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ARTEOGGI

L’eclettico Romeo Bazzan

Ritratti, paesaggi e composizioni floreali sono i suoi soggetti preferiti

di Aurora Gardin

Ventaglio Novanta n. 49 2014 pp. 111–114

Romeo Bazzan, residente a Vescovana, sin da piccolo fantasticava di disegnare. Si immaginava artista: inventava arabeschi e figure imitando i ragazzi più grandi, quelli che avevano l’abilità di comporre disegni e pitture esteticamente apprezzabili.

Alle scuole medie segue con interesse le lezioni di educazione artistica; inizia a disegnare e dipingere così bene che una insegnante pensò che non fosse lui l’artefice delle opere che portava in visione.

L’unica materia che lo interessava era il disegno. Ricorda che, al tempo in cui frequentava le magistrali a Rovigo, nei giorni della grande Fiera d’ottobre, sostava sotto i portici per ammirare i tanti grandi quadri esposti: paesaggi dai lucidi e brillanti colori a olio, cromatismi fiabeschi di marine, boschi, monti, nature morte, ritratti. Il ragazzo si “immergeva” nei quadri, si incantava a guardare, osservare le opere con il pericolo di perdere la corriera per tornare al suo paese.

Successivamente a Venezia, si iscrisse all’Istituto per le attività marinare, Giorgio Cini, all’isola si S. Giorgio. Era un collegio dalla dura disciplina militare, così distante dalla sua sensibilità… Non fece mai il marinaio, ma ebbe l’opportunità di conoscere l’incantevole paesaggio veneziano che in seguito rappresenterà in un coinvolgente e poetico trasporto. Fu affascinato soprattutto dalla bellezza di Piazza San Marco, ma lo ammaliavano anche le navi, i vaporetti, le gondole, le luci che si riflettevano sull’acqua nelle ore serali e notturne, e sognava di disegnarle, di dipingerle. In lui prendeva sempre più piede la voglia innata del raffigurare; ma l’accesso alla pittura non era semplice e si configurava quasi come inseguire la fata morgana: un sogno che continuava a dileguarsi.

Nella numerosa famiglia Bazzan, però, serpeggiava la predisposizione all’arte. Osservando un fratello più grande che si dilettava a scolpire e pitturare il legno, ebbe l’occasione di usare i colori ad olio. Aveva 22 anni quando si fece un autoritratto, disegno che il fratello gemello ridicolizzò e gettò nel cestino. Quel gesto fu galeotto, perché per scusarsi dello sgarbo, il gemello, gli regalò colori a olio, due pennelli, una piccola tela e un manualetto sulla pittura, un piccolo grande tesoro!

Il suo sogno si avviava così verso uno sbocco, iniziando a raffigurare la vita quotidiana che gli ruotava attorno. A 28 anni, per cercare di migliorare la tecnica e per confrontarsi con altri artisti si iscrisse al corso di liceo artistico “Accademia” a Padova, tenuto dal pittore Claudio Borsato e dal prof. Missaglia. Studiò per corrispondenza, inoltre al sabato pomeriggio e in qualche serata fra settimana si recava a Padova per assistere a lezioni di anatomia e disegnare le modelle (nudo dal vero). Il corso procedeva con buoni risultati, ma gli impegni lavorativi, il felice incontro con l’amore, la donna della sua vita e poi la famiglia, ancora una volta, lo allontanano dalla sua voglia d’arte. Quando gli impegni si fanno meno pressanti, ecco che, finalmente, trova spazio il suo inseguito desiderio di dedicarsi con continuità alla pittura: ritratti, paesaggi, composizioni floreali riempiono le sue tele. Finalmente la sua aspirazione si realizza, può giocare con disegni e colori, fare propria la realtà che lo circonda. La interpreta, la trasforma con la delicatezza, il desiderio di libertà, il mite sentire che sa imprimere sulle tele per donarci paesaggi campestri, marine, idee d’infinito. Teneri, toccanti sono i velati ricordi familiari, volti puliti, delicati di mamma e papà, i figli, la nonna. Etereo e intenso appare il ritratto di una giovane modella dalla leggiadria di una farfalla.

Candidi messaggi e autenticità interiore per immagini ariose e illuminate dal sole, sentieri, viali dalla prospettiva profonda che paiono perdersi nell’orizzonte. Vibrazioni cromatiche, a trattenere la luce, e solenni appaiono le case rurali, i contadini nel duro, sacro lavoro dei campi.

Eclettico nei cromatismi e nei soggetti, Romeo Bazzan passa dal ritratto al paesaggio, senza trascurare nature morte e figure. Dal suo animo una sensazione di serenità che coinvolge l’osservatore. Una creatività gentile di fiori di campo e girasoli così colorati, vari, leggiadri di petali e corolle per far gioire gli sguardi.

Affabile e paziente, riesce a trasmettere la passione del dipingere, del raffigurare, del ritrarre anche ai ragazzi che sa trasformare in felici, piccoli artisti.

Piace la sua pulizia, il nitore della sua pittura, e molto apprezzate sono state le varie mostre personali e collettive allestite a Stanghella, Stroppare, Vescovana, Pozzonovo, Solesino, Lusia e poi a Monselice, Campolongo, Lendinara, Agna.

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Come citare questo articolo

Aurora Gardin. “L’eclettico Romeo Bazzan”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/leclettico-romeo-bazzan/

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