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PERSONAGGI ILLUSTRI

Silvestro Camerini (1777-1866)

Nato da una modestissima famiglia, fu protagonista di una incredibile scalata sul piano economico e sociale, ottenendo il titolo di Duca

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 56 2018 pp. 98–103

Il recente 150.mo anniversario della morte di Silvestro Camerini (1777-1866) ha riacceso l’attenzione sul singolare personaggio, che, nato da una modestissima famiglia a Castel Bolognese (RA) il 5 ottobre 1777, fu protagonista di una incredibile scalata sul piano economico e sociale, acquisendo un ingente patrimonio. Partito come scarriolante, giunse ad accumulare ampie proprietà, estese su un vasto territorio tra Emilia e Veneto, ottenendo, oltre alle ricchezze, anche importanti riconoscimenti ed onorificenze, fino al titolo di Duca, conferitogli dal papa alcuni mesi prima della morte, avvenuta a Padova il 4 dicembre 1866.

Un personaggio controverso: per alcuni uno spregiudicato affarista senza scrupoli, per altri un illuminato filantropo, autore di sostanziose opere di beneficienza. Per tutti, impareggiabile amministratore delle sostanze accumulate, dotato di un eccezionale fiuto per gli affari, aiutato anche dalla fortuna, o dalla Provvidenza, a seconda dell’ottica di giudizio.

Tanto stupefacente fu il suo passaggio da operaio dotato di carriola a dinamico imprenditore nel campo dei lavori pubblici (soprattutto nell’ambito dell’assetto idraulico del territorio e delle sistemazioni stradali) da dar credito alla leggenda che durante uno scavo avesse trovato una pentola piena di monete d’oro.

La fortuna, che mai gli girò le spalle nel campo imprenditoriale, non lo sostenne però nell’ambito familiare, dato che Silvestro Camerini dovette assistere alla morte di tutti i figli. Motivo per cui, negli ultimi mesi della sua lunga vita, aveva deciso di lasciare il suo vasto patrimonio (già in parte devoluto in beneficienza) alla chiesa, soprattutto all’istituzione Propaganda Fide. Con un ripensamento prima di morire, seguendo il consiglio del parroco di Castel Bolognese, che lo portò ad indicare nel testamento, quale erede universale, il nipote Luigi, figlio del fratello Paolo, senza però dimenticare elargizioni verso Propaganda Fide, parrocchie ed istituti religiosi¹.

Davvero innumerevoli le opere di beneficienza attuate dal Camerini nel corso della sua laboriosa esistenza, dovute sicuramente al suo attaccamento alla chiesa, ma anche all’occasione di acquisire positive benemerenze sociali, utili basi in vista di nuove attività imprenditoriali.

Silvestro Camerini aveva iniziato la sua attività lavorativa prima come “paradore”, ovvero conducente di bestiame di possidenti al mercato, per poi trovare lavoro come “carriolante”: nel 1807, all’età di 30 anni, quando contrasse matrimonio con Eurosia Mantovani di Bondeno nei registri parrocchiali veniva indicato come “bracciante”.

Stando a questa attestazione risulterebbe pertanto che il suo passaggio all’attività imprenditoriale non sia avvenuto in età particolarmente giovanile, ma in realtà già all’epoca il Camerini quasi sicuramente si muoveva come caposquadra di un gruppetto di scarriolanti, iniziando a concorrere per interventi sul territorio.

In ogni caso la sua escalation fu folgorante, specialmente a partire dal 1815 quando, trentottenne, fissò la sua dimora a FERRARA. In breve il Camerini riuscì ad aggiudicarsi lavori sempre più consistenti nell’ambito dello Stato Pontificio, nel cui territorio si trovava al tempo l’Emilia Romagna, finché nel 1825 ottenne l’appalto generale delle strade nazionali di tutto lo Stato Pontificio.

Parimenti iniziò a mostrare interesse anche per gli investimenti fondiari puntando inizialmente su terreni disagiati da rilevare a basso prezzo. Una prima rilevante acquisizione si registrò nel 1818 quando, all’età di 41 anni, divenne proprietario del fondo Nappi di Stienta². Ciò portò Silvestro, assieme al fratello Cristoforo (1784-1858), a guardare con interesse al Polesine, puntando su un’altra importante fonte di reddito, ovvero la riscossione dei tributi pubblici. Fu così che nel 1819 vinse l’appalto per l’incasso del dazio a Rovigo. A quel tempo acquisì anche un immobile in pieno centro della città, interessandosi in prima persona, o tramite il fratello Cristoforo, ad effettuare investimenti nel Veneto, ed instaurando buoni rapporti con i dominatori austriaci.

