione del paese. E’ presente nella chiesa una iscrizione che ricorda l’evento, ritenuto appunto intercessione della Madonna di Loreto.
Attualmente la cappella è in eccellente stato di conservazione grazie ad un recente restauro, patrocinato dal compianto Monsignor Tiziano Scalzotto, che ha riportato al primitivo splendore la costruzione. Così il visitatore può ammirare ogni aspetto della cappella la cui dimensione è di m. 4,20 per 9,49 con copertura a botte dipinta in azzurro e stelle d’oro con al culmine un’apertura ellittica.
La pavimentazione è costituita da piastrelle in pietra d’Istria e rosso Verona posate diagonalmente. Particolarmente suggestive si rivelano le iconografie attribuite al veneziano Pietro Longhi che riportano a quelle della chiesa di San Pantalon a Venezia. Sono immagini che rievocano la vita della Famiglia di Nazaret ed emergono con raffinata eleganza dalle pietre vive delle pareti.
Molto bella è la Madonna velata di giallo che stringe il Figlio mentre tiene il globo crociato dell’Ekumenikon. Tutte le figure sono luminose, soffuse d’una limpida serenità e caratterizzate da un grande dinamismo. In esse convivono gli elementi costitutivi dell’ambiente rurale che connotava Vescovana: la semplicità degli umili e la determinazione dei nobili. Ruoli diversi convergenti per tessere la trama della storia di un luogo che si esprime attraverso le iconografie dei luoghi di culto. E’ qui che, mediante il linguaggio delle immagini, si compiva la didattica dei semplici, protesa alla conoscenza dipinta sulle pareti delle Chiese.
E nel corso degli anni il legame tra la vita religiosa e quella laica si è consolidato in forme di positivo impatto, come la festa dell’aereonautica nel giorno della Vergine di Loreto che degli avieri è la protettrice. Vescovana è pertanto divenuta, nel corso degli anni, un luogo di festa proprio ogni 10 dicembre quando con l’elicottero giungono le personalità dell’aviazione per rendere omaggio alla statua lignea della Madonna nera custodita nell’altare della Santa Casa.
Fino a tempi più recenti la cura del tempietto è stata ispirata da Don Vincenzo Scalzotto (sacerdote guanelliano), sostenuta poi da Don Federico Dainese e patrocinata da Mons. Tiziano Scalzotto. Il restauro degli affreschi è opera del prof. Antonio Lazzarin che, nel 1996, ha provveduto a rimettere decoro in questo speciale luogo di culto.
Ai festeggiamenti per questo eccezionale evento nell’ultima edizione erano presenti alti prelati come il delegato pontificio cardinale Francisco Arinze accanto al mai dimenticato Mons. Scalzotto attorniati da una commossa cittadinanza.
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Come citare questo articolo
Rosetta Menarello. “Nella Santa Casa di Loreto”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/nella-santa-casa-di-loreto/