Ci sono opere che ti catturano a prima vista e dalle quali dispiace allontanarsi. Si resterebbe ore ad ammirarle perché ti emozionano, fanno vibrare le corde dell’anima. A me è accaduto con le sculture in bronzo e i quadri ad olio di Graziano Sante Donà, pittore, scultore e scenografo originario di Rosolina. Sante Donà ha manifestato sin dall’infanzia un’originale natura artistica ed ha potuto seguire gli studi presso l’Istituto d’Arte di Padova, sezione architettura, dove nel 1961 si è diplomato.
Qui ha conosciuto il maestro Amleto Sartori. “Di questo grande artista – ricorda Donà – oltre alla sua profonda sensibilità, ho ben presente il suo modo di muovere le mani sulla creta e di modellare con facilità i volti delle sue maschere. Provavo viva ammirazione per la sua capacità di trasformare qualsiasi materia, fosse legno, pietra o cuoio in qualcosa di palpitante e animato. Da questa sua straordinaria abilità manuale ho ricavato uno stimolo istantaneo per riportare, a mia volta, sulla materia gli stessi movimenti e la stessa irruenza del maestro”.
In seguito – ricorda l’artista – ho approfondito le mie ricerche sul volto e la maschera eseguendo disegni di ritratti e modellando la creta per la realizzazione di maschere. Negli anni Ottanta ho creato maschere per rappresentazioni sceniche e allestimenti d’arredo. Ne ho realizzate anche in occasione di spettacoli teatrali quali “Leda e il cigno” in alcuni teatri toscani.
L’attore Giorgio Albertazzi usò alcune mie maschere per la sua scuola di teatro. Fu un periodo di attività intensa rivolta in vari ambiti e a Rosolina mi fu dato incarico di realizzare il monumento al marinaio. Decisi di rappresentare una figura che condensasse la storia del luogo e delle tribolazioni della gente polesana: i pescatori, i raccoglitori di radicchio e, insieme, il marinaio naufrago.
Il mio marinaio, che fu chiamato “L’uomo del mare”, lo modellai orizzontale come il mare ricoperto da un velo a forma di triangolo grondante d’acqua che s’innalzava verso il cielo. La mia voleva essere provocazione e interrogativo sulla condizione umana.
Qualche anno dopo il sindaco di Rosolina Ermenegildo Ghezzo mi incaricò di riprodurre da una foto la statua dedicata ad un milite della guerra del 15-18 a suo tempo requisita dai tedeschi nell’ultimo conflitto per essere fusa e ricavarne munizioni.
Anche questa fu realizzata in bronzo, ma non volle essere una fedele riproduzione che esaltava alla violenza nell’atto di lanciare una bomba a mano; anche questa volta io volli dare una rappresentazione simbolica trasformando la figura del soldato in un fanciullo, poco più che adolescente, impacciato, con i panni inzuppati dal fango della trincea in un gesto di non violenza. Il giovane tratteneva sul petto la bomba con un atteggiamento pacato.
Oggi l’opera in bronzo, alta due metri e venti, posta su un piedistallo di marmo davanti al municipio di Rosolina si configura quale sentinella di pace.”
A Graziano Sante Donà fu commissionata, in seguito, una Scultura dedicata al Delta del Po da porre dinanzi alla sede ACI di Adria lungo il Canalbianco. L’opera in bronzo raffigura uno stormo di gabbiani in volo, simbolo di armonia e di vita, di leggerezza e d’interazione con il luogo.
Altra opera di Donà è il Monumento a Salvo d’Acquisto, eroico carabiniere che sacrificò la sua vita per salvarne altre. Questa opera, del tutto nuova nella tecnica, è costruita in acciaio assemblando materiale di scarto delle acciaierie. Si è venuta così a rappresentare una grande fiamma d’argento sulla quale sono intagliati i vuoti dei corpi sia di Salvo d’Acquisto che delle persone da lui salvate. L’artista ha voluto valorizzare in tal modo l’interiorità e i valori che durano oltre la morte.
Anni dopo, sullo stesso piedistallo del monumento a Salvo d’Acquisto nella piazza centrale di Porto Viro, fu posta un’altra opera In memoria dei caduti di Nassjrya che Sante Donà ha eseguito in marmo e acciaio. Rappresenta la terra e il male che dilaga in essa, ed esalta il valore del sacrificio di tutti coloro che sono disposti a donare la propria vita in nome di un ideale. “ Questa opera mi è particolarmente cara – afferma l’artista – in quanto fra i caduti di Nassjrya vi fu il figlio di un capitano che ebbi come superiore durante il servizio militare, oggi generale Figucello.”
Da sempre sensibile alle sofferenze umane Graziano Sante Donà ha dedicato molte sue opere, anche pittoriche, ai valori dello spirito e alla non violenza. Tra i suoi quadri troviamo un’Opera dedicata alla strage di Piazza Fontana di grande intensità e drammaticità.
Importante anche una sua mostra personale allestita a Rovigo e riguardante la strage dell’11 settembre a New York che ha destato grande commozione e interesse. Una delle opere esposte si trova attualmente nella sala della giunta presso il municipio di Rovigo.
Parallelamente all’attività prettamente artistica, Donà si occupa con successo di architettura d’interni e design. Anche in quest’ambito emerge la sua creatività, e ampi sono gli apprezzamenti per le sue realizzazioni portate a termine in abitazioni di personaggi celebri e in rinomati ristoranti ed hotel in Italia e all’estero.
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Come citare questo articolo
Angioletta Masiero. “La Creatività di Graziano Donà”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-creativita-di-graziano-dona/