“Il teatro è una zona franca della vita, lì si è immortali." Con questa celebre frase Vittorio Gassman dava il suo contributo a quell'esperienza unica che contraddistingue i grandi artisti, coloro che fanno della recitazione una ragione di vita.
Ma cos'è un teatro? Andiamo per gradi.
Negli ultimi anni il turismo di massa ha virato verso forme sempre più suggestive e curiose, andando a intercettare anche le province e i borghi cosiddetti "minori". Se da un lato il nostro territorio gode di un bacino d'utenza innamorato dell'affascinante Delta del Po, dall'altro è recentemente corteggiato da un turismo lento, colto e curioso.
Negli ultimi anni la Fondazione Cariparo con partner cittadini di prestigio e autorevoli curatori ha saputo offrire a questo tipo di turismo, alla cittadinanza e all'Italia intera mostre fantastiche! Forte di questo impegno, e dopo accurate analisi in merito alla ricaduta economica e culturale sulla città, consapevole della crescente risposta di pubblico, ha deciso nel tempo di accogliere i visitatori anche in altri palazzi storici di Rovigo. E' il caso del bellissimo Palazzo Roncale, a pochi passi dal più frequentato Palazzo Roverella, ma altrettanto ricco di suggestioni nelle mostre che ogni anno ospita con grande impegno curatoriale e che raccontano il territorio.
L’ideatore della nuova mostra è il dott. Sergio Campagnolo dello Studio Esseci società specializzata nella gestione dei contatti con i principali Media nazionali e internazionali. Quest'anno l'esposizione rivela un Polesine insolito che pur si presenta nella sua veste più elegante e molto lontano dall'immagine stereotipata che lo contraddistingue e alla quale siamo tutti da sempre idealmente legati: Il Polesine terra difficile, terra d'acqua, terra di bonifiche e grandi trasformazioni, comunità generose, ma diffidenti e articolate come i rami del Po, luoghi stupendi di insenature, canneti, flora, fauna e orizzonti indimenticabili. Una consapevolezza legittimata dall’esperienza di registi illustri che proprio qui hanno realizzato i loro film più impegnati, in spazi poveri, ma straordinari, ricchi di natura e tradizioni. Eppure questa terra così selvaggia, bella e strana, così irrimediabilmente criticata e romantica ospita tanto altro ed è venuto il momento di dare senso alla memoria con occhi diversi.
Vi sono delle architetture che raccontano un'epoca, uno stile e in generale un cambiamento profondo che si concentra tra Ottocento e l'inizio del Novecento. Non è solo un passaggio cronologico, ma un momento di fervore culturale e storico, specialmente quello a cavallo del Secolo, che ha lasciato il segno in ogni ambito, dalle prime lotte sindacali all'affrancamento della borghesia, la nuova classe sociale emergente che vanta autonomia e rispetto. E poi vi sono dei luoghi deputati a sottolineare questo distinguo, autentici scrigni nei quali sono nati moda, eleganza e talento e nei quali il bel canto e la recitazione hanno attratto nel tempo un pubblico molto vasto:
I Teatri del Polesine! La loro è una storia avvincente!
Si tratta piuttosto di TEATRI SOCIALI (una cinquantina nati nel periodo preso in considerazione) perché frutto dell'impegno di cittadini, ovvero di una società di persone che per tenerli attivi si autotassarono.
Questa mostra gentile non restituisce una semplice "mappatura" di una straordinaria eredità architettonica e culturale di cui comunque si sentiva a tratti la necessità, ma racconta di come il nostro territorio abbia ospitato nomi davvero importanti. Non è solo un omaggio al passato… questo sforzo vuole dare un messaggio impegnato che va letto tra le righe e che mai come oggi è portavoce di un pensiero sincero … fare comunità nelle nostre radici culturali.
Molti sono i teatri e di questo consistente patrimonio ne restano solo sette: Il Teatro Sociale di Rovigo, il Comunale e il Ferrini di Adria, il Cotogni di Castelmassa , lo Zago di Loreo, il Ballarin di Lendinara, il Balzan di Badia Polesine – quest'ultimo soprannominato La Piccola Fenice del Polesine. Sette musei per salvare il passato, restaurati con i fondi della Fondazione Cariparo, orgogliosa di essersi presa questo impegno a beneficio della comunità, come segno tangibile di consegna di un Bene ai posteri.
La storia ci racconta che tra il Seicento e il Settecento il teatro è architettura importante e necessaria dei centri urbani, ma dai primi decenni dell'Ottocento e per tutto il secolo i teatri si diffonderanno anche nelle aree più periferiche.