Silvestro tornava poi ad investire nel ferrarese, acquisendo, all’età di cinquant’anni, 1827, nel comune di Vigarano Mainarda, il latifondo “Diamantina” dotato di una bella villa.

La città di Ferrara rappresentò in questo periodo il suo riferimento primario, per cui nel 1830, all’età di 53 anni, decise di acquistare, per risiedervi, una dimora di rappresentanza: Palazzo Nappi (della stessa famiglia decaduta da cui aveva rilevato il fondo di Stienta), che fece completamente rimodernare e decorare.

Il fratello Cristoforo frattanto non rimaneva inattivo e nel 1832 acquistava a Granze (PD) Ca’ Conti (oggi Conti-Rusconi-Camerini), complesso monumentale di origine rinascimentale, dotato di un esteso latifondo.

Contemporaneamente si ampliavano, a nord del Po, anche i possedimenti di Silvestro Camerini, che nel 1836 incaricava il fratello Cristoforo di partecipare ad un’asta pubblica tenutasi a Rovigo, acquistando terreni demaniali del delta recentemente creati dagli apporti alluvionali del fiume nell’area della ramificata foce. Un’area disagiata, di scarso valore agricolo, ma sicuramente vasta, posta tra il ramo del Po delle Tolle e quello di Pila nel comune di Porto Tolle, che assunse nel tempo il toponimo di Isola di Polesine Camerini che tuttora la contraddistingue.

Sempre in Polesine, nella zona di Stienta, Silvestro Camerini continuò, praticamente per tutta la vita, ad acquistare terreni limitrofi al fondo Nappi, creando poi un’apposita Agenzia di Amministrazione su cui esercitò un costante controllo³.

A FERRARA, dove al tempo continuava a risiedere, iniziò anche a manifestare la sua propensione per iniziative di beneficenza a favore di istituzioni religiose, a cominciare dal restauro del Convento dei Domenicani e della Casa delle Orfanelle, per poi favorire il restauro della Chiesa di Santo Spirito, della Chiesa del Gesù, della Chiesa di Santa Lucia, di quella dei Cappuccini, e successivamente di quella di S. Antonio vecchio e quella del Corpus Domini, provvedendo anche ad effettuare elargizioni a favore della Casa di Ricovero.

Tutto ciò suscitò l’interesse della Santa Sede, che volle gratificare il munifico benefattore con un importante riconoscimento pubblico, con la nomina di Cavaliere di San Gregorio Magno, effettuata nel 1843 da papa Gregorio XVI.

Successivamente Pio IX, già vescovo di Imola, e pertanto ben informato sulle possibilità economiche del Camerini, in occasione della nomina a Commendatore, fece sollecitare l’intraprendente personaggio a non dimenticarsi del paese natio, ovvero Castel Bolognese. Messaggio recepito, per cui il Camerini diede vita a due importanti istituzioni di beneficienza: quella degli “Artigianelli” a favore di fanciulli e fanciulle indigenti per sostenerli ed avviarli ad un lavoro, seguita nel 1856 da quella dei “Cronici”, ossia un ricovero per poveri invalidi. Destinò inoltre una cospicua somma per il restauro della chiesa parrocchiale.

Frattanto il fratello Cristoforo decide di costruire a ROVIGO un grande edificio, Palazzo Camerini Rusconi, nelle strette vicinanze della piazza maggiore, in via Celio, dove era entrato in possesso di due case vicine. Nel 1841, ottiene l’assenso del Comune, in base ad un progetto redatto da Lorenzo Rossini, mentre la costruzione viene portata a termine nel 1844 dal capomastro Antonio Silvestrini. Interessanti le sculture con putti presenti nelle lunette sopra le finestre del pian terreno e i riquadri pittorici interni realizzati da Sebastiano Santi, ispirati ad episodi dell’Eneide.

