Da millenni è radicata nel Delta, accanto ai miti di Fetonte ed altri racconti mitologici provenienti dall’Egeo, la leggenda degli Argonauti. È un racconto molto antico, che risale ai primi Achei, di cui riporta l’indole coraggiosa e nel contempo desiderosa di nuove conoscenze e scoperte.
È la storia della vita di un eroe, Giasone, ventenne con una solida educazione impartitagli da Chirone (famoso centauro e saggio educatore di quasi tutti gli eroi dell’antica Grecia). Pieno di forza e di entusiasmo, il giovane entra nel mondo per conquistarsi il suo posto. Ma per fare ciò dovrà dimostrare allo zio paterno Pelia, re di Iolco, che sarà in grado di conquistargli il “vello d’oro”, prezioso mantello di un ariete sacro.
Il “vello”, appeso ad una quercia sacra, in Colchide, era ben custodito da un feroce drago e, per conquistarlo, occorrevano molte doti tra cui: astuzia, forza e determinazione.
Giasone aveva queste doti, ma sapeva che da solo non l’avrebbe mai spuntata. Ne parlò con Argo, giovane facoltoso, per prospettargli la spedizione. Questi accettò la proposte di Giasone e mise subito a disposizione i mezzi per la costruzione di una nave con cinquanta remi ed una unica grande vela quadrata. In omaggio all’armatore, l’imbarcazione fu denominata “Argo”.
Atena stessa diresse i lavori e volle che la prua terminasse con uno sperone ricavato da una quercia sacra che prediceva il futuro. Giasone raccolse attorno alla nave il migliore equipaggio che la Grecia potesse esprimere, composto di personaggi famosi, tra cui Ercole, Teseo, Orfeo, Meleagro, Castore e Polluce.
In una splendida giornata di sole la nave “Argo”, governata da Giasone e spinta dalla forza di cinquanta eroi, lasciò il porto di Iolco salutata dal centauro Chirone che teneva in braccio Achille, ancor tenero fanciullo, da poco affidato alle sue amorevoli cure.
Ben presto il viaggio fu contrastato da alcune divinità e gli Argonauti, così chiamati dal nome della nave, dovettero affrontare ogni genere di difficoltà. Ma quei cinquanta giovani, aiutati spesso da Medea, esperta nelle arti magiche, attraverso prove coraggiose ed immani sacrifici, raggiunsero lo scopo: la conquista del “vello d’oro”.
Nella prima versione della leggenda il “vello” era situato in Colchide, ad est della Grecia, tra il Caucaso e l’Armenia. Con l’espansione verso occidente, la civiltà egea pervase i nostri lidi portando con sé quel poderoso bagaglio di miti e leggende legandoli in parte al nostro Delta.
È curioso notare come queste narrazioni “fossili” della primitiva storia dell’uomo siano state adattate di volta in volta ai nuovi territori raggiunti dai greci. La leggenda degli Argonauti rappresenta una prova tangibile: basta osservare l’area di diffusione di alcuni miti tra cui, appunto, quello in questione per constatare come, nell’Adriatico, questi si siano radicati proprio nelle aree toccate dai primi navigatori egei, con particolare riguardo alla Dalmazia ed al nostro Delta.
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Come citare questo articolo
Aldo Rondina. “Alla ricerca del vello d’oro”. Ventaglio Novanta, n. 8, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/alla-ricerca-del-vello-doro/