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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

I gorghi: origine ed evoluzione

Per assicurare la loro permanenza è necessario provvedere ad interventi di manutenzione e conservazione

di Michelangelo Caberletti

Ventaglio Novanta n. 56 2018 pp. 54–57

Questa rivista ospita spesso, nella sezione “ambiente, turismo e cultura”, articoli di vari autori che mettono in risalto, di volta in volta, gli aspetti naturalistici, paesaggistici e ultimamente anche quelli mitologici relativi ai gorghi del Polesine. Sono interventi apprezzabili che valorizzano queste formazioni caratteristiche del nostro territorio; tuttavia, non sempre è stata fornita una spiegazione chiara ed attendibile sulla loro origine, nonostante questa sia fondamentale per comprenderne la natura, l’ubicazione, l’evoluzione, nonché l’impatto sul territorio e sulla cultura popolare.

Per esempio, c’è chi ha sostenuto che i gorghi sarebbero delle pozze d’acqua formatesi per la naturale bonifica della palude (???), a volte per l’affioramento della falda acquatica sotterranea (?). Capita anche di leggere che i gorghi siano in relazione al paleoalveo del Po di Adria, dove fantomatici vortici avrebbero escavato queste cavità (!!!); qualcuno ha azzardato persino che si tratti di antiche cave di argilla per le fornaci di laterizi di epoca romana (!!!).

Niente di tutto ciò. Cerchiamo di chiarire.

La genesi di un gorgo è un processo più semplice di quanto si pensi, che nel passato era conosciuto e temuto da tutti i contadini del Polesine. Ma da quando si è conseguita la sicurezza idraulica del territorio, questa conoscenza si è perduta, e oggi diventa difficile anche per gli studiosi di storia locale immaginare le situazioni di criticità idraulica che hanno portato alla formazione dei gorghi.

È necessario, pertanto, recuperare le nozioni di un tempo, se vogliamo trasmettere ai lettori del Ventaglio un’informazione corretta su cosa siano realmente i gorghi e sulle problematiche connesse alla loro formazione e conservazione. Si cercherà di esporle di seguito in modo sintetico, quasi figurato, rinviando chi volesse approfondire la materia allo studio del Prof. Marco Bondesan, riportato in nota¹.

L’origine dei gorghi

Per prima cosa va detto che i gorghi si formano sempre in corrispondenza di un “salto d’acqua” che nel nostro ambiente si verifica quando vi è tracimazione sopra un argine. Per questo i gorghi si formano sempre in adiacenza agli argini; e più sono alti gli argini, più sono ampi e profondi i gorghi.

Nel caso dei gorghi di Trecenta, per attenersi a quelli più noti, l’argine interessato è l’antico Argine della Sposa, un lungo terrapieno che collegava Trecenta con Castelmassa, passando per Sariano e Ceneselli, sfruttando l’alto topografico del paleo alveo del Po di Adria. Era stato eretto per contenere le piene del Tartaro (e dell’Adige ad esso collegato), che scorreva libero più a Nord, nella grande valle detta di Zelo.

Per quanto solido e alto, l’Argine della Sposa è stato più volte sormontato dalle piene eccezionali del Tartaro, nei punti dove la morfologia arginale era meno rilevata (località Gaspara, Marzanata, Magarino, ecc.). L’acqua, cadendo dal lato opposto, provoca un’erosione nel terreno, con trascinamento di materiale nella torbida; ne consegue la formazione di una cavità tondeggiante, adiacente all’unghia dell’argine, più o meno profonda a seconda dell’intensità del fenomeno alluvionale, chiamata gorgo (e sue varianti), ma anche buso o busa. Se è profonda quanto basta per intercettare la falda freatica, questa cavità continuerà ad essere alimentata da acqua sorgiva limpida e a temperatura costante, una volta che sia esaurito l’evento alluvionale.

Da quanto detto, è ora più facile capire un secondo concetto: i gorghi hanno sempre natura alluvionale o, se vogliamo ampliare la definizione, sono sempre l’espressione di un disordine idraulico, traumatico per il territorio e per la popolazione residente. Per questo le leggende legate ai gorghi hanno sempre uno sfondo tragico: annegamenti di giovani spose, suono notturno di campane sommerse, punizione divina per la malvagità di certi abitanti, ecc.

