ANDIAMO A CASA
Dormi serena amore, ti metto vicino al cuore, odori di grano e di miele, battito di cuore, sudore di pelle. Aspetto racconti con parole nuove e sogno per te ogni bene. Ti vengo a prendere all'alba e t'accolgo con parole d'amore. Con la pioggia che scivola nel passato laveremo il corpo dal fango, toglieremo ruggine e muffa. Ti coprirò con morbide e calde vesti. proteggerò i tuoi sogni e sarai al sicuro dalla paura. Cancellerò dalla tua vita buio e ombre, odio e rancore. Un rattoppo ai sogni del cuore che bisbigliano alla nuova primavera e ancora una volta senza timore sarai libera di dire “ti voglio bene”.-
(nb: A Leila, una bimba salvata)
ATTIMI DI VITA
Ti regalo due gocce della mia vita. Chiudi gli occhi e lasciati andare, perditi a guardare il cielo e il mare che ho colto per te.- In un'onda alta e spumeggiante ti unirai in uno spazio senza fine all'orizzonte confonderai l'infinito cullato dalle onde e sollevato dal vento. Lascia che la tua stanca mente si liberi dal mondo lentamente e vivi con me, gioia e serenità. Quando i tuoi occhi riaprirai regalami la luce del tuo bel viso e io saprò di averti dato due attimi del mio sorriso.
CARA TERRA MIA
La mia terra, luogo sospeso fra memoria e presente con muri offesi dal tempo in mulinelli di vita passata. Tra antiche vestigia e umano stupore di visioni pennellate d'azzurro cielo e immensi prati color smeraldo. Questa terra profanata da mille e più eventi è consunta per l'incuria dell'uomo. Ma l'incanto che assale guardando il delta al tramonto è un corale inno alla natura che tutto racconta e si fa musica gelando in una foto l'immagine di una intera realtà mistica come il paesaggio, che regala una gratuita bellezza che spesso l'uomo non coglie, fra fremiti di attesa dolcezza, corse frenetiche di vita e arcigne trasparenti illusioni.
IL CACCIATORE DI LIBELLULE
Sono simile a un albero che non ha più fiori, come un ramo mi piego a imitar salice piangente a cercar l'amato mio piccolo cacciatore di libellule, che oggi chissà dove si sarà spinto. E' mezzodì di piena estate e con occhi socchiusi ascolto il frinir di cicale che stamani mi cantano tutto l'amore e le odi che ho avuto con te. Nell'ombra del verde fogliame pagliuzze d'oro sinistre, gli occhi d'un gatto d'argento che seguono il volo d'insetto leggiadro, dalle ali cangianti che ignaro si posa sul fiore inebriato dal suo odore. Le piccole orecchie dritte il vibrar di baffi e nasino annunciano un agguato. E in un lampo la zampa si posa sul povero insetto mentre pian piano, il felino solleva la presa per vedere il bottino sorpresa, si trova a vedere la danza di un volo veloce lontano dai suoi grandi occhi sgranati, increduli e sorpresi a seguirne la rotta lontana…
IL PROFUMO DEL PANE
Amavo la vita se tu eri con me, ardeva il tuo respiro mentre correvo nel grano fra i rossi papaveri, il sole bruciava sopra di noi.
Avevo in pugno l'erba del nostro prato verde, il vento fuggiva lontano mentre il sole batteva il mezzogiorno della nostra estate.
Amo il profumo del gelsomino che veloce cammina verso il cielo. E' tornato a inebriare la mia primavera, la tua sera s'allontana in un batter d'ali fuggendo nell'aria che suona un canto di melanconia.
Cammino dandoti la mano ora la tua è tanto stanca.- Ti accompagno ancora per un po'!… sarò con te sul campo tra il rosso papavero. Sarò io a cogliere il grano per sentire il profumo del tuo pane.
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Come citare questo articolo
Flavia Altieri. “Il profumo del pane”. Ventaglio Novanta, n. 60, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-profumo-del-pane/