La parte di territorio in cui si trovano i due principali ponti di Trecenta (dagli anni ‘60 sono diventati tre) è un’area che ha subito nei secoli continue modificazioni per i frequenti disalveamenti dei fiumi che scorrono in quell’area, come ha efficacemente documentato in un recente studio Michelangelo Caberletti¹. In ogni caso il territorio sembra aver assunto la conformazione giunta fino a noi nel corso del XV secolo. Nel suo viaggio attraverso la terraferma veneziana, Marin Sanudo scrive infatti di aver varcato a Trecenta un passo sul fiume Tartaro nel 1483:
“Tresenta… la qual è una villa belissima non men di la Costa sopra dicta, à una torre forte guarda ancor il passo del Tartaro si che alcuno venendo per la via de la rota di Castignaro, over di Mallaovra, non pol poner in terra se no a Tresenta”².
Un altro storico di epoca successiva, Girolamo Cittadella³, confermerà due secoli più tardi (1699) l’esistenza di questo passo, posto in prossimità del confine tra il Dogado di Venezia e il Ducato di Ferrara; confine che a Trecenta correva un po’ più a nord del Tartaro, lungo la riva destra del Castagnaro [oggi Emissario o Fossa Maestra, n.d.a.]. Il passo costituiva un punto strategico sotto il profilo militare e, nel contempo, un punto di contrabbando tra i due Stati, ragion per cui gli Estensi pensarono di affidare la sorveglianza del passo ad un ufficiale designato dal Visconte di Ferrara che, a Trecenta, aveva sede nell’odierno palazzo Bellini.
Nella planimetria di Trecenta risalente al 1842, compare un ponte a chiatte, posto a qualche decina di metri a valle dell’attuale ponte. “Le due chiatte centrali erano mobili per dar passaggio ai natanti o interrompere il transito ai veicoli ogni qualvolta se ne fosse sentito il bisogno”⁴.
Il primo ponte in muratura
Il primo ponte in muratura, che sostituisce il ponte a chiatte, viene costruito nel 1865, sotto l’amministrazione austriaca, e aperto al transito nel novembre dello stesso anno.
Nell’estate del 1866, le truppe italiane al comando del generale Cialdini attaccano gli austriaci per liberare il Veneto. Per ostacolare l’arrivo dell’esercito italiano, all’inizio di giugno i soldati austriaci iniziano i lavori preliminari per minare i ponti sul Tartaro di Trecenta e Canda. A Castelguglielmo “il Comando Militare austriaco ordina alla Deputazione Comunale […] di far levare dal letto del ponte la ghiaia e la balaustrata in ghisa”⁵. Successivamente vengono fatti saltare tutti i ponti sul Tartaro – Canalbianco.
Nella notte tra il 23 e il 24 giugno a saltare è il ponte in ferro del Paolino mentre il ponte in legno di Castelguglielmo viene dato alle fiamme. Alle cinque antimeridiane del 24 giugno saltano anche i ponti di Canda e di Trecenta⁶.
La ricostruzione del ponte e la situazione attuale
Il ponte di Trecenta risulta gravemente danneggiato da una mina: “l’arco e una parte delle spalle così distrutti vennero ricostruiti l’anno appresso, come ricorda una semplice e bella iscrizione, collocata su di un parapetto:
Il 24 – 7 – 1866
austriaca mano
questo ponte appena costruito
distrusse.
Italica stella rifulsa
Trecenta libera
rinnovellò
1867.”⁷
Il ponte di Trecenta in alcune cartoline del ‘900
Cristino Sartorelli descrive così il nuovo ponte: “E’ una bella costruzione ad arco molto ribassato della luce di m. 18; i marciapiedi laterali a sbalzo furono eseguiti nel 1913 quando si volle creare la sede del binario per la […] linea Badia – Trecenta – Sariano – S.M. Maddalena”⁸.
Ottant’anni più tardi, nel 1945, a conclusione della Seconda Guerra Mondiale, attorno a questo ponte si registrerà la più sanguinosa battaglia che oppone i tedeschi alla formazione partigiana di Berguarina⁹ (Vedi scheda “La battaglia di Trecenta”).
Negli anni sessanta, per favorire la navigabilità del Tartaro-Canalbianco, l’alveo del fiume è stato spostato più a nord e l’arcata del ponte è stata interrata, causando nel tempo lo sprofondamento di una parte del ponte.
Da allora prosegue il degrado e oggi il ponte sull’antico alveo del Tartaro – uno straordinario manufatto ottocentesco testimone delle vicende storiche che hanno vissuto i nostri predecessori – versa nell’abbandono che tutti possono vedere, vittima dell’incuria, dell’indifferenza e dell’ignoranza della storia del nostro territorio.
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Come citare questo articolo
Vittorio Tomasin. “Il ponte di Trecenta e gli eventi bellici”. Ventaglio Novanta, n. 54, 2017. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-ponte-di-trecenta-e-gli-eventi-bellici/
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