Il recente anniversario della morte di Leonardo da Vinci, deceduto in Francia ad Amboise il 2 maggio 1519, ha aperto nuove e significative piste di ricerca sul Genio per antonomasia del Rinascimento, personaggio portatore di grandi novità, data la dimensione poliedrica ed i molteplici campi del sapere nei quali si applicò durante la sua vita.
Tra queste piste di ricerca, una appare per noi particolarmente interessante, giacché potrebbe aprire una pagina suggestiva su una presenza polesana dell’artista, legata alla sua attività di «inzeniero» militare. Proprio questa sua qualifica di ingegnere militare potrebbe essere stata utilizzata nel corso della famosa Guerra del Sale (1482-1484), combattuta in terra polesana.
L’antefatto
Leonardo, reduce da Firenze (vedi scheda a pag.63), nel 1482 raggiunge Milano accolto da Ludovico il Moro, reggente del Ducato meneghino dal 1480, in affiancamento al nipote Gian Galeazzo Maria Sforza (convivenza problematica che sarà tra le cause scatenanti, nel 1494, le Guerre d’Italia tra francesi e spagnoli)¹. Si presenta con una Lettera autografa (vedi scheda a pag.65) una sorta di “curriculum vitae” ante litteram, conservata in una minuta, non autografa, nel Codice Atlantico².
In questa Lettera, forse mediata da un ambasciatore milanese a Firenze, Leonardo indugia molto sulle sue competenze non tanto in ambito artistico, ma sottolineando specialmente il suo profilo di ingegnere militare.
Siamo nel 1482, nel pieno della ripresa delle ostilità tra il Ducato estense e la Serenissima Repubblica di Venezia per il controllo del Polesine. Il conflitto si scatenò per il diniego da parte ferrarese a pagare ai Veneziani la tassa sul sale prodotto nel territorio estense; imposta che la Serenissima, tramite il visdomino presente in città, pretendeva come contributo per il mantenimento della flotta adriatica. La causa del contendere riguardava anche, secondo altre cronache, l’arresto per debiti di un sacerdote ferrarese da parte dello stesso visdomino, ultimo di una serie di ingerenze da parte di Venezia nel territorio estense.
La Guerra di Ferrara, meglio nota come “Guerra del sale”, scoppiò infine il 30 aprile 1482, quando Papa Sisto IV (Francesco della Rovere, 1414 – 1484), decise di attribuire il Polesine a Venezia in cambio dell’aiuto contro il re di Napoli.
La Guerra del Sale (1482-1484)
All’alleanza veneto – pontificia, alla quale avevano aderito Genova, Siena, i Malatesta di Rimini, il marchese Guglielmo di Monferrato, Girolamo Riario, signore d’Imola e Forlì e Pier Maria de’ Rossi, conte di S. Secondo Parmense, si contrapponeva la coalizione formata da Ercole I d’Este, Ferdinando I re di Napoli, Ludovico il Moro, i marchesi Gonzaga, Giovanni Bentivoglio di Bologna e la casa Colonna, antagonista del Papa.
La guerra, di fatto, coinvolse tutta la Penisola, con teatri del conflitto, oltre al Polesine, il Bresciano, il Bergamasco, Verona, Parma, Mantova, il Montefeltro e, al sud, il Lazio, l’Abruzzo e la costa adriatica³.
Il 1 maggio 1482, Roberto di Sanseverino, condottiero della Repubblica Serenissima, scendendo dalle Valli Veronesi con 30.000 soldati, si impadroniva già della rocca di Melara, quindi, nelle settimane successive, di Bergantino, Massa, Castelnovo, infine Ficarolo, caduta il 29 giugno. Nel frattempo, Sigismondo d’Este fece tagliare l’argine del Po all’altezza di Polesella per sommergere i veneziani, che per rappresaglia fecero saltare gli argini a Francolino.
Non potendo condurre alcun assedio a Ferrara, a causa dell’apparato difensivo predisposto dal duca e della presenza della peste, il Sanseverino continuò la propria avanzata, che portò in poche settimane tutto il Polesine a cadere in mano veneziana. Rovigo apre le porte della città il 14 agosto, Lendinara il 17 e Badia, per ultima, il primo settembre.