In Veneto, nonostante l’incedere degli anni, Silvestro Camerini continuò ad allargare il suo patrimonio: nel 1847, all’età di 70 anni, in centro a PADOVA acquistò dai nobili Gradenigo il prestigioso palazzo Bembo-Gradenigo che era stato dell’umanista Pietro Bembo.

Proprio in questo periodo Silvestro Camerini si interessò alle sorti di un interessante progetto nato a LENDINARA dal testamento di Paolo Fasiol che stabiliva un importante lascito a favore di una istituenda struttura di assistenza. Mancava la sede, per reperire la quale il Camerini si attivò nel 1850, acquistando dal Demanio gli ambienti dell’ex convento degli Olivetani presso il Santuario del Pilastrello. Ebbe così origine la Pia Opera Casa di Riposo ed Industria, attiva dal 1852 e tuttora fiore all’occhiello delle istituzioni lendinaresi, contrassegnata col nome di Casa Albergo per Anziani.

Analogamente il fratello Cristoforo, in accordo con altri due ricchi rodigini, ovvero il conte Domenico Angeli e il possidente Giacomo Giro, procedeva a Rovigo all’acquisto dal demanio di ambienti dell’ex convento dei Domenicani, dando vita allo spazio del Mercato Annonario, donato poi al comune di Rovigo nel 1859.

Frattanto Silvestro Camerini, nel 1852, ormai settantacinquenne ma ancora propenso a fare sostanziosi investimenti, rilevò dai Correr l’importante fondo di Piazzola sul Brenta dotato della sontuosa villa Contarini, al tempo necessitante di consistenti lavori di restauro. L’ottica con cui agiva il Camerini era però esclusivamente utilitaristica, per cui destinò i locali del nobiliare palazzo a divenire magazzini per stoccarne i prodotti dell’agricoltura⁴.

Va detto che i beni acquisiti, oltre a testimoniare il raggiungimento di uno status di grande prestigio, permettevano al Camerini di fornire ampie garanzie per ottenere appalti di gestione di varie Ricevitorie ed Esattorie per la riscossione dei tributi provinciali e comunali in Veneto; altra attività questa che contribuì non poco ad aumentare la sua ricchezza⁵.

Frattanto nel 1855 (all’età di 78 anni) viene insignito dal papa Pio IX del titolo di Conte, dopo essere stato dallo stesso pontefice nel 1847 nominato Commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno.

Il moltiplicarsi degli interessi in Veneto lo portò dal 1860, ormai ottantatreenne ma ancora combattivo, a risiedere stabilmente a PADOVA nel Palazzo Bembo-Gradenigo-Camerini⁶, ubicato in via S. Gaetano, oggi Altinate, dove sorge l’antica chiesa di Santa Sofia che il Conte provvide a far restaurare, come tuttora ricorda una targa marmorea.

Sempre a Padova, nel 1866, l’ultimo anno della sua vita, fece costruire la chiesa di San Giuseppe per Suore Terziare Francescane Elisabettine e, nella primavera dello stesso anno, ricevette da Pio IX il titolo di Duca, mentre si concludeva la vita della moglie Eurosia che, silenziosa e devota, aveva condiviso le tappe della singolare esistenza dell’intraprendente personaggio.

Appressandosi il momento dell’ultimo commiato, il Duca provvide ad indicare i futuri fruitori suoi beni. Iniziò destinando quelli ferraresi – il palazzo di Ferrara e la possessione della Diamantina al nipote Giovanni, figlio del fratello Cristoforo. Su indicazione del sacerdote Tommaso Gamberini, il 7 settembre 1866 provvide, come detto (nota 1), a stilare il testamento definitivo, indicando quale erede universale il nipote Luigi (1819-1885), figlio del defunto fratello Paolo, senza dimenticare di assicurare fruttuose elargizioni a favore di istituzioni religiose e di assistenza umanitaria.

Morì ottantanovenne il 4 dicembre 1866 nel suo palazzo padovano, quando da poco il Veneto, in seguito alla terza guerra di indipendenza, era divenuto parte integrante dello Stato italiano.

Volle essere sepolto nella cappella fatta costruire nel cimitero del quartiere Altinate, presso la locale chiesa di S. Antonio, per la costruzione della quale, ancora una volta, non aveva lesinato il proprio contributo.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Silvestro Camerini (1777-1866)”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/silvestro-camerini-1777-1866/

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