La sera dello scorso 24 giugno a Ramodipalo si è verificato un avvenimento singolare nella sua drammaticità, che ha dell’incredibile: il crollo del pluricentenario campanile (1666) che, frantumandosi sotto la furia di un tornado, peraltro eccezionale dalle nostre parti, ha distrutto completamente tutto il presbiterio dell’adiacente chiesa, squarciandola e demolendola dall’arco trionfale in poi.
Dopo circa mezz’ora dall’accaduto sono accorsa sul posto come tante altre persone per accertarmi della gravità della situazione.
Non credevo ai miei occhi; confesso di aver frenato a stento le lacrime, non solo per il dolore causatomi alla considerazione del patrimonio artistico perduto irrimediabilmente, ma per qualcosa che sentivo parte anche di me.
In un attimo ho rivissuto alcuni avvenimenti importanti che hanno avuto luogo in quella chiesa, provando una senzazione di estremo disagio e di profonda nostalgia: anche una parte di me sembrava essere stata cancellata per sempre sotto quelle macerie.
Non era successo fortunatamente nulla alle persone, uscite da poco a conclusione della celebrazione eucaristica; l’unico ad essere presente in chiesa era il sacerdote Don Luigi che, nell’infuriare del temporale, avendo la sensazione che qualcosa di tremendo stava per succedere, ha avuto l’accortezza di portarsi velocemente verso l’uscita. Subito dopo, il finimondo.
A distanza di pochi mesi dall’accaduto c’è purtroppo il disagio, per noi parrocchiani, di essere privi del luogo di culto; anche se provvisoriamente la messa viene celebrata in un salone dell’asilo, ci manca tanto la nostra bella chiesa.
Dedicata a S. Giacomo, la chiesa esiste da vari secoli, anche se è difficile risalire alla data precisa della fondazione.
Si nomina la zona col nome di Ramodipalo fin dall’anno 930-961 ed esite fino al 1454 un S. Andrea di Ramodipalo. Solamente nel 1473, con la visita pastorale del De Gottis, si fa il nome per la prima volta di S. Giacomo.
Altre notizie ci vengono offerte dalla visita pastorale di Monsignor Flavio Peretto (8 aprile 1603), che la descrive come una chiesa piccola ad unica navetta, rivolta ad ovest, senza la possibilità di individuare la data di consacrazione per l’avvenuta tinteggiatura delle pareti. Il vescovo Giovanni Soffietti, in visita a Ramodipalo il 27 settembre 1734, la descrive invece come chiesa ampia, con coro dietro l’altare maggiore, due belle cantorie per organo e cantori, corredata di pregevoli arredi sacri e il campanile del 1666 nella posizione occupata fino all’infausto giorno del crollo.
La chiesa di S. Giacomo, così come oggi la vediamo, è frutto del rinnovamento della costruzione avvenuta agli inizi del ’900 su disegni dell’ing. Pietro Zerbini, inaugurata il 30 ottobre 1904 e consacrata il 13 novembre 1927 (vescovo Anselmo Rizzi).
Il tempio era preceduto da un ampio spazio circondato da un muro sul quale erano collocate, su appositi piedistalli, numerose statue. È probabile che quattro, di queste statue, siano state successivamente poste nel 1939 sopra la cella campanaria in occasione della sistemazione di due nuove campane; tre sono del 1865.
La facciata in mattoni a vista è di stile eclettico romanico-gotico-rinascimentale e non lascia trasparire all’esterno la tripartizione interna.
L’interno è a pianta longitudinale, di tipo basilicale, suddiviso in tre navate: quella centrale più alta e più ampia e le laterali più piccole.
Il presbiterio (oggi scomparso per la caduta del campanile) era sormontato da una cupoletta a cassettoni dipinti, impostata su quattro pennacchi nei quali erano raffigurati i quattro evangelisti con relativi simboli.
L’opera del pittore veneziano G.G. Gasparini è andata per la maggior parte perduta, tranne i dipinti del soffitto della navata centrale, ove sono raffigurati tre episodi della vita di S. Giacomo apostolo: la chiamata, il martirio e la glorificazione.
Purtroppo anche l’altare maggiore, che è un’opera pregevole del Bonazza dell’inizio del Settecento, ha subito numerosi danni, così pure gli arredi sacri e la sacrestia completamente distrutta. La visione della chiesa attuale è uno spettacolo davvero sconfortante e si confida in una rapida ricostruzione, anche se per Ramodipalo è andata perduta per sempre parte della sua storia.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Rita Bazzi. “San Giacomo di Ramodipalo”. Ventaglio Novanta, n. 8, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/san-giacomo-di-ramodipalo/