Pubblicità

MUSICA & TEATRO

La corte de le pignatte

Da un testo di E. Ferdinando Palmieri un’originale messa in scena della compagnia “Proposta Teatro Collettivo”

di Enzo Scanferlini

Ventaglio Novanta n. 29 2004 pp. 94–97

La corte de le pignate è, nel teatro veneto, la prima voce del Polesine ed è una commedia da leggere d’autunno, sgranocchiando caldarroste.” Così inizia il testo di Eugenio Ferdinando Palmieri, invero un’opera valida in tutte le stagioni e ancora più apprezzabile se vista a teatro, col suo corredo di musiche, canti e balli.

Va dato merito alla compagnia “Proposta Teatro Collettivo” di Arquà Polesine, diretta da Giorgio Libanore, di aver inserito nel proprio repertorio una commedia ambientata a Rovigo e a Lendinara nel 1910, nella quale i riferimenti storici, sociali e topografici al capoluogo e a tutto il Polesine sono un elemento caratterizzante.

Nella Rovigo di cento anni fa la “Corte de le pignate” era un luogo reale, ben definito, una piazzetta collocata sulla riva sinistra dell’Adigetto, di rimpetto alla chiesetta di S. Michele, un luogo periferico, per quel tempo, ubicato al di fuori delle mura e delle porte della città, circondato dalle abitazioni di semplici artigiani e popolani. Il riferimento alle “pignate” trarrebbe spunto dal fatto che in quello spazio ristretto per secoli artigiani esperti avrebbero forgiato stoviglie di terracotta, lasciando nella toponomastica un orgoglioso segno del loro lavoro.

Palmieri, di origini vicentine ma vissuto alcuni anni a Rovigo, è riuscito a cogliere con straordinaria sagacia i caratteri di una città in trasformazione, in cui si intuiscono i primi elementi di sviluppo in senso moderno di un’area caratterizzata da secoli di subordinazione politica, di sfruttamento, di emarginazione: non più solo un mondo contadino ma un tessuto sociale più composito con operai, artigiani, impiegati e commercianti.

La coralità del testo riproduce, sia con ironia di grana ora grossa ora sottile, sia con pennellate di autentica poesia, un mondo urbano in cui la tradizionale religiosità (il pellegrinaggio alla Madonna di Lendinara) si confonde con innovative linee di libertarismo sociale (le società operaie, “la boje”).

“Quadro di maniera” viene definito dallo stesso Palmieri questo affresco di un mondo che si anima attraverso le chiacchiere, i pettegolezzi, gli amori, gli intrighi, gli stratagemmi spesso innocenti ma acuti, di uomini e donne del popolo.

La vicenda gira attorno all’amore contrastato di Nena, brava ragazza ma di umili condizioni sociali, e Nicoleto, pupillo di un ricco e burbero zio, Menego, che non vuole sentire parlare di un matrimonio così inadeguato. Marieta, madre di Nena, preoccupata per la salute della figlia, si reca, accompagnata dal sagrestano della chiesa di S. Bortolo, soprannominato “Canarin”, alla fiera della Madonna di Lendinara, per procurarsi dell’acqua miracolosa, che possa vincere le resistenze dell’intransigente zio. Durante il pellegrinaggio, però, un furto la priva dell’acqua che, per un lampo di genio della vicina di casa, Teresa, al ritorno a Rovigo, viene sostituita con semplice acqua di rubinetto. Nena, ignara di tutto, la beve, fiduciosa in un miracolo ma “ciò che non poté l’acqua poté la passione”: la ragazza rimane incinta e, dopo aver affrontato lo zio Menego, gli strappa l’assenso alle nozze.

Attorno alla trama l’autore ha, però, ideato un’ampia cornice entro la quale si muovono altri personaggi, non meno importanti per tratteggiare uno spaccato completo della Rovigo dei primi del ‘900. Su tutti svettano le genuine personalità di Napoli (diminutivo di Napoleone) Soasa, ciabattino e membro della Commissione Comunale del Gas, con un passato di comparsa e corista al Teatro Sociale, pretenzioso autodidatta con l’aspirazione di divenire deputato e della moglie Giustina, per contrapposizione donna più realista e più concreta.

Una “commedia nella commedia” è rappresentata, infine, dalla rievocazione della Fiera di Lendinara: qui Palmieri dimostra tutte le proprie doti di fine osservatore (era pur sempre un giornalista…) per descrivere situazioni e personaggi che caratterizzavano questo evento. La cantastorie, la chiromante, gli artisti di strada, la donna dei puoti (un elementare tiro al bersaglio), la ciarlatana, venditrice di “mirabolanti rimedi” per tutti i mali, compongono un chiassoso ma ben orchestrato quadro, arricchito da musiche, da canti e da coreografie folcloristiche d’annata, deliberatamente valorizzate da una precisa scelta registica.

La Fiera è degnamente coronata dall’intervento del “Torototela”, un noto personaggio caratterizzato dall’omonimo strumento musicale, che rievoca in modo ora allegro e scanzonato, ora serio e lirico vicende personali ambientate nella realtà del territorio polesano.

La messa in scena della commedia, come sempre realizzata con l’apporto di tutti i componenti della compagnia, punta su una scenografia essenziale ma significativa, un lampione, un tavolo di un ciabattino, delle sedie, una finestra, arricchita, però dallo scorrere sullo sfondo di immagini storiche della città e del territorio polesano, frutto di un accurato lavoro di ricerca, proiettate in sintonia con i temi e i riferimenti contenuti nel testo.

Ricca di personaggi, vivace nel ritmo e nei dialoghi, contraddistinta da numerosi stacchi con canti e balli, la commedia diverte ma fa anche riflettere e rievoca nell’animo dei Polesani, soprattutto di quelli non più giovani, nomi, luoghi, atmosfere di un tempo cronologicamente lontano ma emotivamente ancora molto vicino.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Enzo Scanferlini. “La corte de le pignatte”. Ventaglio Novanta, n. 29, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-corte-de-le-pignatte/

Pubblicità