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POESIA

Fino a quando

di Laura Viaro

Ventaglio Novanta n. 44 2012 pp. 133–136

NENIA SENZA PACE

Tocco rintocco… non rimane un balocco sulla tua guancia, piccino, un bacio amaro schiocco. Le vedi, là fuori, vicine, le stelle, raccontano ancora le fiabe più belle. Né buio né freddo ti porti la sera ma il dolce profumo di una primavera dai fiori col capo chinato all’ingiù che aspettano un cielo più quieto e più blu.

Lontano dal mondo che tu non conosci vicino al tuo cuore tra fievoli voci veglierò tutto il tempo sul tuo volto sudato cantando all’arrivo di un nuovo boato pensando alle frasi più false e più vere che nuove domande faranno tacere. Crudele destino non farti tornare di nuovo nel ventre e poterti celare, è dura la sorte di chi nasce qua in fondo, non son tutte uguali le mamme del mondo.

FINO A QUANDO

(canto dell’effimero)

“Fino a quando durerà” disse il vento alla fiammella “tremi, temi e tieni stretto quel baglior che ti fa stella sotto i soffi miei potenti che trattengo nelle gote, che con l’impeto che senti getto contro la tua sorte”.

“Fino a quando fuggirai” pensò il gatto mentre ritto fiero attende con tenacia del topino la sconfitta. “Non mi piaci a colazione, se tu adesso questo credi. Devi solo indovinare chi dei due può comandare”.

“Fino a quando potrò dire d’essere pura e immacolata” sospirò l’ampia vallata, alla nube minacciosa. “Qualche raggio, se discreto, mi può bene illuminare mentre tu, insistente pioggia sai il Il mio manto rovinare”.

“Fino a quando il mio destino smetterà d’essere avverso” è il lamento di quel bruco che sarà con gli altri immerso. Mai saprà battito d’ali schiavo già della sua rete, immolato a nuove sete.

Fino a quando… E nell’attesa ognuno spende l’esistenza imprescindibile occorrenza che conduce a nuova resa. Non scontento, né sconforto, solo certa e seria prova che si vive per qualcosa.

Dentro l’attimo o nel sempre è un inutile dettaglio, relativa è l’intenzione opinabile lo sbaglio.

Non c’è ora senza il poi sempre e solo ancora noi fino a quando sempre uguali o diversi ma immortali, in un gesto, una canzone o un’effimera illusione Tante storie mai le stesse in un mondo di scommesse dove tutto scorre in fretta fino a quando durerà.

SCHIZZO

Non so tracciar contorni a questo mio disegno, serve maggiore impegno perché tutto si conformi. Non so davvero quale, mi manca uno strumento, forse sarà il momento oppure è naturale lasciar che esperta mano racchiuda, a separare, quello che sta qui dentro da ciò che può tornare a tinte forti e accese, con vestimenti nuovi, trovando oziose attese, sbiadite correzioni, incerte e astratte prove, vane e senza pretese.

BUON NATALE

Vorrei scrivere auguri di Natale semplici ma da arrivare al cuore, parole vecchie e nuove, senza far rumore, senza cercar l’effetto o qualcosa di speciale.

Vorrei mutare in versi il poco che ho da dire che forse non è niente e sta già per finire.

Vorrei che fosse udita, nel silenzio, una preghiera, tra le stelle, in una sera che ci porta nuova Vita.

Vorrei che tutto il bene come pioggia ci bagnasse, ci lasciasse infreddoliti a cercar di nuovo il sole.

Vorrei tutte, in un abbraccio, le persone a me più care e, quello che non so dire, poter comunicare.

PASSAGGI

Come te nessun altro passaggio mi procura somigliante turbamento nel breve ma sonoro tratto, come allora, sempre lo stesso che oggi mi riporta a quel pensiero.

E forse, o di sicuro, anche stavolta, indenne rimarrò quasi sospesa con carichi consueti o provvisori sedotta dal remoto batticuore di ipotetico malfermo tuo sostegno.

Resta salda tuttavia la convinzione che il mio incedere coerente e rispettoso, modulato sul tuo manto liso e scuro, renderà più certa la destinazione.

Ma da tempo non percorro quei gradini inseguendo, infantile, l’illusione di poterti, sempre intatta, rivedere quando cerco tra le vecchie cose amate una voce, un sussulto, un mio diletto più di volti trasformati ed insolenti, passerella che stai sopra l’Adigetto.

DOV’È FINITA

Dov’è finita la vita che lenta scorreva di muti rimpianti, di taciti accordi di accessi negati, assopita e indolore.

Perduta e incontrata nel fitto groviglio del nuovo stupore, nel raro, prezioso assurdo timore.

Dov’è finita l’idea che ancora mi porta nei luoghi consueti, che non riconosco, che sento lontani.

Dov’è tutto il resto, ciò che sta fuori. C’è freddo, c’è vento, non è tempo di uscire.

LACRIME

Qualcuno me ne chiese in una notte senza luna con cauta discrezione e scarsa convinzione.

Copiose le occasioni dove poterne spandere senza riserva alcuna ricche di verità.

Credevo di aver perduta, anzi, di aver finita, anche l’ultima scorta, quella ben custodita.

Già mi sapevo arrendere ma adesso questa nota riporta, a tradimento, il sapore di un autunno incantato dentro a un pianto che non smetto.

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Come citare questo articolo

Laura Viaro. “Fino a quando”. Ventaglio Novanta, n. 44, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/fino-a-quando/

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