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ATTUALITÀ - INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI

L’oasi di Cà Mello

Un itinerario in bicicletta lungo le strade del Delta

di Lisa Cappellari

Ventaglio Novanta n. 29 2004 pp. 46–49

Le stagioni più belle per visitare il Delta del Po sono senz’altro quelle intermedie e cioè la primavera e l’autunno. Il miglior modo per farlo è senza ombra di dubbio la bicicletta.

A tal proposto potrei suggerire una meta, che ho avuto possibilità di conoscere lo scorso giugno in occasione di una manifestazione organizzata dalla Pro Loco di Porto Tolle.

Trattasi dell’OASI DI CA’ MELLO, un territorio di circa 40 ettari, al centro dell’Isola della Donzella, esattamente a metà della strada arginale che corona la Sacca degli Scardovari.

Punto di partenza della scampagnata, la costruzione color giallo albicocca, che la Pro Loco gestisce come ufficio informazioni, servizi turistici e ristoro all’interno dell’Oasi stessa, che si raggiunge arrivando dall’argine della Sacca.

Qui è possibile noleggiare biciclette e farsi istruire sui percorsi dagli operatori della Pro Loco stessa.

Così, in veste di turista-ambientalista o eco-compatibile, corredata di berrettino per il sole, crema abbronzante, videocamera e binocolo, sono partita lungo il paleo alveo di un antico ramo del Po, quello che, per il suo andamento gibboso, era chiamato Camello, il cui nome è poi passato alla località trasformandosi in Ca’ Mello. Una sorta di “allineamento” topologico in sintonia con molti altri toponimi (ad es. Ca’ Dolfin o Ca’ Tiepolo) che caratterizzano il Delta in ricordo dei proprietari veneziani, primi acquirenti delle terre da bonificare.

L’itinerario cicloturistico si sviluppa seguendo una strada interna ricca di vegetazione e intrisa del profumo di mille fiori come il sambuco e la camomilla.

Nel mio procedere di tanto in tanto mi sono imbattuta in qualche cartello indicatore, che descriveva la formazione del territorio e le sue peculiarità e in qualche struttura di legno, che permetteva agli escursionisti di apprezzare meglio il paesaggio ed inserirsi in esso (una torretta per il bird-watching, un ponticello sul canale di bonifica, una piattaforma tra la vegetazione).

Sarà stata l’ora (era mezzogiorno e mezzo), ma il silenzio che mi circondava aveva un qualcosa di surreale: non una macchia, non un rumore molesto.

Lasciata l’Oasi di Ca’Mello, mi sono diretta a sud, lungo l’argine della Sacca degli Scardovari, verso il Po di Gnocca o della Donzella, tenendo a destra le coltivazioni di mitili e a sinistra risaie e altri campi coltivati.

Ciò che mi colpisce sempre, quando raggiungo questi luoghi, sono le diverse tonalità di verde che offre la campagna, nella primavera che avanza, dal più brillante delle piante di riso a quello più scuro delle foglie della canna palustre lungo le rive; e il contrasto vivissimo che sorge con l’azzurro del cielo e dell’acqua.

Il panorama poi è indiscutibilmente reso più affascinante perché ammirato da punti privilegiati quali le altezze degli argini dei rami del Po o della Sacca stessa.

La gita è durata tutta la giornata, tanto da percorrere più dei chilometri previsti, ingannata dagli ampi spazi del Delta, dalle strade dritte e desolate e dalla possibilità di spaziare oltremodo con lo sguardo, al punto che non è facile stabilire le distanze tra una località e l’altra.

Poco male, ho gustato il piatto di bigoli allo scoglio del pranzo con più piacere, in uno degli sperduti (ma notissimi ai buongustai) ristoranti della zona!

Nel tardo pomeriggio, di ritorno al punto di partenza, ho potuto scambiare quattro chiacchiere con la signora Tiziana Girello, Presidente della società che gestisce il programma la valorizzazione di questo territorio. La signora Girello si è dimostrata molto disponibile a parlarmi del progetto che è stato presentato alla Regione Veneto da “Manutenzioni Ambientali s.r.l.”, una piccola società composta da dodici coltivatori diretti e tre pescatori (di cui è presidente la signora Girello – n.d.s.), con l’obiettivo di salvaguardare e promuovere questa zona del Delta del Po.

“La Regione – mi ha informato la signora Girello – ha approvato il progetto e ci ha affidato la gestione dell’oasi a partire dal 2000. Abbiamo già piantumato con piante autoctone parte del terreno, mentre altro territorio è stato riservato ai cosiddetti “orti didattici”. Si tratta di piccoli orticelli che abbiamo affidato alle classi delle scuole elementari e medie di Ca’ Tiepolo. I bambini, da noi seguiti, coltivano il loro piccolo fazzoletto di terreno, seguendo la crescita delle piante dalla semina alla raccolta del frutto. Un’esperienza indubbiamente formativa e che dà molte soddisfazioni, sia a loro che a noi”.

“Anche la costruzione che ci ospita – ha continuato la signora Girello – è stata ristrutturata grazie ai finanziamenti regionali. Mentre la messa a punto del percorso ciclabile all’interno dell’Oasi vera e propria sarà oggetto del lavoro dei prossimi mesi. Da parte nostra c’è molto entusiasmo e impegno nel concludere l’opera intrapresa e di migliorarla nei prossimi anni”.

Un’iniziativa apprezzabile la cui conoscenza ha reso ancor più completa la mia escursione che si è conclusa un poco prima del tramonto: uno degli spettacoli più affascinanti e suggestivi che questi spazi possano offrire, godibile in qualsiasi stagione dell’anno.

Vale la pena di raggiungere il Delta solo per assistere all’imbrunire del cielo!

Nella speranza che questo mio breve resoconto abbia incuriosito e stimolato qualche lettore a recarsi là dove finisce il Po, programmo anch’io un’altra uscita. Chissà che non ci si incontri lungo le strade del Delta.

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Come citare questo articolo

Lisa Cappellari. “L’oasi di Cà Mello”. Ventaglio Novanta, n. 29, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/loasi-di-ca-mello/

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