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STORIA - TRADIZIONI

Lo zuccherificio di Lendinara

Concepito a fine Ottocento, si caratterizzò ben presto come il più grande zuccherificio d’Italia

di Massimo Marangoni

Ventaglio Novanta n. 49 2014 pp. 64–69

Da oltre trent’anni, e precisamente dal 31 marzo 1983, ha cessato la sua attività il “glorioso” zuccherificio di Lendinara. Uno stabilimento di notevole rilievo a livello nazionale, la cui attività nel corso del secolo scorso ha contribuito in modo significativo allo sviluppo economico della cittadina, fino a quando – tra lo sgomento generale – ne è stata decretata la chiusura.

Concepito alla fine dell’Ottocento, lo zuccherificio lendinarese ha segnato per il Polesine l’avvio di un innovativo processo di industrializzazione legato ai prodotti dell’agricoltura. L’avvento dell’industria ha costituito una tappa fondamentale nella storia della economia polesana, trasformandola da prevalentemente agricola a mista.

Se nel 1869 – dall’accertamento delle rendite dei fabbricati nella provincia di Rovigo – si sono potute rintracciare notizie intorno a 359 attività manifatturiere, si deve arrivare al 1899 per avere la prima attività industriale vera e propria: e ciò grazie alla costruzione del primo zuccherificio polesano.

La nascita dello zuccherificio

Con atto costitutivo 09 settembre 1899 del regio notaio lendinarese Giacomo Zago, con studio sulla Riviera Superiore di S. Sofia al n. 47 in Lendinara (Rovigo) si istituisce ufficialmente la società Fabbrica Lendinarese per lo Zucchero di Barbabietola G. Maraini & C.

Alla costruzione dello zuccherificio, che avviene tra la primavera del 1899 e l’estate del 1900, trovano occupazione circa 250 operai manovali avventizi, con una paga oraria che varia dai 20 ai 13 centesimi all’ora, ed una giornata lavorativa variabile, a seconda della stagione, dalle 9 alle 12 ore.

Il 22 settembre 1900 viene inaugurato ufficialmente lo zuccherificio. Alla cerimonia sono presenti tutte le autorità, la stampa e la gente bene di Lendinara.

Dal resoconto apparso sul Corriere del Polesine traspare quasi un’ammirazione religiosa del giornalista per questo bellissimo mostro e per i suoi ideatori e costruttori. Con aria poetica narra le meraviglie che fanno funzionare questa specie di essere animale vivente, elogia la squisita ospitalità e bellezza della padrona di casa, la signora Carolina Maraini, ed alla fine ringrazia per il sontuoso rinfresco offerto agli ospiti a base di sandwich, dolci, gelati, bibite e fine champagne, acqua lustrale della cerimonia.

Lo straordinario evento coinvolge anche il mondo culturale lendinarese e Domenico Marchiori, su invito di Tito Poggi, scrive questi versi in occasione dell’inaugurazione:

INAUGURANDOSI LA ZUCCHERIERA DI LENDINARA

Ier trent’anni, la Breccia a Porta Pia Insanguinata, aperse il varco al Re. Oggi, sta porta, Lendinara mia, Un pacifico scettro assegna a te.

Vendicato de’ secoli l’oltraggio, De’ Romani degeneri l’error Vinto, la fonte di più vivo raggio Cinse alla terza Italia il nuovo albor.

Della grande madre, a te modesta figlia, Alto compito ora il destin. Dalla Scienza, che pensa e che consiglia, Alla Mercede, apriva arduo cammin

Per la via del Lavor che suda, e… impreca Forse (aizzato da un demone fatal)… Sperdi il reo motto, o tu, mia patria, e reca Luce di pace all’Opra e al Capital!…

Come la spada fe’ cadere a Roma L’antiche ubbie che ottenebraro il Sol, L’olivo che t’hai posto sulla chioma I ceppi nuovi franga e sperda al suol

Lascin gl’incauti scorrere fecondo L’oro che premia l’umil lavor; Teme ei le lotte e fugge, se l’immondo Alito lo circonda del Livor.

