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STORIA - TRADIZIONI

I Fiaschi di Ferrara

Un Casato dalle antiche origini, che ebbe importanti possedimenti a Gaiba

di Michelangelo Caberletti

Ventaglio Novanta n. 51 2015 pp. 54–57

Per circa 4 secoli (da metà ‘400 a metà ‘800), il casato Fiaschi fu uno dei principali protagonisti della storia politica ed economica del Ducato Estense e della successiva (dal 1598), Legazione Pontificia di Ferrara, entità di governo che ebbero fino al 1796 giurisdizione su quella parte del Polesine di Rovigo denominata Transpadana Ferrarese.

Il capostipite del casato, certo Ludovico de’ Mori soprannominato Fiascho, era un capitano di ventura al servizio dei Visconti, ma verso la metà del Trecento avvenne il trasferimento di un figlio di nome Giacomo Matteo, da Milano a Ferrara al soldo dei marchesi d’Este. Costui si portò appresso il nomignolo del capostipite Fiascho, nonché il giovane rampollo Bartolomeo, dal quale avrà origine il ramo ferrarese del casato de’ Fiaschi.

Bartolomeo, distintosi ben presto per lealtà e saggezza, divenne uno stimato consigliere del marchese Nicolò, manifestando molteplici interessi.

Abbandonato il mestiere delle armi, aprirà ai suoi discendenti una carriera meno rischiosa: quella del cortigiano al servizio degli Estensi. Col figlio Ludovico, divenuto consigliere e intimo amico del duca Ercole I, inizierà l’ascesa sociale del casato, gratificato con numerose investiture feudali e insignito del cavalierato estense. Ciò consentirà al successivo esponente di Casa Fiaschi, il cav. Girolamo, di contrarre matrimonio con Eleonora Sacrati, proveniente da una delle più nobili e ricche famiglie di Ferrara, che si porterà in dote grandi possedimenti fondiari nel Polesine di Rovigo.

Il titolo comitale sarà conferito nel 1568 dall’imperatore Massimiliano II ad Alessandro I Fiaschi (1516-1585), raffinato diplomatico, protagonista della politica estera dei duchi Ercole II e Alfonso II, sicuramente il personaggio di maggior spicco del casato Fiaschi. Ad Alessandro II (1579- 1628), nipote del primo, arriverà anche il titolo marchionale con l’acquisizione del marchesato di Borgo San Dalmazzo e la costruzione di prestigiose dimore in città e nel contado.

Durante il potere legatizio, casa Fiaschi sarà sempre ai vertici dell’amministrazione ferrarese, ricoprendo incarichi di grande responsabilità: dalle missioni diplomatiche presso le corti italiane o estere, alla presidenza del Maestrato dei Savi o di istituzioni cittadine importanti come l’ospedale S. Anna o la Congregazione dei Lavorieri per la difesa idraulica. Tutto ciò fino al 1851, quando si spense senza figli l’ultimo grande esponente di Casa Fiaschi, il marchese Alessandro V, a lungo “gonfaloniere” pontificio (sindaco) della città di Ferrara.

Purtroppo, una serie di circostanze sfavorevoli ha fatto in modo che la memoria di questo importante casato, pur se attivo sullo scenario pubblico ferrarese fino in tempi recenti, fosse in breve dimenticata e ingiustamente trascurata dagli studiosi delle patrie vicende.

La causa principale di questo oblio è da imputarsi principalmente alla dispersione dell’archivio famigliare, che ha reso problematico, se non impossibile, il reperimento della documentazione relativa al casato. E ciò è ancor più doloroso se consideriamo che nell’ultimo inventario, seguito alla morte dell’ultimo marchese Alessandro (1851), l’archivio di casa Fiaschi contava ben 189 cassette di documenti, fra i quali pergamene antichissime, instrumenti, catastri, corrispondenza, contabilità, mappe e ben 5 grandi volumi rilegati in cuoio, contenenti i repertori degli atti in ordine cronologico. Ma gli eredi fecero man bassa di quanto di prezioso o antico vi fosse contenuto, per cui di questa grande raccolta, vennero recuperate e consegnate all’Archivio di Stato di Modena solamente una quarantina di cassette, per lo più svuotate dei documenti di maggior valore e nessun volume di repertori. A ciò si aggiunga la rapida frammentazione del patrimonio immobiliare e la distruzione del palazzo di città, una delle evidenze architettoniche più significative di Ferrara, opera tarda dell’Aleotti, purtroppo ridotto in macerie da un grappolo di bombe d’aereo nel dicembre del 1943. Tutto ciò spiega ad abundantiam questa specie di damnatio memoriae subita dal casato Fiaschi e la ritrosia da parte degli studiosi ad affrontare una ricerca storica dall’esito incerto.

Ma c’è un piccolo comune della provincia di Rovigo dove le evidenze di Casa Fiaschi sono ancora presenti, anzi, fanno parte del vivere quotidiano. Questo è Gaiba, paese della fascia rivierasca, appartenente a quella zona a Nord del Po soggetta fino al 1796 al potere politico e fino al 1819 al potere religioso della città di Ferrara.

Qui il casato Fiaschi aveva uno dei più consistenti possedimenti fondiari, denominato Tenuta della Gaiba (estesa anche nei vicini comuni di Ficarolo e Bagnolo); e qui aveva eretto una bella residenza di campagna, tutt’ora esistente e un grande oratorio iuspatronale, poi divenuto chiesa della parrocchia di Gaiba.

Queste testimonianze hanno convinto l’attuale Amministrazione Comunale, guidata dal sindaco dr. Roberto Berveglieri, ad affidare alla casa editrice Minelliana di Rovigo l’incarico di pubblicare la storia della comunità di Gaiba (“Gaiba nella Grande Storia”) e, all’interno di questo progetto, ha trovato la sua naturale collocazione un’indagine sul casato Fiaschi, curata da chi redige questo testo, coadiuvato nella ricerca d’archivio da Diane Ghirardo, docente di Storia dell’Architettura nella prestigiosa università South California di Los Angeles e da Chiara Caberletti per gli aspetti tecnico-informatici.

Il saggio, che ha per titolo “Nobiltà, potere e declino del casato Fiaschi di Ferrara” e come sottotitolo “La Tenuta della Gaiba”, rappresenta il primo tentativo di ricostruire in modo organico le vicende dei vari esponenti di Casa Fiaschi, dei quali viene tracciato un breve profilo storico biografico, il loro ruolo nei pubblici uffici, nonché le dinamiche patrimoniali (si scopre che ebbero una grande tenuta anche a Guarda Veneta), ricostruite dalle origini fino alla dissoluzione dei beni da parte degli eredi Manfredini, Scroffa e Stampanoni.

Una particolare attenzione viene dedicata alla villa di Gaiba, elegante edificio di gusto rinascimentale tutt’ora ben conservato e all’oratorio attiguo, splendido esempio di arte barocca, opera di Angelo Santini, purtroppo ridotto in condizioni fatiscenti.

Il saggio è, pertanto, un doveroso tributo alla memoria di questo grande e benemerito casato, ma anche un utile strumento per la conoscenza del patrimonio storico e artistico che nel Polesine esiste e merita di essere valorizzato.

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Come citare questo articolo

Michelangelo Caberletti. “I Fiaschi di Ferrara”. Ventaglio Novanta, n. 51, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-fiaschi-di-ferrara/

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