Se il sormonto delle acque è intenso e prolungato, l’argine viene eroso e vi si apre un varco, la cosiddetta rotta, dalla quale l’alluvione dilaga in modo impetuoso per poi spagliare nella piana esondabile.

I moti vorticosi che si formano nel canale di rotta, provocano un’erosione molto profonda, nel senso della direzione della corrente che porterà, una volta cessato l’evento alluvionale, alla formazione di un gorgo dalla tipica forma allungata (a goccia rovesciata). Ne sono un chiaro esempio il Gorgo della Sposa, che giustamente nel passato era denominato Rotta della Sposa (ricordata in documenti notarili fin dal 1269) e il vicino Gorgo Magon a sua volta denominato Rotta Grande. Entrambe queste rotte devono essere rimaste aperte molti anni, dal momento che, a valle del gorgo, si sono formati degli emissari, le cosiddette brancette del Tartaro (piccole branche, corsi minori), denominate fossa Molinara (oggi scolo della Melinara) e fossa Arcizatica (oggi scolo Arziaga).

Normalmente però la rotta veniva chiusa prima possibile, sia per ripristinare la viabilità sulla strada arginale, che per proteggere le attività agricole dall’intrusione delle acque. Nel ricostruire il tratto di argine interrotto, si usava aggirare la cavità del gorgo, piuttosto che colmarla, impresa questa quasi impossibile con i mezzi dell’epoca. I due monconi di argine venivano così collegati mediante una “coronella” un terrapieno semicircolare, rinforzato da pali e frasche, che conteneva nella parte concava il relitto del gorgo.

Questo metodo ha prodotto la presenza di numerose curve nelle strade arginali, ben note per l’effetto centrifugo a chi le percorre a velocità sostenuta (basti pensare alle curve esistenti lungo l’Argine del Sabato, lungo l’argine di San Bellino, di Bagnolo, ecc.). Dalla presenza di queste curvature possiamo desumere l’ubicazione dei gorghi scomparsi.

A partire dal 1620 il fiume Tartaro veniva arginato sulla destra nella posizione attuale e in conseguenza di ripetute tracimazioni o rotte, altri gorghi si sono formati in adiacenza alla nuova arginatura, come dimostrano quelli tutt’ora esistenti, denominati Gorghetto, Gorgo Marola e il bellissimo Gorgo Giare (Bergantino), formatosi a seguito della rotta del 21 novembre 1767.

La scomparsa dei gorghi

Dei moltissimi gorghi di un tempo, oggi ne rimangono solo alcuni, i più profondi, cioè quelli alimentati da una buona falda freatica, ma anche questi saranno destinati nel tempo a scomparire. Perché?

Tralasciando le colmature ad opera dell’uomo, sempre in agguato, possiamo affermare che la tendenza naturale di un gorgo è quella di evolvere in stagno, palude, bassura, fino a scomparire.

Questo processo è dovuto sia al trasporto di terra nel corso di alluvioni successive o anche per ruscellamento dai campi in seguito a piogge intense, sia al depositarsi al suo interno dei resti della vegetazione spontanea e del pulviscolo atmosferico. Tutto ciò concorre ad innalzare il fondo di un qualunque gorgo, fino ad escluderlo dal collegamento con le acque della freatica, che peraltro, negli ultimi anni si sono abbassate di livello.

A questo punto l’acqua residua imputridisce e il gorgo muore, con esso finisce la ricchezza biologica che l’accompagna e si perde una caratteristica del nostro paesaggio. Già alcuni dei gorghi di Trecenta si sono prosciugati e altri lo saranno a breve. In quanto allo stato di salute dei restanti, sarebbe opportuno un periodico monitoraggio.

Salvare i gorghi

Ne consegue che, se vogliamo trasmettere alle future generazioni queste amenità del territorio polesano, non basterà il solo rispetto imposto dai vincoli comunitari e regionali, ma si dovrà provvedere ad interventi di manutenzione e conservazione come si usa per i monumenti storici o le opere d’arte. In fin dei conti, è meno rischioso per tutti conservare i gorghi esistenti, che vederne nascere di nuovi.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Michelangelo Caberletti. “I gorghi: origine ed evoluzione”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-gorghi-origine-ed-evoluzione/

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