Ardisti molto, umil mia terra, e al senno D’Emilio il devi, ed alla tua virtù; Del povero mio verso intendi il cenno, Grida: “avanti Savoia” ora anche tu!

Del Campidoglio il vertice immortale, Italia, fra il comun plauso salì. I viva nostri all’opra e al capitale Aprono nuove gioie a novi dì!

Lendinara, 22 settembre 1900

Il più grande zuccherificio d’Italia

Lo zuccherificio entra in attività con la campagna saccarifera del 1900, lavora inizialmente 5000 quintali di bietole al giorno e tiene impiegati per la durata della campagna, che è di oltre 60 giorni, circa 400 operai di cui la maggior parte sono di Lendinara.

Tra il 1908-1909 lo stabilimento viene ampliato per adeguarsi alle sempre maggiori richieste di zucchero da parte del mercato, la sua capacità di lavorazione viene portata da 7600 a 14000 quintali di barbabietole lavorate nelle 24 ore. Diventa così il più grande zuccherificio d’Italia, superando quello di Legnago che fino a pochi anni prima era considerato uno dei più grandi d’Europa.

Il numero di operai impiegati durante la campagna saccarifera sale inizialmente ad 800, mentre 90 sono stabili per tutto l’anno, attestandosi in seguito ad oltre 1000 durante la campagna ed a circa 100 unità stabili.

All’intraprendenza di questa nuova generazione di proprietari terrieri – che non badano né a lotte, né a spese di forze, di intelligenza e di capitali – vanno aggiunti altri fattori determinanti per giustificare la nascita del primo zuccherificio polesano a Lendinara, primo fra tutti la posizione geografica.

Condizione necessaria per il buon funzionamento di uno zuccherificio è infatti la idonea posizione logistica, ovvero che la fabbrica sorga al centro delle coltivazioni, entro un’area servita da importanti vie di comunicazione (strade, ferrovie, canali navigabili) ed in grado di assicurarsi le ingenti risorse idriche richieste dalle varie fasi della lavorazione. Lo zuccherificio di Lendinara, è servito dalla linea ferroviaria Rovigo-Legnago inaugurata il 22 ottobre 1876 e attinge le enormi quantità d’acqua necessarie alla lavorazione dall’Adigetto.

Ma c’è un altro fattore non meno importante, e forse elemento essenziale per aver accelerato i tempi decisionali. E’ la coltivazione della barbabietola da zucchero che dà particolare impulso a questa nuova crescita, applicando le nuove tecnologie, sia per quanto riguarda gli attrezzi e i macchinari, sia per i metodi di lavorazione della terra.

Vengono generalizzate le lavorazioni profonde dei terreni, le semine a file, l’uso dei concimi chimici e l’ingrassamento remunerativo del bestiame mediante le polpe, spingendo gli agricoltori a selezionarlo e ad aumentarne la quantità; nelle aziende modello si raggiunge la dotazione di 2/5 di capo per ettaro, conseguentemente è aumentata la quantità di letame a beneficio delle coltivazioni.

La bietola permette di educare agricoltori e mano d’opera, per le cure che esige, per quanto riguarda le zappature ripetute e le sarchiature, pratiche importantissime, estese poi molto opportunamente anche ai frumenti ed alle altre coltivazioni.

I vantaggi della bieticoltura vengono esposti, in riferimento allo zuccherificio di Lendinara, da Eugenio Petrobelli nella relazione sull’industria dello zucchero all’Esposizione di Torino nell’anno 1911.

Nella campagna saccarifera del 1910, lo stesso stabilimento lavora 765.000 quintali di bietole, che vengono pagate in media L. 2,20 al quintale: un capitale di L. 1.683.000, di cui oltre L. 420.000 destinate quale compenso alle famiglie dei contadini che le hanno coltivate e cioè alla mano d’opera dell’area lendinarese interessata.