Il secolo delle guerre d'indipendenza, dell'Unità d'Italia, dei grandi valori risorgimentali, trovava nel teatro e nel bel canto la sua forma più solenne. Altro momento importante sarà il passaggio tra i due Secoli e quel gusto che in Italia prende il nome di Liberty educò con estrema gentilezza di curve le facciate e gli interni dei teatri.
Le forme naturali dalle quali prende ispirazione la Nuova Arte trova nel nostro territorio un raffinato confronto, la leggerezza dei nostri canneti e dei fenicotteri cerca idealmente un dialogo con le eleganti decorazioni del Liberty. La mostra è ben strutturata e si dispiega in un piacevole percorso nel suggestivo allestimento (firmato Arcadia Arte srl) volto all'affascinazione e al nobile istruire attraverso molteplici documenti, mappe, progetti architettonici, disegni, affiches, libretti d'opera e cartoline d'epoca.
Ad aumentare l'atmosfera esperti di realtà immersiva hanno disposto ologrammi nell'ultima sala, la possibilità di vedere i teatri nei propri tablet e un curioso sonoro di brusio, accordi di strumenti e applausi come a teatro. Se la tecnologia torna in aiuto, lo sguardo al passato non concede rassegnazione perchè ragiona con sincerità su ciò che è stato per esserne orgogliosi e guardare al futuro con speranza. Ma con altrettanta lucidità riflette sulle zone oscure di questi teatri, raccontando di come e dove sorsero, le loro fasi di esecuzione, i lunghi periodi di silenzio e oblio, le rinascite e le conversioni in magazzini o in rifugi per profughi e soldati durante la Grande Guerra. Tra gli eventi calamitosi va menzionata sicuramente la grande alluvione del 1951 che costrinse ad abbandonare o riutilizzare questi luoghi.
Il nostro immaginario è proiettato alla fortuna dei cantanti, ma nei complicati ingranaggi della macchina teatro operano anche impresari, palchettisti, proprietari di teatro, agenti e investitori. Infine al fotografo di fama internazionale Giovanni Hanninen si deve la restituzione visiva dei "magnifici sette", nella loro bellezza attuale, dagli esterni, agli interni con i sontuosi particolari e le articolate fasi di restauro.
Numerosi sono i debutti nella nostra terra: la mostra espone lo straordinario costume di Beniamino Gigli per il suo debutto al Teatro Sociale di Rovigo nel 1914, ma altrettanto sontuoso e raffinato sarà il costume che l’ambasciata del Giappone a Roma donò al soprano Elena Rizzieri, per ringraziarla della sua memorabile esibizione in Madama Butterfly. Nel 1944 Renata Tebaldi, nel 1948 Maria Callas, nel 1962 Luciano Pavarotti e in tempi più recenti Katia Ricciarelli. Altri illustri interpreti sono stati Pietro Mascagni, Rina Malatrasi e affettuosamente chi scrive questo articolo ha l'obbligo morale di ricordare Aureliano Pertile che nasce nella sua bellissima città d'origine, Montagnana (PD), luogo che ha dato i natali a un altro tenore di spessore, e di Pertile amico, Giovanni Martinelli.
I media di oggi hanno plasmato una società frettolosa, ma la recente pandemia ha dimostrato quanto sia forte la necessità di ritornare a teatro ovvero a quella situazione culturalmente elevata, a quello spazio evasivo, a quella concentrazione lenta e appagante dove tutte le arti si uniscono nel principio di wagneriana memoria.
Allora teatro sia! Una mostra bellissima che vuole puntare sulla rinascita di questo settore. "I Teatri non sono solo edifici belli sottratti all'abbandono: non esprimono solo un valore architettonico e artistico, ma rappresentano un brano della storia culturale e sociale dei luoghi cui appartengono. E dei quali sono stati e possono ancora restare, grazie al loro recupero, espressione viva." Parole del Prof. Gilberto Muraro, Presidente Fondazione Cariparo.
Quando Gigli, la Callas, Pavarotti… I Teatri Storici del Polesine a cura di Maria Ida Biggi e Alessia Vedova fino al 27 giugno 2021 vi aspetta a Palazzo Roncale a Rovigo.
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Come citare questo articolo
Irene Gianello. “Quando Gigli, la Callas, Pavarotti…”. Ventaglio Novanta, n. 62, 2021. https://ventaglionovanta.it/archivio/quando-gigli-la-callas-pavarotti/