In genere, le città che vantano antiche origini portano in sé feste e tradizioni che scavalcano i secoli.
Adria, presente da circa tre millenni nella Storia, conserva ancora molte delle consuetudini legate al suo glorioso passato. Tra queste la festa della “Pensa” che nei secoli a noi più vicini si celebrava nel giorno di San Pietro. Le radici della festa vanno però ricercate ben oltre l’era cristiana, legate al culto degli alberi, assai diffuso presso le popolazioni primitive, proseguito poi dai Greci e dai Romani che, tra i molti dèi, veneravano anche le divinità silvane.
Con l’avvento del Cristianesimo, quella festa pagana divenne atto di ringraziamento e di devozione al Divino Creatore per il tramite del Principe degli Apostoli, eletto Patrono primario della città di Adria.
Ormai da tempo scomparsa, l’antica usanza è stata riesumata alcuni anni fa, essendo considerata una tradizione da non dimenticare e una valida attrazione turistica.
La “Pensa”: significato etimologico e modalità di svolgimento
Sul significato etimologico del termine “Pensa” il prof. Antonio Lodo, scopritore ed approfondito commentatore degli “Annali Adriesi” di A. Bocca, non ha alcun dubbio: è una chiara derivazione dal latino medievale e significa “catena di tralci che pendono”.
“Del suo svolgimento – riferisce ancora il prof. Lodo – esistono molteplici riscontri nei libri di conti della Comunità di Adria specialmente del XVI e XVII secolo”. Del resto in quei secoli il “frascato”, un riparo cioè fatto di frasche, era di moda e trovava spazio persino nelle dotte composizioni ariostee. “Erano in padiglion, tende e frascati/ con gran commodità tutti alloggiati” (L. Ariosto, “Orlando furioso”, Canto 46/75).
Antonio Bocca, con il suo linguaggio un po’ zoppicante e colorito, ci introduce nella festa pagana divenuta cristiana e ce ne spiega lo svolgimento con dovizia di particolari. E’ bene quindi lasciare a lui la descrizione dell’evento che ai suoi tempi tutti attendevano per la magnificenza dell’apparato scenico. Evento peraltro atteso in modo particolare dalle ragazze che, in quel giorno di grande gioia, sembra avessero libertà di movimento senza troppi vincoli all’interno della città, per la ricerca del futuro marito.
“Anno 1621. Questa Pensa fù instituita dalli Nostri Antichi, ma era poca cosa, perche la Piazza non era tanto grande, come è al presente; tuttavia questa loro tradition l’hanno seguitata assai tempo precipue perche la Città non era ridotta al termine, che si ritrova hora perche gli eredi di questi avisi sapino etiamdio discorrere a quelli, che sono ignoti, tal Pensa dico si faceva così con legnami di monte per tutta la Piazza, et con degorienti, in sima poi coperte di frasche di rovere, e di piopa la coprivamo bene, et io me ne racordo due. La sera di San Piero sopra il Ponte di Castello, che vi erano le sue Barche per banda, stavasi li Citadini, et li Pivi di Ferrara davano una sonata; e poi per non fare il pregiudizio, et mettere risse nella Città subito andavano alla Tomba sopra il Ponte di Battibecho, et ivi davano un’alta Pivata, et la mattina di San Pietro dopo pranso li principali della Città al numero di otto con le Labarde in spalla conducevano le verginelle d’Adria alla Festa con una modestia grandissima, et ciascheduna andava dove più li gradiva perche in tre luochi si faceva questi Balli. A questa loro consuetudine concorreva molti Ferraresi solo per vedere questo negocio, e per mangiare delli Gambari, perche queste Valli hanno sempre portato l’honore di pesci, gambari et uccelli. Poi fatto questa loro allegrezza disfacevano la Pensa, et il Rettore havea tutti li Degorienti, et tutte le frasche, et quando non si faceva per qualche grandissimo impedimento davano all’Ill.mo Rettore L 70 de Regalia. Questa è la descritione della Pensa fatta dalli nostri antenati”. (A. Bocca: “Annali Adriesi 1506-1649”, trascrizione e commento di Antonio Lodo, Minelliana Rovigo 1985, pag. 17).
Dunque una tradizione molto sentita nel passato, che a poco a poco si è poi affievolita fino a cessare, ma che non è mai stata del tutto dimenticata. Cosicché in tempi recenti si è pensato di riprenderla, come testimoniano le belle foto qui pubblicate, scattate da Mattia Mincuzzi che gentilmente ce le ha fornite.
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Come citare questo articolo
Aldo Rondina. “La “Pensa””. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-pensa/