Con il binomio industria-agricoltura si ha un miglioramento delle condizioni economiche dei contadini e degli altri prestatori di mano d’opera bracciantile e non. Si moltiplicano i miglioramenti sul piano delle pratiche agricole e anche presso lo zuccherificio vengono attuati sempre nuovi adeguamenti tecnologici, inoltre si registra un benefico riverbero nell’indotto.

A sostegno della bieticoltura polesana, e più in generale nazionale, nasce inoltre a Rovigo nel 1912 la Stazione Sperimentale di Bieticoltura ideata da Ottavio Munerati, che avvierà studi e sperimentazioni in grado di apportare significativi miglioramenti relativi al patrimonio genetico della barbabietola.

La bieticoltura e la lavorazione della barbabietola danno vita ad un progressivo aumento della richiesta di forza lavoro, portando – dapprima a Lendinara, dove è sorto il primo zuccherificio e poi, con la costruzione in Polesine, negli anni dal 1923 al 1927, di altri 7 zuccherifici, – ad un calo consistente del fenomeno dell’emigrazione e della disoccupazione.

E’ dunque da considerare la coltura della barbabietola con le parole di L. Lavergne “[…] la più bella conquista agricola dei nostri tempi”.

La produzione di zucchero: un primato polesano

Allo stabilimento di Lendinara segue dunque la realizzazione di altri stabilimenti in varie aree del Polesine, a partire da Ficarolo. Costituitasi ufficialmente il 5 febbraio 1901, la Società anonima dello Zuccherificio di Ficarolo Bellini-Nuvolari è l’unica nella provincia di Rovigo all’inizio del ‘900 a capitale interamente italiano. Lo zuccherificio costruito per una capacità di 7000-8000 quintali di bietole lavorate nelle 24 ore, inizia l’attività produttiva nell’agosto del 1904.

Nel 1905 è poi la volta dello Zuccherificio di Cavanella d’Adige, mentre nel 1911 inizia la sua prima campagna saccarifera lo Zuccherificio di Rovigo […] fatto sotto gli auspici dell’Unione Zuccheri è affidato al sig. Giovanni Maraini, il quale ne cura personalmente l’impianto, fatto dalla casa Hallesche Maschinenfabrik und Eisengiesserei di Halle a. S. Solamente le caldaie sono di fabbricazione italiana ed escono dalle rinomate officine Franco Tosi di Legnano.

Lo zuccherificio lavorerà 8000 quintali di bietole ogni 24 ore, col metodo della diffusione ordinaria. La batteria dei generatori sarà costituita da nove caldaie, delle quali quattro a bassa pressione e cinque ad alta pressione (12 atmosfere). I motori saranno tutti a valvola, e per la trasmissione sarà data larga applicazione ai motori elettrici. Gli apparecchi di evaporazione e di cottura saranno del solito tipo della Hallesche Maschinenfabrik, cioè verticali. Le polpe prodotte saranno in parte essiccate in un apparecchio Huillard, composto di due forni, i quali lavoreranno coi gas perduti delle caldaie. Quando però l’essiccatore delle polpe non dovesse funzionare, il tiraggio alle caldaie verrà ottenuto con ventilatori sistema Prat: sicché avremo, nell’impianto di Rovigo, il primo e per ora unico, zuccherificio in Italia senza camino.

Con la realizzazione dello stabilimento di Rovigo, il Polesine diventa il maggior produttore di zucchero in Italia (1/3 della produzione nazionale) ed è in testa, rispetto alle altre province, sia nella produzione di barbabietole, che in quella del grano (la prima a raggiungere il traguardo dei 20 quintali per ettaro).

Il Polesine del primo ‘900 non cresce solamente dal lato sociale, ma anche dal lato dell’efficienza produttiva in agricoltura, i cui numerosi prodotti di derivazione rimangono il campo principale di applicazione della nascente industria moderna (zuccherifici, canapifici, jutifici, fecolerie).

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Come citare questo articolo

Massimo Marangoni. “Lo zuccherificio di Lendinara”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/lo-zuccherificio-di-lendinara/

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