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ARTEOGGI

Alberto Cristini, poeta dell’acquarello

L’artista propone nei suoi quadri immagini della natura e suggestivi scorci della nostra terra

di Angioletta Masiero

Ventaglio Novanta n. 8 1994 pp. 96–99

Tra i giovani artisti del Polesine merita sicuramente un posto di tutto rispetto Alberto Cristini, classe 1960, una laurea in farmacia ed un’intensa, entusiasmante carriera agonistica nel campo del nuoto.

Gli interessi del dott. Cristini sono quanto mai ampi e diversificati; vanno dal cinema alla musica, dall’arte allo sport.

Alberto Cristini, che lavora dall’84 come informatore medico-scientifico per un’azienda farmaceutica, ha iniziato a dipingere diversi anni fa da autodidatta per poi frequentare i corsi dell’artista Frida Osti.

I suoi esordi nella pittura vedono l’utilizzo della tecnica ad olio, tecnica che ha momentaneamente abbandonato a favore delle trasparenze eteree dell’acquarello, sempre contornate dal segno della china.

Alberto Cristini porta avanti un discorso narrativo in termini di autentica pittura e si avvale con grande perizia dell’acquarello adatto alla sua purissima visione compositiva del reale, in una figurazione che si esprime con ritmi armonici e affascinanti.

Cristini ha iniziato la sua attività pittorica con una collezione dedicata ai paesaggi: dagli angoli più suggestivi e pittoreschi di varie città italiane ed estere, dalla bellezza malinconica di palazzi, castelli, raffinati giardini è passato poi ai “rustici”, ai casolari solitari sparsi per il Polesine, agli interni di povere case coloniche che ci riportano alla mente l’antico Polesine cantato da poeti come Gino Piva e Rizzi. C’è l’incanto insuperabile di “ieri” in questi delicati acquarelli di Cristini che con il suo pennello ritrae anche gli angoli più caratteristici di Rovigo e della terra polesana, stempera emozioni ed interiorità, malinconie e solitudini, recuperando continuamente pathos e poesia, creando atmosfere intrise di dolcezza.

Traspare sempre nelle opere del giovane artista rodigino la rara facoltà di sapere impregnare di seducente lirismo gli oggetti, i fiori, i paesaggi.

Cristini è, in quest’ultimo periodo, poeta di rose, calle, ninfee, margherite con le quali compone un affresco luminoso e cangiante.

Enrico Baj ha scritto: “…a nostro giudizio il mezzo più sensibile, meno costoso, meno complicato, più immediato per isolarsi dal rumoroso contesto di un mondo inquinato, per contemplare, per evadere, per calmarsi i nervi, è proprio l’atto di dipingere”. Parole che calzano a pennello con il bisogno di Cristini di praticare l’arte della meditazione. Dagli splenditi fiori dell’artista si riesce subito a leggere e ad intuire il legame intimo di Alberto con la Natura e soprattutto quel suo dialogo profondo con essa.

Cristini ravvicina l’immagine dei suoi fiori fino a coglierla nella sua dimensione di primo piano, impreziosisce l’apporto cromatico, mai limitato al vedutismo di maniera della rappresentazione, ma offrendo, al contrario, colori creativi, nei quali la luce, l’emozione, il colore, giocano il ruolo della “pagina” letta attraverso il filtro della interiorizzazione dell’enunciato visivo.

Che questo giovane pittore polesano sappia lavorare è indubbio, che sia un depositario del messaggio della natura che ama, perché la propone ogni qual volta affronta il colore, è altrettanto indubbio. Alberto non eccede mai, si affida ad una equilibrata strategia pittorica; è un artista attento alla disgregazione spirituale sempre più incalzante nel nostro tempo e pronto a stabilire una logica del mondo rappresentato.

È l’identità di Alberto Cristini che si coglie dalle sue opere; un’identità capace di fondere il malinconico, reiterato rituale della quotidianità con i più intimi e sensibili aneliti di speranza.

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Come citare questo articolo

Angioletta Masiero. “Alberto Cristini, poeta dell’acquarello”. Ventaglio Novanta, n. 8, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/alberto-cristini-poeta-dellacquarello/

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