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INCONTRI

L’epidemia di vaiolo a Taglio di Po

A colloquio con Pierluigi Forza, autore di un saggio sulla grave epidemia diffusasi nel biennio 1886-1887

di Anna Volpe

Ventaglio Novanta n. 43 2011 pp. 120–121

Con il breve saggio di Pierluigi Forza Sull’epidemia di vaiolo a Taglio di Po, 1886-1887, si aggiunge un altro importante tassello di conoscenza alla storia tagliolese. Il saggio è pubblicato nell’ultimo numero della rivista di studi storici “Studi Polesani”, a cura dell’Associazione Minelliana di Rovigo, presieduta dal prof. Mario Cavriani, con il contributo di Regione Veneto e Fondazione Cassa di Risparmio del Veneto. Coordinatore del progetto il prof. Valentino Zaghi. Accanto al saggio di Forza, altri studi di storia locale: sulla figura di Lucrezia Gonzaga (autori Gabriella Zarri e Adriano Prosperi), su un rodigino alla corte di Pietro Aretino (Enzo Sardellaro), sulle bonifiche idrauliche nell’isola di Ariano (Carlo Dirodi), un saggio di Carla Boccato sugli interventi del governo veneziano per la tutela del patrimonio pittorico rodigino e infine uno studio di Antonello Nave sulla figura di Ferruccio Macola, personaggio quest’ultimo legato al tragico duello del 6 marzo 1898 col deputato radicale Felice Cavallotti. La rivista “Studi Polesani”, dopo essere stata negli anni ottanta il contenitore degli atti d’importanti convegni, ha ripreso dall’anno scorso le pubblicazioni.

Sulle problematiche legate alla diffusione della grave malattia infettiva a Taglio di Po nel biennio 1886-87, prima di Forza, si erano cimentati altri autori locali, in particolare Antenore Siviero e Gustavo Gusti, autori a cavallo degli anni ‘30 di importanti ricerche sul Comune di Taglio di Po. L’argomento fu successivamente ripreso dal frate Candido Racchelli alla fine degli anni ‘60.

– Ci sono novità che emergono rispetto a quanto pubblicato in passato? Chiediamo all’autore

“Direi di sì. Innanzitutto il numero delle vittime, elevato, ma circa la metà di quanto indicato da Siviero e da Cristi (oltre 300), i quali dovrebbero aver fatto riferimento al dato della mortalità dell’intero biennio, visto che l’epidemia si accavallò fra gli ultimi mesi del 1886 e i primi del 1887. A simili conclusioni erano giunti lo studioso Claudio Mancin e il giovane Bruno Crepaldi, all’epoca studente di sociologia all’Università di Trento, autore di una tesina sull’argomento. Altro campo importante d’indagine le cause dell’epidemia. La tesi “popolare” che il morbo si fosse diffuso in autunno, a causa di un peschereccio di ritorno dalla pesca in Turchia orientale, viene smentita dalla presenza in Polesine e nel Delta del Po di tante recrudescenze di vaiolo per tutti gli anni ottanta del diciannovesimo secolo”.

– Anche il Comune di Contarina fu interessato dal vaiolo?

“Ne parlò Fra’ Candido Racchelli alla fine degli anni ‘60 e ciò emerge anche nella documentazione in Comune e all’Archivio di Stato. Fra il 1882 e il 1887, i Prefetti, nelle loro relazioni semestrali al Ministero, frequentemente indicavano il vaiolo come una piaga del Polesine e di Contarina, Donada e Taglio di Po in particolare. Da segnalare anche una recrudescenza di vaiolo a Cà Lattis, nei primi mesi del 1886. Per non parlare del colera, che nello stesso periodo colpì Mazzorno Destro ed altre zone dell’isola di Ariano”.

– All’epoca esistevano le vaccinazioni?

“La scoperta e l’uso del vaccino esisteva ormai da diversi decenni. Inizialmente il suo utilizzo fu quasi sperimentale. Con l’unità d’Italia, furono approvate leggi – o meglio si “ereditarono” normative piemontesi – che prevedevano l’obbligo della vaccinazione e in modo particolare nelle scuole, ma persistevano resistenze e problematiche di varia natura per le vaccinazioni “generali”. Esistevano vaccini di diversa qualità ma non sempre la gente, soprattutto nelle zone periferiche, era propensa a farsi vaccinare. Mancava assolutamente la prevenzione, così come gestire un’emergenza del genere non era impresa facile. Bisognava informare tutta la popolazione, compresi i girovaghi, all’epoca numerosissimi; attivare tutte le possibili sinergie fra le autorità; coinvolgere l’autorità ecclesiastica e i maggiorenti del paese affinché indirizzassero le masse. Infine, per debellare il vaiolo, occorreva servirsi d’interventi specifici: di difficile applicazione nelle nostre realtà. Ad un certo punto fu chiamato il prof. Basevi, un luminare, che era appena intervenuto con successo nell’altra sponda del Po”.

– Alcuni autori associano alle recrudescenze di quegli anni gli eventi della crisi agraria e della disastrosa alluvione dell’Adige.

“Possiamo tranquillamente parlare di concause o aggravanti. Sicuramente il girovagare per la provincia di migliaia di persone, in condizioni precarie, alla ricerca di un lavoro “alla giornata”, le pessime condizioni igieniche e sanitarie delle abitazioni aggravarono la situazione”.

– Quanto durò la recrudescenza?

“Esaminando i registri degli atti di morte – quindi la mortalità mese per mese – possiamo affermare che l’epidemia durò almeno cinque o sei mesi, dall’autunno 1886 alla primavera 1887. Il mese più critico, gennaio ‘87, con 61 decessi e almeno 50 ipotizzabili per vaiolo. Nell’arco di 6 mesi nel centro di Taglio di Po perirono 175 persone, almeno 140 per vaiolo”.

– La sua ricerca si può dire conclusa?

“Assolutamente no. Nelle conclusioni del mio breve saggio ho parlato di possibili itinerari d’indagine. Per completare questa ricerca, come altre, è indispensabile disporre di Archivi inventariati. Al momento molti Archivi locali, preziosissimi per ricerche di questo genere, non sono inventariati. Mi auguro che in futuro siano destinate più risorse per la sistemazione degli Archivi”.

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Come citare questo articolo

Anna Volpe. “L’epidemia di vaiolo a Taglio di Po”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/lepidemia-di-vaiolo-a-taglio-di-po/

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