A fine gennaio, e precisamente gli ultimi tre giorni del mese, è consuetudine che l’inverno soffi particolarmente con tutto il suo rigore, quasi a dare con forza il suo commiato prima della buona stagione.
Sono, quelli, i giorni della merla.
Che cosa c’entri la merla, è presto detto.
È una storia un po’ vecchia, che affonda le radici nelle leggende popolari, e lontane tanto, che di questa storia si occuparono antichi scrittori italiani, a cominciare da Dante.
Nel Purgatorio (XIII, vv. 122/123), la senese Sapia, gioiosa della sconfitta dei suoi concittadini annientati per opera dei Fiorentini a Colle Valdelsa, si rivolge a Dio, gridando:
– “Ormai più non ti temo!”,
come fe’ il merlo per poca bonaccia –
Ne parlò anche Franco Sacchetti, il novelliere del Trecento (nov. 149); e ne fece cenno il Buti, a commento dei versi di Dante: “Questo è un uccello che teme molto lo freddo e mal tempo, e quando è mal tempo sta appiattato; e come ritorna lo bono tempo, esce fuora e par che faccia beffe di tutti gli altri, come si finge che dicesse ne la faula di cui composta: “Non ti temo, Domine, che uscito son dal verno!”.
Nel Polesine, la storia si complica un po’, a dire di Gianantonio Cibotto, assumendo una nota di colore.
In un suo elzeviro, lo scrittore di cose venete (Un certo Veneto, Marsilio ’91) narra di avere spolverato un vecchio quaderno di temi scolastici, che noi, approfittando della sua amicizia, riproduciamo, stralciando: “Tanti anni fa, i merli erano tutti bianchi. E lo sapevano anche! Tanto che una merla era piena di presunzione e di boria. Si credeva anche molto furba. Nel colmo dell’inverno, quando tutti si cercavano un rifugio, lei rimaneva all’aperto…
– Vieni al riparo! – la chiamavano gli altri.
– E perché? Si sta così bene! –
– Ma è Gennaio, fa tanto freddo, c’è tanta neve! –
– Io non sento freddo –
– Ma è Gennaio! –
– E basta con questo Gennaio. Non mi fa proprio paura! Adesso sta per andare via – …
Ad un certo punto, Gennaio si stancò di quella merla presuntuosa e volle darle una bella lezione. I tre giorni che gli restavano erano più che sufficienti per scatenare un freddo mai sentito. In tre giorni ne fece di tutti i colori: tutta la neve, tutto il ghiaccio che potè trovare lo scaricò sul mondo che divenne una vera desolazione. Non si vedeva più nessuno, né uomini, né animali. E la merla? Eh, anche la merla questa volta aveva dovuto cercarsi un riparo, se non voleva morire dal freddo…
Ma non trovò di meglio che infilarsi nel comignolo di un camino, in mezzo alla nera caligine prodotta dalla legna che quelli di casa bruciavano per scaldarsi.
Addio penne bianche!… E sapete com’è: da quel giorno tutti i merli sono neri”.
Meno poetico, ma più vicino alla realtà, il mio amico Lucio Verza, appassionato cultore del mondo naturale ed animale nostrano.
I giorni della merla, per lui, sono i giorni in cui tanti merli ci lasciano le penne, altro che cambiarle di colore!
Succede, infatti, che, fidando di certe giornate tiepide di Gennaio che sembrano preludere alla nuova stagione, alcuni uccelli, ed anche insetti (farfalle, in particolare) sprecano le loro ultime riserve di energia nel cercare l’alimentazione, che invece non trovano perché è ancora prematuro. Sicché, quando a fine gennaio soffia il vento gelido del maestrale, che reca di nuovo i ghiacci, queste sfortunate creature soccombono.
Di questa realtà, secondo la quale gli incauti periscono, rimane traccia anche nella parlata locale.
Ancor oggi, quando si parla ad uno sprovveduto, da noi si dice, in maniera poco lusinghiera: “A te sì on merlo!”, per non dirgli che è un “mona”, il che ci pare eccessivo.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Gianni Sparapan. “I giorni della merla”. Ventaglio Novanta, n. 8, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-giorni-della-merla/