Il coro di Melara ha compiuto trent’anni e per chi ben conosce le traversie riguardanti le vicende musicali che possono accadere in un lungo lasso di tempo nei nostri piccoli paesi, sa che questo è indubbiamente un traguardo prestigioso e spesso ragguardevole.
Gli inizi
Nasce nel 1973 in ambito parrocchiale come coro “Monte Cimon”, dalla volontà dell’allora cappellano don Walter Zonta quand’era parroco don Giacomo Prandini (1970-1985), in linea con le direttive del Concilio Vaticano II per strutturare una preparazione ad hoc dei cantori locali.
Come tanti paesi della zona anche Melara aveva avuto nel dopoguerra una sua “Schola cantorum”, diretta dal maestro Dorespide Antonioli con motivi cantati in latino. Ora si trattava di cercare altri appassionati, per mettere a punto un nuovo repertorio in italiano.
Gli anni ’70 si presentano con molteplici attività in paese, a tutti i livelli, sia sportivi, che culturali, che di aggregazione e la parrocchia rappresenta un naturale luogo d’incontro di scambi, d’idee e di proposte, quasi sempre portate a felice compimento. “La conoscenza della musica e le mie precedenti esperienze come strumentista e leader di un complessino musicale hanno reso le cose più facili” ricorda oggi Walter che fu il primo direttore sino al 1976.
Il coro muove i primi passi forse alla fine dell’estate del 1973 in vista di una preparazione delle festività. Perché Monte Cimòn? Il nome deriva dalla strofe di una canzone alpina, “La ciesèta de Transacqua”. Il brano era stato “importato” dall’esperienza di don Giacomo Prandini col gruppo CTG di Rovigo. L’adattamento corale e l’arrangiamento erano stati poi fatti localmente.
Non c’era sicuramente alcuna velleità di professionismo, per carità, però qualcosa in più di una semplice esecuzione ad una voce. Si è puntato subito su brani Natalizi e della S.Messa a tre voci: Tenori Primi, Tenori Secondi e Bassi. Un totale di circa quindici persone iniziali.
Le voci erano quelle comuni, di persone (tra cui tanti accaniti fumatori) le cui corde vocali non erano certo educate ad esibirsi, con una ridotta estensione vocale, però il gruppo aveva un pregio raro: la passione improvvisa e totale per la realizzazione del coro. A dirla oggi il gruppo era molto “gasato” e pieno di buona volontà. Il bello era che furono coinvolte anche persone che, per abitudine o per scelta, la S.Messa non la frequentavano più da anni! Inoltre l’impegno di almeno due serate alla settimana era diventato una valida alternativa ad un paio d’ore al bar. L’adesione al coro non era legata nè da scelte religiose nè da quelle politiche.
Non mancarono le difficoltà, la presenza discontinua di qualche elemento, l’intonazione non sempre all’ottimo grado (però ciò non ha mai impaurito il gruppo) e per rinsaldare l’unione accadeva volentieri che si terminasse la serata insieme con qualche fetta di buon salame ed ottimo vino.
Il coro, inizialmente composto di soli uomini, era alla ricerca di un po’ di sicurezza psicologica mentre si cantava, per cui è successo che qualcuno del gruppo Tenori Secondi volesse passare al gruppo dei Bassi solo “perchè si trovava meglio” vicino alla voce possente di qualche amico più sicuro con la melodia. C’era poi chi partecipava al gruppo del nuovo coro anche se era stonato, solo per ritrovarsi con gli amici. Nessuno è mai stato rifiutato: l’importante era cantare.
Solo in un secondo tempo sarebbe arrivata la selezione delle voci e la ricerca della raffinatezza del canto.
Anni di canto e di trasformazioni
Inizialmente Walter aveva la funzione di preparatore, di direttore del coro e qualche volta di arrangiatore di qualche brano musicale. Indefessi e indispensabili gli organisti che si sono turnati a sostenere il coro nei diversi momenti preparatori e durante le esecuzioni. Tra questi: Anna Montagnana, Carlo Marangoni e Giorgio Sarti (ben si ricorda le serate d’inverno, con nebbie pesantissime, che lo vedevano puntualissimo provenire da Castelmassa).
I successi arrivarono presto e con grandi soddisfazioni! Ormai gli avvenimenti ecclesiastici più importanti non potevano più esentarsi dal chiedere la presenza delle prestazioni del coro. Oltre al Natale ci si impegnò anche per le festività della Pasqua, del patrono, per le prime comunioni e cresime. In seguito il coro aumentò e si trasformò a “quattro voci dispari” con l’arrivo di un selezionato gruppo di donne. Anche i brani si fecero più impegnativi toccando opere di autori veri mostri sacri (Bach, Haendel, ecc.). Il numero di partecipanti al coro allora arrivò intorno a 30-35 elementi.
Dal repertorio sacro il coro passò, poi, ad un repertorio di canzoni di montagna e di divertimento, che si ricordano con piacere, quali primi successi polifonici come: La ciesèta de Transacqua, Signore delle cime e Me compare Giacomèto.
Le canzoni di montagna citate diventarono come la Hit-Parade del gruppo, che poi si ritrovava a cantarle nelle feste private, nei brevi intervalli montani a Fernazza, in prossimità di Alleghe (Bl), in auto, durante gli spostamenti della compagnia, e in teatro parrocchiale.
