Cacciati dall’insurrezione popolare del 1848, gli Austriaci fecero ben presto ritorno da vincitori in Polesine e, nella piazza principale di Rovigo, eressero il palazzo detto della Gran Guardia, col suo loggiato rialzato. Ideato proprio affinché i gendarmi biancovestiti, a guardia dello spazio pubblico, fossero ben visibili: a testimoniare che in Polesine comandava l’Austria.
Ma dopo la Spedizione dei Mille e la proclamazione del Regno d’Italia, la situazione per gli austriaci si fece più problematica. Il Corpo di Guardia non era più sufficiente ad incutere timore; e soprattutto si doveva pensare ad un baluardo contro una possibile invasione del neo-costutuito esercito italiano. Fu così che, in tutta fretta, nell’imminenza della terza guerra di indipendenza, Vienna decise di erigere quattro forti attorno alla città: a Borsea, verso Roverdicrè, a Boara e a Sarzano.
Costruzioni massicce, a forma di tronco di cono, con cannoni su due piani, rivolti non solo verso l’esterno per opporsi ad un eventuale attacco, ma anche verso la città, da “punire” in caso di ribellione.
La storia dei quattro forti austriaci di Rovigo è stata portata alla luce da una mostra presso la Pescheria Nuova realizzata dagli studenti dell’Istituto per Geometri, coordinati dalla prof. Silvia Zennaro.
Si è così aperta una finestra su una pagina del Risorgimento poco conosciuta, anche perché i quattro massicci forti – fra l’altro costruiti con risorse economiche attinte in Polesine – furono minati e distrutti dagli Austriaci prima di lasciare la provincia di Rovigo. E ben presto non mancò chi ne approfittò delle macerie per ricavarne materiale da costruzione, cancellando la memoria storica dei forti austriaci.
La mostra si è articolata in varie sezioni, a cominciare da quella dedicata a “I Protagonisti” con riproduzioni fotografiche dei massimi rappresentanti degli stati belligeranti, ovvero l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe e il re d’Italia Vittorio Emanuele II, nonché del colonnello Daniel von Salis Soglio, il comandante della guarnigione austriaca di Rovigo. Non è mancata l’immagine dell’imperatrice Sissi, il cui nome, fra l’altro, fu legato al ponte sull’Adige eretto al tempo della dominazione austriaca, anche questo distrutto durante la ritirata delle truppe asburgiche.
I forti rodigini sono stati identificati nelle riproduzioni delle mappe catastali dell’epoca e nei progetti utilizzati per la loro edificazione, nonché nei disegni che ne testimoniano la distruzione operata dagli stessi Austriaci al momento di abbandonare il Polesine. In mostra anche immagini di militarizzazione della città, con i severi proclami di coprifuoco rivolti alla cittadinanza e – dulcis in fondo – disegni dell’epoca del popolo festante per la ritirata delle truppe austriache.
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Lino Segantin. “I Forti di Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-forti-di-rovigo/