L’avanzata veneta, che arriverà a stringere d’assedio Ferrara nel novembre 1482, dopo la morte, per malaria di Federico da Montefeltro, comandante dell’esercito ferrarese, fu quindi parzialmente arrestata dalla pace separata stipulata il 12 dicembre 1482, dal Papa con il re di Napoli.
Il conflitto terminò, grazie anche al tradimento degli alleati dei ferraresi, nel maggio 1484, con la conquista della piazzaforte pugliese di Gallipoli da parte della flotta veneziana, e l’inizio delle trattative di pace.
I Capitolati di Pace, firmati a Bagnolo Mella (Brescia) il 7 agosto 1484, sancirono la vittoria della Serenissima, che, approfittando dei contrasti di interesse tra gli alleati, si impossessò di quasi tutto il Polesine (eccezion fatta per Ariano, Corbola, Adria, Melara, Castelnuovo e Ficarolo), tacitando Milano con denaro e restituendo a Ferrante di Napoli Gallipoli ed altre piazzeforti pugliesi.
Leonardo ingegnere militare al tempo della Guerra del Sale
In questo complesso quadro bellico e diplomatico, una figura come quella di Leonardo poteva rivelarsi molto interessante: gli studi tecnico – scientifici del Genio di Vinci ben si adattavano ad una guerra in cui, tra le altre cose, poteva studiare in maniera dettagliata il movimento delle truppe nelle paludi e lungo le rive del Po, occupandosi anche di rinforzi militari, risolvendo in questo modo un problema che il Moro doveva affrontare in quei mesi, ossia sostituire l’ingegnere militare di corte, Bartolomeo Gadio (Cremona, 1414 – Milano, settembre 1484)⁴.
Numerosi sono i passaggi, nella citata Lettera, dedicati a decantare, più che quelle in ambito artistico, le sue reali competenze in tema di battaglie, armi e fortificazioni e relativi impieghi pratici; elementi che Leonardo riprenderà, tra il 1484-1485, all’interno della riforma urbanistica di Milano in seguito alla peste, che mieté 50.000 vittime⁵.
Questa Lettera si accompagna ad un inventario di studi e di oggetti portati presumibilmente da Firenze a Milano, in cui Leonardo, tra gli altri, cita «cierti strumenti per navili» e «d’acqua», che confermano questi suoi interessi di ingegneria idraulica⁵.
Fuggito da Milano dopo l’invasione francese del Ducato e la deposizione del Moro (1499), Leonardo viaggerà ancora molto in area padana, tra Mantova e Venezia. Poi nel 1502, in qualità di ingegnere militare e architetto, entrerà al servizio di Cesare Borgia, che seguirà in Romagna e in Umbria, elaborando una mappatura strategico – militare e rinforzando le fortificazioni della zona, mettendo a punto un nuovo tipo di polvere da sparo, formata da una miscela di zolfo, carbone e salnitro, studiando macchine volanti e strumenti per la guerra sottomarina: la Lettera Patente del Duca Valentino (18 agosto 1502) recita «Messer Lionardo deve vedere, mesurare, et bene extimare… li Lochi et Forteze e li Stati Nostri, Ad ciò che secundo la loro exigentia ed suo iudico possiamo provederli».
Materia, quella idraulica e militare, che continuerà ad essere centrale durante tutto il resto della vita di Leonardo, ristabilitosi dapprima a Firenze, quindi nuovamente (1506) a Milano, accettando infine l’invito francese a trasferirsi nel castello di Amboise sulle rive della Loira, dove morirà. Un interesse sicuramente già presente nel giovane Leonardo, ma sviluppato al servizio di Ludovico il Moro durante l’esperienza della Guerra del Sale, tra gli argini, le paludi ed i gorghi nelle nostre terre, presumibilmente in Transpadana, al confine tra Ferrarese, Veneziano, Mantovano e Milanese.
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Come citare questo articolo
Marco Chinaglia. “Leonardo da Vinci e il Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 62, 2021. https://ventaglionovanta.it/archivio/leonardo-da-vinci-e-il-polesine/
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