Un tempo nelle campagne, durante il periodo natalizio, era usanza ’ndare ala zzerca, cantando o recitando un saluto augurale.
Gruppi di mendicanti, ma più spesso squadre di giovani buontemponi, giravano per le strade fermandosi alla porta di abitazioni e non desistevano dalle loro esibizioni canore se prima non ricevevano qualche dono, spesso rappresentato da generi mangerecci. Un carattere tutto speciale assumono le cantilene dette della Ciarastela eseguite da gruppi di fanciulli in corteo preceduti dalla stella dei Re Magi.
Secondo quanto ci riferisce lo studioso Cornoldi, nel medio ed alto Polesine questa usanza scompare dopo la prima guerra mondiale, tanto che era quasi dimenticata dalle persone anziane, allorché venne ripresa verso il 1946, segnando così un interessante caso di riviviscenza.
Le cantilene della Ciarastela presentavano varianti legate alle tradizioni e alle culture locali. Per l’area polesana si propone il canto più diffuso e ancora oggi ricostruibile nei versi tramandatici oralmente dai nostri “veci”.
“Notte, felice notte / E nel più chiaro, che sia nel mondo, / per vedere la luce attorno / la ciarastela. / O Regina o Madre bela, / e perché tutto il mondo regge, / c’è un pastor che ci protegge: / Giuseppe Santo. / E ascoltème mi che canto, / e ascoltè le mie parole: / che la luna incontra il sole, / la terra splende. / C’è un angelo che scende; / e scende scende a una capanna, / grideremo tutti osanna / la gloria al cielo. / Ascoltate il mio Vangelo, / e il Vangelo dei Re Magi, / e i Re Magi che vien da Oriente; / che xe qua il Signor presente / per il peccato / il peccato peccatorum / e per le Feste e l’Epifania / o Signori la buona notte / che andiamo via.
La “vecia canta” da un paio d’anni viene riproposta nel periodo di Natale da un gruppo di cantori solito a rispolverare le antiche tradizioni polesane.
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Come citare questo articolo
Raffaele Peretto. “Notte, felice notte”. Ventaglio Novanta, n. 8, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/notte-felice-notte/