Furono presidenti del gruppo dei primi tempi Roberto Bacchiega, Arrigo Azzolini, Giancarlo Fincatti e Giuliano Benatti, ed alcuni di loro si accollarono il difficile compito di premere e sollecitare affinchè tutti partecipassero alle prove in modo continuativo. Nel 1984 intanto il gruppo mutò il nome in corale “La rocca”, richiamandosi all’antica costruzione che per secoli primeggiò in paese.
Maestri in itinere
Dopo Walter Zonta il coro è transitato dal 1976 al 1985 alla scuola di don Giacomo Prandini, che magistralmente ne ha curato l’evoluzione, l’ampliamento del gruppo e del repertorio “sacro e profano”. A questi successe la competenza e la creatività del maestro Carlo Marangoni, che ereditò l’onore e l’onere del gruppo, spingendo a vette più alte e originali il coro. Molte composizioni, in repertorio alla corale, lo vedono, oltre che come conduttore, anche come autore ed arrangiatore. Memorabili anche i suoi interventi all’antico organo “Tonoli” sia come semplice e competente “accordatore” che, soprattutto, come interprete raffinato dei brani più difficili degli autori più significativi del settore. Al termine delle celebrazioni religiose, quando il maestro Marangoni intonava all’organo brani famosi, come la “Toccata e fuga in Re minore” di J.S. Bach, molti fedeli rimanevano volentieri ancora sui banchi della chiesa per farsi inebriare da quel rincorrersi di sapienti note sulla vecchia e difficoltosa tastiera.
Alla conduzione del coro per nove anni è succeduto poi il maestro Franco Negrini di Sermide (Mn), dal 1990 al 1999. La sua grande professionalità ha portato la corale a raccogliere diverse soddisfazioni canore nelle numerose gare a cui il coro ha partecipato, in provincia e fuori, tra le quali si ricorda con piacere il gemellaggio effettuato nel 1993 con la cittadina francese di Saint Saturnin le Avignon.
1993, il ventesimo della fondazione
In occasione del ventesimo anniversario ci furono solenni e pubblici riconoscimenti. Una serata speciale che ha prodotto una video-cassetta eseguita il 4 dicembre 1993 grazie alle produzioni IES di Giorgio Sarti. Ospiti d’onore nell’occasione furono: gli alunni della Scuola Media Statale di Melara con la loro insegnante, la soprano lirica prof. Graziella Stevanin, il valido basso baritono locale Giuseppe Marangoni e l’amministrazione comunale dell’allora sindaco Giampiero Negrini.
Nella serata il presentatore Carlo Bagnoli ha ripercorso l’intera storia del Coro con l’elenco dei coristi (più di cento), dei direttori e maestri e naturalmente dei brani, cavalli di battaglia di tante uscite e performances.
Insomma il coro in questi anni ha avuto una presenza significativa a livello sociale, con la partecipazione allegra alle festività pubbliche di Melara in piazza, in teatro e in Chiesa, durante la celebrazione religiose, fino ad arrivare ad utilizzare alcune canzoni (come la citata “Signore delle cime”) per l’estremo saluto di qualche “corista” o amico improvvisamente scomparso, quali Arturo Ridolfi, Giuliano De Vincenzi, Romano Gallini, Carlo Allegri ed altri ancora.
Il coro oggi
La conduzione attuale iniziata dall’anno 2000 è garantita dall’entusiasmo, dalla tenacia e dalla competenza del maestro Nunzio Zannini, già cantore dello stesso coro. Il gruppo conosce un breve periodo in cui tramuta il nome in “Amici nel canto” per poi ritornare, in occasione del trentesimo, a “La Rocca”. Un nutrito calendario vede il coro di Melara impegnato frequentemente durante tutto il corso dell’anno, ricordando anche la recente uscita a Roverè della Luna in Trentino.
Sotto la direzione artistica di Zannini e l’armonizzatore accompagnatore Carlo Marangoni cantano oggi quali primi tenori: Silvio Chiavegatti, Lino De Eccher, Giuliano Montagnini, Aquilino Negrini, Enzo Pasqualini ed Alberto Pretti. Come secondi tenori: Arrigo Azzolini, Giuliano Benatti, Duilio De Vincenzi, Luciano Poltronieri, Enzo Ramazzotto ed Antonio Stefanoni. Quali baritoni: Carlo Andreoli, Francesco Bagnoli, Franco Caleffi, Tonino Nardi, Piero Negrini e Rinaldo Negrini. Ed infine come bassi: Eolo Confortini, Lino De Vincenzi, Luciano Gallini e Gerio Turchetti.
Per quanto riguarda i programmi futuri, si sta attuando il progetto di raccogliere alcune “performances” canore della corale in formato digitale, per poi editare un CD e renderlo disponibile ad più vasto pubblico su di un supporto più duraturo e qualitativamente alto. A tale scopo il direttore Nunzio Zannini, Walter Zonta e Giorgio Sarti si stanno muovendo per selezionare i brani da inserire, realizzare le registrazioni e promuovere ed assistere il progetto. Si parla anche di un libretto col medesimo scopo.
Tra i primi pezzi e quelli odierni, tra i più “sentiti” citiamo: Croce in vetta al monte, in ricordo della croce installata nel 1977 a Fernazza di Alleghe (Bl), Molighe el fil, proposta a Rovigo in una rassegna A.S.AC., Ilì ilè ilò, La contrà de l’acqua ciara a quattro voci, La strada ferrata, Ai Preatt e Stelutis alpinis in friulano e la classica Signore delle cime.
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Come citare questo articolo
Raffaele Ridolfi. “Il coro di Melara”. Ventaglio Novanta, n. 29, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-coro-di-melara/