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STORIA - TRADIZIONI

Antiche tradizioni di fede

Una continuità ininterrotta con un passato molto lontano

di A. M. A.

Ventaglio Novanta n. 29 2004 pp. 64–67

Raccontava mia nonna¹ che un’immagine della Madonna era scesa con l’acqua del Po e si era impigliata tra i rami di un fico, bassi sul pelo dell’acqua corrente, tra Corbola e S. Maria in Punta, proprio nel punto di confine tra i due paesi.

Immediati sorsero i contrasti tra le due comunità per il possesso dell’immagine, tanto che, per definire la quistion, si radunarono tutti in assemblea sotto il fico.

Siccome i “Curblin” si comportavano con prepotenza, i “Santamarianti” troncarono ogni discussione portandosi via la Madonna. I corbolesi non si diedero però per vinti e, ritenendosi beffati, organizzarono quanto prima una spedizione per riprendersi l’immagine.

Ma, che è, che non è, questa ricomparve a Santa Maria, e non fu una volta sola, sicché ne saltò fuori un gran contrasto, anzi una rissa, ma poi ‘sta quistion l’è sta desgarbujà a favore di Santa Maria in Punta. E l’immagine è ancora lì².

Altra miracolosa apparizione sulle acque della Madonna si racconta sia avvenuta nel 1837, durante una piena dell’Adige, davanti alle frazioni lendinaresi di Saguedo e Barbuglio. Gli argini ressero alla piena e, da allora, gli abitanti delle due borgate ritengono protettrice della zona un’immagine, cui hanno dedicato una chiesetta sulle banche del fiume: è la Madonna di Pradespin.

Sempre mia nonna raccontava che anche sui perari poteva comparire l’immagine sacra, mentre apprendiamo dalle antiche tradizioni romane che l’albero del pero era sacro a Giunone, dea dell’amore casto e della fedeltà coniugale. E’ evidente che l’associazione tra il simbolo pagano e l’immagine cristiana denota il perdurare nel tempo di una sincresi tra elementi diversi, di cui uno, il cristiano, ha sacralizzato l’altro, il pagano.

Quando si tratta di apparizioni, il luogo ideale è poi una grotta. La grotta è infatti il luogo del mistero per eccellenza, è il punto intermedio tra l’aldilà e l’aldiqua e non appartiene a nessuno dei due. E’ un non luogo, che pure funge da trait d’union tra il mondo dei vivi e quello dei morti da sempre localizzato sottoterra. Le grotte si qualificano dunque con le caratteristiche del santuario, un luogo sacro dove è presente il divino. D’altra parte la tradizione iconografica cristiana dove rappresenta se non in una grotta la nascita del Bambino Gesù?

Ed è alla Madre di Gesù³ che tutte le popolazioni di area cattolica guardano con fiduciosa speranza: Maria è tenera, dolce, umana; è l’emblema della donna, con la sua gravidanza e maternità del tutto terrena. Viceversa poco accessibile risulta il concetto di Dio Creatore – Dio incarnato – Spirito Santo, uno e trino. Concetto estremamente astratto, misterioso, difficile da capire, per cui il Padre Eterno appare lontano, irraggiungibile, se non tramite Maria che si presta ad una venerazione confidenziale, ad un abbandono senza riserve, alla fiducia di essere aiutati.

Nella tradizione religiosa anche i bambini erano coinvolti in queste richieste di sostegno celeste. I piccoli, seguendo l’esempio delle mamme e delle nonne, si allenavano fin dalla tenera età ad implorare la protezione della Madonna, cui bisognava porgere, in cambio, qualche buona azione, qualche rinuncia: i fioretti. E c’era, e c’è ancora oggi, un mese tutto dedicato alla Madonna, il mese di maggio, detto anche “Mese Mariano”, quando, sul far della sera, grandi e piccoli, chiamati a raccolta dal suono di una campana, si riunivano a recitare il rosario e a cantare inni alla Vergine Maria.

Un fatto che a me pare straordinario ed inconsueto è che la devozione alla Madonna si manifestava non solo nella sua fase adulta, ma anche verso quella della sua infanzia: Maria Bambina. Nella mia mente fanciullesca doveva essere scritto unitariamente “mariabambina”: un nome globale, non un nome accompagnato da un aggettivo che ne qualificava l’età.

Ricordo la meraviglia dei miei otto anni quando ricevetti in regalo una “mariabambina”. Sotto una campana di vetro, una base di legno dipinto di nero era il piedistallo per una culla tutta scaglie d’oro (legno ruvido dipinto di porporina). Dentro la culla, adagiato sul lato sinistro, un fagottino di seta luccicante, legato con fili intrecciati “d’oro” (divenuti poi neri per l’ossidazione). Dal fagottino spuntava, incorniciato da una cuffia di pizzo, un faccino cereo (anche nel senso letterale) con una punta di pennello rossa per la boccuccia e due neri per gli occhi. Attorno alla culla s’avvolgeva un tralcio di rose di ceramica, rosse all’origine, bianche quando vidi per l’ultima volta la “mariabambina”. Vicende varie me l’hanno fatta perdere di vista, non so che fine abbia fatto; so che allora, possederne una rappresentava quasi uno status symbol religioso.

Tante nel corso dell’anno le feste dedicate alla Madonna, un tempo molto seguite.

– Il 2 febbraio si festeggiava S. Maria della Candelora, a ricordo della purificazione di Maria al tempio, 40 giorni dopo la nascita di Gesù. Dopo una solenne benedizione delle candele, si procedeva alla loro distribuzione tra i fedeli i quali, reggenti ognuno in mano una candela accesa, portavano in processione le immagini di Maria e di Gesù.

– Il 25 marzo S. Maria Annunciata, una festa che sostituisce gli antichi riti pagani dell’inizio della primavera. La chiesa ha recuperato l’antica tradizione, proponendo la festa dell’Annunciazione, cioè del misterioso divino ingravidamento di Maria, chiaro riferimento alla festa pagana per l’avvenuta fecondazione della terra⁴.

– Il 15 Agosto Madonna dell’Assunta⁵.

– L’ 8 Settembre Natività di Maria.

– Il 21 Novembre Madonna della Salute⁶.

Si può concludere sottolineando la continuità degli atteggiamenti e delle aspettative dell’umanità nel corso della sua storia millenaria. In tempi remoti, ancestrali divinità femminili vigilavano sul processo di feconda maturazione della terra, per il quale, anche nel tempo della chiesa è richiesto un patrocinio femminile (la Vergine Madre) a tutela del buon andamento dei frutti della terra in procinto di trasformarsi in cibo e, quindi, vita e salute per l’uomo. Impossibile negare l’analogia tra profano e sacro, o, per meglio dire, la continuità tra passato e presente⁷.

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Come citare questo articolo

A. M. A.. “Antiche tradizioni di fede”. Ventaglio Novanta, n. 29, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/antiche-tradizioni-di-fede/

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