Bergantino, il paese della fantasia e dell’immaginazione trasformate in industria della giostra, vive e lavora Antonio Ravelli. Classe 1958, è l’interprete più singolare di quello spirito creativo, vivace ed accogliente che sulle rive del fiume Po si respira. Nella sua casa, a due passi dal centro, i colori, le tele, le tavole e le ceramiche invadono lo spazio di un cromatismo luminoso e allegro che sollecita la fantasia.
Di professione Antonio Ravelli è un operaio edile, ma di vocazione e di passione è un pittore. Lo è da sempre, fin da quando era bambino. Ma solo molto più tardi, negli anni Novanta, inizia a dedicare ogni momento libero della sua giornata ai pennelli, trasformando la sua passione in studio, in disciplina, fino a tirarne fuori la cifra distintiva.
La cifra dell’artista di Bergantino è quella di chi, attingendo al serbatoio inesauribile della fantasia, sa restituire concretezza a immagini mai viste, raccontando storie con tanta evidenza da sembrare vere. Come si conviene alle favole, anche le sue immagini iniziano tutte con un “C’era una volta”. Portano cioè l’osservatore in un luogo ed in un tempo abbastanza vicini a quelli abituali, ma anche un po’ lontani, dove è facile immedesimarsi, ma anche lasciarsi sorprendere.
Ad olio su tela, acrilici su tavola o su ceramiche, con tecniche miste su supporti diversi, su acqueforti, o su ceramiche raku, le storie dipinte da Antonio Ravelli ci accompagnano in un tempo mai definito. Ci fanno entrare in un luogo abbastanza familiare da riconoscere: il fiume Po, certe piazze raccolte del Polesine con al centro le giostre di Bergantino, qualche collina utile, però, solo a costruire un paesaggio che preferisce le linee curve spezzate dal guizzo degli alberi dritti e tesi verso il cielo.
E le case, tante… Sono proprio le case le vere protagoniste delle sue opere. Strutture semplici, solidamente costruite, più spesso appaiate, non sono la quinta prospettica di una scena su cui si svolge il racconto, ma il racconto stesso.
Eccolo il nuovo che stupisce e incanta chi entra nei racconti del pittore di Bergantino: i muri concavi, le finestre sempre aperte, i camini fumanti, i tetti caldi popolati da gatti, accoccolati, con lo sguardo fisso verso l’alto, dove la luna è presenza attenta e partecipe ad ogni destino.
In questi luoghi della fantasia la figura umana non compare. Non ce n’è bisogno. Tutto parla dell’uomo. Le case sono popolate di vita: sono vita esse stesse. Respirano. Lo dicono i muri concavi colti nell’atto di espirare, ed il fumo dai camini che di quel respiro è il fiato, necessario a scaldare i tetti, dove amoreggiano i gatti, prolungamenti esterni della vita dentro le mura.
Con la leggerezza divertita del sognatore, Ravelli narra per metafore e simboli dell’esistenza umana e del senso alto che ogni vita ha, se sa amare. E non c’è luogo più emblematico per l’autore di Bergantino della casa e della sua immagine per raccontare dell’esercizio quotidiano dell’amore, della condivisione, della fiducia reciproca, della dedizione. Un esercizio che richiede costanza ed impegno, proprio come la pittura, ma che da solo basta a dare senso a tutto e a garantire il lieto fine ad ogni storia dipinta.
Ne sono prova le atmosfere di compiaciuta serenità, in cui anche quando si affacciano all’orizzonte nuvole grigie, durano il tempo di un attimo.
Non servono filtri intellettualistici per apprezzare il contenuto delle immagini di Antonio Ravelli. Il messaggio dei suoi racconti è immediato e arriva dritto dritto al cuore con la forza dirompente di ogni gesto sincero. Blocca lo sguardo dentro la sua luce limpida, dentro il cromatismo brillante che rassicura, dentro le diverse sensazioni tattili che le sue superfici trattate sanno restituire.
Proprio qui è bello perdersi: dentro un mondo di fantasia in cui tutto è dettaglio, ma in cui la bussola è ben orientata.
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Come citare questo articolo
Micol Andreasi. “La fantasia di Antonio Ravelli”. Ventaglio Novanta, n. 51, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-fantasia-di-antonio-ravelli/